Io credo che la domanda di Ivan alluda non agli "standard" che regolano il contenuto di una registrazione bibliografica in Italia nel mondo SBN, ma agli standard che regolano la struttura del formato bibliografico: la struttura del record, del suo contenuto.
Il "contenuto" di una registrazione in SBN non fa problema perché come ricorda Simona sia il mondo SBN sia le istituzioni italiane che non lavorano in SBN, fanno come fanno il resto delle biblioteche nel mondo: cioè usano lo standard che prescrive quale è il contenuto (=quali dati bisogna trascrivere per descrivere precisamente una edizione): questo standard sono le ISBD (International Standard Bibliographic Description: http://it.wikipedia.org/wiki/International_Standard_Bibliographic_Descriptio...
Quello che fa problema nel caso del mondo SBN riguarda il "formato bibliografico": cioè la struttura logica della registrazione, vale a dire come i diversi elementi (dati) che la compongono sono strutturati in un insieme, quando la notizia è creata con un computer e registrata in un archivio elettronico.
Il formato della registrazione bibliografica SBN è un formato proprietario: usato solo in Italia.
Questo siginifca molte cose tra cui:
1) se una ditta di software internazionale vuole vendere software a biblioteche italiane che sono in SBN, deve dotare il prodotto di funzioni aggiuntive per poter gestire il formato SBN e per poter colloquiare con la base dati nazionale (l'Indice SBN) da cui catturare records e a cui inviarli. Non tutte le ditte internazionali ritengono conveniente fare questo lavoro. Per es. la ditta Innovative Interfaces che in Italia fornisce Bocconi, Cattolica, Istituto Europeo di Fiesole ecc. ed è una ditta leader nel mondo con il suo software Millennium
2) per poter migrare a un nuovo software non nativo SBN (un software internazionale, per es.) una biblioteca italiana deve scaricare i records dal vecchio gestionale chiedendo alla ditta una conversione dal formato SBN al formato UNIMARC che è internazionale e potrà così essere importato nel nuovo software. Ma il punto è che la conversione dal formato SBN al formato UNIMARC è per forza di cose imperfetta perché si basa su procedure automatiche di riconoscimento della punteggiatura convenzionale inserita dal catalogatore nella registrazione bibliografica SBN che devono essere convertiti in una struttura record diversa dove i marcatori dei singoli elementi del record non sono segni di punteggiatura ma tag numerici e sottocampi alfabetici. Basta un errore nella punteggiatura e la conversione di quel record da SBN a UNIMARC riesce male.
3) il formato bibliografico SBN è meno granulare di UNIMARC (e di MARC21) perché per es. non ha dei tag specifici per i vari tipi di soggetto e i vari tipi di nota. Per cui se una biblioteca usa nel suo gestionale UNIMARC ma il suo software possiede anche le funzioni aggiuntive che permettono alla biblioteca di lavorare in SBN, invierà all'indice SBN un record più preciso (granulare) che verrà automaticamente convertito nel formato SBN e perderà le distinzioni a livello delle note e dei soggetti.
Proprio per questi motivi (e altri) ci sono tutt'ora un numero non indifferente di istituzioni italiane che preferiscono non essere in SBN, non usare quel formato: per es. l'Università di Pisa dove lavora Simona non lavora in SBN e usa il formato UNIMARC per catalogare.
Per cui se Ivan vuole fare la domanda che si è proposto è forse bene che specifichi meglio che cosa intende.
Un buon punto di partenza per capire la distinzione tra standard che regolano il contenuto di un record bibliografico e standard che regolano il formato del record si trova in un articolo inglese del 2007 che contiene una griglia che fa capire le differenze tra i vari standard (di contenuto; di struttura logica del record; di codifica e di scambio). È un articolo molto chiaro su queste questioni e lo consiglio. È uscito su un periodico online gratuito.
Mary W. Elings and Günter Waibel (2007). Metadata for All: Descriptive Standards and Metadata Sharing across Libraries, Archives and Museums, in First Monday, volume 12, number 3, URL: http://firstmonday.org/issues/issue12_3/elings/index.html
Lo schema è questo: la riga degli standard che rientrano nei Data Content rappresenta quelle che sono dette volgarmente le "regole catalografiche" e che per gli americani nel 2007 erano il loro codice nazionale AACR2 (oggi sono le RDA). In Italia il codice nazionale sono le REICAT che dal 2009 hanno sostituito le vecchie RICA del 1979. Le REICAT riprendono lo standard internazionale ISBD + aggiungono specifiche regole italiane.
Invece la riga dei Data structure fa riferimento agli standard che regolano la struttura logica della registrazione bibliografica. È a questo livello, quindi non al livello del Data content, che si situa il problema del formato proprietario di SBN, usato solo in Italia.
Nella prima riga vediamo la bottiglia e il barattolo: in quei contenitori di forma diversa, anche il contenuto assume una forma diversa.
Analogamente: il formato bibliografico SBN è un "contenitore" che dà una particolare struttura al record ed è questa struttura, non il suo contenuto, che è proprietaria perché usata solo in Italia. La traduzione da questa struttura proprietaria di SBN a una struttura internazionale come i formati MARC non potrà mai essere perfetta.
Per cui la domanda potrebbe essere: visto che quando è stato concepito SBN a fine anni '70 e poi lentamente realizzato negli anni '80, il formato UNIMARC era appena nato (prima edizione 1977), è comprensibile che allora potesse essere poco chiara la diffusione che avrebbe avuto, comunque di gran lunga inferiore all'altro standard: MARC21. Oggi, ovviamente col senno di poi, le cose si vedono meglio. Ma proprio per questo: perché quando nel 1996 è stato deciso di "aprire" il formato SBN a software internazionali e si è lentamente arrivati al cosiddetto SBN 2 (andato in porto intorno al 2005) non si è deciso di modificare il formato SBN adeguandolo ai formati internazionali?
Questa mancata decisione non è mai stata giustificata né spiegata. Se alla fine degli anni '70 le idee sugli standard a livello di formato potevano diverse dalle nostre, non si può dire la stessa cosa della fine degli anni '90 quando era chiarissimo il peso che avevano le scelte dei grandi enti internazionali e che cosa sarebbe stato opportuno fare per far evolvere il formato SBN
Per una introduzione a SBN vedi le slides di un corso del 2010: http://www.slideshare.net/mauriziomess/introduzione-a-sbn
La tabella dall'articolo: Mary W. Elings and Günter Waibel (2007). Metadata for All: Descriptive Standards and Metadata Sharing across Libraries, Archives and Museums, in First Monday, volume 12, number 3, URL: http://firstmonday.org/issues/issue12_3/elings/index.html [image: Immagine in linea 1] Pierfranco Minsenti
Il giorno 05 giugno 2013 14:29, Ivan Rachieli ivanrachieli@gmail.com ha scritto:
Ciao a tutti,
l'AIB mi ha invitato a partecipare al convengo del 20 – penso per via dell'articolo su Tropico del Libro – e, come ha chiesto anche a voi, di dire qualcosa in 5 minuti.
Visto che non sono un bibliotecario e non lavoro in biblioteca ho pensato di fare due domande precise che riassumono il mio punto di vista di osservatore (relativamente) esterno e che possono essere un punto di partenza interessante per un'argomentazione rivolta a un pubblico che ha seguito la storia ma non è necessariamente composto di addetti ai lavori:
1.Quali obiettivi hanno guidato la decisione di non adottare da subito formati di catalogazione internazionali standard. 2. Per quale ragione non esiste ancora una politica chiara riguardo l'esposizione dei dati pubblici, e il loro utilizzo.
Di sicuro sono questioni di superficie, ma non sono domande retoriche: sono davvero interessato alla risposte, anche se potrebbero non esserci o essere non particolarmente sensate.
Ivan Rachieli se vuoi sapere più cose su di me, guarda qui: http://iscarlets.tumblr.com/about