Francamente, io trovo incredibile il decreto per due ragioni:
1) i responsabili non hanno alcuna autorevolezza in materia (anzi sono storicamente corresponsabili delle gravi carenze storiche in questo settore del nostro paese)
2) 2 MLN di euro (ammesso che ci siano da qualche parte) sono una cifra abnorme per una piattaforma gestionale e zero assoluto se invece si parla di digitalizzazione operativa.
Io credo che sia una responsabilità civile di tutti noi dire chiaramente - in tutte le occasioni possibili - che niente meno della politica di apertura, interoperabilità, coordinamento delle diverse comunità, cura dei metadati, ecc. di operazioni come DPLA, Gallica, Europeana, ecc. verrà accettato dalla comunità di persone che in questo paese si occupa davvero di biblioteche digitali.
Ne abbiamo un po' piene le scatole nel 2017 di veder lavorare sulle cose gente senza credenziali con soldi pubblici. E' ora di smetterla.
G
Il giorno 13 marzo 2017 16:38, Francesca Russo (GMAIL) < franca.russo@gmail.com> ha scritto:
Il prof. Guerrini ha centrato il punto, secondo me, ma va aggiunto qualcosa. Le biblioteche, per assimilazione ai musei, sono percepite come luoghi da fruire come "espositori" di begli oggetti. E' un chiaro indirizzo di questo governo, ma ha lontane radici. C'è una tendenza a far diventare, ad esempio, le biblioteche che sono in siti monumentali e spesso sono importanti biblioteche di conservazione, delle articolazioni da gestire a cura dei Poli museali nati dallo sciaguratissimo *DPCM* 28 febbraio *2014* – Regolamento di organizzazione del Ministero... e sgg. Quindi, siccome le direzioni generali MIBACT sembrano guardare solo ai musei e/o stanno facendo una chiara politica "a casaccio" sul resto, credo che abbiano individuato nell'ICCD l'istituto di riferimento perché è l'istituto di riferimento per i beni culturali di tipo storico-artistico. Direi che, a fronte del portato positivo dell'OpenICCD rilevato sopra, qualche mail fa, forse nessuno bada al fatto che l'ICCD ha un catalogo digitalizzato nei guai, non percepito, non completo, non gestito, con immagini mal digitalizzate, ecc. Ci sono basi dati di catalogo regionale non riversate in SIGEC né interoperabili, perché non si mettono d'accordo sul modello organizzativo / gestionale di colloquio. La tragedia è che i due Istituti (ICCD e ICCU) non si parlano e non si "riconoscono". E che sono allo stremo delle loro forze, senza personale ma, soprattutto, senza personale adeguato. Per questo, prendendo spunto da un post un tantinello polemico del prof. Guerrini, ritengo fondamentale rafforzare il versante politico delle associazioni professionali del settore librario (ma anche archivistico), che, fatte salve alcune eccellenze, rischia di diventare una rete di pro loco, tristanzuola e senza voce. Francesca
La memoria conta veramente - per gli individui, le collettività, le civiltà - solo se tiene insieme l'impronta del passato e il progetto del futuro, se permette di fare senza dimenticare quel che si voleva fare, di diventare senza smettere di essere, di essere senza smettere di diventare" Italo Calvino *Perché leggere i classici*
Profilo Facebook http://www.facebook.com/franca.ru?ref=tn_tnmn
Il giorno 13 marzo 2017 11:09, Pavoletti Giuseppe Carlo < GiuseppeCarlo.Pavoletti@regione.liguria.it> ha scritto:
*Da:* Bibliotecari [mailto:bibliotecari-bounces@wikimedia.it] *Per conto di *Pavoletti Giuseppe Carlo *Inviato:* lunedì 13 marzo 2017 10:53 *A:* Lista di discussione per bibliotecari e wikipediani < bibliotecari@wikimedia.it> *Oggetto:* [Bibliotecari] R: Nasce la Digital Library d’Italia
il decreto, a parte le dichiarazioni roboanti, in concreto ha per
oggetto i progetti di digitalizzazione ministeriali
Mi è venuto in mente che ci potrebbe essere un’altra interpretazione dell’espressione “patrimonio culturale di competenza del Ministero”, perché il Ministero, in base al Codice dei beni culturali, ha competenza sulla conservazione anche dei beni di proprietà di altri soggetti: da questo punto di vista quasi tutto il patrimonio culturale italiano rientra nella competenza del Ministero.
Se questa fosse l’intenzione, si tratterebbe comunque di un modo strano di esprimersi, e soprattutto incerto dal punto di vista giuridico. Il tenore d’insieme dell’atto secondo me fa pensare all’interpretazione più immediata, cioè semplicemente ai beni ministeriali.
Beppe
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A margine delle belle e nette parole di Giulio, condivido questo articolo appena visto sul mio feed di Twitter:
The Dark History of Hathi Trust (Centinvany, 2017) http://hdl.handle.net/10125/41440
che mostra proprio come progetti di successo nascono da una grande visione e da grandi competenze condivise, e che si evolvono secondo una strada inaspettata (e travagliata, perché no).
Il giorno 14 marzo 2017 11:38, Giulio Blasi blasi@horizons.it ha scritto:
Francamente, io trovo incredibile il decreto per due ragioni:
- i responsabili non hanno alcuna autorevolezza in materia (anzi sono
storicamente corresponsabili delle gravi carenze storiche in questo settore del nostro paese)
- 2 MLN di euro (ammesso che ci siano da qualche parte) sono una cifra
abnorme per una piattaforma gestionale e zero assoluto se invece si parla di digitalizzazione operativa.
Io credo che sia una responsabilità civile di tutti noi dire chiaramente - in tutte le occasioni possibili - che niente meno della politica di apertura, interoperabilità, coordinamento delle diverse comunità, cura dei metadati, ecc. di operazioni come DPLA, Gallica, Europeana, ecc. verrà accettato dalla comunità di persone che in questo paese si occupa davvero di biblioteche digitali.
Ne abbiamo un po' piene le scatole nel 2017 di veder lavorare sulle cose gente senza credenziali con soldi pubblici. E' ora di smetterla.
G
Il giorno 13 marzo 2017 16:38, Francesca Russo (GMAIL) < franca.russo@gmail.com> ha scritto:
Il prof. Guerrini ha centrato il punto, secondo me, ma va aggiunto qualcosa. Le biblioteche, per assimilazione ai musei, sono percepite come luoghi da fruire come "espositori" di begli oggetti. E' un chiaro indirizzo di questo governo, ma ha lontane radici. C'è una tendenza a far diventare, ad esempio, le biblioteche che sono in siti monumentali e spesso sono importanti biblioteche di conservazione, delle articolazioni da gestire a cura dei Poli museali nati dallo sciaguratissimo *DPCM* 28 febbraio *2014* – Regolamento di organizzazione del Ministero... e sgg. Quindi, siccome le direzioni generali MIBACT sembrano guardare solo ai musei e/o stanno facendo una chiara politica "a casaccio" sul resto, credo che abbiano individuato nell'ICCD l'istituto di riferimento perché è l'istituto di riferimento per i beni culturali di tipo storico-artistico. Direi che, a fronte del portato positivo dell'OpenICCD rilevato sopra, qualche mail fa, forse nessuno bada al fatto che l'ICCD ha un catalogo digitalizzato nei guai, non percepito, non completo, non gestito, con immagini mal digitalizzate, ecc. Ci sono basi dati di catalogo regionale non riversate in SIGEC né interoperabili, perché non si mettono d'accordo sul modello organizzativo / gestionale di colloquio. La tragedia è che i due Istituti (ICCD e ICCU) non si parlano e non si "riconoscono". E che sono allo stremo delle loro forze, senza personale ma, soprattutto, senza personale adeguato. Per questo, prendendo spunto da un post un tantinello polemico del prof. Guerrini, ritengo fondamentale rafforzare il versante politico delle associazioni professionali del settore librario (ma anche archivistico), che, fatte salve alcune eccellenze, rischia di diventare una rete di pro loco, tristanzuola e senza voce. Francesca
La memoria conta veramente - per gli individui, le collettività, le civiltà - solo se tiene insieme l'impronta del passato e il progetto del futuro, se permette di fare senza dimenticare quel che si voleva fare, di diventare senza smettere di essere, di essere senza smettere di diventare" Italo Calvino *Perché leggere i classici*
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Il giorno 13 marzo 2017 11:09, Pavoletti Giuseppe Carlo < GiuseppeCarlo.Pavoletti@regione.liguria.it> ha scritto:
*Da:* Bibliotecari [mailto:bibliotecari-bounces@wikimedia.it] *Per conto di *Pavoletti Giuseppe Carlo *Inviato:* lunedì 13 marzo 2017 10:53 *A:* Lista di discussione per bibliotecari e wikipediani < bibliotecari@wikimedia.it> *Oggetto:* [Bibliotecari] R: Nasce la Digital Library d’Italia
il decreto, a parte le dichiarazioni roboanti, in concreto ha per
oggetto i progetti di digitalizzazione ministeriali
Mi è venuto in mente che ci potrebbe essere un’altra interpretazione dell’espressione “patrimonio culturale di competenza del Ministero”, perché il Ministero, in base al Codice dei beni culturali, ha competenza sulla conservazione anche dei beni di proprietà di altri soggetti: da questo punto di vista quasi tutto il patrimonio culturale italiano rientra nella competenza del Ministero.
Se questa fosse l’intenzione, si tratterebbe comunque di un modo strano di esprimersi, e soprattutto incerto dal punto di vista giuridico. Il tenore d’insieme dell’atto secondo me fa pensare all’interpretazione più immediata, cioè semplicemente ai beni ministeriali.
Beppe
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-- Giulio Blasi
Horizons Unlimited srl via Cignani, 66 - 40128 Bologna tel. +39-051-37.08.87 | fax +39-051-41.57.636 | mob. +39-338-91.81.263 MLOL: http://www.medialibrary.it email: blasi@horizons.it blog: http://blog.medialibrary.it Skype: giulio.blasi64
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Buonasera, abbiamo appena pubblicato sul sito di Emergenza Cultura la riflessione di un'archivista riguardo a questo tema
https://emergenzacultura.org/2017/03/14/sonja-moceri-nasce- la-digital-library-ditalia-tutto-il-patrimonio-statale-di-libri-e-immagini- finalmente-online/
Cordialmente, Natalia Piombino per assolettori bncf
2017-03-14 15:29 GMT+01:00 Enrico Francese efrancese@gmail.com:
A margine delle belle e nette parole di Giulio, condivido questo articolo appena visto sul mio feed di Twitter:
The Dark History of Hathi Trust (Centinvany, 2017) http://hdl.handle.net/10125/41440
che mostra proprio come progetti di successo nascono da una grande visione e da grandi competenze condivise, e che si evolvono secondo una strada inaspettata (e travagliata, perché no).
Il giorno 14 marzo 2017 11:38, Giulio Blasi blasi@horizons.it ha scritto:
Francamente, io trovo incredibile il decreto per due ragioni:
- i responsabili non hanno alcuna autorevolezza in materia (anzi sono
storicamente corresponsabili delle gravi carenze storiche in questo settore del nostro paese)
- 2 MLN di euro (ammesso che ci siano da qualche parte) sono una cifra
abnorme per una piattaforma gestionale e zero assoluto se invece si parla di digitalizzazione operativa.
Io credo che sia una responsabilità civile di tutti noi dire chiaramente
- in tutte le occasioni possibili - che niente meno della politica di
apertura, interoperabilità, coordinamento delle diverse comunità, cura dei metadati, ecc. di operazioni come DPLA, Gallica, Europeana, ecc. verrà accettato dalla comunità di persone che in questo paese si occupa davvero di biblioteche digitali.
Ne abbiamo un po' piene le scatole nel 2017 di veder lavorare sulle cose gente senza credenziali con soldi pubblici. E' ora di smetterla.
G
Il giorno 13 marzo 2017 16:38, Francesca Russo (GMAIL) < franca.russo@gmail.com> ha scritto:
Il prof. Guerrini ha centrato il punto, secondo me, ma va aggiunto qualcosa. Le biblioteche, per assimilazione ai musei, sono percepite come luoghi da fruire come "espositori" di begli oggetti. E' un chiaro indirizzo di questo governo, ma ha lontane radici. C'è una tendenza a far diventare, ad esempio, le biblioteche che sono in siti monumentali e spesso sono importanti biblioteche di conservazione, delle articolazioni da gestire a cura dei Poli museali nati dallo sciaguratissimo *DPCM* 28 febbraio *2014* – Regolamento di organizzazione del Ministero... e sgg. Quindi, siccome le direzioni generali MIBACT sembrano guardare solo ai musei e/o stanno facendo una chiara politica "a casaccio" sul resto, credo che abbiano individuato nell'ICCD l'istituto di riferimento perché è l'istituto di riferimento per i beni culturali di tipo storico-artistico. Direi che, a fronte del portato positivo dell'OpenICCD rilevato sopra, qualche mail fa, forse nessuno bada al fatto che l'ICCD ha un catalogo digitalizzato nei guai, non percepito, non completo, non gestito, con immagini mal digitalizzate, ecc. Ci sono basi dati di catalogo regionale non riversate in SIGEC né interoperabili, perché non si mettono d'accordo sul modello organizzativo / gestionale di colloquio. La tragedia è che i due Istituti (ICCD e ICCU) non si parlano e non si "riconoscono". E che sono allo stremo delle loro forze, senza personale ma, soprattutto, senza personale adeguato. Per questo, prendendo spunto da un post un tantinello polemico del prof. Guerrini, ritengo fondamentale rafforzare il versante politico delle associazioni professionali del settore librario (ma anche archivistico), che, fatte salve alcune eccellenze, rischia di diventare una rete di pro loco, tristanzuola e senza voce. Francesca
La memoria conta veramente - per gli individui, le collettività, le civiltà - solo se tiene insieme l'impronta del passato e il progetto del futuro, se permette di fare senza dimenticare quel che si voleva fare, di diventare senza smettere di essere, di essere senza smettere di diventare" Italo Calvino *Perché leggere i classici*
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Il giorno 13 marzo 2017 11:09, Pavoletti Giuseppe Carlo < GiuseppeCarlo.Pavoletti@regione.liguria.it> ha scritto:
*Da:* Bibliotecari [mailto:bibliotecari-bounces@wikimedia.it] *Per conto di *Pavoletti Giuseppe Carlo *Inviato:* lunedì 13 marzo 2017 10:53 *A:* Lista di discussione per bibliotecari e wikipediani < bibliotecari@wikimedia.it> *Oggetto:* [Bibliotecari] R: Nasce la Digital Library d’Italia
il decreto, a parte le dichiarazioni roboanti, in concreto ha per
oggetto i progetti di digitalizzazione ministeriali
Mi è venuto in mente che ci potrebbe essere un’altra interpretazione dell’espressione “patrimonio culturale di competenza del Ministero”, perché il Ministero, in base al Codice dei beni culturali, ha competenza sulla conservazione anche dei beni di proprietà di altri soggetti: da questo punto di vista quasi tutto il patrimonio culturale italiano rientra nella competenza del Ministero.
Se questa fosse l’intenzione, si tratterebbe comunque di un modo strano di esprimersi, e soprattutto incerto dal punto di vista giuridico. Il tenore d’insieme dell’atto secondo me fa pensare all’interpretazione più immediata, cioè semplicemente ai beni ministeriali.
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-- Giulio Blasi
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Da: Bibliotecari [mailto:bibliotecari-bounces@wikimedia.it] Per conto di NATALIA PIOMBINO Inviato: martedì 14 marzo 2017 23:22 A: Lista di discussione per bibliotecari e wikipediani bibliotecari@wikimedia.it Oggetto: Re: [Bibliotecari] R: R: Nasce la Digital Library d’Italia
abbiamo appena pubblicato sul sito di Emergenza Cultura la riflessione di un'archivista riguardo a questo tema
In questo articolo c’è un’affermazione piuttosto singolare:
“a cosa serve descrivere e digitalizzare un patrimonio già liberamente e gratuitamente accessibile”.
Dal contesto si capisce che questo patrimonio che non serve digitalizzare è quello delle biblioteche, perché liberamente e gratuitamente accessibile. Evidentemente si confonde l’accessibilità di principio, cioè il diritto del cittadino all’accesso (anche se poi di fatto in diverse biblioteche ci sono restrizioni sull’accesso ai fondi rari, che di solito sono i primi candidati alla digitalizzazione), con l’accessibilità reale, che è condizionata dal fatto che il libro si trova a mille chilometri di distanza, che gli orari della biblioteca sono scomodi ecc. ecc.
Non so cosa dire, mi stupisco che si debbano spiegare cose di questo genere.
Un argomento più serio sono i famosi due milioni di euro: al momento non sappiamo se esistano davvero o solo nelle dichiarazioni di Franceschini, ma supponendo che esistano davvero, è ovvio che non bastano per digitalizzare tutto il patrimonio culturale nazionale, e neppure quello statale, ma servono comunque a digitalizzare alcuni milioni di pagine, cosa che non sarebbe comunque disprezzabile.
Se per fare qualcosa si dovessero avere fin dall’inizio a disposizione le risorse per digitalizzare l’intero patrimonio delle biblioteche e degli archivi statali non si farebbe mai niente, e comunque sarebbe un’operazione senza senso anche dal punto di vista amministrativo: è ovvio che un’attività del genere si estenderebbe su molti esercizi finanziari, e quindi sarebbe corretto suddividere le risorse tra i vari esercizi e non tenerle immobilizzate tutte dall’inizio.
Parliamo sempre in via ipotetica perché non sappiamo cosa ci sia di realistico nelle dichiarazioni del ministro, e c’è una buona possibilità che non ci sia niente, o solo una piccola parte di quello che sembra.
Per ora, l’unica cosa certa è un decreto che si limita ad affidare all’ICCD determinati compiti. Vedo che c’è molta diffidenza sulle capacità dell’ICCD di svolgerli: su questo non saprei cosa dire, non avendo mai lavorato con questo istituto, ma mi sembra un po’ strano chiedersi, come fa l’articolo sul sito di Emergenza Cultura, “Con quali macchine, mezzi e soprattutto con quali professionisti” si pensa di realizzare l’attività, come se fossero cose da definire con un decreto di questo genere, o addirittura nelle dichiarazioni di un ministro, e non in documenti tecnici, capitolati di gara e simili.
Beppe
bibliotecari@liste.wikimedia.it