Il giorno 06 agosto 2013 10:09, Zeno Tajoli z.tajoli@cineca.it ha scritto:
Ciao a tutti,
Ma usano delle API standard o ognuno ha la sua soluzione?
C'e' un po di tutto.
Exlibris: API del Berkeley Accord citato da Pierfranco + altri standard + API proprietarie Millennium: altri standard e API proprietarie, http://www.eiug.org/c2011/MillenniumAPIs.pptx Koha: API del Berkeley Accord citato da Pierfranco + altri standard + API proprietarie Comperio: qui e' meglio che risponda Giulio Buonanome.
Tendenzialmente il Berkeley Accord è una base minima su cui poi si inseriscono altre componenti.
Ecco: questo è l'aspetto interessante di questo approccio condiviso del Berkeley Accord del 2008: impegnarsi per realizzare una base minima comune, che non esclude però altre specificazioni. Il punto è: impegnarsi sui dati aperti, tutti (o, per lo meno, un po' di fornitori) e creare così le condizioni per un mercato dove l'interoperabilità non è un optional ma uno standard.
Prendiamo il caso di una ditta che ha firmato l'accordo: Ex Libris. Produce vari prodotti ma prendiamone 2 in particolare: Aleph e Primo. Primo è solo interfaccia di discovery e può interfacciarsi con un gestionale di altri produttori purché questo sia interoperabile. Nel mondo dell'interoperabilità puoi vendere il prodotto grosso e costoso, il gestionale, oppure puoi vendere solo una interfaccia di discovery: puoi cioè diversificare le tue linee di prodotto e avere clienti che comprano solo l'una o l'altra. Ma questo richiede l'interoperabilità. In un mercato dominato dall'interoperabilità si aprono più opportunità per tutti: anche per le ditte perché creano nuovi prodotti e conquistano nuovi clienti che magari acquistano solo una specifica applicazione e la combinano con un altra. I vantaggi ci sono sia per le ditte che per i clienti: ma tutto diventa più competitivo. Bisogna saper rinunciare ai prodotti chiusi per arrivare a vedere queste opportunità. Si capisce che c'è chi come per es. l'ex CILEA (scusate ma è più chiaro se uso questa espressione) avrebbe più spazio di azione e di proposta in un mercato realmente aperto e che fa della interoperabilità il proprio standard. Si creerebbero maggiori opportunità per tutti. È come liberare la concorrenza. Ma quali sono i bibliotecari che capiscono la portata della interoperabilità e la pretendono? O forse il problema è che molti, troppi bibliotecari a causa di SBN non si mai occupati di queste cose perché tutte le decisioni venivano prese dalle istituzioni locali che controllavano le ditte a partecipazione statale che sviluppavano i software per SBN1? Quante responsabilità ha avuto SBN nel creare assenza di competenze e responsabilizzazione nei bibliotecari, istruiti solo per inserire records nel sistema e nient'altro che quello?
pierfranco
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