Purtroppo rimanere indenni dalla retorica non è facile in queste occasioni e non ci riesce neppure il messaggio AIB (che certo ci voleva). Perché scrivere:
"il servizio sia prioritario rispetto al software, l’utente sia prioritario rispetto al catalogo il futuro sia prioritario rispetto al passato"
ha tutte le caratteristiche di un discorso un po' retorico a causa dell'uso di affermazioni di principio non accompagnate da un'analisi precisa sul (presunto) tradimento dei principi. Non credo che si troverà mai un solo bibliotecario dell'ICCU che ammetta che per loro il catalogo prevale sull'utente. Possiamo forse dire che in Italia la biblioteconomia tradizionale non ha saputo esprimere con la stessa nettezza usata 20 anni fa da Charles Hildreth il principio che «Bibliographic records are for use» (*), che voleva ricalcare Ranganathan e non ha saputo creare, come aveva fatto Hildreth, un modello del catalogo capace di realizzare quel principio. Gran parte della biblioteconomia italiana legata alla catalogazione è tradizionalista come il resto del paese; e se è aperta all'innovazione è solo teorica, scollata dalla pratica della catalogazione effettiva condotta nelle biblioteche (anche questo, lo scollamento tra una teoria dotta e internazionale ma chiusa negli studi universitari e una pratica di livello un po' troppo impiegatizio, è un problema ricorrente nelle biblioteche). Ma soprattutto affermare che finora il catalogo non ha servito bene l'utente è una affermazione impegnativa: bisognerebbe dimostrarlo e lo si può fare solo proponendo un altro modello. Che significa: è difficile fare messaggi "politici" in biblioteconomia, perché potrebbero essere tali semmai solo come conseguenza indiretta di un messaggio che è innanzitutto "scientifico". O perlomeno le 2 cose devono andare di pari passo altrimenti si rischia lo scivolone retorico.
SBN è uno dei tanti dinosauri italiani, nato vitale e poi via via fossilizzatosi per assenza di idee. È un magnifico specchio (uno dei tanti) di quello che è diventato questo paese negli ultimi 30 anni, in tante cose. Per questo l'aspetto che trovo migliore del messaggio AIB è richiamare gli ideali iniziali che se messi a confronto con l'oggi suggeriscono, come capita per tanti altri casi, l'impressione che ci sia un problema di "decadimento", di elevata differenza tra generazioni: se le idee, lo spirito innovativo, le capacità, e, sottolinerei: anche l'umanità (nel senso di rettitudine, generosità, impegno), della generazione di Vinay erano grandi, quale distanza dalle generazioni venute dopo che hanno dimostrato di non aver coraggio e di voler solo conservare l'esistente fino all'ultimo, finché non sembra più possibile senza un piano di rinnovamento profondo. Ma per rinnovare, per imporre un piano, per tagliare l'inutile e conservare il meglio bisogna avere sia coraggio che potere. E pochissimi hanno sia l'uno che l'altro in un paese estremamente frammentato dove se qualcuno raggiunge una certa posizione , per quanto piccola o grande sarà comunque piena di limitazioni e non gli consentirà di incidere su tutto il resto che gli sta accanto, che è in mano ad altri e risponde ad altri poteri. Da questo punto di vista dobbiamo dirlo: l'intreccio complesso tra amministrazione centrale dello stato e Regioni che ha dato vita alla rete SBN costituisce un nodo molto complicato.
(*) Charles R. Hildreth, Online catalog design models: are we moving in the right direction? Report prepared for the Council on Library Resources, 1995: http://myweb.cwpost.liu.edu/childret/clr-two.html.
Il giorno 25 maggio 2013 10:54, Federico Leva (Nemo) nemowiki@gmail.comha scritto:
Pierfranco Minsenti, 24/05/2013 17:40:
Personalmente sono un po' perplesso sul messaggio AIB:
"E’ necessario costruire un nuovo ambiente cooperativo per il Servizio Bibliotecario Nazionale che produca valore per i cittadini italiani e in cui il servizio sia prioritario rispetto al software, l’utente sia prioritario rispetto al catalogo, il futuro sia prioritario rispetto al passato e alla sua controversa eredità, fatta di scelte che hanno contribuito ad allontanare il contesto bibliotecario italiano dal resto del mondo."
Che finora la gestione SBN dimostri che abbia prevalso il catalogo sull'utente è una cosa di cui è ragionevole dubitare [...]
A me il comunicato sembra molto chiaro nel suo significato, naturalmente politicistico quanto serve: SBN serve, di un catalogo non possiamo fare a meno e molto altro bisognerebbe fare; però non ci limitiamo a difendere il tipico carrozzone di stato e i tagli a prescindere altrimenti ci prestiamo troppo facilmente alle critiche. Oggettivamente, le alte grida lanciate dai vertici di SBN sono risibili e inefficaci.
Nemo