Gli esempi spiegano meglio i problemi e quando ho fatto l'intervento a Firenze venerdì 28 sul problema dell'attendibilità dei testi pubblicati su Wikisource ho usato un esempio preciso: quello che racconta il libro di Adriano Sofri: "Machiavelli, Tupac e la Principessa" (Sellerio, 2013), definito dallo stesso autore come «un guazzabuglio. Tratta di Nicolò Machiavelli. Di grandi questioni e di storie piccole…» (p. 15).
Adesso racconto precisamente la cosa con il libro davanti. La scoperta che Sofri racconta in questo libro e che riguarda Wikisource si trova nel capitolo 1: "La fortuna e l'altra metà, o poco meno", in particolare alle pagine 23-26.
Il discorso si riferisce al capitolo 25 del "Principe" di Machiavelli che parla del peso che ha la Fortuna nelle vicende umane e dello spazio di azione che rimane all'uomo per intervenire consapevolmente sulla Storia.
Qui Sofri parla della edizione del "Principe" che si trova su Wikisource qui: http://it.wikisource.org/wiki/Il_Principe e degli scostamenti che emergono in questa edizione sia con il manoscritto originale di Machiavelli, sia con le edizioni odierne che riproducono fedelmente il testo oriiginale.
Si accorge degli scostamenti a partire da un passo del cap. 25 del "Principe" che riguarda il rapporto tra libero arbitrio e fortuna: in quale quota agiscono l'una e l'altra sulla storia umana.
Cito da Sofri (p. 26):
«La gente può consultare il testo del capitolo 25 in rete, per esempio su Wikisource, e trovare questa versione: "Nondimanco, perché il nostro libero arbitrio non sia spento, giudico potere esser vero, che la fortuna sia arbitra della metà delle azioni nostre, ma che ancora ella ne lasci governare l'altra metà, o poco meno, a noi".»
Sofri dice che alla lettura del passo ha fatto un salto sulla sedia perché non è la versione corretta, quella di Machiavelli. La versione corretta è:
"Non di manco, perché il nostro libero arbitrio non sia spento, giudico potere essere vero che la fortuna sia arbitra della metà delle azioni nostre, ma che etiam lei ne lasci governare l'altra metà, o presso, a noi".
La differenza che sottolinea Sofri riguarda soprattutto questi deu elmenti:
«ma che ancora ella ne lasci governare l'altra metà, o poco meno, a noi» (Wikisource)
e:
«ma che etiam lei ne lasci governare l'altra metà, o presso, a noi» (testo a stampa utilizzato da Sofri).
Il problema che si pone Sofri non è semplicemente filogico ma riguarda l'interpretazione del testo, il significato di "presso": come forma antica di "pressappoco", "quasi" e che può essere interpretato in due modi: 1) quasi, all'incirca: cioè virtù umana e fortuna influiscono pressappoco allo stesso modo, non c'è una che prevale necessariamente; 2) poco meno: significa che l'agire umano è sempre meno forte della Fortuna;
La prima interpretazione è sostenuta da Giorgio Inglese,e che Sofri menziona come il più autorevole editore del "Principe". La seconda interpretazione è quella sostenuta da Sofri.
Esiste quindi un dibattito di natura interpretativa che dipende dalla interpretazione del reale senso dell'espressione usata da Machiavelli.
Sofri dice che dopo aver letto il testo su Wikisource ha fatto un salto sulla sedia:
«… tenevo molto al mio "presso" e al suo significato di "poco meno", ma qui me lo trovavo di fronte come se l'avesse scritto Machiavelli. Non mi sono illuso: "metà, o poco meno" è un'espressione assai più banale di "metà", o presso", dunque non poteva essere quella originaria. Un copista peggiora, non migliora. […] Wikisource fornisce correttamente le "informazioni sulla fonte del testo" che ha usato: è un'edizione del "Principe" con la data del 1814 e il luogo "Italia" posseduta dalla New York Public Library e là scansionata. Non porta indicazioni di curatori o editori. Ho subito letto il pdf: non era una vera "traduzione", sembrava piuttosto un aggiustamento del testo, per renderlo più accessibile e discorsivo […] A questo punto volevo venirne a capo».
In sostanza, l'edizione del 1814 usata da Wikisource e digitalizzata dalla New York Public Library è una ristampa dell'anno precedente dell'edizione del "Principe" contenuta nel volume 4 delle Opere in 8 volumi. Ma se si controlla il manoscritto (anche quesot è digitalizzato) si scopre che contiene la lezione «o presso». A questo punto Sofri confronta le edizioni più antiche e scopre che tutte si discostano dal testo originale di Machiavelli e contengono la stessa variante contenuta anche nell'edizione del 1814 digitalizzata dalla New York Public Library. In pratica la prima edizione a stampa del "Principe", pubblicata a Roma dalla tipografia Blado nel 1532, contiene questa manomissione a opera del tipografo, che anche in altri punti si distaccò dal manoscritto originale. Tutte le edizioni successive fino al XIX secolo riprodussero la prima edizione, non il testo del manoscritto originale. Il primo a operare un confronto con il manoscritto originale fu Giuseppe Lisio per l'edizione del "Principe" del 1899. Nel frattempo però per secoli i lettori lessero la versione Blado e anche le traduzioni in altre lingue la seguivano. Sofri conclude: «e così compare tuttora in un gran numero di siti web perché la rete è conservatrice».
Quando ho letto il libro di Sofri sono andato a controllare la mia edizione scolastica, dei tempi del liceo, stampata da Loescher, e ho visto che riporta la versione del manoscritto, quella originale. Quindi i testi attuali non sono come quello digitalizzato dalla New York Public Library e finito anche su Wikisource.
Questa ricostruzione di Sofri è molto interessante perché per la prima volta mi succede di veder emergere il problema dell'autorevolezza delle edizioni online. Emerge grazie al confronto con edizioni filologicamente corrette. Quando Sofri dice che la Rete è "conservatrice", vuole anche dire che replica gli errori, perché molte risorse digitali sono l'una la copia dell'altra e ne mantengono i problemi.
Questo esempio (consiglio di leggerlo per esteso nel libro di Sofri) è illuminante per dire che non è affatto secondario porsi il problema del testo da riprodurre, che quindi riusare edizioni digitalizzate da altri è rischioso perché può creare questi problemi. Il livello delle edizioni scolastiche di oggi non è così. Vogliamo allora dare allo studente una edizione online gratuita all'altezza delle edizioni scolastiche?
Ma soprattutto noto che nel dibattito che c'è stato sono emerse posizioni relativiste e piuttosto banalizzanti che intendono giustificarsi con questi argomenti:
1) al lettore "comune" non specialista interessa un presunto testo di grado zero, definito in maniera negativa come testo non da specialisti. Manca, ed è evidente, una definizione precisa e in positivo del testo da introdurre su Wikisopurce. Manca un preciso riferimento a un metodo di lavoro che garantisca la qualità, un protocollo di selezione dell'edizione da pubblicare;
2) anche quando va in biblioteca il lettore detto "comune" non avrebbe aspettative specifiche, non conosce e non chiede una edizione specifica. Ma questo per me significa che è responsabilità del bibliotecario porsi il problema della selezione. Non significa certo che è un problema secondario, inessenziale perché tanto l'utente non sa.
Soprattutto non è questo approccio generico quello seguito da Wikipedia, perlomeno nelle voci ben fatte sulle opere (per es. quella sullo Zibaldone). Qui vengono dati riferimenti precisi, corretti, aggiornati, all'edizione autorevole. Perché lo si ritiene doveroso per una enciclopedia, giustamente. Quindi Wikisource non può adottare una policy vaga non foss'altro che non è questo l'approccio delle voci della enciclopedia Wikipedia per cui si crea un divario di approccio non giustificato, o perlomeno non trasparente.
Per tornare all'esempio proposto: l'edizione del "Principe" di Machiavelli contenuta su Wikisource a http://it.wikisource.org/wiki/Il_Principe è sempre quella del 1814 con le sue manomissioni. Quindi non raggiunge il livello da "lettore comune" che invcece raggiunge una comune edizione scolastica '900ntesca.
Pierfranco