a Bologna quel genere di servizio lo abbiamo ancora (lo fanno quasi tutti in realtà ormai) ma gli episodi come quelli che racconta Susanna sono sempre stati episodi, appunto, e ultimamente si sono ridotti drasticamente
quello che fa la nypl mi pare un'operazione di recupero storico, abbastanza blanda se il posto in cui andranno a finire le schede è instagram. Comunque la differenza culturale si vede benissimo anche nell'editoria: quando aprimmo la sala reference di salaborsa (facendo un'enorme quantità di acquisti, intorno al 2000) il problema fu proprio trovare opere di reference in italiano che rispondessero a domande non accademiche o tipicamente enciclopediche. Finimmo infatti per comprare molte cose americane, col risultato abbastanza strambo che poco lontano dal Digesto del diritto penale si trovava il dizionario dei serial killer di un qualche piccolo (o grande) editore statunitense. Per un po' quelle opere furono anche usate, poi arrivò una nota enciclopedia online :-)
v.
2014-12-21 14:49 GMT+01:00 giaccai@gmail.com:
In realtà in Toscana per una decina di anni un gruppetto di bibliotecari di una decina di biblioteche ha gestito un servizio di reference digitale usando un applicativo di OCLC. Il sistema consentiva di registrare domande e risposte. E si trattava di domande di tipo generico. Mi ricordo una era: come mai questa marca di biscotti si chiama cosi? I bibliotecari hanno trovato la risposta; e nei mesi successivi sulla scatola è comparsa la spiegazione ;-) Buona domenica Susanna
Susanna Giaccai invio da cellulare
Il 21/dic/2014 13:25 "Andrea Zanni" zanni.andrea84@gmail.com ha scritto:
Interessante.
Ho paura che questa cosa però abbia già i propri competitor (e competitor molto seri):
- StackOverflow http://stackoverflow.com/ per i programmatori
- StackExchange http://stackexchange.com/: 100 altri siti simili
per 100 altri topic
- Quora http://quora.com: anche questo un sito di Q&A generalista
(e leggermente meno “nerd” degli altri due)
Anche io ho la percezione che in Italia il reference sia completamente un’altra cosa (anche perchè, purtroppo, le poche volte che l’ho provato non sono riuscito a scoprire nulla di quello che già sapevo).
Andrea
2014-12-21 11:06 GMT+01:00 Virginia Gentilini < virginia.gentilini@gmail.com>:
grazie Federico della segnalazione
mi fa venire in mente due cose
la prima è come diavolo facessero a tenere nota di tutto ciò in forma scritta prima che il reference fosse digitale, e credo che la risposta sia: disponibilità di un'infinita forza lavoro (sigh per noi)
la seconda mette in luce la differenza radicale fra le biblioteche pubbliche USA e quelle italiane: in Italia non è mai esistita la tradizione di andare in biblioteca a chiedere "che vestito si suppone io mi metta". Da sempre qualunque strato sociale percepisce la biblioteca in Italia come il luogo dove si possono fare domande, ma quasi esclusivamente di carattere bibliografico. Niente di nuovo ma questo la dce lunga sulle probabilità di sopravvivenza (anche a livello simbolico) di queste istituzioni nei diversi paesi
ciao, virginia
2014-12-21 10:33 GMT+01:00 Federico Leva (Nemo) nemowiki@gmail.com:
http://www.npr.org/blogs/theprotojournalist/2014/12/20/ 371851621/before-google-who-knew (via nikerabbit) La New York Public Library ne fa un'altra, sbatteranno in http://instagram.com/nypl decenni di schede riportanti le domande poste dai cittadini, dove il bibliotecario è/era l'unica salvezza.
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