Il giorno 10 dicembre 2014 11:46, Enrico Francese efrancese@gmail.com ha scritto:
Lo stupore di Sofri e' un po' ingenuo: se fosse entrato in una biblioteca universitaria avrebbe potuto trovare, fra le altre, la stessa edizione del 1899 e avrebbe trovato la stessa variante.... Quello che si dimentica e' che "online NON C'E' TUTTO" - finche' non ce lo si mette.
Secondo me non è "ingenuo" lo stupore di Sofri. Io penso che le sue aspettative siano quelle di tutti: cioè che quando è presente una unica edizione digitalizzata, ed è il caso di Wikisource, sia quella che corrisponde alla qualità/autorevolezza di una edizione moderna di livello "scolastico" e chiamo "scolastico" un livello che pretende di dare un testo "citabile". Questo secondo me dovrebbe essere l'obiettivo principale, a cui si può ovviare nel caso di opere molto particolari come lo Zibaldone, peché l'edizione considerata attendibile magari è piuttosto recente e quindi può essere coperta da diritti. Nel caso dello Zibaldone, mettere la prima edizione a stampa, come è stato fatto su Wikisource, ha anche un senso.
In definitiva, io trovo molto interessante il problema sollevato ed è sopratuttto per questo che non lo interpreteri come frutto di una aspettativa ingenua. Anzi, è un problema grosso. Quello che in inglese si direbbe The elephant in the room Meriterebbe analisi più vaste approfondite. Potrebbe dare adito a chissà quante tesi di ricerca.
Sarebbe già solo utile far emergere tutte le questioni che si vedono intrecciate tra loro: 1) il fatto che in rete esistono tante edizioni digitali dello stesso testo, ma magari sono tutte identiche perché discendono dalla stessa famiglia; 2) il fatto che non c'è molta trasparenza, mancano infromazioni utili che aiutino a distinguere la validità delle edizioni riprodotte manca una sorta di bollino di qualità frutto di un protocollo di selezione condiviso, che è poi il problema che segnalava Karen nel suo post del 2012; 3) manca la figura del filologo digitale che fa operazioni di analisi e distinzione sul tipo di quella che fa Sofri per il "Principe"; 4) sarebbe un ruolo da far rientrare nelle Digital Humanities e ce ne sarebbe bisongo: una idea innovativa per i Diapritmenti di Filogoia delle Università italiane; 5) è un problema diffuso: lo si vede dal fatto che le questioni sul Principe di machiavelli emergono dalla copia che la New York Public Library aveva deciso di digitalzizare; 6) è anche un problema per gli utenti: come fanno a fidarsi? ci vuole Information literacy anche su quesot punto. 7) infine il problema del copyright che impedisce il riuso di una buona edizione affiabile fatta recentemente. Secondo me qui sarebbe bello che ci fosse una iniziativa nazionale, sostenuta da qualche ministero: finanziamenti pubblici per aiutare gli editori nell'invesitmento che ci vuole per fare buone edizioni critiche, ma con l'obbligo di rendere liberamente riusabile il puro testo in formato digitale per altre iniziaitve. Perché ci vuole un progetto nazionale pubblico per trovare una soluzione alla comprensibile necessità da parte dell'editore di ottenere un rientro economico per rendere sostenibile l'operazione su cui investe. In ogni caso l'editore sarà libero di arricchire l'edizione critica cn apparati critici che la renderanno competivitiva per la vendita, sia in formato a stampa che digitale.
Pierfranco
Il giorno 8 dicembre 2014 23:35, Andrea Zanni zanni.andrea84@gmail.com ha scritto:
2014-12-08 22:27 GMT+01:00 Pierfranco Minsenti < pierfranco.minsenti@gmail.com>:
Soprattutto non è questo approccio generico quello seguito da Wikipedia, perlomeno nelle voci ben fatte sulle opere (per es. quella sullo Zibaldone). Qui vengono dati riferimenti precisi, corretti, aggiornati, all'edizione autorevole. Perché lo si ritiene doveroso per una enciclopedia, giustamente. Quindi Wikisource non può adottare una policy vaga non foss'altro che non è questo l'approccio delle voci della enciclopedia Wikipedia per cui si crea un divario di approccio non giustificato, o perlomeno non trasparente.
Non riesco a capire cosa ti sfugga del fatto che Wikisource ha, da circa 7 anni, una ventina di utenti attivi che all'inizio erano circa 5... Wikipedia ne ha centinaia e centinaia. E' ovvio che c'è un problema di numeri, di competenze, di attenzione, di risorse limitate. Ripeto che sono d'accordo con quello che dici, tranne che ritengo sia tua responsabilità (in quanto utente) andare su Wikisource e proporre una policy migliore dell'attuale. Wikisource è un bene comune e quindi è di tutti e quindi anche tuo (in soldoni, è il cambio di prospettiva che ci tengo a far passare).
Per esempio potresti andare qui e suggerire quali sono le edizioni attendibili, testo per testo: https://it.wikisource.org/wiki/Wikisource:Canone
Dal mio punto di vista, questo è un ottimo lavoro per bibliotecari ed esperti. Buon lavoro :-)
Andrea
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
-- Enrico Francese http://fraenrico.carcosa.it
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari