Concordo pienamente con quanto si dice sulla realtà italiana, ma sono sinceramente convinto che senza una forte spinta, non si riesca a trovare un pubblico.
La visibilità potrebbe portare alla discussione e alla comprensione del problema. Non pensiamo solo alla singola biblioteche pubblica, ma ai grossi sistemi, alle già citate biblioteche accademiche e agli istituti di ricerca. Sarebbe inoltre molto importante creare la consapevolezza, anche nei programmatori fuori dalle nostre logiche, delle possibilità di sviluppo che esistono nel mondo delle biblioteche. Per quanto riguarda il pubblico potenziale, io guardo a quello di questa lista, ma anche dei vari dipartimenti accademici che lavorano con l'informazione (Padova e Trento sono due ottimi esempi), così come il gruppo del CNR di Pisa, più le poche aziende che lavorano nel settore, più coloro che si occupano di ambiti più borderline come digital humanities, architettura dell'informazione etc. (e altri che sicuramente vi vengono in mente!).
Insomma un evento del genere sarebbe un bel modo per fare il punto della situazione in Italia, delle necessità, nonchè di coinvolgere il resto dei bibliotecari interessati, e fare anche un piccolo Coder Dojo (cosa che servirebbe anche a me), anche solamente per semplici script in Perl/Python per comparare liste, o usare un XSLT, o..insomma di cose da imparare ce ne sono parecchie, senza sicuramente toccare il codice di Koha! Anche semplicemente capire che Linux non è la morte, e non bisogna aver paura di cose come il terminale etc. sarebbe ottimo!
Sicuramente sarà qualcosa di specialistico, ma vedo comunque un profondo interesse verso certe realtà, quindi mi pareva una proposta molto interessante!
Nicola
On 11 Mar 2014, at 14:25, Enrico Francese efrancese@gmail.com wrote:
(Aggiungo una parentesi a quanto scrive Pierfranco. Un altro limite delle nostre istituzioni - penso alla mia università - è che l'intera infrastruttura informatica è piccola, povera e poco lungimirante. E' un'infrastruttura il cui scopo è sempre stato quello di far funzionare la posta elettronica dei docenti e poco più (esagero, chiaro) per cui mettersi allo stesso tavolo per parlare di servizi bibliotecari significa a) metterli in enorme difficoltà b) fare uno sforzo politico/organizzativo immenso)
Il giorno 11 marzo 2014 14:19, Pierfranco Minsenti pierfranco.minsenti@gmail.com ha scritto: Beh, io distinguerei la digital literacy come competenza generale di uso, dalla capacità di programmare che invece è una competenza molto specialistica raggiunta dopo una formazione adeguata, e quindi non metterei la digital illiteracy sullo stesso piano dell'analfabetismo per un enorme numero di ragioni, anche pratiche.
Detto questo: se vogliamo dire che in Italia manca quella competenza in biblioteca sono d'accordo: questo è il vero problema: l'assenza di figure specialistiche in un certo contesto lavorativo e che sappiano interagire con chi ha altre competezne specialistiche complemntari in modo da realizzare un risultato comune, ache anche nelle dittee viene ottenuto grazie al concorso di specializzazioni diverse. Ma la soluzione non è certo che tutti dovrebbero avere quella alfabetizzazione perché allora saremmo davanti a una competenza generica, abborracciata, improvvisata. Ma su questo non vorrei discutere oltre per non discutere troppo di questioni di principio. Se siamo d'accordo che il problema è che le biblioteche non reclutano programmatori, vorrei citare almeno un caso diverso: una Università appena al di là della frontiera, quella del Canton Ticino, ha un sistema bibliotecario diretto da un italiano formatosi a Milano. Quando nel 2012 hanno preso il discovery tool di Ex Libris hanno anche deciso di assumere un ingegnere informatico. La ragione è che questo software, a differenza di quello che magari si pensa in genere, consente anche la creazione di estensioni che poi è possibile condividere tramite una apposita piattaforma. Questo lo fanno molto all'estero: per es. in Danimarca, dove le istituzioni che hanno Primo lo fanno gestire a ingegneri informatici, persone in grado di programmare per personalizzare e che poi mettono in comune le soluzioni.
Quale è il problema delle biblioteche italiane? Il fatto che non possono assumere, e se anche potessero non possono dare stipendi in grado di attrarre le competenze di un programmatore. Nel caso degli atenei, quelli medi e grossi possono avere programmatori, ma vengono usati per altre funzioni ritenute più importanti. Nel caso delle biblioteche di pubblica lettura, poi, parlando di grandi consorzi, la loro politica è consistita nell'ultimo decennio nell'outsourcing completo di quelle funzioni, per tante ragioni a iniziare dal fatto che erano convinti che la specificità di una biblioteca è il servizio in sede. Il punto è che chi viene in sede è anche utente del tuo web e se lo sai personalizzare è meglio: sei più rapido, più interattivo rispetto alla tua utenza. Il servizio nella sede fisica e il servizio on line non sono cose che si ecludono perché l'utenza usa entrambi. Viene il dubbio: ma avevano capito che cosa stava nascendo oppure hanno sottovalutato il basso costo della tecnologia perché l'hanno giudicata (sottovalutata) a partire dalla loro esperienza tecnologica: fatta solo di grossi cataloghi gestiti centralmente oppure di cataloghini locali? Comunque la situazione è questa.
Pierfranco
Il giorno 11 marzo 2014 13:10, Andrea Zanni zanni.andrea84@gmail.com ha scritto:
Questo post rischia molto di andare OT, ma non resisto. Secondo me è un discorso profondo, in realtà.
C'è una digital illiteracy imperante, e il mondo "attorno alle biblioteche e più in generale ai libri" non nè ovviamente esente. Il punto è che, allo stato attuale (Italia, 2014, ma non solo) non esiste (o se esiste è più unico che raro) chi sa fare bene il suo lavoro e sa pure programmare. Saper usare gli strumenti del digitale (saper creare uno script quando serve, o un database, incrociare dati, ecc. ecc.) sarebbe fondamentale per ogni tipo di professione/disciplina, perchè ancora devono inventare qualcosa in cui un approccio-automatico-che-lavora-coi-dati non funziona. Se Obama chiede alla nazione di imparare a programmare un senso c'è (al netto della retorica e tutto). Il web è un mondo (un generatore di mondi), e saperlo costruire è potere. E' la nuova versione dell'analfabetismo (e lo dico da analfabeta, ovviamente).
Andre
2014-03-11 12:47 GMT+01:00 Giulio Bonanome gbonanome@gmail.com:
Grazie per l'inoltro.
+1 per l'idea ma +1 anche per quanto dice Salvatore. Ho risposto direttamente su Code4Lib, al massimo conto 10-15 persone potenzialmente interessate in tutta Italia :) Non solo mancano gli sviluppatori "dentro" le biblioteche, ma non vedo nemmeno un ecosistema di sviluppatori "fuori" dalle biblioteche.
Ciao Giulio
Il giorno 11 marzo 2014 10:27, Salvatore Vassallo vassallosalvatore@gmail.com ha scritto:
Qualche anno fa si provò a fare SoftXBIB all'interno delle Stelline.
Nella prima edizione fui anche coinvolto. Mia generale impressione: Code4Lib è un'altra cosa. Quello che si è riuscito a fare, per certi versi pur meritevole e lodevole nel tentativo, oscillava vagamente tra la marchetta e il poco più.
Il motivo, in parte, lo dice Karen Coyle
"My general impression is that actual coding in libraries is rare"
anche nel seminario di Koha indicato in code4lib i bibliotecari che ci hanno realmente smanettato sono pochi. E imho non quelli che intervenivano (intendiamoci erano interventi interessanti di chi deve gestire usare etc un software, ma COD4LIB è altro).
Io nel nostro micromondo di archivisti vengo talvolta additato come "troppo" informatico... e non so programmare realmente. Figuratevi il resto.
Però, leggendo questa lista una flebile speranza sembra esserci, anche se la mia impressione è che per qualcosa paragonabile agli altri CODE4LIB è ancora un po' presto.
Detto questo è ovvio il mio +1 all'idea
A presto Salvatore
2014-03-11 9:59 GMT+01:00 Nicola Carboni nic.carboni@gmail.com: Si sta sviluppando su Code4Lib una discussione in merito ad un evento in Italia. Credo che possa interessare un po' di persone anche qui dentro
Nicola
Begin forwarded message:
From: Karen Coyle lists@kcoyle.net Subject: Re: [CODE4LIB] code4lib italy Date: 11 Mar 2014 07:30:16 GMT+1 To: CODE4LIB@LISTSERV.ND.EDU Reply-To: kcoyle@kcoyle.net
I happen to be in Italy at the moment, having just attended a conference on digital libraries here. [1] My general impression is that actual coding in libraries is rare, but I could ask around among librarians I know here and see what they say. There are some libraries that have had to create their own systems, and this might be a good outlet for those folks. It could also bring out projects that aren't well known.
kc [1] http://www.aib.it/attivita/congressi/c2014/fsr2014/
On 3/10/14, 7:54 PM, Eric Lease Morgan wrote:
I wonder whether there are enough people and enough interest to organize a Code4Lib Italy event. Hmmm... —Eric Lease Morgan
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