Ho chiesto ad altre persone qui e dicono la stessa cosa. non c'entra il copyright, e le persone se pubblicano rendono comunque accessibili le loro idee. è un "non argument" :-)
Aubrey
2013/6/20 Cristian Consonni kikkocristian@gmail.com
Il giorno 14/giu/2013 11:49, "Andrea Zanni" zanni.andrea84@gmail.com ha scritto:
Cari tutti, volevo chiedere un'informazione. E' da tempo ormai che le CC-BY sono diventate uno standard de facto, fra
le licenze dell'OA.
A parte Heather Morrison (http://poeticeconomics.blogspot.it/), non
conosco voci contrarie,
e sia lo SPARC Seal (dato da DOAJ) che il nuovissimo DOAJ Seal of
Approval premiano le riviste che pubblicano in CC-BY.
Io sono piuttosto convinto della bontà della scelta, ma sono molto più
dubbioso per quel che riguarda discipline sperimentali, in cui si parla di possibili brevetti e implementazioni industriali.
Ovviamente le nostre redazioni sono molto più propense ad inserire un
clausola NC, per proteggersi da eventuali sfruttamenti commerciali, in questi casi.
Per esempio, uno dei miei dubbi è se una CC BY, richiedendo
l'Attribuzione,
non vada "in pratica" a proteggere da eventuali brevetti, che da quello
che so richiedono una
dimostrazione di "originalità". In questo caso infatti la licenza CC-BY difenderebbe la scoperta nè più
nè meno che una clausola NC o un "Tutti i diritti riservati".
Va da sè che nessuna di queste tre diciture difende da chi vuole
plagiare o frodare.
Avete dunque suggerimenti? Esiste un po' di letteratura/opinioni a riguardo?
Ciao,
ti avevo scritto una risposta veramente lunga venerdì scorso mentre ero in treno di ritorno verso casa. Poi lo smartphone mi ha tradito ed ho perso tutto.
Cerco di riscrivertela ora. Non sono un avvocato, quello che segue potrebbe essere sbagliato, io l'ho imparato in qualche anno di attivismo e nulla più.
Circa la letteratura ti consiglio di chiedere al nostro comune amico Simone Aliprandi.
Detto questo, quando dici: "Ovviamente le nostre redazioni sono molto più propense ad inserire un clausola NC, per proteggersi da eventuali sfruttamenti commerciali, in questi casi." credo che questo derivi da un'idea sbaglia circa quello che dovrebbe fare una licenza.
Una licenza CC non protegge le idee contenute in un'opera (un libro o un articolo scientifico), per altro nemmeno il copyright tradizionale lo fa. Pensare che una licenza (che è fatto per stabilire delle condizioni d'uso [riuso, modifica, redistribuzione]) o il copyright tradizionale "proteggano" alcunché è un errore. Lo stesso discorso si applica a loghi e marchi. Sia le CC che il "tutto diritti riservati" derivano dalla disciplina del diritto d'autore e quello che viene protetto è una la forma dell'opera, non "l'idea" in essa contenuta. Banalizzando se la disciplina sul diritto d'autore si applicasse alle idee allora non avremmo bisogno di una disciplina dei brevetti.
Per altro, vale la pena dire che anche se si pubblica un articolo su un giornale "paywalled", ma si ha paura che la "concorrenza" (scientifica e non) ne possa approfittare allora probabilmente si è detto più di quanto si sarebbe voluto nell'articolo. Tipicamente i concorrenti diretti di un gruppo di ricerca leggono le stesse riviste e comprano gli stessi giornali quindi anche l'idea che pubblicare su un giornale chiuso "protegga" di più un'idea, nel senso della "security through obscurity" è, IMHO, abbastanza peregrina.
Ciao,
Cristian _______________________________________________ Openaccess mailing list Invio messaggi in lista: Openaccess@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/openaccess