Il giorno 23 luglio 2013 18:36, Giulio Bonanome gbonanome@gmail.com ha scritto:
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Sì, già succede per questo Polo: http://www.iccu.sbn.it/opencms/opencms/it/main/sbn/poli_biblioteche/italia/l... OPAC della Biblioteca Ambrosiana: http://ambrosiana.comperio.it/ - OPAC dell'Isimbardi: http://isimbardi.comperio.it/ È anche capitato di avere un sistema con un unico gestionale (Clavis) e due DiscoveryNG diversi, ma è una soluzione che non mi piace granchè per come è fatta l'architettura dei nostri software.
Però: interessante. Una bella differenza e quindi pieno controllo sull'interfaccia per mantenere una immagine autonoma.
Di nuovo il problema dipende dalla esistenza necessaria in SBN dei Poli
(perché? questo punto è il punto critico).
Ottima domanda: ma SBN è la catalogazione partecipata oppure l'OPAC SBN? A quale delle due cose si vuole dare priorità? Entrambe?
No. Il Polo può anche essere monobiblioteca, monoistituzione: in quel caso si chiamerebbe "polo", ma è pur sempre una biblioteca. Qundi è solo una quesitone nominalistica? Basta che dai ragione a quelli di SBn e ti fai chiamare Polo e poi hai raggiunto lo scopo dell'adesione? Non è una questione solo nominalistica. Perché l'architettura a Poli è un sistema per ridurre i nodi in colloquio con l'Indice dato che alla formazione di un Polo dà parere il comitato regionale per SBN, che quindi può rispondere negativamente. La riduzione dei nodi (i Poli) in colloquio con l'Indice sarà un vantaggio per l'Indice. Ma è una di quelle tipiche esigenze che sono in contrasto con chi vede le cose dal basso: il mondo delle biblioteche. Per es.: se io sono nel territorio X, dove c'è il Polo Z che usa il software zeta, ma io ho il software Alpha e non posso/non voglio cambiarlo per adottare il software zeta è chiaro che ho solo 2 alternative: fondo un Polo nuovo basato sul software Alpha oppure sto fuori. Non ci sono altre alternative. Ma la prima alternaitva è scoraggiata. È da qui che si vede che SBN con l'architettura a Poli pone vincoli ed è rigido.
I Poli credo servano solo come livello intermedio per la catalogazione partecipata. Però questa, allettante per le biblioteche di pubblica lettura, potrebbe essere soppiantata da un provider di record "grezzi" (come avviene all'esterohttp://www.bowker.co.uk/en-UK/products/servlib_biblio_data.shtmle da qualche parte anche già in Italia). Dell'OPAC SBN ci sarebbe utilità se si parlasse di un catalogo che aggrega risorse difficilmente reperibili e che quindi vanno cercate su tutto il territorio nazionale (quindi le biblioteche di conservazione o speciali). Francamente non ho mai capito l'utilità di partecipare al catalogo nazionale per la piccola biblioteca pubblica di provincia (e se mi dite "potrebbe avere quell'unica copia donata e autografata da chissacchì di quel particolarissimo titolo", rispondo "che mandi quel titolo a qualche biblioteca specializzata").
Sono d'accordo in parte: pensiamo che una grande biblioteca di pubblica lettura come la New York Public Library partecipa a WorldCat. E questo ho solo un esempio che ho controllato per curiosità. Penso che lo faccia per usufruire della rete di prestito ILL fondata su WolrdCat. Credo che la stessa motivazione potrebbe spingere una biblioteca a partecipare a SBN;: per usufruire della rete SBN-ILL. Però concordo che non esiste una esigenza vera di dare visibilità nazionale a quei patrimoni.
Il problema è che nessuna ditta italiana ha firmato l'accordo americano
del 2008 per l'esposizione aperta dei dati di disponibilità da parte dei gestionali sponsorizzato dalla Digital Library Federation che ha creato il gruppo di lavoro ILS Discovery Interface Task Group (ILS-DI) da cui è uscito il documento di raccomandazioni tecniche: "An API for effective interoperation between integrated library systems and external discovery applications"
Beh, se posso parlare a nome delle ditte italiane :P non è che ci sia molto da sottoscrivere. Hanno prodotto delle "raccomandazioni" su come dovrebbe essere costruita una API per ottenere informazioni di circolazione. Ma di possibilità ce ne sono anche altre: http://gbv.github.io/daiaspec/daia.html; oppure potrei avere una API che usa http://archive.ifla.org/VI/8/projects/UNIMARC-HoldingsFormat.pdf oppure esporre le stesse informazioni tramite linked data
Ah, beh, certo: si può fare in vari modi. Ma il fatto di aderire a una modalità "standard", seguita da altri, è un vantaggio per chi deve interfacciarsi.
Quindi una delle evoluzioni di SBN per rispondere alle esigenze e critiche
delle biblioteche dovrebbe essere questa: adozione di gestionali che:
- hanno un opac personalizzabile in tutto in N profili realmente diversi;
- esposizione tramite web services standard dei dati di disponibilità
Questo consentirebbe di aggregarsi in un Polo ma senza perdere visibilità.
Ma perchè per far parte di SBN le biblioteche devono cambiare gestionale? Non può essere SBN a diventare più inclusivo e accettare i dati di tutti (almeno per l'OPAC)? Quali sono i vantaggi per una biblioteca ad aggregarsi ad un Polo?
Il punto non è che le biblioteche "devono" per forza cambiare gestionale per aderire a SBN. Ma potrebbero essere in un certo senso forzate a farlo per la quesitone spiegata sopra del meccanismo dei Poli. Il caso che ho esemplificato è reale: le biblioteche del sistema urbano di Venezia avevano un software che non coincideva con quello del Polo di Venezia (Polo VEA) e con quello del Polo Regionale Veneto. E sembrava che il Comune non fosse intenzionato a dargli i soldi per adottare il gestionale di uno dei due poli vicini = per pagare la loro quota di adesione, perché certo il Polo VEA non poteva farli entrare gratuitamente. Per cui non potendo/volendo fare la spesa, hanno percorso l'altra strada: hanno formato un nuovo piccolo Polo tenendosi il loro gestionale (che comunque era abilitato per SBN). Ma pochi giorni fa ho saputo che adesso vogliono entrare nel Polo regionale. Quindi tutto da rifare. Non so: forse non si sono trovati bene e adesso riescono a fare il passaggio.
pierfranco