Scrivo un risposta veloce perchè altrimenti non la scrivo più (contraddicendo quello che scriveva marina :-D)
Scherzi a parte, un paio di cents buttati lì a casaccio: * il libro di Nielsen, che è fisico, si chiama Reinventing Discovery, ne ho letto un quarto ed è *bellissimo*. Ovviamente lui si concentra sulle "hard sciences". Fatemi dire un paio di banalità, che per la tesi un minimo ci avevo lavorato: ovviamente la differenza fra scienze hard e scienze molli è fondamentale. Come diceva Eco (quando gliel'ho chiesto http://it.wikinews.org/wiki/Intervista_a_Umberto_Eco ) una cosa "grezza" ma vera che si può dire è che l'interpretazione, l'autoralità è molto più importante nelle seconde che nelle prime. Le hard science tendono ad essere impersonali, provano a convergere ad una verità, mentre nelle scienze molli, come dice una mia amica "bisogna popolare l'universo ermeneutico", cioè l'interpretazione singola ha valore in sè. Alcune di più, altre di meno, ma ci siamo capiti.
Ora, tutto questo è banale ma fondamentale quando si parla di collaborazione, cioè tante persone che cercano di lavorare su uno stesso progetto. Anche per questo wiki funziona meglio in certi ambiti e peggio in altri. Anche per questo abbiamo meno filosofi che matematici, a scrivere le relative pagine di wikipedia: questione di cultura (non solo, ma anche).
Pippotto introduttivo per dire che Nielsen si occupa di progetti belli ma quasi sempre nelle STM (scienze dure: science, technology, medicine), in cui si sfrutta l'intelligenza collettiva per fare piccoli contributi ma importanti (e cita progetti diversi: Galaxy Zoo, in cui umani classificano galassie; gare di scrittura software, FoldIt, in cui c'è un gioco in cui bisogna piegare delle proteine, ecc. )
Quello che dice Marina è importantissimo: trovare una maniera (teorica! legale! tecnologica!) per "dare a ciascuno ciò che è di ciascuno", in un progetto collaborativo, E' (IMHHHO) la sfida cruciale che stiamo affrontando. Trovare un modo in cui il singolo non ci perde, nel collaborare, ma ha una qualche forma RICONOSCIUTA di premio potrebbe rivoluzionare il modo in cui si fa scienza, in tutti gli ambiti. Non ci sarà mai una soluzione unica, e mentre alcune discipline (vedi ad es. l'open source) riescono meglio, altre sono ancora in alto mare.
Per queste intersezioni e circonvoluzioni, collaborazione e open access secondo me vanno di pari passo. Si può collaborare solo quando si ha una piattaforma comune, e piattaforma comune significa stessi documenti, stessi strumenti, stesso luogo in cui si scrive e discute e studia. (so che ho fatto un po' di casino, ma avevo voglia di farlo :-) (fra l'altro, mi piacerebbe moltissimo avere il tempo di scrivere qualcosa su questa roba, secondo me è molto importante e in italiano non c'è molto).
Aubrey
Il giorno 18 febbraio 2012 10:52, Marina Milella mf3996@mclink.it ha scritto:
http://www.nytimes.com/2012/01/17/science/open-science-challenges-journal-tr...
Mi pare utile e sintetico: riporta opinioni a favore e contrarie: secondo me da leggere per rendersi conto anche di alcune ragioni delle opinioni contrarie.
Personalmente alla prima lettura ho notato in particolare due cose:
Nielsen sostiene che la scienza avanza maggiormente e più in fretta in un ambiente collaborativo su internet. Credo che questo sia vero, ma non sono sicura (e probabilmente è ancora l'influenza del campo in cui mi occupo) che fare le cose in fretta sia sempre e comunque desiderabile: mi manca già la possibilità di riflettere e far sedimentare le ipotesi nelle mie ricerche. Non credo che questo infici i vantaggi della collaborazione, solo che non so quanto *questo* in particolare nel mio campo sia un effettivo vantaggio.
Sönke H. Bartling sostiene che è necessario un nuovo sistema per stabilire il valore delle ricerche: se si collabora su un blog che ha come scopo di fare ricerca insieme, bisogna che questo comporti l'ottenimento di reputazione e di denaro (denaro per continuare le ricerche e per diffonderne i risultati, per esempio, aggiungo io). Anche secondo me è qualcosa a cui bisogna pensare, per trovare una risposta. Credo che questa sia una delle principali obiezioni che gli accademici pongono/porrebbero, anche in Italia, quando proponi di pubblicare on-line o in OA.
Marina Milella http://www.decarch.it
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