Vi inoltro questa mail di Ilaria, l'articolo l'ho letto anche io e mi è parso fatto bene. Speriamo davvero continui (c'è l'OA week ad ottobre).
Andrea
Segnalo alla lista che su La Repubblica di domenica 16 settembre è uscito un articolo dal titolo "Open science. Ricercatori di tutto il mondo unitevi (online)", disponibile in PDF alla URL http://www.ufficiostampa.rai.it/pdf/2012/2012-09-16/2012091622626615.pdf
L'articolo prende spunto dalla pubblicazone su PLoS One di una ricerca sul norovirus di Stephen Curry, docente di biologia all'Imperial College of London, per affrontare il tema della scienza collaborativa e crowd funded e passare poi al tema dell'accesso aperto alle pubblicazioni scientifiche. A questo proposito vengono intervistati brevemente Gino Roncaglia e Roberto Delle Donne
Gino Roncaglia interviene sulle riviste ad accesso aperto dicendo che, pur con tutte le difficoltà legate alla preponderanza degli editori tradizionali, "sono la strada d'oro della scienza aperta, ma devono trovare un equilibrio economico. I costi sono coperti da una quota versata dall'autore o dalla sua istituzione. Oppure sono ridotti al minimo, utilizzando software liberi e coinvolgendo gli editori commerciali, che devono comprendere come i loro margini di profitto siano troppo alti". Di archivi aperti come strategia complementare alle riviste parla invece Roberto Delle Donne, sottolineando come in Italia ne esistano ormai una sessantina.
Tolto qualche errore, è sicuramente importante e positivo che anche in Italia l'accesso aperto abbia guadagnato l'attenzione della stampa (venerdì sulla Stampa si è parlato della BOAIhttp://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/tecnologia/grubrica.asp?ID_blog=30&ID_articolo=10938&ID_sezione=38), e c'è solo da augurarsi che non sia un episodio isolato.
Cordialmente, Ilaria Fava