http://friendfeed.com/thomasmorton1/413abf37/per-capire-e-che-li-vorreste-i…
(purtoppo è privato, vi copioincollo il testo)
Mi pare una discussione interessante, anche perché le critiche fatte
mi pare abbiano fondamento
--------
per capire, com'è che li vorreste i libri di scuola? in formato wiki?
4 hours ago
Non necessariamente, ma anche lì ci sono esperimenti in corso da
tempo. Ora ti cerco il caso di successo (EDIT) che conosco. - You
(edit | delete)
http://beta.wikiversity.org/wiki... - You (edit | delete)
http://it.emcelettronica.com/libri-s... - You (edit | delete)
http://it.wikibooks.org/wiki... - You (edit | delete)
trovato: http://punto-informatico.it/2981930... - You (edit | delete)
Poi, se vuoi, si può discutere della attuabilità della cosa. Tieni
conto però che, almeno nella mia testa, la cosa andrebbe fatta
innanzitutto per primaria e secondaria. - You (edit | delete)
e-book con parti stampabili per la primaria - Rosalba
Fra l'altro ho discusso con un professore che non usa libri, se ho
capito bene: ogni anno ne costruisce uno sulla base delle cose che
spiega a lezione. - You (edit | delete)
Quest'ultima cosa la fa il maestro di mio figlio per i compiti per le
vacanze. - Leonaltro
il manuale di algebra open source è pure interessante. comunque l'idea
che materiale così complesso possa essere affidato al volontariato e
alla collaborazione, diciamo, non mi pare solo irrealizzabile, per
certi versi neppure auspicabile. se insegno platone devo insegnarlo
col mio punto di vista, o anche col punto di vista di qualcun altro,
spiegando bene che si tratta di punti di vista, ma non può esserci un
platone "di tutti e di nessuno". e il materiale e gli strumenti che
uso per insegnarlo, a loro volta, dipendono da una filosofia
formativa, un'idea editoriale, che non può essere "della collettività"
- thomas morton ☢
ehm...progettare un reattore nucleare con tabelle e altro in formato
elettronico è una rottura di palle. Viva il formato cartaceo. -
PanchoGuerrero
ma senza andare lontano è la stessa cosa che faccio io nel blog, le
attività di laboratorio d'italiano le rendo disponibili sul blog in
pdf, alla fine è come un libro, le riiunirò e le rendo disponibili in
un e-book - Rosalba
TM come detto non è necessario usare la "filosofia wiki" nella
scrittura del libro; per un manuale di matematica ha senso, in altri
campi non è detto lo abbia. - You (edit | delete)
Alla domanda di Thomas invece risponderei "vorrei che fossero scelti
da gente che si intende di didattica e non tramite elezione nazionale
o televoto". - Leonaltro
quindi i libri li facciamo noi? manuali, saggi, approfondimenti
critici? - chamberlain from iPhone
Be', se li scrivessero i professori, e li rilasciano in qualche cc...
- You (edit | delete)
che i professori si creino il loro materiale ovviamente è giusto
(avendo tempo). mi spaventa un po' che venga demonizzato l'ottimo
lavoro svolto dai professionisti, e che viene giustamente pagato -
thomas morton ☢
Demonizzato? - You (edit | delete)
@cham _potete_ farli voi. (se possibile, se c'è tempo, voglia etc) -
You (edit | delete)
esperienze personali: 1. metto i materiali per il corso sul mio sito,
in formato digitale (e gratuito, con licenza cc) da anni: gli studenti
preferiscono tutto sommato un libro 'vero', anche a pagamento; 2.
progetto wiki per gli appunti del corso: una fatica infinita per
installare l'accrocchio sul server accademico, pieno di limitazioni e
poi non lo usano, o lo usano poco e male. L'ho tolto di mezzo. -
PaperDoll
Però, da consapevolmente ignorante in materia, comunque chiedo: perché
devono per forza di cose essere dei libri? Ci sarebbero dei problemi
(a parte il budget) a passare dal classico libro di testo a una cosa
così http://www.khanacademy.org/ ? - Leonaltro
beh, se si introduce l'obbligatorietà del libro di testo scaricabile
gratuitamente, si uccide l'editoria scolastica. perché la si demonizza
- thomas morton ☢
ah vorrei aggiungere che filosofia wiki alla Primaria, ecco ho dei
dubbi, perchè la didattica o il metodo non sono disgiunti dai
contenuti, e contano parecchio sul piano dell'apprendimento - Rosalba
TM Io non ho parlato di obbligatorietà. (non che la mia opinione conti
particolarmente, ma il distinguo è necessario) - You (edit | delete)
carta. scritti da esperti qualificati. - AdRiX
parlo del programma di grillo, per chi non avesse visto il post di
isola virtuale: "Graduale abolizione dei libri di scuola stampati, e
quindi la loro gratuità, con l’accessibilità via Internet in formato
digitale" - thomas morton ☢
non vorrei dire ma, come tentavo di dire sopra, non si può prescindere
dalla disponibilità degli studenti a usare questi strumenti. Io sono
più disponibile di loro. - PaperDoll
e non ne vedo pochi: qualche centinaio all'anno. - PaperDoll
ci sarebbe anche il rischio del danno ambientale: to print or not to
print? - thomas morton ☢
aspetto fisico: i libri elettonici fanno ancora schifo rispetto ai
libri di carta. dimensione della pagina, leggibilità, qualità delle
illustrazioni. - AdRiX
gratuità: lamentarsi della spesa per i libri (se sono di qualità) da
parte di un genitore non indigente mi pare una cretinata colossale. -
AdRiX
ah ecco non avevo capito, una parte di ciò che afferma grillo è già
previsto, se solo le case editrici avessero meno potere - Rosalba
@paper boh, presumevo che lì si potesse almeno in parte obbligare
("interrogo sul capitolo xy del libro"), ma, ripeto, io ho in mente
solo primaria e secondaria. - You (edit | delete)
Secondo me,se il libro è principalmete testo,la manipolabilità del
cataceo vince.l'elettronico ha senso solo se l'interattività è molto
superiore.alla fine,stampo anche le voci lunghe di wiki se devo
veramente capire che c'è scritto. - mentegatto from FFHound(roid)!
io invece credo proprio che è il contrario, il cartaceo è poco
"manipolabile", si può toccare è vero, ma non si può "interagire" -
Rosalba
Per studiare resta più comodo il cartaceo, secondo me. - reloj from Android
se poi si passa al libro come libro elettronico puro, tanto vale usare
il www costruendo delle pagine che si consultano per esempio con
accessi controllati direttamente da un browser. un vincolo però
sarebbe la dimensione minima del display e la sua qualità: come fai a
garantirla? con un tableto apple pagato da noi che diventa obsoleto in
un anno? e che costa più di un milione di lire? - AdRiX
L'elettronico che imita il libro secondo me è dispersivo e pessimo.a
quel punto molto meglio un rapporto diverso fra suono immagine testo
esercizi etc - mentegatto from FFHound(roid)!
Segnalibro - Marco Beccaria ♥♥♥
Io, che insegno letteratura da 11 anni, non sarei in grado di scrivere
o costruire il mio libro. Non conosco abbastanza bene tutti gli
autori, non conosco abbastanza bene tutti i testi. Non ho LETTO tutti
i testi della letteratura italiana, per non parlare di quelli di
letteratura straniera. Davvero se facessi il "mio libro" i miei
studenti ne gioverebbero? Avrebbero una preparazione minore, secondo
me, e meno occasioni per approfondire su testi validi. Cioè. Sono
l'unica che pensa di non... more... - Calexandrìs from FFHound!
Non si spiega allora perchè molti libri della Primaria (scritti da
specialisti) contengano tanti errori, o li contenevano anche prima e
nessuno se ne accorgeva? O adesso consultiamo più fonti? - Rosalba
in effetti la combinazione di nuove tecnologie e didattica potrebbe
dare il meglio di sé in certe forme di interattività, penso per
esempio alla fisica. ma anche lì l'e-book non basta mica, ci
vorrebbero delle app ben fatte progettate da professionisti, e i costi
aumentano, non diminuiscono - thomas morton ☢
il problema sono ancora i supporti che non comunicano tre loro. Per
fortuna, lentamente, sta sparendo il computer da tavolo (e tutti gli
inutili laboratori informatici delle scuole, soldi buttati). Siamo
alla LIM e ai tablet e le case editrici ormai pensano ai libri come
app per queste due robe. La fase di traduzione dal libro di carta al
digitale è finita (anche in Italia). - peppe
@Calexandrìs No, non sei l'unica: anch'io penso esattamente come te -
lo scorfano
chiarisco: quello che vedete ora (orribili pdf) è una roba organizzata
in fretta e furia e pensata qualche anno fa per rispondere alle
direttive del ministero, quello che vedrete tra un po' sarà diverso.
Diverso è pure il modo di essere autori, per dire. - peppe
@lo scorfano: ecco. Io guardo con sospetto gli insegnanti che pensano
di poter far da soli. Ma magari è solo che sono ignorantissima e
invece c'è gente che è davvero geniale. - Calexandrìs from FFHound!
ci sono i due estremi: io non penso di poter fare da solo (anche
perché totalmente inesperto) però ci sono anche quelli per cui "il
programma" e il suo svolgimento nel corso dell'anno coincidono col
libro di testo - thomas morton ☢
La collaborazione, wiki ad esempio ma non necessariamente, serve a
quello. - You from Android (edit | delete)
La collaborazione? Io voglio spiegare Dante su uno strumento scritto
da uno che ha studiato Dante tutta la vita. Poi toccherà a me
scegliere il livello di approfondimento a cui possono arrivare le mie
classi. E la stessa cosa per Shakespere, Leopardi, Montale ecc. Voi
datemi il MEGLIO che c'è (e non è nella scuola, su) e io ci metto il
meglio che ho: passione, didattica, comunicazione. Questa credo sia
l'unica collaborazione possibile. - Calexandrìs from FFHound!
ci sono insegnanti che svolgono un ruolo di consulenza presso le case
editrici ma è un rapporto privilegiato e "silenzioso". Sarebbe utile
che questi insegnanti si mettessero in gioco pubblicamente, farebbero
un servizio utile agli editori e ai colleghi. In parte questo accade
già (tipo qua http://aulascienze.scuola.zanichelli.it/ o dal diretto
concorrente http://linxedizioni.it/) e mi pare di capire che questo
tipo di cose verranno potenziate presto. - peppe
la mia domanda è: perchè non farlo per tutte le discipline? - peppe
Io da anni collaboro con alcune case editrici, come consulente adesso,
come redattrice anni fa. Ma il dubbio mi rimane: il mio modo di dare
scuola è mio. Io lo esporto nelle mie consulenze, ma non è mica
l'unico modo. Credo, banalmente, che il 50% di quello che si porta a
scuola sia personalità e carisma. E a partire da lì conoscenza. Ecco.
L'insegnamento, e la didattica, non sono scienze esatte. Sono
personali. Terribilmente personali. - Calexandrìs from FFHound!
la collaborazione dovrebbe essere scontata, nel senso che i libri sono
progettati perché vengano scelti dagli insegnanti - thomas morton ☢
State seguendo questa? http://adi.ideascale.com/a... - franzen [thinking]
@calexandris, allora ti dovrebbe andar bene che non c'è IL manuale - peppe
L'insegnamento, e la didattica, non sono scienze esatte neanche nelle
scienze esatte ma "l'improvvisazione" si studia. @franzen
interessante. - peppe
Personalmente credo che gli editori riusciranno a vincere la
battaglia, almeno in parte, lasciando i libri cartacei con solo una
minima parte digitale. Purtroppo il loro più forte timore rimane
quello della 'copiabilità' dei testi e sono riusciti a produrre
abominevoli testi 'digitali' anche in flash, ovviamente non a norma e
dunque improponibili sul mercato. Gli editori hanno un peso politico
notevole, nonostante tutte le belle intenzioni pedagogiche e
didattiche che leggo - franzen [thinking]
comunque, abbiamo mescolato diversi argomenti: 1. il supporto fisico
del libro di testo (e conseguenti modalità di distribuzione); 2. Il
costo dei libri di testo (supporto, di qualunque natura; 3. gli autori
del libro di testo (uno? molti? specialisti? 'pratici'? dal basso?
dall'alto?); 4. Il fatto di pagare o meno questi autori. - PaperDoll
Hanno peso economico ma non hanno sviluppato all'interno certe
competenze. Ora, se vogliono sopravvivere, da semplici stampatori
devono diventare "selezionatori" e "aggregatori" di contenuti di
qualità (qualunque cosa voglia dire qualità) e distribuirli. Come
dicevo sopra, nel mio settore cambia il modo di essere autore perchè
ora devi presentare il pacchetto completo, contenuto, forma e supporto
e tutto è intrecciato. Ora è così, domani chissà ... - peppe
tutto si lega - peppe
Personalmente, sono una specialista e ho scritto dei libri di testo
per la scuola superiore. Ritengo giusto che questa mia prestazione
professionale (peraltro faticosissima) venga retribuita, così come un
medico o un avvocato o un architetto si fanno retribuire per una
visita specialistica, un atto, un progetto. Quelle che non trovo
giuste sono certe politiche editoriali che portano alla
moltiplicazione o alla reiterazione dei costi per chi compra i libri
di testo - costi che, credetemi, non vanno affatto a vantaggio degli
autori. - PaperDoll
Ciò detto, ai miei studenti fornisco gratis contenuti elaborati da me,
perché trasferire loro i frutti delle mie ricerche è parte del mio
lavoro. - PaperDoll
per trasferirli a tutto il mondo voglio almeno un rimborso spese ;) - PaperDoll
avrei visto assai bene che i miei studenti facessero un wiki con gli
appunti presi a lezione (appunti rivisti da me, sia chiaro). Ma non
c'è stato verso. - PaperDoll
quindi: un conto è una pubblicazione di riferimento per le lezioni, a
qualunque livello purché scientificamente fondata; un conto è la
condivisione di quello che si capisce/si ritiene importante/può essere
utile. Io tenderei a non confondere i due sistemi di riferimento. -
PaperDoll
infatti sono due cose ben diverse - thomas morton ☢
Tanta stima a @calexandris e paperdoll. Senza contare che un prodotto
editoriale di qualità implica non solo la imprescindibile cura dei
contenuti, ma anche la presentazione tipografica adeguata degli
stessi. Detto questo, se si vogliono fare le cose interattive a tutti
i costi più che dotare gli alunni di tablet costosi, inutili e fragili
si possono utilizzare le smartboard (e magari obbligare gli insegnanti
ad imparare ad utilizzarle) - {°)) from Android
la cura delle cose interattive (non a tutti i costi ma perchè già
dentro le scuole e poi i tablet per le scuole saranno diversi e meno
costosi) è importante tanto quanto la tipografia e l'illustrazione.
Deve essere per forza statica l'illustrazione? Voglio dire, c'è gente
che queste cose le studia, non siamo tutti nerd - peppe
@PaperDoll la condivisione di quello che si capisce/si ritiene
importante può aiutare a costruire una pubblicazione di riferimento
per le lezioni? - peppe
Io lo farei un esempio di pubblicazione di riferimento di cacca, che
tutti acquistano da decenni, ma non posso - peppe
@peppe può essere interessante per calibrare meglio il livello e il
tono espressivo. Direi quindi di sì. - PaperDoll
ok, ammettiamo ora che vi siano discipline per le quali si deve fare
una scelta dei contenuti da fornire che determina a sua volta il modo
di dirle le cose, non parlo di livello di approfondimento ma proprio
di approccio didattico, in questo caso che si fa? Non è detto che un
approccio sia migliore degli altri ma che si fa? - peppe
(morton è lucchettato :( ) - You (edit | delete)
Se si stabilisce che la via giusta è una sola e non si devia c'è il
manuale ma se così non è, il manuale puoi farlo esplodere e permettere
al docente di creare il suo percorso (ovviamente entro certi limiti e
guidato). Le nuove tecnologie aiutano e se questo lavoro venisse anche
condiviso ne guadagneremmo tutti. Non lo devi fare per forza ma perchè
non dare la possibilità di lavorare con più libertà (insisto, sempre
entro certi limiti). A parole lo si fa già (poi magari dico cazzate e
mi corigerete) - peppe
--
http://singloids.com/http://drachinobello.wordpress.com/http://wikirumors.wordpress.com
---------- Messaggio inoltrato ----------
Da: .mau. (maurizio codogno) <wiki.mau(a)gmail.com>
Date: 11 maggio 2012 10:15
Oggetto: [wikimedia-it] L'università del Minnesota paga i suoi
professori che fanno review di libri accademici opensource
A: Associazione Wikimedia Italia <associazione(a)wikimedia.it>
Il titolo dice praticamente tutto: il resto a
https://open.umn.edu/opentextbooks/
(naturalmente per noi la parte più interessante è che i libri possiamo
leggerceli, anche se non ci pagano per fare il review :-) )
ciao, .mau.
_______________________________________________
Mailing list dell'associazione Wikimedia Italia
Invio messaggi in lista: Associazione(a)wikimedia.it
Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/associazione
--
http://singloids.com/http://drachinobello.wordpress.com/http://wikirumors.wordpress.com
Ecco il progetto che ho spedito in privato ad Andrea Zanni e Lorenzo
Losa.
L'idea è quella di pubblicare un articolo su rivista, in modo che, ai
fini concorsuali, possa essere interamente attribuito all'autore come un
articolo normale, e di copiarlo poi su Wikipedia, così che la versione
wikipediana possa essere liberamente modificata, come ogni altro voce di
Wikipedia. In questo modo non si stravolgerebbe né Wikipedia né la
pubblicazione accademica tradizionale.
Potremmo provare a fare un test col btfp, A luglio pubblico un articolo
sul btfp dedicato a Johann Gottlieb Fichte, "Prova dell’illegittimità
della ristampa dei libri"
(http://archiviomarini.sp.unipi.it/18/1/fichtit.pdf). E' un testo
fondamentale sulla storia della proprietà intellettuale, per il quale
non esiste nessuna voce sulla Wikipedia. italiana. Credo infatti che
sarebbe offensivo e arrogante sopprimere dei contenuti già presenti,
frutto di lavoro gratuito e volontario, con una occupatio professorale.
Quindi faccio una call per una revisione paritaria aperta, spiegando
che si tratta del test pilota per la campagna "Dona un articolo a
wikipedia". Data la materia del testo, avrò quasi sicuramente delle
risposte. Una volta conclusa la revisione paritaria aperta, si carica la
copia dell'articolo rivista su Wikipedia e lo si lascia ai wikipediani,
come tutti gli altri.
Se l'esperimento funziona, si può partire con la campagna "Dona un
articolo a Wikipedia" o "Scholars, don't hate Wikipedia: become
Wikipedia!" cominciando con le riviste ad accesso aperto. Io contatto
quelle del mio settore, e scrivo alla mailing list open access della
Crui perché chi pubblica ad accesso aperto in altri settori si mobiliti
similmente, individuando possibili voci non trattate da aggiungere, con
le stesse modalità del test pilota.
La campagna dovrebbe essere indirizzata solo alle riviste ad accesso
aperto. Se qualche rivista ad accesso chiuso volesse aderire, credo
sarebbe opportuno chiederle di aprire l''accesso almeno all'articolo da
regalare. A caval donato si guarda un bocca :-)
Se siete d'accordo, impegno subito la mia agenda di luglio.
A presto,
MCP
--
Maria Chiara Pievatolo
Dipartimento di Scienze politiche e sociali Università di Pisa
Via Serafini 3 56126 Pisa (Italy)
http://www.sp.unipi.it/index.php?page=/hp/pievatolohttp://bfp.sp.unipi.it/btfphttps://twitter.com/btfp1
---------- Messaggio inoltrato ----------
Da: Laurentius <puntoesclamativo(a)email.it>
Date: 09 maggio 2012 12:23
Oggetto: [wikimedia-it] PLoS Computational Biology & Wikipedia
A: associazione(a)wikimedia.it
PLoS Computational Biology [1] è una rivista di biologia in open access della
famiglia di PLoS (Public Library of Science, un (grosso) editore di riviste
scientifiche open access). Recentemente hanno avviato un progetto che ci è
vicino: le Topic Pages [2], cioè degli articoli, regolarmente sottoposti a
peer review e pubblicati sulla rivista, che però sono pensati per essere delle
pagine di Wikipedia. Ognuno di questi avrà una doppia vita: quella di un
articolo di rivista (quindi statico, passato da una peer review, citabile) e
di una voce di Wikipedia (modificabile come ogni altra).
Il primo articolo, "Circular Permutation in Proteins" [3], è stato pubblicato
da un paio di mesi, e sulla Wikipedia in inglese è stata caricata la voce
omonima (tranne per le maiuscole!) [4] (esisteva già una voce sull'argomento,
ma era molto più breve, e non è stata utilizzata).
Un paio di settimane fa Maria Chiara Pievatolo (professoressa di filosofia
politica di Pisa che si occupa di open access) ha scritto [5] sulla mailing
list di Wikimedia Italia dedicata all'open access [6] proponendo di ripetere
l'iniziativa in Italia.
In che modo farlo è tutto da vedere, ma verosimilmente si inizierà tentando
con la sua area, visto che c'è lei (e gestisce un giornale sull'argomento [7],
quindi almeno uno l'abbiamo).
(naturalmente, se c'è qualcuno che vuole unirsi al tentativo, ben venga)
Naturalmente un ostacolo è che su Wikipedia non vogliamo ricerche originali,
quindi non devono essere articoli di ricerca.
Lo scopo dell'idea è di spingere gli accademici a produrre contenuti adatti a
Wikipedia offrendogli un riconoscimento: "ho scritto una voce su Wikipedia"
accademicamente non vale nulla, "ho pubblicato questo articolo su una rivista
peer reviewed" qualcosina sì (anche se poco, immagino, non trattadonsi di
articoli di ricerca; e in più c'è da vedere che rivista è).
Detto questo, un dubbio. Sono dell'idea che sia un tentativo che vale la pena
di fare (sennò non starei scrivendo questa mail!), ma mi viene in mente
"Nupedia". Nel senso, si tratta di costruire un percorso più tradizionale per
lo sviluppo di alcune voci, anche se finito questo diventerebbero come le
altre. Ci hanno già provato varie volte e non ha mai funzionato. La differenza
stavolta è che non c'è nessuna intenzione di far passare da questo processo
tutta l'enciclopedia, né di vincolare la voce dopo la stesura iniziale.
Laurentius
[1] http://www.ploscompbiol.org/home.action
[2] http://www.ploscompbiol.org/article/info:doi%2F10.1371%2Fjournal.pcbi.10024…
[3] http://www.ploscompbiol.org/article/info%3Adoi%2F10.1371%2Fjournal.pcbi.100…
[4] http://en.wikipedia.org/wiki/Circular_permutation_in_proteins
[5] http://mailman.wikimedia.it/pipermail/openaccess/2012-April/000091.html
[6] http://mailman.wikimedia.it/listinfo/openaccess
[7] http://bfp.sp.unipi.it/
_______________________________________________
Mailing list dell'associazione Wikimedia Italia
Invio messaggi in lista: Associazione(a)wikimedia.it
Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/associazione
--
http://singloids.com/http://drachinobello.wordpress.com/http://wikirumors.wordpress.com
Salve.
Mi sembra che per sperimentare l'idea in Italia occorra:
a) rivolgersi a tutte le riviste accademiche ad accesso aperto presenti
in Italia, in modo da evitare un rapporto privilegiato con una sola: nel
mio settore, per esempio, ci sono "Jura gentium", "Etica & politica",
naturalmente il btfp, "Scienza & politica", "Filosofia e questioni
pubbliche".
b) proporre a ciascuna un articolo/voce sul modello di Plos
c) collaborare con chi risponde
d) e contestualmente fare una call più ampia, aperta anche alle riviste
ad accesso chiuso, a condizione che offrano l'articolo candidato per
wikipedia in OA (giusto per fargli capire che non morde)
Un contributo del genere attraverserebbe una revisione paritaria
duplice e aperta - una cosa che l'Anvur non sogna neppure di notte.
Io posso offrire, se vi interessa, una voce sull'articolo di Fichte del
1793 sul Nachdruck (ristampa/edizione pirata) dei libri. Si tratta di un
testo fondamentale per la storia della teoria della proprietà
intellettuale di cui non mi sembra di aver trovato traccia sulla
Wikipedia italiana. La pubblico sul btfp, faccio una call per una
revisione paritaria aperta (esperti di copyright abituati all'accesso
aperto ce ne sono un po' anche in Italia: si può quindi ragionevolmente
confidare che non andrà deserta). aspetto il suo esito e vi regalo
quello che viene fuori.
L'esperimento, in Italia, *può benissimo fallire*, ma merita di essere
fatto: anche i risultati negativi sono risultati.
Attendo indicazioni.
Buonanotte,
MCP
--
Maria Chiara Pievatolo
Dipartimento di Scienze politiche e sociali Università di Pisa
Via Serafini 3 56126 Pisa (Italy)
http://www.sp.unipi.it/index.php?page=/hp/pievatolohttp://bfp.sp.unipi.it/btfphttps://twitter.com/btfp1
http://blogs.plos.org/plos/2012/04/bridging-the-journal-wikipedia-gap/
Credete che questo sistema possa essere adottato anche per la Wikipedia
italiana? Si partirebbe da un articolo enciclopedico fatto da una
persona, pubblicato su una rivista ad accesso aperto e peer reviewed -
in modo tale che i professori, quorum ego, riescano a trovare la
motivazione e il tempo di contribuire - e poi si trasferirebbe il tutto
su wikipedia, dove diventerebbe emendabile e ampliabile.
Mi sembra che nel settore delle scienze umane ci siano parecchie voci
italiane allo stato di mero abbozzo. Indicatemene qualcuna che vi sta
particolarmente a cuore. Metto a disposizione il btfp per condurre
l'esperimento, in mancanza di Plos.
Che ne pensate?
MCP
--
Maria Chiara Pievatolo
Dipartimento di Scienze politiche e sociali Università di Pisa
Via Serafini 3 56126 Pisa (ItaBridging the Journal-Wikipedia gaply)
http://www.sp.unipi.it/index.php?page=/hp/pievatolohttp://bfp.sp.unipi.it/btfphttps://twitter.com/btfp1