Ciao a tutti,
cambio thread perchè ad un certo punto si è andati un po' oltre alla domanda "Biblioteche non in SBN, perchèhttp://mailman.wikimedia.it/pipermail/bibliotecari/2013-July/001551.html ".
Al di là della speculazioni sul passato, credo bisognerebbe chiedere oggi ai referenti dei sistemi bibliotecari, i quali potrebbero rispondere "che vantaggi mi offre partecipare a SBN? Che sacrifici comporta?". Secondo me, alla domanda sui vantaggi, dovrebbe rispondere il #nuovosbn che potrebbe emergere dai prossimi incontri del Comitato Nazionale, o dalle iniziative che promuoverà l'ICCU.
Forse Giulio puo dirci se le biblioteche di un Polo che avesse
Clavis+DiscoveryNG potrebbero, se volssero, avere ognuna un opac completamente diverso? E se hanno tra i loro clienti gruppi, anche non SBN, dove partecipano biblioteche di enti diversi che hanno queste esigenze?
* * Sì, già succede per questo Polo: http://www.iccu.sbn.it/opencms/opencms/it/main/sbn/poli_biblioteche/italia/l... OPAC della Biblioteca Ambrosiana: http://ambrosiana.comperio.it/ - OPAC dell'Isimbardi: http://isimbardi.comperio.it/ È anche capitato di avere un sistema con un unico gestionale (Clavis) e due DiscoveryNG diversi, ma è una soluzione che non mi piace granchè per come è fatta l'architettura dei nostri software.
Di nuovo il problema dipende dalla esistenza necessaria in SBN dei Poli
(perché? questo punto è il punto critico).
Ottima domanda: ma SBN è la catalogazione partecipata oppure l'OPAC SBN? A quale delle due cose si vuole dare priorità? Entrambe? I Poli credo servano solo come livello intermedio per la catalogazione partecipata. Però questa, allettante per le biblioteche di pubblica lettura, potrebbe essere soppiantata da un provider di record "grezzi" (come avviene all'esterohttp://www.bowker.co.uk/en-UK/products/servlib_biblio_data.shtmle da qualche parte anche già in Italia). Dell'OPAC SBN ci sarebbe utilità se si parlasse di un catalogo che aggrega risorse difficilmente reperibili e che quindi vanno cercate su tutto il territorio nazionale (quindi le biblioteche di conservazione o speciali). Francamente non ho mai capito l'utilità di partecipare al catalogo nazionale per la piccola biblioteca pubblica di provincia (e se mi dite "potrebbe avere quell'unica copia donata e autografata da chissacchì di quel particolarissimo titolo", rispondo "che mandi quel titolo a qualche biblioteca specializzata").
Il problema è che nessuna ditta italiana ha firmato l'accordo americano
del 2008 per l'esposizione aperta dei dati di disponibilità da parte dei gestionali sponsorizzato dalla Digital Library Federation che ha creato il gruppo di lavoro ILS Discovery Interface Task Group (ILS-DI) da cui è uscito il documento di raccomandazioni tecniche: "An API for effective interoperation between integrated library systems and external discovery applications"
Beh, se posso parlare a nome delle ditte italiane :P non è che ci sia molto da sottoscrivere. Hanno prodotto delle "raccomandazioni" su come dovrebbe essere costruita una API per ottenere informazioni di circolazione. Ma di possibilità ce ne sono anche altre: http://gbv.github.io/daiaspec/daia.html; oppure potrei avere una API che usa http://archive.ifla.org/VI/8/projects/UNIMARC-HoldingsFormat.pdf oppure esporre le stesse informazioni tramite linked data
Quindi una delle evoluzioni di SBN per rispondere alle esigenze e critiche
delle biblioteche dovrebbe essere questa: adozione di gestionali che:
- hanno un opac personalizzabile in tutto in N profili realmente diversi;
- esposizione tramite web services standard dei dati di disponibilità
Questo consentirebbe di aggregarsi in un Polo ma senza perdere visibilità.
Ma perchè per far parte di SBN le biblioteche devono cambiare gestionale? Non può essere SBN a diventare più inclusivo e accettare i dati di tutti (almeno per l'OPAC)? Quali sono i vantaggi per una biblioteca ad aggregarsi ad un Polo?
Ciao Giulio