Ciao (perdonate il cross posting), è finalmente ufficiale la presenza di Wikimedia Italia a un evento che si terrà a Milano mercoledì prossimo, il 19, presso la Sala del Grechetto alla Sormani. Mi pare che online ci sia solo questa notizia [1], che sta però girando su alcune liste di discussione.
Questo il messaggio di Stefano Parise, direttore del settore Biblioteche del Comune di Milano:
Il Sistema Bibliotecario Urbano di Milano, in occasione della pubblicazione del libro di Aurelio Aghemo, Biblioteche 2.0 (Editrice Bibliografica, 2014), vi invita a partecipare all'incontro "Biblioteche 2.0, 3.0... e poi? La mediazione informativa nell'era digitale", che si terrà mercoledì 19 novembre 2014 alle ore 18 nella Sala del Grechetto della Biblioteca Comunale Centrale (Palazzo Sormani, Corso di Porta Vittoria 6).
Sarà presente l'autore, che converserà con Virgilia Gentilini (Wikimedia Italia) e con Fabio Venuda (Università degli Studi di Milano) del rapporto fra servizi bibliotecari e tecnologie dell'informazione e del futuro della mediazione informativa nel contesto digitale.
L'incontro è parte della rassegna BookStories. Conversazioni sul futuro della lettura con cui vogliamo mantenere viva a Milano la riflessione sul futuro dei libri e della lettura attraverso una serie di incontri dedicati alla situazione e alle prospettive dell'editoria, al ruolo delle biblioteche e delle librerie, all'impatto delle tecnologie sulle pratiche di lettura e a tutto quanto ruota attorno alle professioni del libro.
L'ingresso è libero fino ad esaurimento posti.
[1] http://mssormani.comune.milano.it/Allegati/Grechetto_novembre.pdf
Sinceramente l'ultima cosa che avrei voluto vedere è un titolo come questo: Biblioteche 2.0 (Editrice Bibliografica, 2014). A giudicare dalla pagina web informativa "sembra" di capire che il contenuto è altro. Ma perché allora un titolo basato sull'ennesima riproposizione di un'espressione ormai usurata come "2.0" a ben 10 anni dall'invenzione dello slogan originario Web 2.0?
Io vorrei semmai vedere biblioteche che:
1) per ripensarsi non vanno a prendere all'esterno modelli che oltrettutto sono slogan già usurati;
2) che fanno proprie le critiche ormai stra diffuse alle posizioni ingenuo-entusiaste legate al 2.0 e che avevano trovato in Italia una espressione anticipatrice: per es. nel libro di Fabio Metitieri, "Il grande inganno del Web 2.0", Laterza, 2009. Da riscoprire. Scriveva Riccardo Ridi nell'articolo: "Senza troppi inchini. Un ricordo di Fabio Metitieri" (Biblioteche oggi, giugno 2009, http://www.bibliotecheoggi.it/content/20090503501.pdf) «incita i bibliotecari a non farsi irretire dalla “fuffa” 2.0 per l’ansia di essere "up to date", tradendo i propri valori e le proprie competenze fondamentali. Un libro, quindi, di cui tutti i bibliotecari dovrebbero essere grati a Metitieri, per entrambi i motivi».
Dov'è oggi il libro di biblioteconomia italiana che parla di biblioteche pubbliche (il caso delle biblioteche universitarie è diverso perché la consapevolezza della necessità di acquisire un filtro critico è da tempo molto diffusa tramite l'information literacy) ponendosi in continuità con il libro di Metitieri, e cioè sia capace di riflettere le posizioni critiche di libri come, solo per restare in Italia, «La Rete è libera e democratica». (Falso!) di Ippolita (Laterza)?
3) biblioteche che si ripensano ripartendo da se stesse. Perché capita di constatare che sempre più spesso sono altri a farlo, al posto dei bibliotecari. Come per es. nel caso dello scrittore inglese Neil Gaiman che nel 2013 aveva tenuto una conferenza a Londra dal titolo: "Perché il nostro futuro dipende dalle biblioteche, dalla lettura e dal sognare a occhi aperti" (2013) dicendo chiaramente: «We have an obligation to tell our politicians what we want, to vote against politicians of whatever party who do not understand the value of reading in creating worthwhile citizens, who do not want to act to preserve and protect knowledge and encourage literacy. This is not a matter of party politics. This is a matter of common humanity». ( http://www.theguardian.com/books/2013/oct/15/neil-gaiman-future-libraries-re... ).
E questa visuale è già diventata anche un'ispirazione per un modello gestionale delle biblioteche che recupera il potere dell'immaginario come propone il manuale francese: "Pour une médiathèque de l'imaginaire : Une alternative à l'utopie gestionnaire", di Bruno Dartiguenave (Electre-Ed. du Cercle de la Librairie, 2012).
Allora perché rivolgersi ancora al 2.0?
Pierfranco Minsenti
Il giorno 12 novembre 2014 10:58, Virginia Gentilini < virginia.gentilini@gmail.com> ha scritto:
Ciao (perdonate il cross posting), è finalmente ufficiale la presenza di Wikimedia Italia a un evento che si terrà a Milano mercoledì prossimo, il 19, presso la Sala del Grechetto alla Sormani. Mi pare che online ci sia solo questa notizia [1], che sta però girando su alcune liste di discussione.
Questo il messaggio di Stefano Parise, direttore del settore Biblioteche del Comune di Milano:
Il Sistema Bibliotecario Urbano di Milano, in occasione della pubblicazione del libro di Aurelio Aghemo, Biblioteche 2.0 (Editrice Bibliografica, 2014), vi invita a partecipare all'incontro "Biblioteche 2.0, 3.0... e poi? La mediazione informativa nell'era digitale", che si terrà mercoledì 19 novembre 2014 alle ore 18 nella Sala del Grechetto della Biblioteca Comunale Centrale (Palazzo Sormani, Corso di Porta Vittoria 6).
Sarà presente l'autore, che converserà con Virgilia Gentilini (Wikimedia Italia) e con Fabio Venuda (Università degli Studi di Milano) del rapporto fra servizi bibliotecari e tecnologie dell'informazione e del futuro della mediazione informativa nel contesto digitale.
L'incontro è parte della rassegna BookStories. Conversazioni sul futuro della lettura con cui vogliamo mantenere viva a Milano la riflessione sul futuro dei libri e della lettura attraverso una serie di incontri dedicati alla situazione e alle prospettive dell'editoria, al ruolo delle biblioteche e delle librerie, all'impatto delle tecnologie sulle pratiche di lettura e a tutto quanto ruota attorno alle professioni del libro.
L'ingresso è libero fino ad esaurimento posti.
[1] http://mssormani.comune.milano.it/Allegati/Grechetto_novembre.pdf
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Credo che l'espressione 2.0 sia usata qui in senso piuttosto metaforico. Comunque venite a sentire e lo scoprirete! :-)
ciao virginia
2014-11-12 13:36 GMT+01:00 Federico Leva (Nemo) nemowiki@gmail.com:
Pierfranco Minsenti, 12/11/2014 11:57:
Allora perché rivolgersi ancora al 2.0?
A me "2.0, 3.0... e poi?" sembrava appunto una presa in giro di coloro che appicicano in "N.0" a una parola e pretendono di avere inventato qualcosa di nuovo. Ho capito male?
Nemo
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Il giorno 12 novembre 2014 14:01, Virginia Gentilini < virginia.gentilini@gmail.com> ha scritto:
Credo che l'espressione 2.0 sia usata qui in senso piuttosto metaforico. Comunque venite a sentire e lo scoprirete! :-)
Eh, quanto meno sarebbe necessario che partecipasse tra i conferenzieri anche qualche noto critico dell'espressione 2.0 Altrimenti ne vanno di mezzo cose come taglio critico, dibattito, confronto tra posizioni diverse... Metitieri non è più tra noi da 5 anni. Ma esiste almeno un'altra persona che da tempo critica queste posizioni.
Più in generale, quand'è che si vedranno incontri biblioteconomici dove si vedono espresse posizioni di critica agli stereotopi del digitale, come fa per es. Fabio Chiusi (quello del libro "Critica della democrazia digitale. La politica 2.0 alla prova dei fatti", Codice edizioni)? Dài un piccolo sforzo, che ormai di libri da leggere in tema ne esistono un certo numero in giro.
Pierfranco
ciao virginia
2014-11-12 13:36 GMT+01:00 Federico Leva (Nemo) nemowiki@gmail.com:
Pierfranco Minsenti, 12/11/2014 11:57:
Allora perché rivolgersi ancora al 2.0?
A me "2.0, 3.0... e poi?" sembrava appunto una presa in giro di coloro che appicicano in "N.0" a una parola e pretendono di avere inventato qualcosa di nuovo. Ho capito male?
Nemo
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Cioè potrebbe essere una presentazione di un libro stabilmente (ormai) intitolato "Biblioteche 2.0" ma fatta per prendere in giro il titolo, forse il contenuto, l'approccio di chi usa (ancora) formule come il N.0 ormai fuori tempo massimo? Magari... Ci vorrebbe un taglio ironico per parlare di cose serie come l'uso degli stereotipi N.0 nelle biblioteche, perché no. A essere sinceri, ho qualche dubbio su quanto sia involontaria l'ironia di quel titolo...
Pierfranco
Il giorno 12 novembre 2014 13:36, Federico Leva (Nemo) nemowiki@gmail.com ha scritto:
Pierfranco Minsenti, 12/11/2014 11:57:
Allora perché rivolgersi ancora al 2.0?
A me "2.0, 3.0... e poi?" sembrava appunto una presa in giro di coloro che appicicano in "N.0" a una parola e pretendono di avere inventato qualcosa di nuovo. Ho capito male?
Nemo
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