Cari amici di Tropico,
non si può rispondere al volo perché le motivazioni sono molto varie e anzi: sarebbe semmai interessante oggi e poi periodicamente, fare delle inchieste per capire quali sono le motivazioni, che sono sciuramente varie. Insomma: la cosa merita una analisi seria con raccolta di dati quantitativi e interviste approfondite. Però bisogna innanzitutto ricordare una cosa: quando a inizio maggio è scoppiata la questione SBN c'è chi ha voluto indicare nel numero di circa 5000 biblioteche oggi aderenti una dimostrazione di insuccesso se paragonato al numero totale di biblioteche italiane. Ma questo sarebbe sbagliatissimo perché semmai è un successo, dato che non esiste in stati esteri un simile aggregazione. Questo lo dico per suggerire di evitare qualsiasi semplificazione.
Se quindi ci proponiamo di non semplificare e nessuna questione merita un appoccio approssimativo, dovremmo condurre una indagine seria.
Giusto però per dare un'idea della varietà di situazioni e di motivazioni possibili: 1) fino a circa il 2005/2006 l'adesione alla rete SBN comportava l'obbligo di usare una rosa di possibili software da cui erano esclusi moltissimi prodotti, sia nazionali che internazionali. Questo perché il colloquio tra biblioteche e Indice SBN dipendeva dall'uso di prodotti che avessero adottato il protocollo di comunicazione SBN, un protocollo solo italiano e quindi dipendeva da accordi con l'ICCU ecc.: insomma la cosa richiedeva una necessaria trafila che le ditte di gestionali per biblioteca potevano non avere voglia di fare per tanti motivi (chi ha seguito la nascita di SBN racconta anche che una importantissima ditta internazionale che all'epoca voleva inserirsi sul mercato italiano, ci provò per un po' di tempo ma fu scoraggiata, se non ostacolata, e finì per rinunciare). Inoltre la partecipazione a SBN comportava l'obbligo di usare un formato di catalogazione solo italiano. Pertanto: le biblioteche che non vedevano vantaggi nell'adeguarsi, che preferivano scegliere il software liberamente e magari usare un formato di catalogazione internazionale, rinununciarono.
2) la rinuncia negli anni '90, quando SBN muoveva i primi passi, poteva anche essere dovuta al fatto che magari le performance tecniche dei sistemi lasciavano a desiderare. Pertanto ci fu chi giudicò la cosa come causa di inefficienze rispetto ai flussi di lavoro di una biblioteca.
Il fatto che solo intorno al 2005 il colloquio con l'Indice SBN sia stato aperto ad altri software non SBN-nativi grazie all'adozione di un protocollo di comunicazioone chiamato SBN-MARC che è di nuovo solo italiano, ma che ha il vantaggio di essere basato su XML e adotta la tecnologia dei web services, ha aperto opportunità di partecipazione a qualunque ditta, se vuole. Per cui anche a chi negli anni '90 non desiderava sottostare alle condizioni basate sul software e sul formato di catalogazione, oggi può fare un'altra scelta. Pertanto da circa 7 anni le biblioteche che usano software non SBN-nativi e che usano formati standard di catalogazione come UNIMARC o MARC21 possono partecipare. Così per es. la rete delle biblioteche ecclesiastiche italiane che usa il software EOSWeb e cataloga in MARC21 ha creato un proprio Polo SBN e invia le notizie in Indice (se ne è parlato su questa lista a proposito dei problemi dello Z39.50 per chi cataloga in MARC21).
Tuttavia è anche vero che chi negli anni '90 si era tenuto fuori, spesso mantiene anche oggi la posizione iniziale, senza rivederla.
Se parlassimo di un candidato politico potremmo usare per SBN questo giudizio: è stato "dividente": cioè ha diviso le biblioteche italiane in PRO e in CONTRO. E capire perché è successo non sarebbe facilisimmo se si scordassimo l'attitudine antipragmatica e ideologica che è molto diffusa in Italia ad ogni livello, anche nelle biblioteche. Ancora oggi so che ho colleghi nelle università che stanno fuori da SBN e guardano con sufficienza chi sta in SBN (ma attenzione: non dico che tutti quelli che stanno fuori hanno questo atteggiamento, naturalmente).
Credo (anche se non ho fatto una stima recentissima) che se si guarda le università italiana circa il 50% stia fuori da SBN e molte di queste realtà sono private (es.: Bocconi; Cattolica; LIUC; LUISS; Libera Università di Bolzano). Tra l'altro abbiamo visto la scorsa settimana che anche i colleghi della Cattolica ci leggono quindi sarebbe interessante avere una loro impressione. Io ho lavorato per 3 anni in una università che all'epoca era in parte in SBN (Torino); e per successivi 5 anni in una università (Ca' Foscari a Venezia) che era voluta rimanere fuori da SBN per giudizi legati al software ecc. Nel 2010 ho spinto molto per l'ingresso di Ca' Foscair in SBN e la cosa è avvenuta creando in parte entusiasmi e in parte forti resistenze, che credo adesso si siano molto stemperate. Proprio perché non erano frutto di un atteggiamento pragmatico. La mia visuale è quindi sui due mondi e posso dire che mi ha insegnato che l'adesione a SBN è una cosa da valutare pragmaticamente: in certi casi può forse essere sensato stare fuori; in altri casi crea svantaggi. Dipende dalle situazioni, dalle persone, dalle opprotunità: insomma, da tanti fattori. L'importante è identificarli e capirli.
Spero di aver dato un'idea che la cosa non può assolutamente essere trattata con rapidità e semplificazioni.
ciao
Pierfranco Minsenti
Il giorno 12 luglio 2013 10:20, Tropico del Libro ~ segnalazioni < segnalazioni@tropicodellibro.it> ha scritto:
Ciao, una domanda per chi può rispondermi al volo: perché ci sono biblioteche che non hanno aderito al SBN? Che motivazioni hanno?
f
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