Questo è il thread di cui parlava Raffaele. (io la risposta non l'ho capita)
Aubrey
---------- Forwarded message ---------- From: Rosa Maiello maiello@aib.it Date: 2012/4/5 Subject: Accordo CIPE - OCLC To: AIB-CUR@list.cineca.it
""" OCLC ha definito nel corso del 2010 una serie di linee guida relativamente alla politica di utilizzo dei propri dati (cioè di tutti quelli appartenenti alle biblioteche che li hanno conferiti ad OCLC). In sintesi: "The new policy recognizes as essential the need for OCLC members to share and reuse their data with many partners, across many systems, sites and applications. Our goal in developing this policy was to maximize the possibilities for open data sharing while balancing that imperative with some boundaries intended to sustain WorldCat, the services and outcomes it produces for members, and the OCLC cooperative over the long term. Maggiori informazioni a riguardo possono reperirsi a partire dal seguente indirizzo: http://www.oclc.org/US/EN/worldcat/recorduse/default.htm """ (Gabriele Lunati)
Tenuto conto che CIPE e OCLC sono entrambe organizzazioni no profit, che i dati forniti da CIPE non vengono ceduti a titolo oneroso o in via esclusiva, e che OCLC dichiara nella policy citata da Lunati che i dati conferiti possono essere riutilizzati dai singoli partner come vogliono, come ha osservato Pavoletti è applicabile l'art. 8 della Convenzione SBN ("I dati prelevati, nei casi di cui all'art. 7, possono essere liberamente e senza alcuna limitazione utilizzati per scopi personali dal soggetto che li ha prelevati. Possono inoltre essere .... ceduti a terzi a titolo gratuito"). Posto quindi che si è trattato di una transazione legittima, sarebbe interessante sapere se anche l'ICCU abbia già valutato l'opportunità di stipulare accordi con OCLC e qual è l'esito di questa eventuale valutazione.
Questa discussione offre poi lo spunto per ricordare che in linea generale i dati pubblici (útti conoscibili da chiunque) dovrebbero essere disponibili a tutti, compresi i privati per le loro iniziative commerciali. Riguardo a quelli in possesso di soggetti pubblici, suggerisco di guardare le pagine dell'UE sul riuso dei dati pubblici: http://ec.europa.eu/information_society/policy/psi/index_en.htm.
La Direttiva 2003/98/EC ( http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2003:345:0090:009... ), recepita in Italia con D.Lgs. 36/2006 e successive modifiche (consiglio di cercarne su www.normattiva.it il testo aggiornato), allo scopo di assicurare trasparenza e prevenire pratiche discriminatorie e barriere al mercato, afferma la regola generale della libertà di riuso dell'informazione di fonte pubblica, con eccezioni in rapporto alla tutela della privacy, alla tutela della proprietà intellettuale di terze parti, e a quella della sicurezza pubblica. Molti la hanno giudicata poco soddisfacente, perché gli obblighi che pone alle pubbliche amministrazioni sono complessivamente piuttosto tenui. Ad ogni modo vi si afferma il principio per cui le pubbliche amministrazioni devono rendere disponibili i propri dati anche per utilizzazioni commerciali e non devono cederne l'esclusiva a singoli soggetti.
La direttiva vigente esclude espressamente i dati delle università, delle biblioteche, degli archivi e dei musei, ma nel 2011 la Commissione Europea ha promosso una rilevazione sull'impatto economico del riuso dell'informazione di fonte pubblica, dai cui risultati è scaturita una proposta di revisione della Direttiva del 2003, che potete leggere qui: http://ec.europa.eu/information_society/policy/psi/docs/pdfs/directive_propo... . La riforma mira a: - includere istituti di formazione e di ricerca, biblioteche, archivi e musei nel suo raggio d'azione; - limitare alle sole spese vive l'importo degli eventuali pagamenti ai soggetti pubblici per la fornitura delle informazioni da questi fornite, pagamenti da considerarsi comunque eccezionali; - introdurre strumenti di monitoraggio sull'effettiva applicazione delle norme da parte delle pubbliche amministrazioni; - assicurare l'interoperabilità tra i sistemi informativi dei soggetti pubblici.
La proposta di revisione è attualmente in discussione al Parlamento europeo e, finché non si giungerà a un testo definitivo, le biblioteche restano escluse dall'applicazione della normativa sul riuso. Se fosse già in vigore, il problema del riuso, anche a scopo commerciale, dei dati presenti nei nostri cataloghi non si porrebbe neppure.
Le associazioni bibliotecarie europee hanno cominciato a esaminare lo schema di riforma e vi aggiorneremo sugli sviluppi. Profitto anzi per dire che eventuali commenti e pareri in proposito da parte dei colleghi saranno benvenuti (potete inviarli anche all'indirizzo che trovate in calce).
Saluti a tutti,
Rosa Maiello AIB - Osservatorio su Diritto d'autore e Open Access copyroa@aib.it Coordinatore, maiello@aib.it