Premessa: ho cambiato subject della mail, ma faccio riferimento al thread Articolo open access sull'incontro di Romadel 20giugnohttp://mailman.wikimedia.it/pipermail/bibliotecari/2013-August/001669.html .
*Esporre le informazioni di circolazione in SBN* Secondo me non ha alcun senso. Simpatico. Ma non ha senso. Quando mi interessa sapere se un documento fisico è disponibile? Quando posso prenderlo in mano. Sapere che a Palermo hanno disponibile un libro mentre io abito a Rovigo, che utilità rappresenta? Inoltre non è bene dare per scontato che una cosa "disponibile" per il tuo sistema sistema bibliotecario vattelapesca, sarà disponibile anche per me, non-iscritto allo stesso sistema. Mi interesserebbe sapere la disponibilità solo nel caso di biblioteche vicine alla mia, dove posso andare fisicamente, ma qui starei parlando di una app mobile, non dell'opac sbn dove l'ordine delle localizzazioni è per codice biblioteca.
*ILS-DI Reccomendation* Si tratta di raccomandazioni. Non di una vera e propria specifica. Il paragrafo più interessante è il seguente: "At present, a number of ILS vendors provide proprietary methods for accessing their underlying data stores. These may consist of command-line API tools accessible only for a special fee to trained users, or direct SQL queries against the ILS's database tables. While these methods provide much needed hooks into the ILS, making library resources more widely usable requires a larger, standards-based API. To enable outward integration, organizations will require that ILS's adopt a more standardized method for providing API access to the data store, moving away from traditional library-centric protocols like Z39.50 toward an XML-based web services API model." Il punto era che la crescente diffusione di interfacce da "agganciare" ai gestionali, ha spinto alla definizione di alcune "norme comportamentali" nella definizione di API. Una API è qualcosa di specifico ad una certa applicazione, ma almeno così tutti ci si poteva aspettare di implementare il proprio "discovery layer" aspettandosi di ricevere messaggi formattati in XML a richieste del tipo "dimmi se quella copia è disponibile". Chi ha firmato l'accordohttp://www.libology.com/blog/2008/04/11/berkeley-accord.htmlsono le più grandi aziende del settore e quelle che all'epoca producevano i cosiddetti NextGenOPAC (BiblioCommons, AquaBrowser).
Sono fermamente convinto che le raccomandazioni proposte dal gruppo ILS-DI siano fondamentali per chi intende sviluppare una API per il suo ILS, ma per quanto riguarda l'esposizione di informazioni di circolazione non penso siano il punto di riferimento definitivo per la rappresentazione dei dati. A proposito consiglio di leggere questo post di Jonathan Rochkindhttp://bibwild.wordpress.com/2009/09/10/dlf-ils-di-dlfexpanded-service-for-horizon/ e di dare un'occhiata a questa ontologia in via di definizionehttp://dini-ag-kim.github.io/holding-ontology/holding.html .
*Sviluppare una API per un ILS in Italia* L'ILS di Comperio non implementa le specifiche di ILS-DI, abbiamo una interfaccia SOAP http://en.wikipedia.org/wiki/SOAP che viene usata dal nostro DiscoveryNG. Inoltre usiamo dei campi proprietari UNIMARC (9XX) per informazioni gestionali e di circolazione, visibili nel tracciato XML del record http://bct.comperio.it/data/xml/turbomarc/sbct:catalog:349224 (non usiamo il MARCXML, ma il TURBOMARChttp://www.indexdata.com/blog/2010/05/turbomarc-faster-xml-marc-records). Stiamo lavorando per passare dall'interfaccia SOAP, ad una API REST più aperta e usabile.
Non so come dirlo in maniera pacata, ma non capisco perchè una ditta in Italia dovrebbe mettersi a implementare una API? Quante realtà italiane si trovano ad avere un ILS attaccato ad un OPAC di altra ditta? O ad altri servizi (es. navigazione internet, conteggio accessi, ecc.)? Quante biblioteche italiane sono in grado di implementare servizi su queste ipotetiche API? Attorno ai maggiori prodotti stranieri si è sviluppato un vero e proprio ecosistema di sviluppatori che producono applicazioni, integrazioni, plugin. Mi dite in italia quanti sviluppatori (non sto parlando di "smanettoni") abbiamo in seno ai sistemi bibliotecari? Se penso a tutti i clienti di Comperio, posso dire tremendamente pochi (per la precisione sono 1 e mezzo).
Citando Pierfranco: "Ma quali sono i bibliotecari che capiscono la portata della interoperabilità e la pretendono?" A cui aggiungo: ma se anche i bibliotecari la capissero, chi è che ha scelto fin'ora gli ILS in Italia? E in che modo?
Ciao Giulio