Gentili Colleghi,
con riferimento allo scarico z39.50 da SBN (regola del 1 - 1), invio un esempio di record bibliografico come esce per gli utenti MARC21.
Osservare in particolare il campo 100 Unimarc (= 008) scaricato nel campo 100 MARC21 (= accesso autore - nome di persona), ecc.
Non ho altro da aggiungere.
Buon lavoro,
Angela Contessi
[cid:image001.png@01CF3DDC.D2AD35A0]
-----Messaggio originale----- Da: bibliotecari-bounces@wikimedia.it [mailto:bibliotecari-bounces@wikimedia.it] Per conto di bibliotecari-request@wikimedia.it Inviato: mercoledì 12 marzo 2014 09:26 A: bibliotecari@wikimedia.it Oggetto: Digest di Bibliotecari, Volume 27, Numero 30
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Argomenti del Giorno:
1. Re: Risposta ICCU al documento AIB per il #nuovoSBN (Zeno Tajoli)
2. Re: Risposta ICCU al documento AIB per il #nuovoSBN
(Pierfranco Minsenti)
3. Re: Risposta ICCU al documento AIB per il #nuovoSBN (Zeno Tajoli)
4. Re: code4lib italy (Zeno Tajoli)
5. Re: Fwd: [CODE4LIB] code4lib italy (giaccai@gmail.commailto:giaccai@gmail.com)
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Message: 1
Date: Tue, 11 Mar 2014 16:43:27 +0100
From: Zeno Tajoli z.tajoli@cineca.it
To: Lista di discussione per bibliotecari e wikipediani
Subject: Re: [Bibliotecari] Risposta ICCU al documento AIB per il
#nuovoSBN
Message-ID: 531F2F1F.404@cineca.it
Content-Type: text/plain; charset=ISO-8859-1; format=flowed
Cia a tutti,
Il 11/03/2014 15:44, Pierfranco Minsenti ha scritto:
Io direi: è come se dicessi: a casa mia chiunque è libero di scattare
foto, non bisogna pagare nulla né chiedere permessi. Ma poi non faccio
entrare nessuno e chi vuole proprio scattare foto dovrà accontentarsi
di farlo da dietro i vetri, per quel poco che riuscirà a vedere.
direi che il passo fatto da ICCU rende legale farsi un bot per scaricare tutti SBN via Z39.50 un record alla vota.
E poi usare i record scaricati per quello che ti server.
Certo non e' quello ceh si intende con gli open data
--
Dr. Zeno Tajoli
Dipartimento Gestione delle Informazioni e della Conoscenza z.tajoli@cineca.itmailto:z.tajoli@cineca.it fax +39 02 2135520 CINECA - Sede operativa di Segrate
------------------------------
Message: 2
Date: Tue, 11 Mar 2014 16:49:18 +0100
From: Pierfranco Minsenti pierfranco.minsenti@gmail.com
To: Lista di discussione per bibliotecari e wikipediani
Subject: Re: [Bibliotecari] Risposta ICCU al documento AIB per il
#nuovoSBN
Message-ID:
CAE306MVEjYVjNHaPxrT3eCZ2ECcxAvCTfF_Y2Q-W9Je3ouC2_Q@mail.gmail.com
Content-Type: text/plain; charset="iso-8859-1"
Il giorno 11 marzo 2014 16:43, Zeno Tajoli <z.tajoli@cineca.itmailto:z.tajoli@cineca.it> ha scritto:
direi che il passo fatto da ICCU rende legale farsi un bot per scaricare
tutti SBN via Z39.50 un record alla vota.
E poi usare i record scaricati per quello che ti server.
Quindi accontentarsi del formato SUTRS?
Pierfranco
Certo non e' quello ceh si intende con gli open data
--
Dr. Zeno Tajoli
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Message: 3
Date: Tue, 11 Mar 2014 17:01:06 +0100
From: Zeno Tajoli z.tajoli@cineca.it
To: Lista di discussione per bibliotecari e wikipediani
Subject: Re: [Bibliotecari] Risposta ICCU al documento AIB per il
#nuovoSBN
Message-ID: 531F3342.90509@cineca.it
Content-Type: text/plain; charset=ISO-8859-1; format=flowed
Ciao a tutti,
Il 11/03/2014 16:49, Pierfranco Minsenti ha scritto:
Il giorno 11 mazo 2014 16:43, Zeno Tajoli <z.tajoli@cineca.it
mailto:z.tajoli@cineca.it> ha scritto:
direi che il passo fatto da ICCU rende legale farsi un bot per
scaricare tutti SBN via Z39.50 un record alla vota.
E poi usare i record scaricati per quello che ti server.
Quindi accontentarsi del formato SUTRS?
no, scaricandoli uno alla volta si puo' chiedere il formato iso2709,
dunque unimarc completo.
Certo e' un bot non facile da fare, bisogna vedere se il target accetta
i bid come chiave di ricerca, come risponde ai bid cancellati e come si
puo' capire che si e' arrivati alla fine dei bid di un polo per poi
partire con un'altro polo.
E probabilmente e' da fare un pausa ogni tanto e non chiamarlo oltre 2-3
volte al secondo.
Ma ora e' legale farlo.
--
Dr. Zeno Tajoli
Dipartimento Gestione delle Informazioni e della Conoscenza
z.tajoli@cineca.itmailto:z.tajoli@cineca.it
fax +39 02 2135520
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Message: 4
Date: Tue, 11 Mar 2014 17:14:37 +0100
From: Zeno Tajoli z.tajoli@cineca.it
To: Lista di discussione per bibliotecari e wikipediani
Subject: Re: [Bibliotecari] code4lib italy
Message-ID: 531F366D.1060609@cineca.it
Content-Type: text/plain; charset=ISO-8859-1; format=flowed
Ciao a tutti,
Il 11/03/2014 15:04, Salvatore Vassallo ha scritto:
A me la metafora dell'inglese non è mai piaciuta un granché a meno di
non completarla dicendo che i programmatori (quelli che fanno questo di
mestiere) sono (e rimango) i traduttori professionisti nella nostra
metafora.
il thread richiama abbastanza la mia attenzione visto che sono ad
un'hackfest.
Code 4Lib e' un meeting prima di tutto di bibliotrcari che sanno e/o
voglino manipolare codice. Dunque un'alfabetizzazione a programmare
l'hanno tutti.
Questo e' sicuramente aiutato dal sistema USA per cui:
-- Ti laueri il LIS e c'e' la possibilità di fare esami di programmazione
-- Hai una laurea breve in informatica [tendenzialmente più pratica
della nostra] e un Master in LIS.
Le loro laure sono sempre piu pratiche, un informatico/ingegnere
informatico come il nostro lo trovi tra chi fa scelte di approfondimento
teorico [e questi a Code4Lib non ci sono].
Si parla poi di un convengo a cui partecipano 300 persone
da un continete, non da un paese solo.
Poi l'avere la due competenze è fattibile (direi che io e Giulio siamo
due esempi di ciò) ma in Italia questo e' dipeso da scelte di studio
particolari e casi della vita.
La cosa più difficile da umanista e' essere capaci di tradurre il
problema in algoritmi, non fa proprio parte del bagaglio tradizionale di
formazione.
Poi certo i capi pagano uno stipendio, non due
Ciao
Zeno
--
Dr. Zeno Tajoli
Dipartimento Gestione delle Informazioni e della Conoscenza
z.tajoli@cineca.itmailto:z.tajoli@cineca.it
fax +39 02 2135520
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Message: 5
Date: Wed, 12 Mar 2014 09:24:47 +0100
From: giaccai@gmail.com
To: Lista di discussione per bibliotecari e wikipediani
Subject: Re: [Bibliotecari] Fwd: [CODE4LIB] code4lib italy
Message-ID:
CAHoaaD6LO3DYcsWZqaR-O5-UDBsb=7Y7F2oTonDd1Ku=J44ypg@mail.gmail.com
Content-Type: text/plain; charset="utf-8"
Mi associo a quanto detto da Andrea. Le competenze basilari di informatica
sono generalmente di basso livello nei bibliotecari, Mentre sapere
distinguere tra interfaccia e database, tra dati e il loro uso in modalità
diverse dovrebbe basilare per esempio per chi deve trattare con un
fornitore di sistemi gestionali per biblioteche. Queste competenze basilari
si possono assumere con corsi specifici ma anche con un minimo di interesse
personale a capire il mondo tecnologico che ci circonda.
Buona giornata Susanna
.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.
*Susanna Giaccai*
Firenze
Il giorno 11 marzo 2014 14:50, Pierfranco Minsenti <
pierfranco.minsenti@gmail.commailto:pierfranco.minsenti@gmail.com> ha scritto:
Io trovo molto importante la funzione di "traduttore" a cui ti riferisci:
funzione che presuppone alcune competenze che stanno "dall'altra paret". E
ovviamente non c'è una frontiera definita. Piuttosto una zona grigia che
l'interessato può percorrere in avanti, se vuole e sarà utile.
Ma questo per me non deve voler dire: imparare a fare un altro mestiere
che richiede un percorso di studi ad hoc. O meglio: nessuno te lo
impedisce, è ovvio. È una tua decisione. Ma io lo chiamo: cambiare
mestiere. È diverso. Certo avere in mano 2 diverse competenze professionali
è una bella cosa: non dico certo di no. Ma non lo vedo come un modello che
sarebbe opportuno per tutti raggiungere. Non è come l'inglese. Non faccio
fatica a credere che ai capi farebbe comodo avere persone che fanno tutto:
a quale capo non ha mai fatto comodo pagare uno e avere due? Ma non è una
ricetta da suggerire in maniera generalizzata perché un conto è
raggiungere una buona doppia competenza (che poi viene però pagata come una
sola), un altro conto è pensare che gli specialismi possono essere
scavalcati facilmente. Pensarlo è una questione del tutto personale. Chi ci
crede lo può fare. Ma ill lavoro vero, non generico, è lavoro
specializzato. Che è un'altra cosa dall'evere tante competenze perché non è
detto che la tua istituzione trovi opportuno usarle tutte. L'organizzazione
del lavoro è anche decisa in base all'esame delle competenze interne e al
fatto che magari si giudica inutile far mettere le mani sul web a un non
specialista che potrebbe metterci il triplo del tempo di uno specialista.
In sostanza: distiguiamo tra il sapere arrangiarsi perché non è possiible
ottenere di più, dal predicare una filosofia da smanettoni. I titoli di
studio (seri) sono ancora qualcosa che fa la differenza. Se poi qualcuno
ottiene di sapere lo stesso con un percorso da autodidatta smanettone,
forse è un'eccezione, non un modello per tutti.
Pierfranco
Il giorno 11 marzo 2014 14:34, Andrea Zanni <zanni.andrea84@gmail.commailto:zanni.andrea84@gmail.com> ha
scritto:
A parte il mio uso di termini inappropriati (digital illiteracy non è il
termine giusto, forse dovrei parlare di "programming illiteracy")
io quasi ne faccio un discorso di principio.
E uso una bella metafora del mio capo: il "saper programmare" adesso è
come il "saper l'inglese" di 20 anni fa. Se una volta il top manager
dell'azienda girava con l'interprete tutto il tempo, oggi c'è il tecnico
chedeve assistere lo stesso manager sui problemi tecnici/tecnologici.
L'inglese (a vari livelli) il manager lo sa, gli manca un'altra competenza.
Forse fra 20 anni cambierà ancora.
Con questo non voglio dire che se non si è programmatori non si è nulla:
esiste anche il problema opposto che i programmatori sanno fare solo
quello, spesso senza alcun tipo di visione o sguardo a lungo termine.
Voglio però dire che una competenza informatica "seria" serve sempre di
più, e più c'è meglio è.
Il bibliotecario che conosce bene i suoi sistemi e può modificare il
codice di Koha ha un potere nelle sue mani che il catalogatore non ha. Ha
anche la possibilità di vedere quello che fanno altri, di scrivere piccoli
script che gli facilitano la vita, di imparare cose tecnologiche più in
fretta, ecc.
La mia competenza informatica non arriva a programmare, ma so capire
certe cose, e ogni tanto mi rendo conto che io spesso faccio il
"traduttore" fra competenze diverse.
Sapessi anche scrivere codice, sarebbe sicuramente meglio.
Fateci caso:
in questa lista sono iscritti moltissimi biliotecari che si "parlano" o
"balbettano" l'informatichese, proprio perchè la competenza sul digitale è
una cosa sentita.
Andrea
2014-03-11 14:19 GMT+01:00 Pierfranco Minsenti <
pierfranco.minsenti@gmail.commailto:pierfranco.minsenti@gmail.com>:
Beh, io distinguerei la digital literacy come competenza generale di uso,
dalla capacità di programmare che invece è una competenza molto
specialistica raggiunta dopo una formazione adeguata, e quindi non metterei
la digital illiteracy sullo stesso piano dell'analfabetismo per un enorme
numero di ragioni, anche pratiche.
Detto questo: se vogliamo dire che in Italia manca quella competenza in
biblioteca sono d'accordo: questo è il vero problema: l'assenza di figure
specialistiche in un certo contesto lavorativo e che sappiano interagire
con chi ha altre competezne specialistiche complemntari in modo da
realizzare un risultato comune, ache anche nelle dittee viene ottenuto
grazie al concorso di specializzazioni diverse. Ma la soluzione non è certo
che tutti dovrebbero avere quella alfabetizzazione perché allora saremmo
davanti a una competenza generica, abborracciata, improvvisata. Ma su
questo non vorrei discutere oltre per non discutere troppo di questioni di
principio.
Se siamo d'accordo che il problema è che le biblioteche non reclutano
programmatori, vorrei citare almeno un caso diverso: una Università appena
al di là della frontiera, quella del Canton Ticino, ha un sistema
bibliotecario diretto da un italiano formatosi a Milano. Quando nel 2012
hanno preso il discovery tool di Ex Libris hanno anche deciso di assumere
un ingegnere informatico. La ragione è che questo software, a differenza di
quello che magari si pensa in genere, consente anche la creazione di
estensioni che poi è possibile condividere tramite una apposita
piattaforma. Questo lo fanno molto all'estero: per es. in Danimarca, dove
le istituzioni che hanno Primo lo fanno gestire a ingegneri informatici,
persone in grado di programmare per personalizzare e che poi mettono in
comune le soluzioni.
Quale è il problema delle biblioteche italiane? Il fatto che non possono
assumere, e se anche potessero non possono dare stipendi in grado di
attrarre le competenze di un programmatore. Nel caso degli atenei, quelli
medi e grossi possono avere programmatori, ma vengono usati per altre
funzioni ritenute più importanti. Nel caso delle biblioteche di pubblica
lettura, poi, parlando di grandi consorzi, la loro politica è consistita
nell'ultimo decennio nell'outsourcing completo di quelle funzioni, per
tante ragioni a iniziare dal fatto che erano convinti che la specificità di
una biblioteca è il servizio in sede. Il punto è che chi viene in sede è
anche utente del tuo web e se lo sai personalizzare è meglio: sei più
rapido, più interattivo rispetto alla tua utenza. Il servizio nella sede
fisica e il servizio on line non sono cose che si ecludono perché l'utenza
usa entrambi. Viene il dubbio: ma avevano capito che cosa stava nascendo
oppure hanno sottovalutato il basso costo della tecnologia perché l'hanno
giudicata (sottovalutata) a partire dalla loro esperienza tecnologica:
fatta solo di grossi cataloghi gestiti centralmente oppure di cataloghini
locali? Comunque la situazione è questa.
Pierfranco
Il giorno 11 marzo 2014 13:10, Andrea Zanni <zanni.andrea84@gmail.commailto:zanni.andrea84@gmail.com>ha scritto:
Questo post rischia molto di andare OT, ma non resisto.
Secondo me è un discorso profondo, in realtà.
C'è una digital illiteracy imperante, e il mondo "attorno alle
biblioteche e più in generale ai libri" non nè ovviamente esente.
Il punto è che, allo stato attuale (Italia, 2014, ma non solo) non
esiste (o se esiste è più unico che raro) chi sa fare bene il suo lavoro e
sa pure programmare.
Saper usare gli strumenti del digitale (saper creare uno script quando
serve, o un database, incrociare dati, ecc. ecc.) sarebbe fondamentale per
ogni tipo di professione/disciplina, perchè ancora devono inventare
qualcosa in cui un approccio-automatico-che-lavora-coi-dati non funziona.
Se Obama chiede alla nazione di imparare a programmare un senso c'è (al
netto della retorica e tutto). Il web è un mondo (un generatore di mondi),
e saperlo costruire è potere.
E' la nuova versione dell'analfabetismo (e lo dico da analfabeta,
ovviamente).
Andre
2014-03-11 12:47 GMT+01:00 Giulio Bonanome <gbonanome@gmail.commailto:gbonanome@gmail.com>:
Grazie per l'inoltro.
+1 per l'idea ma +1 anche per quanto dice Salvatore. Ho risposto
direttamente su Code4Lib, al massimo conto 10-15 persone potenzialmente
interessate in tutta Italia :)
Non solo mancano gli sviluppatori "dentro" le biblioteche, ma non vedo
nemmeno un ecosistema di sviluppatori "fuori" dalle biblioteche.
Ciao
Giulio
Il giorno 11 marzo 2014 10:27, Salvatore Vassallo <
vassallosalvatore@gmail.commailto:vassallosalvatore@gmail.com> ha scritto:
Qualche anno fa si provò a fare SoftXBIB all'interno delle Stelline.
Nella prima edizione fui anche coinvolto. Mia generale impressione:
Code4Lib è un'altra cosa.
Quello che si è riuscito a fare, per certi versi pur meritevole e
lodevole nel tentativo, oscillava vagamente tra la marchetta e il poco più.
Il motivo, in parte, lo dice Karen Coyle
"My general impression is that actual coding in libraries is rare"
anche nel seminario di Koha indicato in code4lib i bibliotecari che
ci hanno realmente smanettato sono pochi. E imho non quelli che
intervenivano (intendiamoci erano interventi interessanti di chi deve
gestire usare etc un software, ma COD4LIB è altro).
Io nel nostro micromondo di archivisti vengo talvolta additato come
"troppo" informatico... e non so programmare realmente. Figuratevi il resto.
Però, leggendo questa lista una flebile speranza sembra esserci,
anche se la mia impressione è che per qualcosa paragonabile agli altri
CODE4LIB è ancora un po' presto.
Detto questo è ovvio il mio +1 all'idea
A presto
Salvatore
2014-03-11 9:59 GMT+01:00 Nicola Carboni <nic.carboni@gmail.commailto:nic.carboni@gmail.com>:
> Si sta sviluppando su Code4Lib una discussione in merito ad un
> evento in Italia.
> Credo che possa interessare un po' di persone anche qui dentro
>
> Nicola
>
> Begin forwarded message:
>
> *From: *Karen Coyle <lists@kcoyle.netmailto:lists@kcoyle.net>
> *Subject: **Re: [CODE4LIB] code4lib italy*
> *Date: *11 Mar 2014 07:30:16 GMT+1
> *To: *CODE4LIB@LISTSERV.ND.EDUmailto:*CODE4LIB@LISTSERV.ND.EDU
> *Reply-To: *kcoyle@kcoyle.netmailto:*kcoyle@kcoyle.net
>
> I happen to be in Italy at the moment, having just attended a
> conference on digital libraries here. [1] My general impression is that
> actual coding in libraries is rare, but I could ask around among librarians
> I know here and see what they say. There are some libraries that have had
> to create their own systems, and this might be a good outlet for those
> folks. It could also bring out projects that aren't well known.
>
> kc
>
> On 3/10/14, 7:54 PM, Eric Lease Morgan wrote:
>
> I wonder whether there are enough people and enough interest to
> organize a Code4Lib Italy event. Hmmm... ?Eric Lease Morgan
>
>
> --
> Karen Coyle
> kcoyle@kcoyle.netmailto:kcoyle@kcoyle.net http://kcoyle.net
> m: 1-510-435-8234
> skype: kcoylenet
>
>
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