Carissimi,
credo, invece, che il "catalogo", ovvero uno strumento di mediazione sarà sempre più centrale; non si chiamerà più catalogo, ma in altro modo, con una formulazione ancora da individuare. Avere visto <data.bnf.fr>? Quello credo sia il futuro.
Un saluto a tutti, mauro
Il 12/06/2013 08:42, Andrea Zanni ha scritto:
Ecco, Pierfranco, tu questa cosa del "catalogo non più centrale" la dirai il 20? E' una tua opinione (secondo me molto sensata) e anche se in opposizione/diversa a quella di Laura è un punto di vista importante (ed spero l'inizio di un dibattito acceso :-) su cose come questa è giusto che la professioni si interroghi).
Dal mio punto di vista, sarebbe interessante che tu dicessi a tuo nome questa cosa, e Laura a suo nome la sua (proprio a prescindere dal "gruppo wikipediani").
Andrea
2013/6/12 Pierfranco Minsenti <pierfranco.minsenti@gmail.com mailto:pierfranco.minsenti@gmail.com>
Per cercare una rivista open access un buon strumento è DOAJ: Directory of Open Access Journals http://www.doaj.org/ È specifico per i periodici ad accesso aperto. È arrivato a circa 9500 titoli di periodici pubblicati in 120 paesi. Si può fare ricerca per titolo oppure fare un browsing dei soggetti. In molti casi (circa 50% dei periodici) si può fare anche ricerca per articolo (gli articoli in totale sono più di un milione) Riviste open access si trovano anche in ACNP: http://acnp.unibo.it/ ma no è chiaro quale sia la percentuale di copertura ci sia rispetto al totale delle riviste ad accesso aperto e se venga aggiornato. Con strumenti così specifici come DOAJ, è inutile a mio avviso pensare di ottenere la stessa cosa dall'opac di una biblioteca o dall'indice SBN. Sarebbe un lavoro costoso inserire quei titoli in SBN o in catalogo locale. Anche perché crescono in continuazione. Chi farebbe il controllo sulle URL? E quanto ad avere anche i records dei singoli articoli sarebbe impensabile. Questo è un buon esempio del fatto che i bisogni di informazione bibliografica del XXI° secolo non possono essere risolti tutti con strumenti del XX° secolo: cioè con il catalogo che nel XX° secolo era il re degli strumenti di ricerca. Oggi ha una posizione inevitabilmente più periferica. Deve far posto ad altri importanti strumenti. Per molte ragioni (a iniziare da quelle pratiche) non può più rispondere a tutti i bisogni odierni di un utente delle biblioteche. Per questo penso che sia importante fare educazione dell'utente e insegnargli questo: non può trovare tutto in un catalogo, deve conoscere anche altri strumenti. Anche per questo penso che sia inutile, controproducente, dispersivo, pensare che SBN o l'opac di una certa biblioteca possano offrire questo. Se lo pensassimo si aprirebbero problemi enormi di fattiibilità. E in Italia con la scarsità di risorse esistenti sarebbe ancora più difficile pensare che con un catalogo si possano realizzare doppioni di questi strumenti. Un'altra cosa che non mi convince della impostazione che hai dato al discorso è la mancanza di separazione tra due livelli che a mio avviso dobbiamo tenere separati nel parlare di un catalogo nazionale: che sia SBN o altro: 1) livello della infrastruttura: con cui intendo le caratteristiche generali, funzionali dello strumento che devono realizzare scopi condivisi ma anche essere un po' flessiibili; 2) livello della politica catalografica: che cosa metto dentro concretamente nel catalogo condiviso. Il secondo livello deve necessariamente essere un po' flessibile perché il "che cosa" metto dentro è anche legato alle risorse umane disponibili nella singola biblioteca, risorse che non sono fornite dallo stato insieme allo strumento. Per cui aspettarsi che la decisione sull'inserire in SBN circa 10.000 (oggi e di più domani) titoli di periodici open access possa essere decisa a livello centrale, nazionale, ma che poi debba farvi fronte la singola biblioteca con le proprie forze è irrealistico. Come? Con quali risorse? Con che coordinamento per non duplicare il lavoro? Ma sarebbe anche un'idea molto burocratica, estremamente centralistica. Ecco: queste sono le mie considerazioni sul discorso che è nato ieri. Per cui, se parliamo di innovare SBN io non ne parlerei mantenendo immutato il punto di vista del XX° secolo, quello della centralità del catalogo ma ne parlerei con la consapevolezza che non è lo strumento per rispondere a qualsiasi bisogno informativo di natura bibliografica perché il controllo bibliografico delle risorse elettroniche è una questione non risolvibile con gli strumenti tradizionali. Il secondo principio che suggerisco di tenere in considerazione parlando dell'evoluzione di SBN è tenere distinti il livello della infrastruttura comune e delle politiche catalografiche su cui impattano decisioni locali. ciao pierfranco _______________________________________________ Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it <mailto:Bibliotecari@wikimedia.it> Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
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