Ilario, hai ragione: si lucra sulla burocrazia stessa e sul potere che dà a chi ne muove le leve. L'aspetto "positivo" di questo è che la maggior parte delle rendite di posizione che ciò genera non sono (facilmente) quantificabili e soprattutto non sono difendibili. La CEI non andrà mai in parlamento a dire "fare foto liberamente sarebbe catastrofico perché le nostre case editrici perderebbero il monopolio su N-mila titoli".
Lo spauracchio agitato da politici e burocrati è quello delle masse di architetti, scultori e fotografi professionisti che sarebbero poi costretti a fare la fila alle mense della suddetta CEI. Già dire che gli incassi di architetti e scultori sono una frazione di un mezzo milione di euro in Italia, e che i fotografi scrivono al Times implorando che ci sia libertà di panorama, aiuta a smentire questa leggenda.
Marco Chiesa, 24/06/2015 10:46:
Ma il codice Urbani non c'entra nulla con la discussione sulla libertà di panorama,
Questo è vero fino a un certo punto, perché certe leggi nazionali formulano la libertà di panorama in modo molto estensivo e non solo come un'eccezione limitata al diritto d'autore.
In UE *noi* chiediamo solo del diritto d'autore, ma altre persone come https://commons.wikimedia.org/wiki/File:HEC-NYU_Wikimedia_Freedom_of_Panoram... propongono che la libertà di panorama sia onnicomprensiva e che si vietino anche i trucchi legislativi per far rientrare i divieti dalla finestra (si scherzava a Montecitorio sull'occupazione di suolo pubblico per il cavalletto del fotografo).
Nemo