Simona,
il fulcro del mio intervento non sono le "regole" catalografiche ma qualcosa che viene prima delle regole: la necessità di tenere in cosiderazione le esigenze di interoperabilità semantica dei dati italiani quando una commissione si mette a tavolino ad elaborare le regole. Vorrei dimostrare che le regole dovrebbero considerare adeguatamente un caso di riuso dei dati che è molto importante: il caso della importazione dei records nei portali internazionali, aggregati con i dati stranieri, e quindi la necessità di ottimizzare i dati fin dall'inizio (e non al momento di fare un export) per soddisfare bene questa esigenza. Per i records di autorità relativi ai nomi autori significa: devono consentire l'identificazione univoca della persona e solo così si prestano ad essere confrontati e aggregati a records provenienti da altre agenzie.
Il caso VIAF dimostra concretamente che le regole italiane falliscono su questo punto perché c'è stata confusione tra due cose molto diverse: il principio di garantire la forma nazionale e quelli che sono i dati minimi di un records di autorità. Garantire il principio della forma nazionale vuole dire che l'autore del Giardino dei cliegi riceve la forma controllata Chekhov, Anton Pavlovich dalla Library of Congress; la forma Čehov, Anton Pavlovič dalla Bibliothèque Nationale de France; la forma Čechov, Anton P. dalla Deutsche Nationalbibliothek; e la forma Čehov, Anton Pavlovič in SBN.
MA il principio della forma nazionale NON vuole dire che il record di autorità deve contenere solo il nome e non altri elementi identificanti E NON vuole neppure dire che se vengono aggiunti ulteriori elementi identificanti sia opportuno inserirli in una nota generica che li rende adatti alla lettura umana ma inadatti a procedure di parserizzazione. Mi sembra che in SBN si sia fatta confusione sui 2 aspetti (1. la forma del nome; 2. i contenuti minimi del record) ritenendoli la stessa cosa: e che questo abbia portato a considerare legittimo un record povero di dati come quello codificato da RICA, nella convinzione che i principi internazionali riconoscessero all'Italia il diritto di fare come voleva senza considerare che così veniva prodotto un record inadatto a procedure algoritmiche di confronto con records stranieri. Un conto è dire che nessuna norma internazionale dichiara sbagliato quello che si fa in SBN; un altro conto è dire che quelle modalità sono efficaci per garantire il principio dell'univocità e quindi il riuso dei records in un contesto sempre più globale.
Una scusante (parziale) è dovuta all'assenza di uno standard internazionale per i records di autorità. Ma gli altri paesi si sono in gran parte allineati su una specie di standard de facto. Non l'Italia perché non ha tenuto conto dell'esigenza di interoperabilità e ha mantenuto in un catalogo elettronico regole pensate per le schede cartacee e inadatte a sfruttare le opportunità che mette a disposizione un sistema elettronico di gestione dei records.
Quindi io parlo di qui principi guida che precedono le regole vere e proprie: principi del tutto equivalenti a quelli che hanno portato all'uso internazionale del MARC dagli anni '60 per lo scambio dei dati e all'uso delle ISBD per l'uniformità semantica della descrizione al fine di favorire leggibilità e scambio.
Quello che è successo ai records italiani importati nel VIAF è l'esempio concreto che serve a dimostrare l'importanza del principio che sottolineo e cosa succede quando non se ne tiene conto.
A me non è chiaro che cosa intendi quando vedi il problema della possibile sovrapposizione perché io ho inserito nel documento un intero abstract dell'intervento e i suoi contenuti sono sparsi in una sacco di email pubblicate in questa lista. Ma io non vedo l'abstract del tuo intervento e non conosco l'obiettivo che ti proponi e le conclusioni che vorrai dimostrare. Il titolo che hai messo non è dimostrativo del contenuto.
Comunque per non ingenerare gli equivoci possibili che hai indicato nel tuo commento al documento, ho modificato la formulazione del punto 3 in questo modo:
3. ripensare le regole per quanto riguarda i records di autorità sia sotto il profilo dei contenuti (quali sono i contenuti minimi di un record di autorità); sia sotto il profilo della organizzazione dei contenuti all’interno del record (la sintassi, il formato), sia per sfruttare le opportunità che offre il mezzo elettronico per formalizzare i dati (renderli autoesplicativi con apposite etichette; usare un formato più granulare e quindi runicniare all’uso che fa SBN di note generiche) e così predisporli a trattamenti automatici. L’assenza di uno standard internazionale relativo ai records di autorità non impedisce di tenere conto di quello che pare essere uno “standard de facto” ricavabile dalle regole adottate con una certa uniformità da alcune grandi biblioteche nazionali straniere e che ha dato esito positivo nel caso della importazione di quei records nel VIAF.
Fammi sapere cosa ne pensi e ti ringrazio per le tue considerazioni che aiutano ad arrivare a un risultato collaborativo.
ciao
pierfranco
Il giorno 12 giugno 2013 14:21, Simona Turbanti sturbanti@gmail.com ha scritto:
Intervengo nuovamente circa i contenuti dei nostri interventi il 20, per cercare di coordinarci al meglio. Come si nota dal doc. in Drive, Pierfranco e io rischiano di sovrapporsi parzialmente; visto che 5/7 minuti sono pochi e e' bene sfruttarli al massimo. E' vero che "repetita iuvant" e che e' meglio essere piu' spontanei possibile, ma forse fare in due un discorso analogo sulle regole catalografiche non e' molto conveniente. Che ne dici Pierfranco (e chi vuole, ovviamente)? simona
P.S. Ho inserito un'osservazione nel discorso di Pierfranco riguardo all'inopportunita', a mio parere, di non citare in alcun modo l'adattabilita' delle REICAT a SBN (tema diverso, ovviamente, dalla necessita' invece dell'internazionalita'), punto che in passato ha "viziato" i record italiani da "stili" in vigore solo all'interno di SBN e non contemplati in alcun standard internazionale (si pensi, in descrizione, al famigerato utilizzo delle quadre per racchiudere l'anno di copyright coincidente con quello di stampa, quando in tutto il mondo le quadre denotano solo elementi desunti da fonti non prescritte, o all'uso dei due punti e dei cancelletti nei nomi degli autori, ecc.)...
Il giorno 11 giugno 2013 23:49, Cristian Consonni <kikkocristian@gmail.com
ha scritto:
Il 11 giugno 2013 23:14, Luca Martinelli martinelliluca@gmail.com ha
scritto:
Io credo di potere, in seguito a colloqui con il mio direttore, finalmente esserci il 20 giugno, anche a nome di WMI (se WMI è d'accordo). :)
Il vicepresidente di WMI dice di essere d'accordo.
C _______________________________________________ Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Concordo con ciò che scrive Pierfranco; la qualità dell'authority record è così importante che la Library of Congress, come sappiamo, ha iniziato a implementare le RDA dal 31 marzo scorso iniziando proprio da questo punto. Abbiamo verificato de visu l'authority work dieci giorni fa con la responsabile del servizio, a Washington, in visita con gli studenti del master in catalogazione. VIAF è stato presentato per la prima volta al mondo in Italia al convegno sull'AC nel 2003, ma non è stato compreso, e la partecipazione italiana è molto scarsa e non sempre autorevole.
Buona giornata, mauro
Il 12/06/2013 19:59, Pierfranco Minsenti ha scritto:
Simona,
il fulcro del mio intervento non sono le "regole" catalografiche ma qualcosa che viene prima delle regole: la necessità di tenere in cosiderazione le esigenze di interoperabilità semantica dei dati italiani quando una commissione si mette a tavolino ad elaborare le regole. Vorrei dimostrare che le regole dovrebbero considerare adeguatamente un caso di riuso dei dati che è molto importante: il caso della importazione dei records nei portali internazionali, aggregati con i dati stranieri, e quindi la necessità di ottimizzare i dati fin dall'inizio (e non al momento di fare un export) per soddisfare bene questa esigenza. Per i records di autorità relativi ai nomi autori significa: devono consentire l'identificazione univoca della persona e solo così si prestano ad essere confrontati e aggregati a records provenienti da altre agenzie.
Il caso VIAF dimostra concretamente che le regole italiane falliscono su questo punto perché c'è stata confusione tra due cose molto diverse: il principio di garantire la forma nazionale e quelli che sono i dati minimi di un records di autorità. Garantire il principio della forma nazionale vuole dire che l'autore del Giardino dei cliegi riceve la forma controllata Chekhov, Anton Pavlovich dalla Library of Congress; la forma C(ehov, Anton Pavlovic( dalla Bibliothèque Nationale de France; la forma C?echov, Anton P. dalla Deutsche Nationalbibliothek; e la forma C(ehov, Anton Pavlovic( in SBN.
MA il principio della forma nazionale NON vuole dire che il record di autorità deve contenere solo il nome e non altri elementi identificanti E NON vuole neppure dire che se vengono aggiunti ulteriori elementi identificanti sia opportuno inserirli in una nota generica che li rende adatti alla lettura umana ma inadatti a procedure di parserizzazione. Mi sembra che in SBN si sia fatta confusione sui 2 aspetti (1. la forma del nome; 2. i contenuti minimi del record) ritenendoli la stessa cosa: e che questo abbia portato a considerare legittimo un record povero di dati come quello codificato da RICA, nella convinzione che i principi internazionali riconoscessero all'Italia il diritto di fare come voleva senza considerare che così veniva prodotto un record inadatto a procedure algoritmiche di confronto con records stranieri. Un conto è dire che nessuna norma internazionale dichiara sbagliato quello che si fa in SBN; un altro conto è dire che quelle modalità sono efficaci per garantire il principio dell'univocità e quindi il riuso dei records in un contesto sempre più globale.
Una scusante (parziale) è dovuta all'assenza di uno standard internazionale per i records di autorità. Ma gli altri paesi si sono in gran parte allineati su una specie di standard de facto. Non l'Italia perché non ha tenuto conto dell'esigenza di interoperabilità e ha mantenuto in un catalogo elettronico regole pensate per le schede cartacee e inadatte a sfruttare le opportunità che mette a disposizione un sistema elettronico di gestione dei records.
Quindi io parlo di qui principi guida che precedono le regole vere e proprie: principi del tutto equivalenti a quelli che hanno portato all'uso internazionale del MARC dagli anni '60 per lo scambio dei dati e all'uso delle ISBD per l'uniformità semantica della descrizione al fine di favorire leggibilità e scambio.
Quello che è successo ai records italiani importati nel VIAF è l'esempio concreto che serve a dimostrare l'importanza del principio che sottolineo e cosa succede quando non se ne tiene conto.
A me non è chiaro che cosa intendi quando vedi il problema della possibile sovrapposizione perché io ho inserito nel documento un intero abstract dell'intervento e i suoi contenuti sono sparsi in una sacco di email pubblicate in questa lista. Ma io non vedo l'abstract del tuo intervento e non conosco l'obiettivo che ti proponi e le conclusioni che vorrai dimostrare. Il titolo che hai messo non è dimostrativo del contenuto.
Comunque per non ingenerare gli equivoci possibili che hai indicato nel tuo commento al documento, ho modificato la formulazione del punto 3 in questo modo:
- ripensare le regole per quanto riguarda i records di autorità sia
sotto il profilo dei contenuti (quali sono i contenuti minimi di un record di autorità); sia sotto il profilo della organizzazione dei contenuti all'interno del record (la sintassi, il formato), sia per sfruttare le opportunità che offre il mezzo elettronico per formalizzare i dati (renderli autoesplicativi con apposite etichette; usare un formato più granulare e quindi runicniare all'uso che fa SBN di note generiche) e così predisporli a trattamenti automatici. L'assenza di uno standard internazionale relativo ai records di autorità non impedisce di tenere conto di quello che pare essere uno "standard de facto" ricavabile dalle regole adottate con una certa uniformità da alcune grandi biblioteche nazionali straniere e che ha dato esito positivo nel caso della importazione di quei records nel VIAF.
Fammi sapere cosa ne pensi e ti ringrazio per le tue considerazioni che aiutano ad arrivare a un risultato collaborativo.
ciao
pierfranco
Il giorno 12 giugno 2013 14:21, Simona Turbanti <sturbanti@gmail.com mailto:sturbanti@gmail.com> ha scritto:
Intervengo nuovamente circa i contenuti dei nostri interventi il 20, per cercare di coordinarci al meglio. Come si nota dal doc. in Drive, Pierfranco e io rischiano di sovrapporsi parzialmente; visto che 5/7 minuti sono pochi e e' bene sfruttarli al massimo. E' vero che "repetita iuvant" e che e' meglio essere piu' spontanei possibile, ma forse fare in due un discorso analogo sulle regole catalografiche non e' molto conveniente. Che ne dici Pierfranco (e chi vuole, ovviamente)? simona P.S. Ho inserito un'osservazione nel discorso di Pierfranco riguardo all'inopportunita', a mio parere, di non citare in alcun modo l'adattabilita' delle REICAT a SBN (tema diverso, ovviamente, dalla necessita' invece dell'internazionalita'), punto che in passato ha "viziato" i record italiani da "stili" in vigore solo all'interno di SBN e non contemplati in alcun standard internazionale (si pensi, in descrizione, al famigerato utilizzo delle quadre per racchiudere l'anno di copyright coincidente con quello di stampa, quando in tutto il mondo le quadre denotano solo elementi desunti da fonti non prescritte, o all'uso dei due punti e dei cancelletti nei nomi degli autori, ecc.)... Il giorno 11 giugno 2013 23:49, Cristian Consonni <kikkocristian@gmail.com <mailto:kikkocristian@gmail.com>> ha scritto: Il 11 giugno 2013 23:14, Luca Martinelli <martinelliluca@gmail.com <mailto:martinelliluca@gmail.com>> ha scritto: > Io credo di potere, in seguito a colloqui con il mio direttore, > finalmente esserci il 20 giugno, anche a nome di WMI (se WMI è > d'accordo). :) Il vicepresidente di WMI dice di essere d'accordo. C _______________________________________________ Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it <mailto:Bibliotecari@wikimedia.it> Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari _______________________________________________ Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it <mailto:Bibliotecari@wikimedia.it> Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
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Eccomi (giornate assai "dense", in Biblioteca e fuori)...
Ringrazio Pierfranco per i chiarimenti circa il taglio e i contenuti del suo intervento; le mie richieste di non-sovrapposizione erano state sollecitate da un punto presente nel doc. in Drive che faceva riferimento alle regole, con riferimenti anche al passato (RICA).
Il mio intervento, al momento ancora abbozzato, sara', in parte, la prosecuzione di quello di Pierfranco (non mi sono dilungata sul doc. poiche' mi pareva vi si dovesse indicare soltanto l'argomento). Partendo dall'affermazione che un rilancio di SBN e' strettamente connesso al modo di "fare" il catalogo e che il modello partecipato italiano non ha simili nel mondo, diro' che un ambiente di lavoro basato sulla condivisione e partecipazione, affinche' funzioni realmente, deve possedere 3 elementi chiave: 1) un'organizzazione fluida dei flussi lavorativi; 2) una piattaforma tecnologica al passo coi tempi; 3) un corpus di regole per la continua costruzione e manutenzione del catalogo e degli archivi di autorita' con certi requisiti. Mi soffermero', dunque, su quelli che sono requisiti fondamentali di un codice normativo catalografico "classico", che le REICAT possiedono, sottolineando che adesso occorre qualcosa in piu'; il contesto esterno in continuo movimento (vedi RDA connesse allo sviluppo del LOD) obbliga l'Italia catalografica (in senso lato) a uscire dall'immobilismo in cui e' caduta dal luglio 2009, anno di pubblicazione delle REICAT... Cerchero' di fare un accenno anche al fatto che, come scriveva Pierfranco, entrare nel circuito internazionale ora non equivale a uno schiacciamento passivo su scelte altrui, destino verso cui, invece, andremo se ci ostineremo a non prendere alcuna posizione. La strada da percorrere, a mio parere, consiste nel tentare di diventare parte di un processo per tentare anche di correggerne il tiro, se necessario, cosi' da salvaguardare soluzioni maggiormente rispondenti alla nostra tradizione bibliografica e culturale.
Buona giornata a chi ha avuto la pazienza di leggere sin qui :) simona
Il giorno 13 giugno 2013 09:21, Mauro Guerrini mauro.guerrini@unifi.it ha scritto:
Concordo con ciò che scrive Pierfranco; la qualità dell'authority record è così importante che la Library of Congress, come sappiamo, ha iniziato a implementare le RDA dal 31 marzo scorso iniziando proprio da questo punto. Abbiamo verificato de visu l'authority work dieci giorni fa con la responsabile del servizio, a Washington, in visita con gli studenti del master in catalogazione. VIAF è stato presentato per la prima volta al mondo in Italia al convegno sull'AC nel 2003, ma non è stato compreso, e la partecipazione italiana è molto scarsa e non sempre autorevole.
Buona giornata, mauro
Il 12/06/2013 19:59, Pierfranco Minsenti ha scritto:
Simona,
il fulcro del mio intervento non sono le "regole" catalografiche ma qualcosa che viene prima delle regole: la necessità di tenere in cosiderazione le esigenze di interoperabilità semantica dei dati italiani quando una commissione si mette a tavolino ad elaborare le regole. Vorrei dimostrare che le regole dovrebbero considerare adeguatamente un caso di riuso dei dati che è molto importante: il caso della importazione dei records nei portali internazionali, aggregati con i dati stranieri, e quindi la necessità di ottimizzare i dati fin dall'inizio (e non al momento di fare un export) per soddisfare bene questa esigenza. Per i records di autorità relativi ai nomi autori significa: devono consentire l'identificazione univoca della persona e solo così si prestano ad essere confrontati e aggregati a records provenienti da altre agenzie.
Il caso VIAF dimostra concretamente che le regole italiane falliscono su questo punto perché c'è stata confusione tra due cose molto diverse: il principio di garantire la forma nazionale e quelli che sono i dati minimi di un records di autorità. Garantire il principio della forma nazionale vuole dire che l'autore del Giardino dei cliegi riceve la forma controllata Chekhov, Anton Pavlovich dalla Library of Congress; la forma Čehov, Anton Pavlovič dalla Bibliothèque Nationale de France; la forma Čechov, Anton P. dalla Deutsche Nationalbibliothek; e la forma Čehov, Anton Pavlovič in SBN.
MA il principio della forma nazionale NON vuole dire che il record di autorità deve contenere solo il nome e non altri elementi identificanti E NON vuole neppure dire che se vengono aggiunti ulteriori elementi identificanti sia opportuno inserirli in una nota generica che li rende adatti alla lettura umana ma inadatti a procedure di parserizzazione. Mi sembra che in SBN si sia fatta confusione sui 2 aspetti (1. la forma del nome; 2. i contenuti minimi del record) ritenendoli la stessa cosa: e che questo abbia portato a considerare legittimo un record povero di dati come quello codificato da RICA, nella convinzione che i principi internazionali riconoscessero all'Italia il diritto di fare come voleva senza considerare che così veniva prodotto un record inadatto a procedure algoritmiche di confronto con records stranieri. Un conto è dire che nessuna norma internazionale dichiara sbagliato quello che si fa in SBN; un altro conto è dire che quelle modalità sono efficaci per garantire il principio dell'univocità e quindi il riuso dei records in un contesto sempre più globale.
Una scusante (parziale) è dovuta all'assenza di uno standard internazionale per i records di autorità. Ma gli altri paesi si sono in gran parte allineati su una specie di standard de facto. Non l'Italia perché non ha tenuto conto dell'esigenza di interoperabilità e ha mantenuto in un catalogo elettronico regole pensate per le schede cartacee e inadatte a sfruttare le opportunità che mette a disposizione un sistema elettronico di gestione dei records.
Quindi io parlo di qui principi guida che precedono le regole vere e proprie: principi del tutto equivalenti a quelli che hanno portato all'uso internazionale del MARC dagli anni '60 per lo scambio dei dati e all'uso delle ISBD per l'uniformità semantica della descrizione al fine di favorire leggibilità e scambio.
Quello che è successo ai records italiani importati nel VIAF è l'esempio concreto che serve a dimostrare l'importanza del principio che sottolineo e cosa succede quando non se ne tiene conto.
A me non è chiaro che cosa intendi quando vedi il problema della possibile sovrapposizione perché io ho inserito nel documento un intero abstract dell'intervento e i suoi contenuti sono sparsi in una sacco di email pubblicate in questa lista. Ma io non vedo l'abstract del tuo intervento e non conosco l'obiettivo che ti proponi e le conclusioni che vorrai dimostrare. Il titolo che hai messo non è dimostrativo del contenuto.
Comunque per non ingenerare gli equivoci possibili che hai indicato nel tuo commento al documento, ho modificato la formulazione del punto 3 in questo modo:
- ripensare le regole per quanto riguarda i records di autorità sia
sotto il profilo dei contenuti (quali sono i contenuti minimi di un record di autorità); sia sotto il profilo della organizzazione dei contenuti all’interno del record (la sintassi, il formato), sia per sfruttare le opportunità che offre il mezzo elettronico per formalizzare i dati (renderli autoesplicativi con apposite etichette; usare un formato più granulare e quindi runicniare all’uso che fa SBN di note generiche) e così predisporli a trattamenti automatici. L’assenza di uno standard internazionale relativo ai records di autorità non impedisce di tenere conto di quello che pare essere uno “standard de facto” ricavabile dalle regole adottate con una certa uniformità da alcune grandi biblioteche nazionali straniere e che ha dato esito positivo nel caso della importazione di quei records nel VIAF.
Fammi sapere cosa ne pensi e ti ringrazio per le tue considerazioni che aiutano ad arrivare a un risultato collaborativo.
ciao
pierfranco
Il giorno 12 giugno 2013 14:21, Simona Turbanti sturbanti@gmail.com ha scritto:
Intervengo nuovamente circa i contenuti dei nostri interventi il 20, per cercare di coordinarci al meglio. Come si nota dal doc. in Drive, Pierfranco e io rischiano di sovrapporsi parzialmente; visto che 5/7 minuti sono pochi e e' bene sfruttarli al massimo. E' vero che "repetita iuvant" e che e' meglio essere piu' spontanei possibile, ma forse fare in due un discorso analogo sulle regole catalografiche non e' molto conveniente. Che ne dici Pierfranco (e chi vuole, ovviamente)? simona
P.S. Ho inserito un'osservazione nel discorso di Pierfranco riguardo all'inopportunita', a mio parere, di non citare in alcun modo l'adattabilita' delle REICAT a SBN (tema diverso, ovviamente, dalla necessita' invece dell'internazionalita'), punto che in passato ha "viziato" i record italiani da "stili" in vigore solo all'interno di SBN e non contemplati in alcun standard internazionale (si pensi, in descrizione, al famigerato utilizzo delle quadre per racchiudere l'anno di copyright coincidente con quello di stampa, quando in tutto il mondo le quadre denotano solo elementi desunti da fonti non prescritte, o all'uso dei due punti e dei cancelletti nei nomi degli autori, ecc.)...
Il giorno 11 giugno 2013 23:49, Cristian Consonni < kikkocristian@gmail.com> ha scritto:
Il 11 giugno 2013 23:14, Luca Martinelli martinelliluca@gmail.com ha
scritto:
Io credo di potere, in seguito a colloqui con il mio direttore, finalmente esserci il 20 giugno, anche a nome di WMI (se WMI è d'accordo). :)
Il vicepresidente di WMI dice di essere d'accordo.
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-- Prof. Mauro Guerrini Università di Firenze Dipartimento Scienze dell'antichità, Medioevo e Rinascimento e Linguistica Piazza Brunelleschi 4 50121 Firenze - Italia mauro.guerrini@unifi.itguerrini.mauro@gmail.com http://www.meri.unifi.it/CMpro-v-p-111.html
JLIS.it : Italian Journal of Library and Information Science = rivista italiana di biblioteconomia, archivistica e scienza dell'informazione: www.jlis.it
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