Ciao Maurizio,
comincio con un disclaimer: lavoro nella terza università che ha implementato Primo e la prima che l'ha implementato facendolo colloquiare con Sebina Open Library via OAI-PMH facendo un lavoro poi usato dal altri atenei ma siamo in attesa di poter passare al colloquio sui dati di disponibilità.
Detto questo, mi pare utile dare solo qualche piccola informazione: 1) non bisogna confondere Primo (nato nel 2007) con Primo Central (lanciato nel 2011): il primo è nato come un next generation opac + (per chi vuole) metaricerca; il secondo è un megaindice di records bibliografici di tante pubblicazioni, soprattutto articoli di riviste, ma anche, guada un po', Wikiepdia (le voci in lingua inglese) ecc.
2) il primo prodotto, cioè Primo, nasce vuoto: non come un calderone di records. Il secondo prodotto invece serve per fornire un database pieno al primo prodotto (records bibliografici). Il matrimonio di Primo + Primo Central = Primo che passa da next generation opac a discovery tool
3) il "calderone" Primo Central contiene più di 700 milioni di records: ma il bibliotecario dovrebbe scegliere quali collezioni attivare da una apposita interfaccia nel back office di Primo Central. Per es. innanzitutto attivi i records legati alle tue collezioni di periodici elettronici ed e-books. Quindi al tuo utente non dai 700 milioni di records, ma quelli che gli sono utili. Esattamente come si fa selezione quando si comprano risorse bibliografiche.
4) se vuoi puoi usare solo Primo come nuova interfaccia di ricerca facendolo colloquiare con tutti i tuoi sistemi. Oggi le università hanno almeno 3 sistemi diversi: il catalogo; un database per i periodici elettronici (soprattutto SFX); un archivio open access dei prodotti della ricerca + le banche dati bibliografiche. Tutti questi sistemi non sono nati per colloquiare insieme e questo ha creato la situazione dei silos chiusi di informazioni. Questa frammentazione ha reso la ricerca bibliografica difficile per gli utenti, sopratutto gli iyenti alle prime armi. Quanti studenti non capivano perché in un opac non si trovano gli articoli? Trovare gli articoli è sempre stato uno dei problemi maggiori degli studenti.
5) chiaro che il bibliotecario è lì per aiutare. Ma oggi c'è la disintermediazione. Non tutti gli utenti vengono a chiedere ai bibliotecari. Molti fanno da sé, esattamente come fanno da sé quando comprano un libro presso una libreria online o un biglietto del treno.
6) i Discovery tools sono nati per trovare una soluzione (di compromesso) ai problemi della ricerca bibliografica nell'ambiente online frammentato e usato in maniera disintermediata, soprattutto da utenti che hanno come modello mentale Google e si aspettano sistemi semplici, che servono per qualsiasi tipo di ricerca.
Se non sei convinto dell'utilità dei Discovery tools ti consiglio un giro su quello che è il più bello e originale: Trove: il Discovery tool della national library of Australia: http://trove.nla.gov.au/
prova per es. con questa ricerca: phttp:// trove.nla.gov.au/result?q=postmodernism
Pierfranco
Il giorno 06 agosto 2013 12:48, Maurizio Grilli < Maurizio.Grilli@claudiana.bz.it> ha scritto:
P. Minsenti scrive: ..." Prendiamo il caso di una ditta che ha firmato l'accordo: Ex Libris. Produce vari prodotti ma prendiamone 2 in particolare: Aleph e Primo"
Beh spero che ci siano anche altri esempi di ditte che hanno firmato l'accordo. Il tanto sbandierato prodotto di Ex Libris "Primo" è un po' un mega-calderone di informazioni, ma resta da vedere se sia davvero utile. L'utente non ha bisogno di milioni di informazioni, ma delle poche che per lui sono rilevanti. Più che la quantità di informazioni è la qualità che conta e per la quale siamo responsabili noi bibliotecari. Per la quantità c'è già google. Cordialmente Maurizio Grilli
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