Da: Bibliotecari [mailto:bibliotecari-bounces@wikimedia.it] Per conto di NATALIA PIOMBINO Inviato: martedì 14 marzo 2017 23:22 A: Lista di discussione per bibliotecari e wikipediani bibliotecari@wikimedia.it Oggetto: Re: [Bibliotecari] R: R: Nasce la Digital Library d’Italia
abbiamo appena pubblicato sul sito di Emergenza Cultura la riflessione di un'archivista riguardo a questo tema
In questo articolo c’è un’affermazione piuttosto singolare:
“a cosa serve descrivere e digitalizzare un patrimonio già liberamente e gratuitamente accessibile”.
Dal contesto si capisce che questo patrimonio che non serve digitalizzare è quello delle biblioteche, perché liberamente e gratuitamente accessibile. Evidentemente si confonde l’accessibilità di principio, cioè il diritto del cittadino all’accesso (anche se poi di fatto in diverse biblioteche ci sono restrizioni sull’accesso ai fondi rari, che di solito sono i primi candidati alla digitalizzazione), con l’accessibilità reale, che è condizionata dal fatto che il libro si trova a mille chilometri di distanza, che gli orari della biblioteca sono scomodi ecc. ecc.
Non so cosa dire, mi stupisco che si debbano spiegare cose di questo genere.
Un argomento più serio sono i famosi due milioni di euro: al momento non sappiamo se esistano davvero o solo nelle dichiarazioni di Franceschini, ma supponendo che esistano davvero, è ovvio che non bastano per digitalizzare tutto il patrimonio culturale nazionale, e neppure quello statale, ma servono comunque a digitalizzare alcuni milioni di pagine, cosa che non sarebbe comunque disprezzabile.
Se per fare qualcosa si dovessero avere fin dall’inizio a disposizione le risorse per digitalizzare l’intero patrimonio delle biblioteche e degli archivi statali non si farebbe mai niente, e comunque sarebbe un’operazione senza senso anche dal punto di vista amministrativo: è ovvio che un’attività del genere si estenderebbe su molti esercizi finanziari, e quindi sarebbe corretto suddividere le risorse tra i vari esercizi e non tenerle immobilizzate tutte dall’inizio.
Parliamo sempre in via ipotetica perché non sappiamo cosa ci sia di realistico nelle dichiarazioni del ministro, e c’è una buona possibilità che non ci sia niente, o solo una piccola parte di quello che sembra.
Per ora, l’unica cosa certa è un decreto che si limita ad affidare all’ICCD determinati compiti. Vedo che c’è molta diffidenza sulle capacità dell’ICCD di svolgerli: su questo non saprei cosa dire, non avendo mai lavorato con questo istituto, ma mi sembra un po’ strano chiedersi, come fa l’articolo sul sito di Emergenza Cultura, “Con quali macchine, mezzi e soprattutto con quali professionisti” si pensa di realizzare l’attività, come se fossero cose da definire con un decreto di questo genere, o addirittura nelle dichiarazioni di un ministro, e non in documenti tecnici, capitolati di gara e simili.
Beppe