Nell'insieme è interessante. Innanzitutto trovo 2 motivi di interesse:
1) la descrizione dei pericoli che corriamo se il mondo dell'informazione fosse interamente privatizzato, nel caso non esistessero più biblioteche. Dimostra che proprio i trends a cui assistiamo giustificano più che mai la necessità delle biblioteche oggi come luoghi/istituzioni della cultura "pubblica" pert tutti. Aggiungo uno spunto che mi viene dalla lettura della recensione a un film francese letta questa mattina: nell'ultimo decennio, con l'acuirsi della crisi economica stiamo assistendo a un sempre più profondo divario culturale. Il divario che si accompagna a quello economico-sociale è anche e innanzitutto culturale e come dice Marino Sinibaldi nel suo ultimo libro ("Un millimetro in là", Laterza, 2014), mentre nella seconda metà del secolo scorso la sucola funzionava da ascensore sociale, ora non è più così e Internet dimostra di non essere nel modo più assoluto lo strumento capace di assolvere questo compito (nonostante quello che pensano gli ottimisti tecno-entusiasti che si fanno ancora oggi portatori di una retorica, di una visione idealizzata), altrimenti non assisteremmo a divari culturali crescenti;
2) dimostra che quando si adotta il linguaggio hi-tech per descrivere la vision della nuova funzione della biblioteca (library as platoform; hacking), si fallisce perché si resta nel vago, come fa notare giustamente il recensore del Washington Times. E si avrebbe voglia di chiedere all'autore: 1) la tecnologia è strumento, non può essere il fine, quindi non può essere usata per descrivere la vision; non ti accorgi che se si fa della tecnologia l'esito è il procesos che riguarda il settore privato, dove la tecnologia è una delle maggiori cause della creazione del divario culturale, per cui come potrebbe essere la cura? È esattamente come la tecnologia che porta alla distruzione di posti di lavoro. Come può essere la cura se la pensiamo come "la" soluzione anziché che come uno strumento che deve piegfarsi alla vision e non essere essa stessa vision? (in genere qui si riponde sempre con la banalizzazione della logica tecno-determinista e fatalista del "non si può tornare indietro" come se tutto fosse sfuggito a qualsiasi controllo e ci restasse solo il dovere darwiniano di "adattarci", chi può, perlomeno e chi non può peggio per lui).
Da circa 20 anni è così, purtroppo: c'è chi nel mondo delle biblioteche vede "la" SOLUZIONE nella tecnologia. E c'è chi non vede affatto questa come la soluzione (che non significa ovviamente farne a meno), semmai le soluzioni sono un mix di formazione degli utenti (information literacy), biblioteca come luogo di aggregazione, democrazia, biblioteca come istituzione che preserva l'accesso pubblico al sapere. Tutt'altra cosa dall'enfasi sulla tecnologia immateriale pensata per "utenti-conusmatori" sempre più separati, distanti, dis-aggregati e quindi non democratica (e non ditemi per favore che esistono le "comunità" online. Leggetevi su questo i libri di Byung-Chul Han come "Nello sciame", ed. Nottetempo che dimostra che sono processi che distruggono la democrazia. Altro che comunità).
Però una cosa va detta per quanto riguarda l'Italia: leggendo questa recensione, quando citando il libro scrive: «Libraries must operate more as “nodes in a larger network” of organization. [...] helping users access the array of works available throughout these linked institutions. Think of a virtual, turbo-charged interlibrary loan system» è impossibile non pensare alla "visione" originale di SBN come network di biblioteche, come grande servizio distribuito, e quindi a ILL-SBN, l'interlibrary-loan basato sulla rete SBN. Davvero impossiible non pensarci :-)
Pierfranco Minsenti
2015-04-24 0:32 GMT+02:00 Cristian Consonni kikkocristian@gmail.com:
Ciao,
segnalo questo.
http://www.washingtonpost.com/news/book-party/wp/2015/04/23/when-google-is-y...
Mi piaceva la domanda provocatoria del titolo, ma non l'ho trovato molto originale.
Aggiungo quiesta citazione: «“Thinking of libraries as they were ages ago and wanting them to remain the same is the last thing we should want for them.”»
C _______________________________________________ Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari