Si sta sviluppando su Code4Lib una discussione in merito ad un evento in Italia. Credo che possa interessare un po' di persone anche qui dentro
Nicola
Begin forwarded message:
From: Karen Coyle lists@kcoyle.net Subject: Re: [CODE4LIB] code4lib italy Date: 11 Mar 2014 07:30:16 GMT+1 To: CODE4LIB@LISTSERV.ND.EDU Reply-To: kcoyle@kcoyle.net
I happen to be in Italy at the moment, having just attended a conference on digital libraries here. [1] My general impression is that actual coding in libraries is rare, but I could ask around among librarians I know here and see what they say. There are some libraries that have had to create their own systems, and this might be a good outlet for those folks. It could also bring out projects that aren't well known.
kc [1] http://www.aib.it/attivita/congressi/c2014/fsr2014/
On 3/10/14, 7:54 PM, Eric Lease Morgan wrote:
I wonder whether there are enough people and enough interest to organize a Code4Lib Italy event. Hmmm... —Eric Lease Morgan
-- Karen Coyle kcoyle@kcoyle.net http://kcoyle.net m: 1-510-435-8234 skype: kcoylenet
Qualche anno fa si provò a fare SoftXBIB all'interno delle Stelline.
Nella prima edizione fui anche coinvolto. Mia generale impressione: Code4Lib è un'altra cosa. Quello che si è riuscito a fare, per certi versi pur meritevole e lodevole nel tentativo, oscillava vagamente tra la marchetta e il poco più.
Il motivo, in parte, lo dice Karen Coyle
"My general impression is that actual coding in libraries is rare"
anche nel seminario di Koha indicato in code4lib i bibliotecari che ci hanno realmente smanettato sono pochi. E imho non quelli che intervenivano (intendiamoci erano interventi interessanti di chi deve gestire usare etc un software, ma COD4LIB è altro).
Io nel nostro micromondo di archivisti vengo talvolta additato come "troppo" informatico... e non so programmare realmente. Figuratevi il resto.
Però, leggendo questa lista una flebile speranza sembra esserci, anche se la mia impressione è che per qualcosa paragonabile agli altri CODE4LIB è ancora un po' presto.
Detto questo è ovvio il mio +1 all'idea
A presto Salvatore
2014-03-11 9:59 GMT+01:00 Nicola Carboni nic.carboni@gmail.com:
Si sta sviluppando su Code4Lib una discussione in merito ad un evento in Italia. Credo che possa interessare un po' di persone anche qui dentro
Nicola
Begin forwarded message:
*From: *Karen Coyle lists@kcoyle.net *Subject: **Re: [CODE4LIB] code4lib italy* *Date: *11 Mar 2014 07:30:16 GMT+1 *To: *CODE4LIB@LISTSERV.ND.EDU *Reply-To: *kcoyle@kcoyle.net
I happen to be in Italy at the moment, having just attended a conference on digital libraries here. [1] My general impression is that actual coding in libraries is rare, but I could ask around among librarians I know here and see what they say. There are some libraries that have had to create their own systems, and this might be a good outlet for those folks. It could also bring out projects that aren't well known.
kc [1] http://www.aib.it/attivita/congressi/c2014/fsr2014/
On 3/10/14, 7:54 PM, Eric Lease Morgan wrote:
I wonder whether there are enough people and enough interest to organize a Code4Lib Italy event. Hmmm... —Eric Lease Morgan
-- Karen Coyle kcoyle@kcoyle.net http://kcoyle.net m: 1-510-435-8234 skype: kcoylenet
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Grazie per l'inoltro.
+1 per l'idea ma +1 anche per quanto dice Salvatore. Ho risposto direttamente su Code4Lib, al massimo conto 10-15 persone potenzialmente interessate in tutta Italia :) Non solo mancano gli sviluppatori "dentro" le biblioteche, ma non vedo nemmeno un ecosistema di sviluppatori "fuori" dalle biblioteche.
Ciao Giulio
Il giorno 11 marzo 2014 10:27, Salvatore Vassallo < vassallosalvatore@gmail.com> ha scritto:
Qualche anno fa si provò a fare SoftXBIB all'interno delle Stelline.
Nella prima edizione fui anche coinvolto. Mia generale impressione: Code4Lib è un'altra cosa. Quello che si è riuscito a fare, per certi versi pur meritevole e lodevole nel tentativo, oscillava vagamente tra la marchetta e il poco più.
Il motivo, in parte, lo dice Karen Coyle
"My general impression is that actual coding in libraries is rare"
anche nel seminario di Koha indicato in code4lib i bibliotecari che ci hanno realmente smanettato sono pochi. E imho non quelli che intervenivano (intendiamoci erano interventi interessanti di chi deve gestire usare etc un software, ma COD4LIB è altro).
Io nel nostro micromondo di archivisti vengo talvolta additato come "troppo" informatico... e non so programmare realmente. Figuratevi il resto.
Però, leggendo questa lista una flebile speranza sembra esserci, anche se la mia impressione è che per qualcosa paragonabile agli altri CODE4LIB è ancora un po' presto.
Detto questo è ovvio il mio +1 all'idea
A presto Salvatore
2014-03-11 9:59 GMT+01:00 Nicola Carboni nic.carboni@gmail.com:
Si sta sviluppando su Code4Lib una discussione in merito ad un evento in Italia. Credo che possa interessare un po' di persone anche qui dentro
Nicola
Begin forwarded message:
*From: *Karen Coyle lists@kcoyle.net *Subject: **Re: [CODE4LIB] code4lib italy* *Date: *11 Mar 2014 07:30:16 GMT+1 *To: *CODE4LIB@LISTSERV.ND.EDU *Reply-To: *kcoyle@kcoyle.net
I happen to be in Italy at the moment, having just attended a conference on digital libraries here. [1] My general impression is that actual coding in libraries is rare, but I could ask around among librarians I know here and see what they say. There are some libraries that have had to create their own systems, and this might be a good outlet for those folks. It could also bring out projects that aren't well known.
kc [1] http://www.aib.it/attivita/congressi/c2014/fsr2014/
On 3/10/14, 7:54 PM, Eric Lease Morgan wrote:
I wonder whether there are enough people and enough interest to organize a Code4Lib Italy event. Hmmm... --Eric Lease Morgan
-- Karen Coyle kcoyle@kcoyle.net http://kcoyle.net m: 1-510-435-8234 skype: kcoylenet
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Questo post rischia molto di andare OT, ma non resisto. Secondo me è un discorso profondo, in realtà.
C'è una digital illiteracy imperante, e il mondo "attorno alle biblioteche e più in generale ai libri" non nè ovviamente esente. Il punto è che, allo stato attuale (Italia, 2014, ma non solo) non esiste (o se esiste è più unico che raro) chi sa fare bene il suo lavoro e sa pure programmare. Saper usare gli strumenti del digitale (saper creare uno script quando serve, o un database, incrociare dati, ecc. ecc.) sarebbe fondamentale per ogni tipo di professione/disciplina, perchè ancora devono inventare qualcosa in cui un approccio-automatico-che-lavora-coi-dati non funziona. Se Obama chiede alla nazione di imparare a programmare un senso c'è (al netto della retorica e tutto). Il web è un mondo (un generatore di mondi), e saperlo costruire è potere. E' la nuova versione dell'analfabetismo (e lo dico da analfabeta, ovviamente).
Andre
2014-03-11 12:47 GMT+01:00 Giulio Bonanome gbonanome@gmail.com:
Grazie per l'inoltro.
+1 per l'idea ma +1 anche per quanto dice Salvatore. Ho risposto direttamente su Code4Lib, al massimo conto 10-15 persone potenzialmente interessate in tutta Italia :) Non solo mancano gli sviluppatori "dentro" le biblioteche, ma non vedo nemmeno un ecosistema di sviluppatori "fuori" dalle biblioteche.
Ciao Giulio
Il giorno 11 marzo 2014 10:27, Salvatore Vassallo < vassallosalvatore@gmail.com> ha scritto:
Qualche anno fa si provò a fare SoftXBIB all'interno delle Stelline.
Nella prima edizione fui anche coinvolto. Mia generale impressione: Code4Lib è un'altra cosa. Quello che si è riuscito a fare, per certi versi pur meritevole e lodevole nel tentativo, oscillava vagamente tra la marchetta e il poco più.
Il motivo, in parte, lo dice Karen Coyle
"My general impression is that actual coding in libraries is rare"
anche nel seminario di Koha indicato in code4lib i bibliotecari che ci hanno realmente smanettato sono pochi. E imho non quelli che intervenivano (intendiamoci erano interventi interessanti di chi deve gestire usare etc un software, ma COD4LIB è altro).
Io nel nostro micromondo di archivisti vengo talvolta additato come "troppo" informatico... e non so programmare realmente. Figuratevi il resto.
Però, leggendo questa lista una flebile speranza sembra esserci, anche se la mia impressione è che per qualcosa paragonabile agli altri CODE4LIB è ancora un po' presto.
Detto questo è ovvio il mio +1 all'idea
A presto Salvatore
2014-03-11 9:59 GMT+01:00 Nicola Carboni nic.carboni@gmail.com:
Si sta sviluppando su Code4Lib una discussione in merito ad un evento in Italia. Credo che possa interessare un po' di persone anche qui dentro
Nicola
Begin forwarded message:
*From: *Karen Coyle lists@kcoyle.net *Subject: **Re: [CODE4LIB] code4lib italy* *Date: *11 Mar 2014 07:30:16 GMT+1 *To: *CODE4LIB@LISTSERV.ND.EDU *Reply-To: *kcoyle@kcoyle.net
I happen to be in Italy at the moment, having just attended a conference on digital libraries here. [1] My general impression is that actual coding in libraries is rare, but I could ask around among librarians I know here and see what they say. There are some libraries that have had to create their own systems, and this might be a good outlet for those folks. It could also bring out projects that aren't well known.
kc [1] http://www.aib.it/attivita/congressi/c2014/fsr2014/
On 3/10/14, 7:54 PM, Eric Lease Morgan wrote:
I wonder whether there are enough people and enough interest to organize a Code4Lib Italy event. Hmmm... --Eric Lease Morgan
-- Karen Coyle kcoyle@kcoyle.net http://kcoyle.net m: 1-510-435-8234 skype: kcoylenet
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Beh, io distinguerei la digital literacy come competenza generale di uso, dalla capacità di programmare che invece è una competenza molto specialistica raggiunta dopo una formazione adeguata, e quindi non metterei la digital illiteracy sullo stesso piano dell'analfabetismo per un enorme numero di ragioni, anche pratiche.
Detto questo: se vogliamo dire che in Italia manca quella competenza in biblioteca sono d'accordo: questo è il vero problema: l'assenza di figure specialistiche in un certo contesto lavorativo e che sappiano interagire con chi ha altre competezne specialistiche complemntari in modo da realizzare un risultato comune, ache anche nelle dittee viene ottenuto grazie al concorso di specializzazioni diverse. Ma la soluzione non è certo che tutti dovrebbero avere quella alfabetizzazione perché allora saremmo davanti a una competenza generica, abborracciata, improvvisata. Ma su questo non vorrei discutere oltre per non discutere troppo di questioni di principio. Se siamo d'accordo che il problema è che le biblioteche non reclutano programmatori, vorrei citare almeno un caso diverso: una Università appena al di là della frontiera, quella del Canton Ticino, ha un sistema bibliotecario diretto da un italiano formatosi a Milano. Quando nel 2012 hanno preso il discovery tool di Ex Libris hanno anche deciso di assumere un ingegnere informatico. La ragione è che questo software, a differenza di quello che magari si pensa in genere, consente anche la creazione di estensioni che poi è possibile condividere tramite una apposita piattaforma. Questo lo fanno molto all'estero: per es. in Danimarca, dove le istituzioni che hanno Primo lo fanno gestire a ingegneri informatici, persone in grado di programmare per personalizzare e che poi mettono in comune le soluzioni.
Quale è il problema delle biblioteche italiane? Il fatto che non possono assumere, e se anche potessero non possono dare stipendi in grado di attrarre le competenze di un programmatore. Nel caso degli atenei, quelli medi e grossi possono avere programmatori, ma vengono usati per altre funzioni ritenute più importanti. Nel caso delle biblioteche di pubblica lettura, poi, parlando di grandi consorzi, la loro politica è consistita nell'ultimo decennio nell'outsourcing completo di quelle funzioni, per tante ragioni a iniziare dal fatto che erano convinti che la specificità di una biblioteca è il servizio in sede. Il punto è che chi viene in sede è anche utente del tuo web e se lo sai personalizzare è meglio: sei più rapido, più interattivo rispetto alla tua utenza. Il servizio nella sede fisica e il servizio on line non sono cose che si ecludono perché l'utenza usa entrambi. Viene il dubbio: ma avevano capito che cosa stava nascendo oppure hanno sottovalutato il basso costo della tecnologia perché l'hanno giudicata (sottovalutata) a partire dalla loro esperienza tecnologica: fatta solo di grossi cataloghi gestiti centralmente oppure di cataloghini locali? Comunque la situazione è questa.
Pierfranco
Il giorno 11 marzo 2014 13:10, Andrea Zanni zanni.andrea84@gmail.com ha scritto:
Questo post rischia molto di andare OT, ma non resisto. Secondo me è un discorso profondo, in realtà.
C'è una digital illiteracy imperante, e il mondo "attorno alle biblioteche e più in generale ai libri" non nè ovviamente esente. Il punto è che, allo stato attuale (Italia, 2014, ma non solo) non esiste (o se esiste è più unico che raro) chi sa fare bene il suo lavoro e sa pure programmare. Saper usare gli strumenti del digitale (saper creare uno script quando serve, o un database, incrociare dati, ecc. ecc.) sarebbe fondamentale per ogni tipo di professione/disciplina, perchè ancora devono inventare qualcosa in cui un approccio-automatico-che-lavora-coi-dati non funziona. Se Obama chiede alla nazione di imparare a programmare un senso c'è (al netto della retorica e tutto). Il web è un mondo (un generatore di mondi), e saperlo costruire è potere. E' la nuova versione dell'analfabetismo (e lo dico da analfabeta, ovviamente).
Andre
2014-03-11 12:47 GMT+01:00 Giulio Bonanome gbonanome@gmail.com:
Grazie per l'inoltro.
+1 per l'idea ma +1 anche per quanto dice Salvatore. Ho risposto direttamente su Code4Lib, al massimo conto 10-15 persone potenzialmente interessate in tutta Italia :) Non solo mancano gli sviluppatori "dentro" le biblioteche, ma non vedo nemmeno un ecosistema di sviluppatori "fuori" dalle biblioteche.
Ciao Giulio
Il giorno 11 marzo 2014 10:27, Salvatore Vassallo < vassallosalvatore@gmail.com> ha scritto:
Qualche anno fa si provò a fare SoftXBIB all'interno delle Stelline.
Nella prima edizione fui anche coinvolto. Mia generale impressione: Code4Lib è un'altra cosa. Quello che si è riuscito a fare, per certi versi pur meritevole e lodevole nel tentativo, oscillava vagamente tra la marchetta e il poco più.
Il motivo, in parte, lo dice Karen Coyle
"My general impression is that actual coding in libraries is rare"
anche nel seminario di Koha indicato in code4lib i bibliotecari che ci hanno realmente smanettato sono pochi. E imho non quelli che intervenivano (intendiamoci erano interventi interessanti di chi deve gestire usare etc un software, ma COD4LIB è altro).
Io nel nostro micromondo di archivisti vengo talvolta additato come "troppo" informatico... e non so programmare realmente. Figuratevi il resto.
Però, leggendo questa lista una flebile speranza sembra esserci, anche se la mia impressione è che per qualcosa paragonabile agli altri CODE4LIB è ancora un po' presto.
Detto questo è ovvio il mio +1 all'idea
A presto Salvatore
2014-03-11 9:59 GMT+01:00 Nicola Carboni nic.carboni@gmail.com:
Si sta sviluppando su Code4Lib una discussione in merito ad un evento in Italia. Credo che possa interessare un po' di persone anche qui dentro
Nicola
Begin forwarded message:
*From: *Karen Coyle lists@kcoyle.net *Subject: **Re: [CODE4LIB] code4lib italy* *Date: *11 Mar 2014 07:30:16 GMT+1 *To: *CODE4LIB@LISTSERV.ND.EDU *Reply-To: *kcoyle@kcoyle.net
I happen to be in Italy at the moment, having just attended a conference on digital libraries here. [1] My general impression is that actual coding in libraries is rare, but I could ask around among librarians I know here and see what they say. There are some libraries that have had to create their own systems, and this might be a good outlet for those folks. It could also bring out projects that aren't well known.
kc [1] http://www.aib.it/attivita/congressi/c2014/fsr2014/
On 3/10/14, 7:54 PM, Eric Lease Morgan wrote:
I wonder whether there are enough people and enough interest to organize a Code4Lib Italy event. Hmmm... --Eric Lease Morgan
-- Karen Coyle kcoyle@kcoyle.net http://kcoyle.net m: 1-510-435-8234 skype: kcoylenet
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
(Aggiungo una parentesi a quanto scrive Pierfranco. Un altro limite delle nostre istituzioni - penso alla mia università - è che l'intera infrastruttura informatica è piccola, povera e poco lungimirante. E' un'infrastruttura il cui scopo è sempre stato quello di far funzionare la posta elettronica dei docenti e poco più (esagero, chiaro) per cui mettersi allo stesso tavolo per parlare di servizi bibliotecari significa a) metterli in enorme difficoltà b) fare uno sforzo politico/organizzativo immenso)
Il giorno 11 marzo 2014 14:19, Pierfranco Minsenti < pierfranco.minsenti@gmail.com> ha scritto:
Beh, io distinguerei la digital literacy come competenza generale di uso, dalla capacità di programmare che invece è una competenza molto specialistica raggiunta dopo una formazione adeguata, e quindi non metterei la digital illiteracy sullo stesso piano dell'analfabetismo per un enorme numero di ragioni, anche pratiche.
Detto questo: se vogliamo dire che in Italia manca quella competenza in biblioteca sono d'accordo: questo è il vero problema: l'assenza di figure specialistiche in un certo contesto lavorativo e che sappiano interagire con chi ha altre competezne specialistiche complemntari in modo da realizzare un risultato comune, ache anche nelle dittee viene ottenuto grazie al concorso di specializzazioni diverse. Ma la soluzione non è certo che tutti dovrebbero avere quella alfabetizzazione perché allora saremmo davanti a una competenza generica, abborracciata, improvvisata. Ma su questo non vorrei discutere oltre per non discutere troppo di questioni di principio. Se siamo d'accordo che il problema è che le biblioteche non reclutano programmatori, vorrei citare almeno un caso diverso: una Università appena al di là della frontiera, quella del Canton Ticino, ha un sistema bibliotecario diretto da un italiano formatosi a Milano. Quando nel 2012 hanno preso il discovery tool di Ex Libris hanno anche deciso di assumere un ingegnere informatico. La ragione è che questo software, a differenza di quello che magari si pensa in genere, consente anche la creazione di estensioni che poi è possibile condividere tramite una apposita piattaforma. Questo lo fanno molto all'estero: per es. in Danimarca, dove le istituzioni che hanno Primo lo fanno gestire a ingegneri informatici, persone in grado di programmare per personalizzare e che poi mettono in comune le soluzioni.
Quale è il problema delle biblioteche italiane? Il fatto che non possono assumere, e se anche potessero non possono dare stipendi in grado di attrarre le competenze di un programmatore. Nel caso degli atenei, quelli medi e grossi possono avere programmatori, ma vengono usati per altre funzioni ritenute più importanti. Nel caso delle biblioteche di pubblica lettura, poi, parlando di grandi consorzi, la loro politica è consistita nell'ultimo decennio nell'outsourcing completo di quelle funzioni, per tante ragioni a iniziare dal fatto che erano convinti che la specificità di una biblioteca è il servizio in sede. Il punto è che chi viene in sede è anche utente del tuo web e se lo sai personalizzare è meglio: sei più rapido, più interattivo rispetto alla tua utenza. Il servizio nella sede fisica e il servizio on line non sono cose che si ecludono perché l'utenza usa entrambi. Viene il dubbio: ma avevano capito che cosa stava nascendo oppure hanno sottovalutato il basso costo della tecnologia perché l'hanno giudicata (sottovalutata) a partire dalla loro esperienza tecnologica: fatta solo di grossi cataloghi gestiti centralmente oppure di cataloghini locali? Comunque la situazione è questa.
Pierfranco
Il giorno 11 marzo 2014 13:10, Andrea Zanni zanni.andrea84@gmail.com ha scritto:
Questo post rischia molto di andare OT, ma non resisto.
Secondo me è un discorso profondo, in realtà.
C'è una digital illiteracy imperante, e il mondo "attorno alle biblioteche e più in generale ai libri" non nè ovviamente esente. Il punto è che, allo stato attuale (Italia, 2014, ma non solo) non esiste (o se esiste è più unico che raro) chi sa fare bene il suo lavoro e sa pure programmare. Saper usare gli strumenti del digitale (saper creare uno script quando serve, o un database, incrociare dati, ecc. ecc.) sarebbe fondamentale per ogni tipo di professione/disciplina, perchè ancora devono inventare qualcosa in cui un approccio-automatico-che-lavora-coi-dati non funziona. Se Obama chiede alla nazione di imparare a programmare un senso c'è (al netto della retorica e tutto). Il web è un mondo (un generatore di mondi), e saperlo costruire è potere. E' la nuova versione dell'analfabetismo (e lo dico da analfabeta, ovviamente).
Andre
2014-03-11 12:47 GMT+01:00 Giulio Bonanome gbonanome@gmail.com:
Grazie per l'inoltro.
+1 per l'idea ma +1 anche per quanto dice Salvatore. Ho risposto direttamente su Code4Lib, al massimo conto 10-15 persone potenzialmente interessate in tutta Italia :) Non solo mancano gli sviluppatori "dentro" le biblioteche, ma non vedo nemmeno un ecosistema di sviluppatori "fuori" dalle biblioteche.
Ciao Giulio
Il giorno 11 marzo 2014 10:27, Salvatore Vassallo < vassallosalvatore@gmail.com> ha scritto:
Qualche anno fa si provò a fare SoftXBIB all'interno delle Stelline.
Nella prima edizione fui anche coinvolto. Mia generale impressione: Code4Lib è un'altra cosa. Quello che si è riuscito a fare, per certi versi pur meritevole e lodevole nel tentativo, oscillava vagamente tra la marchetta e il poco più.
Il motivo, in parte, lo dice Karen Coyle
"My general impression is that actual coding in libraries is rare"
anche nel seminario di Koha indicato in code4lib i bibliotecari che ci hanno realmente smanettato sono pochi. E imho non quelli che intervenivano (intendiamoci erano interventi interessanti di chi deve gestire usare etc un software, ma COD4LIB è altro).
Io nel nostro micromondo di archivisti vengo talvolta additato come "troppo" informatico... e non so programmare realmente. Figuratevi il resto.
Però, leggendo questa lista una flebile speranza sembra esserci, anche se la mia impressione è che per qualcosa paragonabile agli altri CODE4LIB è ancora un po' presto.
Detto questo è ovvio il mio +1 all'idea
A presto Salvatore
2014-03-11 9:59 GMT+01:00 Nicola Carboni nic.carboni@gmail.com:
Si sta sviluppando su Code4Lib una discussione in merito ad un evento in Italia. Credo che possa interessare un po' di persone anche qui dentro
Nicola
Begin forwarded message:
*From: *Karen Coyle lists@kcoyle.net *Subject: **Re: [CODE4LIB] code4lib italy* *Date: *11 Mar 2014 07:30:16 GMT+1 *To: *CODE4LIB@LISTSERV.ND.EDU *Reply-To: *kcoyle@kcoyle.net
I happen to be in Italy at the moment, having just attended a conference on digital libraries here. [1] My general impression is that actual coding in libraries is rare, but I could ask around among librarians I know here and see what they say. There are some libraries that have had to create their own systems, and this might be a good outlet for those folks. It could also bring out projects that aren't well known.
kc [1] http://www.aib.it/attivita/congressi/c2014/fsr2014/
On 3/10/14, 7:54 PM, Eric Lease Morgan wrote:
I wonder whether there are enough people and enough interest to organize a Code4Lib Italy event. Hmmm... --Eric Lease Morgan
-- Karen Coyle kcoyle@kcoyle.net http://kcoyle.net m: 1-510-435-8234 skype: kcoylenet
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
In sintesi: non solo le biblioteche, ma tutta l'amministrazione pubblica italiana ha sottovalutato Internet. E le cose non migliorano. Nella bozza di documento UNI per la figura di bibliotecario non si parla di gestione del sito web in nessuno dei vari gruppi funzionali che hanno identificato quando invece è una attività di tipo trasversale che coinvolge diverse competenze e funzioni.
Pierfranco
Il giorno 11 marzo 2014 14:25, Enrico Francese efrancese@gmail.com ha scritto:
(Aggiungo una parentesi a quanto scrive Pierfranco. Un altro limite delle nostre istituzioni - penso alla mia università - è che l'intera infrastruttura informatica è piccola, povera e poco lungimirante. E' un'infrastruttura il cui scopo è sempre stato quello di far funzionare la posta elettronica dei docenti e poco più (esagero, chiaro) per cui mettersi allo stesso tavolo per parlare di servizi bibliotecari significa a) metterli in enorme difficoltà b) fare uno sforzo politico/organizzativo immenso)
Il giorno 11 marzo 2014 14:19, Pierfranco Minsenti < pierfranco.minsenti@gmail.com> ha scritto:
Beh, io distinguerei la digital literacy come competenza generale di uso,
dalla capacità di programmare che invece è una competenza molto specialistica raggiunta dopo una formazione adeguata, e quindi non metterei la digital illiteracy sullo stesso piano dell'analfabetismo per un enorme numero di ragioni, anche pratiche.
Detto questo: se vogliamo dire che in Italia manca quella competenza in biblioteca sono d'accordo: questo è il vero problema: l'assenza di figure specialistiche in un certo contesto lavorativo e che sappiano interagire con chi ha altre competezne specialistiche complemntari in modo da realizzare un risultato comune, ache anche nelle dittee viene ottenuto grazie al concorso di specializzazioni diverse. Ma la soluzione non è certo che tutti dovrebbero avere quella alfabetizzazione perché allora saremmo davanti a una competenza generica, abborracciata, improvvisata. Ma su questo non vorrei discutere oltre per non discutere troppo di questioni di principio. Se siamo d'accordo che il problema è che le biblioteche non reclutano programmatori, vorrei citare almeno un caso diverso: una Università appena al di là della frontiera, quella del Canton Ticino, ha un sistema bibliotecario diretto da un italiano formatosi a Milano. Quando nel 2012 hanno preso il discovery tool di Ex Libris hanno anche deciso di assumere un ingegnere informatico. La ragione è che questo software, a differenza di quello che magari si pensa in genere, consente anche la creazione di estensioni che poi è possibile condividere tramite una apposita piattaforma. Questo lo fanno molto all'estero: per es. in Danimarca, dove le istituzioni che hanno Primo lo fanno gestire a ingegneri informatici, persone in grado di programmare per personalizzare e che poi mettono in comune le soluzioni.
Quale è il problema delle biblioteche italiane? Il fatto che non possono assumere, e se anche potessero non possono dare stipendi in grado di attrarre le competenze di un programmatore. Nel caso degli atenei, quelli medi e grossi possono avere programmatori, ma vengono usati per altre funzioni ritenute più importanti. Nel caso delle biblioteche di pubblica lettura, poi, parlando di grandi consorzi, la loro politica è consistita nell'ultimo decennio nell'outsourcing completo di quelle funzioni, per tante ragioni a iniziare dal fatto che erano convinti che la specificità di una biblioteca è il servizio in sede. Il punto è che chi viene in sede è anche utente del tuo web e se lo sai personalizzare è meglio: sei più rapido, più interattivo rispetto alla tua utenza. Il servizio nella sede fisica e il servizio on line non sono cose che si ecludono perché l'utenza usa entrambi. Viene il dubbio: ma avevano capito che cosa stava nascendo oppure hanno sottovalutato il basso costo della tecnologia perché l'hanno giudicata (sottovalutata) a partire dalla loro esperienza tecnologica: fatta solo di grossi cataloghi gestiti centralmente oppure di cataloghini locali? Comunque la situazione è questa.
Pierfranco
Il giorno 11 marzo 2014 13:10, Andrea Zanni zanni.andrea84@gmail.comha scritto:
Questo post rischia molto di andare OT, ma non resisto.
Secondo me è un discorso profondo, in realtà.
C'è una digital illiteracy imperante, e il mondo "attorno alle biblioteche e più in generale ai libri" non nè ovviamente esente. Il punto è che, allo stato attuale (Italia, 2014, ma non solo) non esiste (o se esiste è più unico che raro) chi sa fare bene il suo lavoro e sa pure programmare. Saper usare gli strumenti del digitale (saper creare uno script quando serve, o un database, incrociare dati, ecc. ecc.) sarebbe fondamentale per ogni tipo di professione/disciplina, perchè ancora devono inventare qualcosa in cui un approccio-automatico-che-lavora-coi-dati non funziona. Se Obama chiede alla nazione di imparare a programmare un senso c'è (al netto della retorica e tutto). Il web è un mondo (un generatore di mondi), e saperlo costruire è potere. E' la nuova versione dell'analfabetismo (e lo dico da analfabeta, ovviamente).
Andre
2014-03-11 12:47 GMT+01:00 Giulio Bonanome gbonanome@gmail.com:
Grazie per l'inoltro.
+1 per l'idea ma +1 anche per quanto dice Salvatore. Ho risposto direttamente su Code4Lib, al massimo conto 10-15 persone potenzialmente interessate in tutta Italia :) Non solo mancano gli sviluppatori "dentro" le biblioteche, ma non vedo nemmeno un ecosistema di sviluppatori "fuori" dalle biblioteche.
Ciao Giulio
Il giorno 11 marzo 2014 10:27, Salvatore Vassallo < vassallosalvatore@gmail.com> ha scritto:
Qualche anno fa si provò a fare SoftXBIB all'interno delle Stelline.
Nella prima edizione fui anche coinvolto. Mia generale impressione: Code4Lib è un'altra cosa. Quello che si è riuscito a fare, per certi versi pur meritevole e lodevole nel tentativo, oscillava vagamente tra la marchetta e il poco più.
Il motivo, in parte, lo dice Karen Coyle
"My general impression is that actual coding in libraries is rare"
anche nel seminario di Koha indicato in code4lib i bibliotecari che ci hanno realmente smanettato sono pochi. E imho non quelli che intervenivano (intendiamoci erano interventi interessanti di chi deve gestire usare etc un software, ma COD4LIB è altro).
Io nel nostro micromondo di archivisti vengo talvolta additato come "troppo" informatico... e non so programmare realmente. Figuratevi il resto.
Però, leggendo questa lista una flebile speranza sembra esserci, anche se la mia impressione è che per qualcosa paragonabile agli altri CODE4LIB è ancora un po' presto.
Detto questo è ovvio il mio +1 all'idea
A presto Salvatore
2014-03-11 9:59 GMT+01:00 Nicola Carboni nic.carboni@gmail.com:
Si sta sviluppando su Code4Lib una discussione in merito ad un evento in Italia. Credo che possa interessare un po' di persone anche qui dentro
Nicola
Begin forwarded message:
*From: *Karen Coyle lists@kcoyle.net *Subject: **Re: [CODE4LIB] code4lib italy* *Date: *11 Mar 2014 07:30:16 GMT+1 *To: *CODE4LIB@LISTSERV.ND.EDU *Reply-To: *kcoyle@kcoyle.net
I happen to be in Italy at the moment, having just attended a conference on digital libraries here. [1] My general impression is that actual coding in libraries is rare, but I could ask around among librarians I know here and see what they say. There are some libraries that have had to create their own systems, and this might be a good outlet for those folks. It could also bring out projects that aren't well known.
kc [1] http://www.aib.it/attivita/congressi/c2014/fsr2014/
On 3/10/14, 7:54 PM, Eric Lease Morgan wrote:
I wonder whether there are enough people and enough interest to organize a Code4Lib Italy event. Hmmm... --Eric Lease Morgan
-- Karen Coyle kcoyle@kcoyle.net http://kcoyle.net m: 1-510-435-8234 skype: kcoylenet
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
-- Enrico Francese http://fraenrico.carcosa.it
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Pero' attenzione, Andrea scrive bene che ci sono diversi livelli di conoscenza...
Il bibliotecario che conosce bene i suoi sistemi e può modificare il codice di Koha
Questo non e' un programmatore, ma uno smanettone.
Sono convinto che i bibliotecari debbano capire sempre piu' di gestione dei dati, di schemi di metadati, di linguaggi di programmazione ecc ma per fare qualche piccola modifica o, soprattutto, capire che cosa fanno gli informatici (e comunicare correttamente con loro). Insomma, quello che fuori da qui e' il system librarian.
Il "programmatore" e' un altro lavoro e non credo che si possa imparare nei ritagli di tempo.
Andrea -- Andrea Marchitelli marchitelli@gmail.com - Roma
Il 11 marzo 2014 14:35, Pierfranco Minsenti pierfranco.minsenti@gmail.com ha scritto:
In sintesi: non solo le biblioteche, ma tutta l'amministrazione pubblica italiana ha sottovalutato Internet. E le cose non migliorano. Nella bozza di documento UNI per la figura di bibliotecario non si parla di gestione del sito web in nessuno dei vari gruppi funzionali che hanno identificato quando invece è una attività di tipo trasversale che coinvolge diverse competenze e funzioni.
Pierfranco
Il giorno 11 marzo 2014 14:25, Enrico Francese efrancese@gmail.com ha scritto:
(Aggiungo una parentesi a quanto scrive Pierfranco. Un altro limite delle nostre istituzioni - penso alla mia università - è che l'intera infrastruttura informatica è piccola, povera e poco lungimirante. E' un'infrastruttura il cui scopo è sempre stato quello di far funzionare la posta elettronica dei docenti e poco più (esagero, chiaro) per cui mettersi allo stesso tavolo per parlare di servizi bibliotecari significa a) metterli in enorme difficoltà b) fare uno sforzo politico/organizzativo immenso)
Il giorno 11 marzo 2014 14:19, Pierfranco Minsenti pierfranco.minsenti@gmail.com ha scritto:
Beh, io distinguerei la digital literacy come competenza generale di uso, dalla capacità di programmare che invece è una competenza molto specialistica raggiunta dopo una formazione adeguata, e quindi non metterei la digital illiteracy sullo stesso piano dell'analfabetismo per un enorme numero di ragioni, anche pratiche.
Detto questo: se vogliamo dire che in Italia manca quella competenza in biblioteca sono d'accordo: questo è il vero problema: l'assenza di figure specialistiche in un certo contesto lavorativo e che sappiano interagire con chi ha altre competezne specialistiche complemntari in modo da realizzare un risultato comune, ache anche nelle dittee viene ottenuto grazie al concorso di specializzazioni diverse. Ma la soluzione non è certo che tutti dovrebbero avere quella alfabetizzazione perché allora saremmo davanti a una competenza generica, abborracciata, improvvisata. Ma su questo non vorrei discutere oltre per non discutere troppo di questioni di principio. Se siamo d'accordo che il problema è che le biblioteche non reclutano programmatori, vorrei citare almeno un caso diverso: una Università appena al di là della frontiera, quella del Canton Ticino, ha un sistema bibliotecario diretto da un italiano formatosi a Milano. Quando nel 2012 hanno preso il discovery tool di Ex Libris hanno anche deciso di assumere un ingegnere informatico. La ragione è che questo software, a differenza di quello che magari si pensa in genere, consente anche la creazione di estensioni che poi è possibile condividere tramite una apposita piattaforma. Questo lo fanno molto all'estero: per es. in Danimarca, dove le istituzioni che hanno Primo lo fanno gestire a ingegneri informatici, persone in grado di programmare per personalizzare e che poi mettono in comune le soluzioni.
Quale è il problema delle biblioteche italiane? Il fatto che non possono assumere, e se anche potessero non possono dare stipendi in grado di attrarre le competenze di un programmatore. Nel caso degli atenei, quelli medi e grossi possono avere programmatori, ma vengono usati per altre funzioni ritenute più importanti. Nel caso delle biblioteche di pubblica lettura, poi, parlando di grandi consorzi, la loro politica è consistita nell'ultimo decennio nell'outsourcing completo di quelle funzioni, per tante ragioni a iniziare dal fatto che erano convinti che la specificità di una biblioteca è il servizio in sede. Il punto è che chi viene in sede è anche utente del tuo web e se lo sai personalizzare è meglio: sei più rapido, più interattivo rispetto alla tua utenza. Il servizio nella sede fisica e il servizio on line non sono cose che si ecludono perché l'utenza usa entrambi. Viene il dubbio: ma avevano capito che cosa stava nascendo oppure hanno sottovalutato il basso costo della tecnologia perché l'hanno giudicata (sottovalutata) a partire dalla loro esperienza tecnologica: fatta solo di grossi cataloghi gestiti centralmente oppure di cataloghini locali? Comunque la situazione è questa.
Pierfranco
Il giorno 11 marzo 2014 13:10, Andrea Zanni zanni.andrea84@gmail.com ha scritto:
Questo post rischia molto di andare OT, ma non resisto. Secondo me è un discorso profondo, in realtà.
C'è una digital illiteracy imperante, e il mondo "attorno alle biblioteche e più in generale ai libri" non nè ovviamente esente. Il punto è che, allo stato attuale (Italia, 2014, ma non solo) non esiste (o se esiste è più unico che raro) chi sa fare bene il suo lavoro e sa pure programmare. Saper usare gli strumenti del digitale (saper creare uno script quando serve, o un database, incrociare dati, ecc. ecc.) sarebbe fondamentale per ogni tipo di professione/disciplina, perchè ancora devono inventare qualcosa in cui un approccio-automatico-che-lavora-coi-dati non funziona. Se Obama chiede alla nazione di imparare a programmare un senso c'è (al netto della retorica e tutto). Il web è un mondo (un generatore di mondi), e saperlo costruire è potere. E' la nuova versione dell'analfabetismo (e lo dico da analfabeta, ovviamente).
Andre
2014-03-11 12:47 GMT+01:00 Giulio Bonanome gbonanome@gmail.com:
Grazie per l'inoltro.
+1 per l'idea ma +1 anche per quanto dice Salvatore. Ho risposto direttamente su Code4Lib, al massimo conto 10-15 persone potenzialmente interessate in tutta Italia :) Non solo mancano gli sviluppatori "dentro" le biblioteche, ma non vedo nemmeno un ecosistema di sviluppatori "fuori" dalle biblioteche.
Ciao Giulio
Il giorno 11 marzo 2014 10:27, Salvatore Vassallo vassallosalvatore@gmail.com ha scritto:
Qualche anno fa si provò a fare SoftXBIB all'interno delle Stelline.
Nella prima edizione fui anche coinvolto. Mia generale impressione: Code4Lib è un'altra cosa. Quello che si è riuscito a fare, per certi versi pur meritevole e lodevole nel tentativo, oscillava vagamente tra la marchetta e il poco più.
Il motivo, in parte, lo dice Karen Coyle
"My general impression is that actual coding in libraries is rare"
anche nel seminario di Koha indicato in code4lib i bibliotecari che ci hanno realmente smanettato sono pochi. E imho non quelli che intervenivano (intendiamoci erano interventi interessanti di chi deve gestire usare etc un software, ma COD4LIB è altro).
Io nel nostro micromondo di archivisti vengo talvolta additato come "troppo" informatico... e non so programmare realmente. Figuratevi il resto.
Però, leggendo questa lista una flebile speranza sembra esserci, anche se la mia impressione è che per qualcosa paragonabile agli altri CODE4LIB è ancora un po' presto.
Detto questo è ovvio il mio +1 all'idea
A presto Salvatore
2014-03-11 9:59 GMT+01:00 Nicola Carboni nic.carboni@gmail.com: > > Si sta sviluppando su Code4Lib una discussione in merito ad un evento > in Italia. > Credo che possa interessare un po' di persone anche qui dentro > > Nicola > > Begin forwarded message: > > From: Karen Coyle lists@kcoyle.net > Subject: Re: [CODE4LIB] code4lib italy > Date: 11 Mar 2014 07:30:16 GMT+1 > To: CODE4LIB@LISTSERV.ND.EDU > Reply-To: kcoyle@kcoyle.net > > I happen to be in Italy at the moment, having just attended a > conference on digital libraries here. [1] My general impression is that > actual coding in libraries is rare, but I could ask around among librarians > I know here and see what they say. There are some libraries that have had to > create their own systems, and this might be a good outlet for those folks. > It could also bring out projects that aren't well known. > > kc > [1] http://www.aib.it/attivita/congressi/c2014/fsr2014/ > > On 3/10/14, 7:54 PM, Eric Lease Morgan wrote: > > I wonder whether there are enough people and enough interest to > organize a Code4Lib Italy event. Hmmm... —Eric Lease Morgan > > > -- > Karen Coyle > kcoyle@kcoyle.net http://kcoyle.net > m: 1-510-435-8234 > skype: kcoylenet > > > > _______________________________________________ > Bibliotecari mailing list > Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it > Configurazione utente: > http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
-- Enrico Francese http://fraenrico.carcosa.it
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
A me la metafora dell'inglese non è mai piaciuta un granché a meno di non completarla dicendo che i programmatori (quelli che fanno questo di mestiere) sono (e rimango) i traduttori professionisti nella nostra metafora. Provo a spiegarmi cercando di portare a fattor comune cià che dice Pierfranco, Andrea M e Andrea Z...
Io preferisco la metafora della macchina. Nessuno deve diventare un meccanico professionista, né tantomeno un ingegnere meccanico. Ma saper cambiar una ruota o capire che la coppa dell'olio è andata, quello sì.
E questo non serve solo per risparmiare "qualcosina" (aka farsi il sitarello fatto in casa). Serve per poter discutere in maniera consapevole con il meccanico o l'ingegnere di turno (e non farsi intortare dal commerciale di passaggio).
A presto Salvatore
Il giorno 11 marzo 2014 14:35, Pierfranco Minsenti < pierfranco.minsenti@gmail.com> ha scritto:
In sintesi: non solo le biblioteche, ma tutta l'amministrazione pubblica italiana ha sottovalutato Internet. E le cose non migliorano. Nella bozza di documento UNI per la figura di bibliotecario non si parla di gestione del sito web in nessuno dei vari gruppi funzionali che hanno identificato quando invece è una attività di tipo trasversale che coinvolge diverse competenze e funzioni.
Pierfranco
Il giorno 11 marzo 2014 14:25, Enrico Francese efrancese@gmail.com ha scritto:
(Aggiungo una parentesi a quanto scrive Pierfranco. Un altro limite delle
nostre istituzioni - penso alla mia università - è che l'intera infrastruttura informatica è piccola, povera e poco lungimirante. E' un'infrastruttura il cui scopo è sempre stato quello di far funzionare la posta elettronica dei docenti e poco più (esagero, chiaro) per cui mettersi allo stesso tavolo per parlare di servizi bibliotecari significa a) metterli in enorme difficoltà b) fare uno sforzo politico/organizzativo immenso)
Il giorno 11 marzo 2014 14:19, Pierfranco Minsenti < pierfranco.minsenti@gmail.com> ha scritto:
Beh, io distinguerei la digital literacy come competenza generale di uso,
dalla capacità di programmare che invece è una competenza molto specialistica raggiunta dopo una formazione adeguata, e quindi non metterei la digital illiteracy sullo stesso piano dell'analfabetismo per un enorme numero di ragioni, anche pratiche.
Detto questo: se vogliamo dire che in Italia manca quella competenza in biblioteca sono d'accordo: questo è il vero problema: l'assenza di figure specialistiche in un certo contesto lavorativo e che sappiano interagire con chi ha altre competezne specialistiche complemntari in modo da realizzare un risultato comune, ache anche nelle dittee viene ottenuto grazie al concorso di specializzazioni diverse. Ma la soluzione non è certo che tutti dovrebbero avere quella alfabetizzazione perché allora saremmo davanti a una competenza generica, abborracciata, improvvisata. Ma su questo non vorrei discutere oltre per non discutere troppo di questioni di principio. Se siamo d'accordo che il problema è che le biblioteche non reclutano programmatori, vorrei citare almeno un caso diverso: una Università appena al di là della frontiera, quella del Canton Ticino, ha un sistema bibliotecario diretto da un italiano formatosi a Milano. Quando nel 2012 hanno preso il discovery tool di Ex Libris hanno anche deciso di assumere un ingegnere informatico. La ragione è che questo software, a differenza di quello che magari si pensa in genere, consente anche la creazione di estensioni che poi è possibile condividere tramite una apposita piattaforma. Questo lo fanno molto all'estero: per es. in Danimarca, dove le istituzioni che hanno Primo lo fanno gestire a ingegneri informatici, persone in grado di programmare per personalizzare e che poi mettono in comune le soluzioni.
Quale è il problema delle biblioteche italiane? Il fatto che non possono assumere, e se anche potessero non possono dare stipendi in grado di attrarre le competenze di un programmatore. Nel caso degli atenei, quelli medi e grossi possono avere programmatori, ma vengono usati per altre funzioni ritenute più importanti. Nel caso delle biblioteche di pubblica lettura, poi, parlando di grandi consorzi, la loro politica è consistita nell'ultimo decennio nell'outsourcing completo di quelle funzioni, per tante ragioni a iniziare dal fatto che erano convinti che la specificità di una biblioteca è il servizio in sede. Il punto è che chi viene in sede è anche utente del tuo web e se lo sai personalizzare è meglio: sei più rapido, più interattivo rispetto alla tua utenza. Il servizio nella sede fisica e il servizio on line non sono cose che si ecludono perché l'utenza usa entrambi. Viene il dubbio: ma avevano capito che cosa stava nascendo oppure hanno sottovalutato il basso costo della tecnologia perché l'hanno giudicata (sottovalutata) a partire dalla loro esperienza tecnologica: fatta solo di grossi cataloghi gestiti centralmente oppure di cataloghini locali? Comunque la situazione è questa.
Pierfranco
Il giorno 11 marzo 2014 13:10, Andrea Zanni zanni.andrea84@gmail.comha scritto:
Questo post rischia molto di andare OT, ma non resisto.
Secondo me è un discorso profondo, in realtà.
C'è una digital illiteracy imperante, e il mondo "attorno alle biblioteche e più in generale ai libri" non nè ovviamente esente. Il punto è che, allo stato attuale (Italia, 2014, ma non solo) non esiste (o se esiste è più unico che raro) chi sa fare bene il suo lavoro e sa pure programmare. Saper usare gli strumenti del digitale (saper creare uno script quando serve, o un database, incrociare dati, ecc. ecc.) sarebbe fondamentale per ogni tipo di professione/disciplina, perchè ancora devono inventare qualcosa in cui un approccio-automatico-che-lavora-coi-dati non funziona. Se Obama chiede alla nazione di imparare a programmare un senso c'è (al netto della retorica e tutto). Il web è un mondo (un generatore di mondi), e saperlo costruire è potere. E' la nuova versione dell'analfabetismo (e lo dico da analfabeta, ovviamente).
Andre
2014-03-11 12:47 GMT+01:00 Giulio Bonanome gbonanome@gmail.com:
Grazie per l'inoltro.
+1 per l'idea ma +1 anche per quanto dice Salvatore. Ho risposto direttamente su Code4Lib, al massimo conto 10-15 persone potenzialmente interessate in tutta Italia :) Non solo mancano gli sviluppatori "dentro" le biblioteche, ma non vedo nemmeno un ecosistema di sviluppatori "fuori" dalle biblioteche.
Ciao Giulio
Il giorno 11 marzo 2014 10:27, Salvatore Vassallo < vassallosalvatore@gmail.com> ha scritto:
Qualche anno fa si provò a fare SoftXBIB all'interno delle Stelline.
Nella prima edizione fui anche coinvolto. Mia generale impressione: Code4Lib è un'altra cosa. Quello che si è riuscito a fare, per certi versi pur meritevole e lodevole nel tentativo, oscillava vagamente tra la marchetta e il poco più.
Il motivo, in parte, lo dice Karen Coyle
"My general impression is that actual coding in libraries is rare"
anche nel seminario di Koha indicato in code4lib i bibliotecari che ci hanno realmente smanettato sono pochi. E imho non quelli che intervenivano (intendiamoci erano interventi interessanti di chi deve gestire usare etc un software, ma COD4LIB è altro).
Io nel nostro micromondo di archivisti vengo talvolta additato come "troppo" informatico... e non so programmare realmente. Figuratevi il resto.
Però, leggendo questa lista una flebile speranza sembra esserci, anche se la mia impressione è che per qualcosa paragonabile agli altri CODE4LIB è ancora un po' presto.
Detto questo è ovvio il mio +1 all'idea
A presto Salvatore
2014-03-11 9:59 GMT+01:00 Nicola Carboni nic.carboni@gmail.com:
> Si sta sviluppando su Code4Lib una discussione in merito ad un > evento in Italia. > Credo che possa interessare un po' di persone anche qui dentro > > Nicola > > Begin forwarded message: > > *From: *Karen Coyle lists@kcoyle.net > *Subject: **Re: [CODE4LIB] code4lib italy* > *Date: *11 Mar 2014 07:30:16 GMT+1 > *To: *CODE4LIB@LISTSERV.ND.EDU > *Reply-To: *kcoyle@kcoyle.net > > I happen to be in Italy at the moment, having just attended a > conference on digital libraries here. [1] My general impression is that > actual coding in libraries is rare, but I could ask around among librarians > I know here and see what they say. There are some libraries that have had > to create their own systems, and this might be a good outlet for those > folks. It could also bring out projects that aren't well known. > > kc > [1] http://www.aib.it/attivita/congressi/c2014/fsr2014/ > > On 3/10/14, 7:54 PM, Eric Lease Morgan wrote: > > I wonder whether there are enough people and enough interest to > organize a Code4Lib Italy event. Hmmm... —Eric Lease Morgan > > > -- > Karen Coyle > kcoyle@kcoyle.net http://kcoyle.net > m: 1-510-435-8234 > skype: kcoylenet > > > > _______________________________________________ > Bibliotecari mailing list > Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it > Configurazione utente: > http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari >
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
-- Enrico Francese http://fraenrico.carcosa.it
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Io la penso (quasi del tutto) come Salvatore :-)
Ogni tanto o non so scrivere o prendete troppo alla lettera quello che scrivo. L'inglese ha più termini, fra cui hacker, coder, developer, forse faccio fatica ad usare l'italiano. Io credo che le competenze digitali siano fondamentali, ma credo anche che saper "maneggiare codice" sia qualcosa in più che non va sottovalutato. Chi sa scrivere codice agisce sulla natura stessa della rete, e non è banale. Mi piace quasi di più il paragone del traduttore perchè il codice è più simile ad una lingua che alle competenze meccaniche. Il meccanico è molto più "limitato", per dire, per come la vedo io. Sapere un'altra lingua vuol dire accedere ad un'altra cultura, poter leggere i giornali o i libri o i grandi classici, ecc. Insomma, ne faccio anche un discorso di "potenza".
Poi forse sono troppo romantico, ma il mio modello (strano...) in questo caso, è Aaron Swartz: a parte il fatto di essere un genio, e va bhè, ma il suo bilinguismo (umanistico e tecnologico insieme) era estremamente potente. Poteva "costruire" ciò che pensava. Io magari so che posso fare delle cose unendo due o tre strumenti che conosco, ma devo sempre chiedere a qualcuno che me lo implementi in venti righe di codice. Vedo dove voglio andare, ma sono zoppo. La cosa che vorrei sottolineare è che non c'è ambito della cultura in cui la smanettonaggine non possa servire, e non c'è ambito della cultura in cui saper scrivere codice possa "costruire" cose e innovare profondamente.
Andrea
2014-03-11 15:04 GMT+01:00 Salvatore Vassallo vassallosalvatore@gmail.com:
A me la metafora dell'inglese non è mai piaciuta un granché a meno di non completarla dicendo che i programmatori (quelli che fanno questo di mestiere) sono (e rimango) i traduttori professionisti nella nostra metafora. Provo a spiegarmi cercando di portare a fattor comune cià che dice Pierfranco, Andrea M e Andrea Z...
Io preferisco la metafora della macchina. Nessuno deve diventare un meccanico professionista, né tantomeno un ingegnere meccanico. Ma saper cambiar una ruota o capire che la coppa dell'olio è andata, quello sì.
E questo non serve solo per risparmiare "qualcosina" (aka farsi il sitarello fatto in casa). Serve per poter discutere in maniera consapevole con il meccanico o l'ingegnere di turno (e non farsi intortare dal commerciale di passaggio).
A presto Salvatore
Il giorno 11 marzo 2014 14:35, Pierfranco Minsenti < pierfranco.minsenti@gmail.com> ha scritto:
In sintesi: non solo le biblioteche, ma tutta l'amministrazione pubblica
italiana ha sottovalutato Internet. E le cose non migliorano. Nella bozza di documento UNI per la figura di bibliotecario non si parla di gestione del sito web in nessuno dei vari gruppi funzionali che hanno identificato quando invece è una attività di tipo trasversale che coinvolge diverse competenze e funzioni.
Pierfranco
Il giorno 11 marzo 2014 14:25, Enrico Francese efrancese@gmail.com ha scritto:
(Aggiungo una parentesi a quanto scrive Pierfranco. Un altro limite delle
nostre istituzioni - penso alla mia università - è che l'intera infrastruttura informatica è piccola, povera e poco lungimirante. E' un'infrastruttura il cui scopo è sempre stato quello di far funzionare la posta elettronica dei docenti e poco più (esagero, chiaro) per cui mettersi allo stesso tavolo per parlare di servizi bibliotecari significa a) metterli in enorme difficoltà b) fare uno sforzo politico/organizzativo immenso)
Il giorno 11 marzo 2014 14:19, Pierfranco Minsenti < pierfranco.minsenti@gmail.com> ha scritto:
Beh, io distinguerei la digital literacy come competenza generale di
uso, dalla capacità di programmare che invece è una competenza molto specialistica raggiunta dopo una formazione adeguata, e quindi non metterei la digital illiteracy sullo stesso piano dell'analfabetismo per un enorme numero di ragioni, anche pratiche.
Detto questo: se vogliamo dire che in Italia manca quella competenza in biblioteca sono d'accordo: questo è il vero problema: l'assenza di figure specialistiche in un certo contesto lavorativo e che sappiano interagire con chi ha altre competezne specialistiche complemntari in modo da realizzare un risultato comune, ache anche nelle dittee viene ottenuto grazie al concorso di specializzazioni diverse. Ma la soluzione non è certo che tutti dovrebbero avere quella alfabetizzazione perché allora saremmo davanti a una competenza generica, abborracciata, improvvisata. Ma su questo non vorrei discutere oltre per non discutere troppo di questioni di principio. Se siamo d'accordo che il problema è che le biblioteche non reclutano programmatori, vorrei citare almeno un caso diverso: una Università appena al di là della frontiera, quella del Canton Ticino, ha un sistema bibliotecario diretto da un italiano formatosi a Milano. Quando nel 2012 hanno preso il discovery tool di Ex Libris hanno anche deciso di assumere un ingegnere informatico. La ragione è che questo software, a differenza di quello che magari si pensa in genere, consente anche la creazione di estensioni che poi è possibile condividere tramite una apposita piattaforma. Questo lo fanno molto all'estero: per es. in Danimarca, dove le istituzioni che hanno Primo lo fanno gestire a ingegneri informatici, persone in grado di programmare per personalizzare e che poi mettono in comune le soluzioni.
Quale è il problema delle biblioteche italiane? Il fatto che non possono assumere, e se anche potessero non possono dare stipendi in grado di attrarre le competenze di un programmatore. Nel caso degli atenei, quelli medi e grossi possono avere programmatori, ma vengono usati per altre funzioni ritenute più importanti. Nel caso delle biblioteche di pubblica lettura, poi, parlando di grandi consorzi, la loro politica è consistita nell'ultimo decennio nell'outsourcing completo di quelle funzioni, per tante ragioni a iniziare dal fatto che erano convinti che la specificità di una biblioteca è il servizio in sede. Il punto è che chi viene in sede è anche utente del tuo web e se lo sai personalizzare è meglio: sei più rapido, più interattivo rispetto alla tua utenza. Il servizio nella sede fisica e il servizio on line non sono cose che si ecludono perché l'utenza usa entrambi. Viene il dubbio: ma avevano capito che cosa stava nascendo oppure hanno sottovalutato il basso costo della tecnologia perché l'hanno giudicata (sottovalutata) a partire dalla loro esperienza tecnologica: fatta solo di grossi cataloghi gestiti centralmente oppure di cataloghini locali? Comunque la situazione è questa.
Pierfranco
Il giorno 11 marzo 2014 13:10, Andrea Zanni zanni.andrea84@gmail.comha scritto:
Questo post rischia molto di andare OT, ma non resisto.
Secondo me è un discorso profondo, in realtà.
C'è una digital illiteracy imperante, e il mondo "attorno alle biblioteche e più in generale ai libri" non nè ovviamente esente. Il punto è che, allo stato attuale (Italia, 2014, ma non solo) non esiste (o se esiste è più unico che raro) chi sa fare bene il suo lavoro e sa pure programmare. Saper usare gli strumenti del digitale (saper creare uno script quando serve, o un database, incrociare dati, ecc. ecc.) sarebbe fondamentale per ogni tipo di professione/disciplina, perchè ancora devono inventare qualcosa in cui un approccio-automatico-che-lavora-coi-dati non funziona. Se Obama chiede alla nazione di imparare a programmare un senso c'è (al netto della retorica e tutto). Il web è un mondo (un generatore di mondi), e saperlo costruire è potere. E' la nuova versione dell'analfabetismo (e lo dico da analfabeta, ovviamente).
Andre
2014-03-11 12:47 GMT+01:00 Giulio Bonanome gbonanome@gmail.com:
Grazie per l'inoltro.
+1 per l'idea ma +1 anche per quanto dice Salvatore. Ho risposto direttamente su Code4Lib, al massimo conto 10-15 persone potenzialmente interessate in tutta Italia :) Non solo mancano gli sviluppatori "dentro" le biblioteche, ma non vedo nemmeno un ecosistema di sviluppatori "fuori" dalle biblioteche.
Ciao Giulio
Il giorno 11 marzo 2014 10:27, Salvatore Vassallo < vassallosalvatore@gmail.com> ha scritto:
Qualche anno fa si provò a fare SoftXBIB all'interno delle Stelline. > > Nella prima edizione fui anche coinvolto. Mia generale impressione: > Code4Lib è un'altra cosa. > Quello che si è riuscito a fare, per certi versi pur meritevole e > lodevole nel tentativo, oscillava vagamente tra la marchetta e il poco più. > > Il motivo, in parte, lo dice Karen Coyle > > > "My general impression is that actual coding in libraries is rare" > > anche nel seminario di Koha indicato in code4lib i bibliotecari che > ci hanno realmente smanettato sono pochi. E imho non quelli che > intervenivano (intendiamoci erano interventi interessanti di chi deve > gestire usare etc un software, ma COD4LIB è altro). > > Io nel nostro micromondo di archivisti vengo talvolta additato come > "troppo" informatico... e non so programmare realmente. Figuratevi il resto. > > Però, leggendo questa lista una flebile speranza sembra esserci, > anche se la mia impressione è che per qualcosa paragonabile agli altri > CODE4LIB è ancora un po' presto. > > Detto questo è ovvio il mio +1 all'idea > > A presto > Salvatore > > > > > 2014-03-11 9:59 GMT+01:00 Nicola Carboni nic.carboni@gmail.com: > >> Si sta sviluppando su Code4Lib una discussione in merito ad un >> evento in Italia. >> Credo che possa interessare un po' di persone anche qui dentro >> >> Nicola >> >> Begin forwarded message: >> >> *From: *Karen Coyle lists@kcoyle.net >> *Subject: **Re: [CODE4LIB] code4lib italy* >> *Date: *11 Mar 2014 07:30:16 GMT+1 >> *To: *CODE4LIB@LISTSERV.ND.EDU >> *Reply-To: *kcoyle@kcoyle.net >> >> I happen to be in Italy at the moment, having just attended a >> conference on digital libraries here. [1] My general impression is that >> actual coding in libraries is rare, but I could ask around among librarians >> I know here and see what they say. There are some libraries that have had >> to create their own systems, and this might be a good outlet for those >> folks. It could also bring out projects that aren't well known. >> >> kc >> [1] http://www.aib.it/attivita/congressi/c2014/fsr2014/ >> >> On 3/10/14, 7:54 PM, Eric Lease Morgan wrote: >> >> I wonder whether there are enough people and enough interest to >> organize a Code4Lib Italy event. Hmmm... --Eric Lease Morgan >> >> >> -- >> Karen Coyle >> kcoyle@kcoyle.net http://kcoyle.net >> m: 1-510-435-8234 >> skype: kcoylenet >> >> >> >> _______________________________________________ >> Bibliotecari mailing list >> Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it >> Configurazione utente: >> http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari >> > > > _______________________________________________ > Bibliotecari mailing list > Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it > Configurazione utente: > http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari >
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
-- Enrico Francese http://fraenrico.carcosa.it
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Ciao a tutti,
Il 11/03/2014 15:04, Salvatore Vassallo ha scritto:
A me la metafora dell'inglese non è mai piaciuta un granché a meno di non completarla dicendo che i programmatori (quelli che fanno questo di mestiere) sono (e rimango) i traduttori professionisti nella nostra metafora.
il thread richiama abbastanza la mia attenzione visto che sono ad un'hackfest. Code 4Lib e' un meeting prima di tutto di bibliotrcari che sanno e/o voglino manipolare codice. Dunque un'alfabetizzazione a programmare l'hanno tutti. Questo e' sicuramente aiutato dal sistema USA per cui: -- Ti laueri il LIS e c'e' la possibilità di fare esami di programmazione -- Hai una laurea breve in informatica [tendenzialmente più pratica della nostra] e un Master in LIS. Le loro laure sono sempre piu pratiche, un informatico/ingegnere informatico come il nostro lo trovi tra chi fa scelte di approfondimento teorico [e questi a Code4Lib non ci sono].
Si parla poi di un convengo a cui partecipano 300 persone da un continete, non da un paese solo.
Poi l'avere la due competenze è fattibile (direi che io e Giulio siamo due esempi di ciò) ma in Italia questo e' dipeso da scelte di studio particolari e casi della vita.
La cosa più difficile da umanista e' essere capaci di tradurre il problema in algoritmi, non fa proprio parte del bagaglio tradizionale di formazione.
Poi certo i capi pagano uno stipendio, non due
Ciao Zeno
Concordo pienamente con quanto si dice sulla realtà italiana, ma sono sinceramente convinto che senza una forte spinta, non si riesca a trovare un pubblico.
La visibilità potrebbe portare alla discussione e alla comprensione del problema. Non pensiamo solo alla singola biblioteche pubblica, ma ai grossi sistemi, alle già citate biblioteche accademiche e agli istituti di ricerca. Sarebbe inoltre molto importante creare la consapevolezza, anche nei programmatori fuori dalle nostre logiche, delle possibilità di sviluppo che esistono nel mondo delle biblioteche. Per quanto riguarda il pubblico potenziale, io guardo a quello di questa lista, ma anche dei vari dipartimenti accademici che lavorano con l'informazione (Padova e Trento sono due ottimi esempi), così come il gruppo del CNR di Pisa, più le poche aziende che lavorano nel settore, più coloro che si occupano di ambiti più borderline come digital humanities, architettura dell'informazione etc. (e altri che sicuramente vi vengono in mente!).
Insomma un evento del genere sarebbe un bel modo per fare il punto della situazione in Italia, delle necessità, nonchè di coinvolgere il resto dei bibliotecari interessati, e fare anche un piccolo Coder Dojo (cosa che servirebbe anche a me), anche solamente per semplici script in Perl/Python per comparare liste, o usare un XSLT, o..insomma di cose da imparare ce ne sono parecchie, senza sicuramente toccare il codice di Koha! Anche semplicemente capire che Linux non è la morte, e non bisogna aver paura di cose come il terminale etc. sarebbe ottimo!
Sicuramente sarà qualcosa di specialistico, ma vedo comunque un profondo interesse verso certe realtà, quindi mi pareva una proposta molto interessante!
Nicola
On 11 Mar 2014, at 14:25, Enrico Francese efrancese@gmail.com wrote:
(Aggiungo una parentesi a quanto scrive Pierfranco. Un altro limite delle nostre istituzioni - penso alla mia università - è che l'intera infrastruttura informatica è piccola, povera e poco lungimirante. E' un'infrastruttura il cui scopo è sempre stato quello di far funzionare la posta elettronica dei docenti e poco più (esagero, chiaro) per cui mettersi allo stesso tavolo per parlare di servizi bibliotecari significa a) metterli in enorme difficoltà b) fare uno sforzo politico/organizzativo immenso)
Il giorno 11 marzo 2014 14:19, Pierfranco Minsenti pierfranco.minsenti@gmail.com ha scritto: Beh, io distinguerei la digital literacy come competenza generale di uso, dalla capacità di programmare che invece è una competenza molto specialistica raggiunta dopo una formazione adeguata, e quindi non metterei la digital illiteracy sullo stesso piano dell'analfabetismo per un enorme numero di ragioni, anche pratiche.
Detto questo: se vogliamo dire che in Italia manca quella competenza in biblioteca sono d'accordo: questo è il vero problema: l'assenza di figure specialistiche in un certo contesto lavorativo e che sappiano interagire con chi ha altre competezne specialistiche complemntari in modo da realizzare un risultato comune, ache anche nelle dittee viene ottenuto grazie al concorso di specializzazioni diverse. Ma la soluzione non è certo che tutti dovrebbero avere quella alfabetizzazione perché allora saremmo davanti a una competenza generica, abborracciata, improvvisata. Ma su questo non vorrei discutere oltre per non discutere troppo di questioni di principio. Se siamo d'accordo che il problema è che le biblioteche non reclutano programmatori, vorrei citare almeno un caso diverso: una Università appena al di là della frontiera, quella del Canton Ticino, ha un sistema bibliotecario diretto da un italiano formatosi a Milano. Quando nel 2012 hanno preso il discovery tool di Ex Libris hanno anche deciso di assumere un ingegnere informatico. La ragione è che questo software, a differenza di quello che magari si pensa in genere, consente anche la creazione di estensioni che poi è possibile condividere tramite una apposita piattaforma. Questo lo fanno molto all'estero: per es. in Danimarca, dove le istituzioni che hanno Primo lo fanno gestire a ingegneri informatici, persone in grado di programmare per personalizzare e che poi mettono in comune le soluzioni.
Quale è il problema delle biblioteche italiane? Il fatto che non possono assumere, e se anche potessero non possono dare stipendi in grado di attrarre le competenze di un programmatore. Nel caso degli atenei, quelli medi e grossi possono avere programmatori, ma vengono usati per altre funzioni ritenute più importanti. Nel caso delle biblioteche di pubblica lettura, poi, parlando di grandi consorzi, la loro politica è consistita nell'ultimo decennio nell'outsourcing completo di quelle funzioni, per tante ragioni a iniziare dal fatto che erano convinti che la specificità di una biblioteca è il servizio in sede. Il punto è che chi viene in sede è anche utente del tuo web e se lo sai personalizzare è meglio: sei più rapido, più interattivo rispetto alla tua utenza. Il servizio nella sede fisica e il servizio on line non sono cose che si ecludono perché l'utenza usa entrambi. Viene il dubbio: ma avevano capito che cosa stava nascendo oppure hanno sottovalutato il basso costo della tecnologia perché l'hanno giudicata (sottovalutata) a partire dalla loro esperienza tecnologica: fatta solo di grossi cataloghi gestiti centralmente oppure di cataloghini locali? Comunque la situazione è questa.
Pierfranco
Il giorno 11 marzo 2014 13:10, Andrea Zanni zanni.andrea84@gmail.com ha scritto:
Questo post rischia molto di andare OT, ma non resisto. Secondo me è un discorso profondo, in realtà.
C'è una digital illiteracy imperante, e il mondo "attorno alle biblioteche e più in generale ai libri" non nè ovviamente esente. Il punto è che, allo stato attuale (Italia, 2014, ma non solo) non esiste (o se esiste è più unico che raro) chi sa fare bene il suo lavoro e sa pure programmare. Saper usare gli strumenti del digitale (saper creare uno script quando serve, o un database, incrociare dati, ecc. ecc.) sarebbe fondamentale per ogni tipo di professione/disciplina, perchè ancora devono inventare qualcosa in cui un approccio-automatico-che-lavora-coi-dati non funziona. Se Obama chiede alla nazione di imparare a programmare un senso c'è (al netto della retorica e tutto). Il web è un mondo (un generatore di mondi), e saperlo costruire è potere. E' la nuova versione dell'analfabetismo (e lo dico da analfabeta, ovviamente).
Andre
2014-03-11 12:47 GMT+01:00 Giulio Bonanome gbonanome@gmail.com:
Grazie per l'inoltro.
+1 per l'idea ma +1 anche per quanto dice Salvatore. Ho risposto direttamente su Code4Lib, al massimo conto 10-15 persone potenzialmente interessate in tutta Italia :) Non solo mancano gli sviluppatori "dentro" le biblioteche, ma non vedo nemmeno un ecosistema di sviluppatori "fuori" dalle biblioteche.
Ciao Giulio
Il giorno 11 marzo 2014 10:27, Salvatore Vassallo vassallosalvatore@gmail.com ha scritto:
Qualche anno fa si provò a fare SoftXBIB all'interno delle Stelline.
Nella prima edizione fui anche coinvolto. Mia generale impressione: Code4Lib è un'altra cosa. Quello che si è riuscito a fare, per certi versi pur meritevole e lodevole nel tentativo, oscillava vagamente tra la marchetta e il poco più.
Il motivo, in parte, lo dice Karen Coyle
"My general impression is that actual coding in libraries is rare"
anche nel seminario di Koha indicato in code4lib i bibliotecari che ci hanno realmente smanettato sono pochi. E imho non quelli che intervenivano (intendiamoci erano interventi interessanti di chi deve gestire usare etc un software, ma COD4LIB è altro).
Io nel nostro micromondo di archivisti vengo talvolta additato come "troppo" informatico... e non so programmare realmente. Figuratevi il resto.
Però, leggendo questa lista una flebile speranza sembra esserci, anche se la mia impressione è che per qualcosa paragonabile agli altri CODE4LIB è ancora un po' presto.
Detto questo è ovvio il mio +1 all'idea
A presto Salvatore
2014-03-11 9:59 GMT+01:00 Nicola Carboni nic.carboni@gmail.com: Si sta sviluppando su Code4Lib una discussione in merito ad un evento in Italia. Credo che possa interessare un po' di persone anche qui dentro
Nicola
Begin forwarded message:
From: Karen Coyle lists@kcoyle.net Subject: Re: [CODE4LIB] code4lib italy Date: 11 Mar 2014 07:30:16 GMT+1 To: CODE4LIB@LISTSERV.ND.EDU Reply-To: kcoyle@kcoyle.net
I happen to be in Italy at the moment, having just attended a conference on digital libraries here. [1] My general impression is that actual coding in libraries is rare, but I could ask around among librarians I know here and see what they say. There are some libraries that have had to create their own systems, and this might be a good outlet for those folks. It could also bring out projects that aren't well known.
kc [1] http://www.aib.it/attivita/congressi/c2014/fsr2014/
On 3/10/14, 7:54 PM, Eric Lease Morgan wrote:
I wonder whether there are enough people and enough interest to organize a Code4Lib Italy event. Hmmm... —Eric Lease Morgan
-- Karen Coyle kcoyle@kcoyle.net http://kcoyle.net m: 1-510-435-8234 skype: kcoylenet
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
-- Enrico Francese http://fraenrico.carcosa.it _______________________________________________ Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Il giorno 11 marzo 2014 14:50, Nicola Carboni nic.carboni@gmail.com ha scritto:
Concordo pienamente con quanto si dice sulla realtà italiana, ma sono sinceramente convinto che senza una forte spinta, non si riesca a trovare un pubblico.
La visibilità potrebbe portare alla discussione e alla comprensione del problema.
Ecco: sarebbe utile misurare la consapevolezza del problema. E rispetto a questo io un'idea ce l'avrei: fare un sondaggio tra i direttori di biblioteca (grossi sistemi) per misurare la loro consapevolezza con questa semplice domanda: se poteste assumere una persona, o farle un contratto, prendereste subito una persona con competenze digitali (poi si specifica meglio, magari si mette un o più scelte precise) e se sì cosa gli fareste fare? Sarebbe interessante vedere quanti direbbero sì, quanti hanno idee concrete, e quanti invece potendo scegliere preferirebbero comunque assumere un bibliotecario (standard). Ne verrebbe fuori uno spaccato su: quanto la biblioteca italiana prende atto del suo ritardo. Ma sono piuttosto scettico per quanto riguarda le pubbliche. Però, chissà: magari potrebbero riservare sorprese.
Pierfranco
Non pensiamo solo alla singola biblioteche pubblica, ma ai grossi sistemi, alle già citate biblioteche accademiche e agli istituti di ricerca. Sarebbe inoltre molto importante creare la consapevolezza, anche nei programmatori fuori dalle nostre logiche, delle possibilità di sviluppo che esistono nel mondo delle biblioteche. Per quanto riguarda il pubblico potenziale, io guardo a quello di questa lista, ma anche dei vari dipartimenti accademici che lavorano con l'informazione (Padova e Trento sono due ottimi esempi), così come il gruppo del CNR di Pisa, più le poche aziende che lavorano nel settore, più coloro che si occupano di ambiti più borderline come digital humanities, architettura dell'informazione etc. (e altri che sicuramente vi vengono in mente!).
Insomma un evento del genere sarebbe un bel modo per fare il punto della situazione in Italia, delle necessità, nonchè di coinvolgere il resto dei bibliotecari interessati, e fare anche un piccolo Coder Dojo (cosa che servirebbe anche a me), anche solamente per semplici script in Perl/Python per comparare liste, o usare un XSLT, o..insomma di cose da imparare ce ne sono parecchie, senza sicuramente toccare il codice di Koha! Anche semplicemente capire che Linux non è la morte, e non bisogna aver paura di cose come il terminale etc. sarebbe ottimo!
Sicuramente sarà qualcosa di specialistico, ma vedo comunque un profondo interesse verso certe realtà, quindi mi pareva una proposta molto interessante!
Nicola
On 11 Mar 2014, at 14:25, Enrico Francese efrancese@gmail.com wrote:
(Aggiungo una parentesi a quanto scrive Pierfranco. Un altro limite delle nostre istituzioni - penso alla mia università - è che l'intera infrastruttura informatica è piccola, povera e poco lungimirante. E' un'infrastruttura il cui scopo è sempre stato quello di far funzionare la posta elettronica dei docenti e poco più (esagero, chiaro) per cui mettersi allo stesso tavolo per parlare di servizi bibliotecari significa a) metterli in enorme difficoltà b) fare uno sforzo politico/organizzativo immenso)
Il giorno 11 marzo 2014 14:19, Pierfranco Minsenti < pierfranco.minsenti@gmail.com> ha scritto:
Beh, io distinguerei la digital literacy come competenza generale di uso, dalla capacità di programmare che invece è una competenza molto specialistica raggiunta dopo una formazione adeguata, e quindi non metterei la digital illiteracy sullo stesso piano dell'analfabetismo per un enorme numero di ragioni, anche pratiche.
Detto questo: se vogliamo dire che in Italia manca quella competenza in biblioteca sono d'accordo: questo è il vero problema: l'assenza di figure specialistiche in un certo contesto lavorativo e che sappiano interagire con chi ha altre competezne specialistiche complemntari in modo da realizzare un risultato comune, ache anche nelle dittee viene ottenuto grazie al concorso di specializzazioni diverse. Ma la soluzione non è certo che tutti dovrebbero avere quella alfabetizzazione perché allora saremmo davanti a una competenza generica, abborracciata, improvvisata. Ma su questo non vorrei discutere oltre per non discutere troppo di questioni di principio. Se siamo d'accordo che il problema è che le biblioteche non reclutano programmatori, vorrei citare almeno un caso diverso: una Università appena al di là della frontiera, quella del Canton Ticino, ha un sistema bibliotecario diretto da un italiano formatosi a Milano. Quando nel 2012 hanno preso il discovery tool di Ex Libris hanno anche deciso di assumere un ingegnere informatico. La ragione è che questo software, a differenza di quello che magari si pensa in genere, consente anche la creazione di estensioni che poi è possibile condividere tramite una apposita piattaforma. Questo lo fanno molto all'estero: per es. in Danimarca, dove le istituzioni che hanno Primo lo fanno gestire a ingegneri informatici, persone in grado di programmare per personalizzare e che poi mettono in comune le soluzioni.
Quale è il problema delle biblioteche italiane? Il fatto che non possono assumere, e se anche potessero non possono dare stipendi in grado di attrarre le competenze di un programmatore. Nel caso degli atenei, quelli medi e grossi possono avere programmatori, ma vengono usati per altre funzioni ritenute più importanti. Nel caso delle biblioteche di pubblica lettura, poi, parlando di grandi consorzi, la loro politica è consistita nell'ultimo decennio nell'outsourcing completo di quelle funzioni, per tante ragioni a iniziare dal fatto che erano convinti che la specificità di una biblioteca è il servizio in sede. Il punto è che chi viene in sede è anche utente del tuo web e se lo sai personalizzare è meglio: sei più rapido, più interattivo rispetto alla tua utenza. Il servizio nella sede fisica e il servizio on line non sono cose che si ecludono perché l'utenza usa entrambi. Viene il dubbio: ma avevano capito che cosa stava nascendo oppure hanno sottovalutato il basso costo della tecnologia perché l'hanno giudicata (sottovalutata) a partire dalla loro esperienza tecnologica: fatta solo di grossi cataloghi gestiti centralmente oppure di cataloghini locali? Comunque la situazione è questa.
Pierfranco
Il giorno 11 marzo 2014 13:10, Andrea Zanni zanni.andrea84@gmail.comha scritto:
Questo post rischia molto di andare OT, ma non resisto.
Secondo me è un discorso profondo, in realtà.
C'è una digital illiteracy imperante, e il mondo "attorno alle biblioteche e più in generale ai libri" non nè ovviamente esente. Il punto è che, allo stato attuale (Italia, 2014, ma non solo) non esiste (o se esiste è più unico che raro) chi sa fare bene il suo lavoro e sa pure programmare. Saper usare gli strumenti del digitale (saper creare uno script quando serve, o un database, incrociare dati, ecc. ecc.) sarebbe fondamentale per ogni tipo di professione/disciplina, perchè ancora devono inventare qualcosa in cui un approccio-automatico-che-lavora-coi-dati non funziona. Se Obama chiede alla nazione di imparare a programmare un senso c'è (al netto della retorica e tutto). Il web è un mondo (un generatore di mondi), e saperlo costruire è potere. E' la nuova versione dell'analfabetismo (e lo dico da analfabeta, ovviamente).
Andre
2014-03-11 12:47 GMT+01:00 Giulio Bonanome gbonanome@gmail.com:
Grazie per l'inoltro.
+1 per l'idea ma +1 anche per quanto dice Salvatore. Ho risposto direttamente su Code4Lib, al massimo conto 10-15 persone potenzialmente interessate in tutta Italia :) Non solo mancano gli sviluppatori "dentro" le biblioteche, ma non vedo nemmeno un ecosistema di sviluppatori "fuori" dalle biblioteche.
Ciao Giulio
Il giorno 11 marzo 2014 10:27, Salvatore Vassallo < vassallosalvatore@gmail.com> ha scritto:
Qualche anno fa si provò a fare SoftXBIB all'interno delle Stelline.
Nella prima edizione fui anche coinvolto. Mia generale impressione: Code4Lib è un'altra cosa. Quello che si è riuscito a fare, per certi versi pur meritevole e lodevole nel tentativo, oscillava vagamente tra la marchetta e il poco più.
Il motivo, in parte, lo dice Karen Coyle
"My general impression is that actual coding in libraries is rare"
anche nel seminario di Koha indicato in code4lib i bibliotecari che ci hanno realmente smanettato sono pochi. E imho non quelli che intervenivano (intendiamoci erano interventi interessanti di chi deve gestire usare etc un software, ma COD4LIB è altro).
Io nel nostro micromondo di archivisti vengo talvolta additato come "troppo" informatico... e non so programmare realmente. Figuratevi il resto.
Però, leggendo questa lista una flebile speranza sembra esserci, anche se la mia impressione è che per qualcosa paragonabile agli altri CODE4LIB è ancora un po' presto.
Detto questo è ovvio il mio +1 all'idea
A presto Salvatore
2014-03-11 9:59 GMT+01:00 Nicola Carboni nic.carboni@gmail.com:
Si sta sviluppando su Code4Lib una discussione in merito ad un evento in Italia. Credo che possa interessare un po' di persone anche qui dentro
Nicola
Begin forwarded message:
*From: *Karen Coyle lists@kcoyle.net *Subject: **Re: [CODE4LIB] code4lib italy* *Date: *11 Mar 2014 07:30:16 GMT+1 *To: *CODE4LIB@LISTSERV.ND.EDU *Reply-To: *kcoyle@kcoyle.net
I happen to be in Italy at the moment, having just attended a conference on digital libraries here. [1] My general impression is that actual coding in libraries is rare, but I could ask around among librarians I know here and see what they say. There are some libraries that have had to create their own systems, and this might be a good outlet for those folks. It could also bring out projects that aren't well known.
kc [1] http://www.aib.it/attivita/congressi/c2014/fsr2014/
On 3/10/14, 7:54 PM, Eric Lease Morgan wrote:
I wonder whether there are enough people and enough interest to organize a Code4Lib Italy event. Hmmm... --Eric Lease Morgan
-- Karen Coyle kcoyle@kcoyle.net http://kcoyle.net m: 1-510-435-8234 skype: kcoylenet
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
-- Enrico Francese http://fraenrico.carcosa.it _______________________________________________ Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
A parte il mio uso di termini inappropriati (digital illiteracy non è il termine giusto, forse dovrei parlare di "programming illiteracy") io quasi ne faccio un discorso di principio.
E uso una bella metafora del mio capo: il "saper programmare" adesso è come il "saper l'inglese" di 20 anni fa. Se una volta il top manager dell'azienda girava con l'interprete tutto il tempo, oggi c'è il tecnico chedeve assistere lo stesso manager sui problemi tecnici/tecnologici. L'inglese (a vari livelli) il manager lo sa, gli manca un'altra competenza. Forse fra 20 anni cambierà ancora.
Con questo non voglio dire che se non si è programmatori non si è nulla: esiste anche il problema opposto che i programmatori sanno fare solo quello, spesso senza alcun tipo di visione o sguardo a lungo termine. Voglio però dire che una competenza informatica "seria" serve sempre di più, e più c'è meglio è. Il bibliotecario che conosce bene i suoi sistemi e può modificare il codice di Koha ha un potere nelle sue mani che il catalogatore non ha. Ha anche la possibilità di vedere quello che fanno altri, di scrivere piccoli script che gli facilitano la vita, di imparare cose tecnologiche più in fretta, ecc. La mia competenza informatica non arriva a programmare, ma so capire certe cose, e ogni tanto mi rendo conto che io spesso faccio il "traduttore" fra competenze diverse. Sapessi anche scrivere codice, sarebbe sicuramente meglio.
Fateci caso: in questa lista sono iscritti moltissimi biliotecari che si "parlano" o "balbettano" l'informatichese, proprio perchè la competenza sul digitale è una cosa sentita.
Andrea
2014-03-11 14:19 GMT+01:00 Pierfranco Minsenti < pierfranco.minsenti@gmail.com>:
Beh, io distinguerei la digital literacy come competenza generale di uso, dalla capacità di programmare che invece è una competenza molto specialistica raggiunta dopo una formazione adeguata, e quindi non metterei la digital illiteracy sullo stesso piano dell'analfabetismo per un enorme numero di ragioni, anche pratiche.
Detto questo: se vogliamo dire che in Italia manca quella competenza in biblioteca sono d'accordo: questo è il vero problema: l'assenza di figure specialistiche in un certo contesto lavorativo e che sappiano interagire con chi ha altre competezne specialistiche complemntari in modo da realizzare un risultato comune, ache anche nelle dittee viene ottenuto grazie al concorso di specializzazioni diverse. Ma la soluzione non è certo che tutti dovrebbero avere quella alfabetizzazione perché allora saremmo davanti a una competenza generica, abborracciata, improvvisata. Ma su questo non vorrei discutere oltre per non discutere troppo di questioni di principio. Se siamo d'accordo che il problema è che le biblioteche non reclutano programmatori, vorrei citare almeno un caso diverso: una Università appena al di là della frontiera, quella del Canton Ticino, ha un sistema bibliotecario diretto da un italiano formatosi a Milano. Quando nel 2012 hanno preso il discovery tool di Ex Libris hanno anche deciso di assumere un ingegnere informatico. La ragione è che questo software, a differenza di quello che magari si pensa in genere, consente anche la creazione di estensioni che poi è possibile condividere tramite una apposita piattaforma. Questo lo fanno molto all'estero: per es. in Danimarca, dove le istituzioni che hanno Primo lo fanno gestire a ingegneri informatici, persone in grado di programmare per personalizzare e che poi mettono in comune le soluzioni.
Quale è il problema delle biblioteche italiane? Il fatto che non possono assumere, e se anche potessero non possono dare stipendi in grado di attrarre le competenze di un programmatore. Nel caso degli atenei, quelli medi e grossi possono avere programmatori, ma vengono usati per altre funzioni ritenute più importanti. Nel caso delle biblioteche di pubblica lettura, poi, parlando di grandi consorzi, la loro politica è consistita nell'ultimo decennio nell'outsourcing completo di quelle funzioni, per tante ragioni a iniziare dal fatto che erano convinti che la specificità di una biblioteca è il servizio in sede. Il punto è che chi viene in sede è anche utente del tuo web e se lo sai personalizzare è meglio: sei più rapido, più interattivo rispetto alla tua utenza. Il servizio nella sede fisica e il servizio on line non sono cose che si ecludono perché l'utenza usa entrambi. Viene il dubbio: ma avevano capito che cosa stava nascendo oppure hanno sottovalutato il basso costo della tecnologia perché l'hanno giudicata (sottovalutata) a partire dalla loro esperienza tecnologica: fatta solo di grossi cataloghi gestiti centralmente oppure di cataloghini locali? Comunque la situazione è questa.
Pierfranco
Il giorno 11 marzo 2014 13:10, Andrea Zanni zanni.andrea84@gmail.com ha scritto:
Questo post rischia molto di andare OT, ma non resisto.
Secondo me è un discorso profondo, in realtà.
C'è una digital illiteracy imperante, e il mondo "attorno alle biblioteche e più in generale ai libri" non nè ovviamente esente. Il punto è che, allo stato attuale (Italia, 2014, ma non solo) non esiste (o se esiste è più unico che raro) chi sa fare bene il suo lavoro e sa pure programmare. Saper usare gli strumenti del digitale (saper creare uno script quando serve, o un database, incrociare dati, ecc. ecc.) sarebbe fondamentale per ogni tipo di professione/disciplina, perchè ancora devono inventare qualcosa in cui un approccio-automatico-che-lavora-coi-dati non funziona. Se Obama chiede alla nazione di imparare a programmare un senso c'è (al netto della retorica e tutto). Il web è un mondo (un generatore di mondi), e saperlo costruire è potere. E' la nuova versione dell'analfabetismo (e lo dico da analfabeta, ovviamente).
Andre
2014-03-11 12:47 GMT+01:00 Giulio Bonanome gbonanome@gmail.com:
Grazie per l'inoltro.
+1 per l'idea ma +1 anche per quanto dice Salvatore. Ho risposto direttamente su Code4Lib, al massimo conto 10-15 persone potenzialmente interessate in tutta Italia :) Non solo mancano gli sviluppatori "dentro" le biblioteche, ma non vedo nemmeno un ecosistema di sviluppatori "fuori" dalle biblioteche.
Ciao Giulio
Il giorno 11 marzo 2014 10:27, Salvatore Vassallo < vassallosalvatore@gmail.com> ha scritto:
Qualche anno fa si provò a fare SoftXBIB all'interno delle Stelline.
Nella prima edizione fui anche coinvolto. Mia generale impressione: Code4Lib è un'altra cosa. Quello che si è riuscito a fare, per certi versi pur meritevole e lodevole nel tentativo, oscillava vagamente tra la marchetta e il poco più.
Il motivo, in parte, lo dice Karen Coyle
"My general impression is that actual coding in libraries is rare"
anche nel seminario di Koha indicato in code4lib i bibliotecari che ci hanno realmente smanettato sono pochi. E imho non quelli che intervenivano (intendiamoci erano interventi interessanti di chi deve gestire usare etc un software, ma COD4LIB è altro).
Io nel nostro micromondo di archivisti vengo talvolta additato come "troppo" informatico... e non so programmare realmente. Figuratevi il resto.
Però, leggendo questa lista una flebile speranza sembra esserci, anche se la mia impressione è che per qualcosa paragonabile agli altri CODE4LIB è ancora un po' presto.
Detto questo è ovvio il mio +1 all'idea
A presto Salvatore
2014-03-11 9:59 GMT+01:00 Nicola Carboni nic.carboni@gmail.com:
Si sta sviluppando su Code4Lib una discussione in merito ad un evento in Italia. Credo che possa interessare un po' di persone anche qui dentro
Nicola
Begin forwarded message:
*From: *Karen Coyle lists@kcoyle.net *Subject: **Re: [CODE4LIB] code4lib italy* *Date: *11 Mar 2014 07:30:16 GMT+1 *To: *CODE4LIB@LISTSERV.ND.EDU *Reply-To: *kcoyle@kcoyle.net
I happen to be in Italy at the moment, having just attended a conference on digital libraries here. [1] My general impression is that actual coding in libraries is rare, but I could ask around among librarians I know here and see what they say. There are some libraries that have had to create their own systems, and this might be a good outlet for those folks. It could also bring out projects that aren't well known.
kc [1] http://www.aib.it/attivita/congressi/c2014/fsr2014/
On 3/10/14, 7:54 PM, Eric Lease Morgan wrote:
I wonder whether there are enough people and enough interest to organize a Code4Lib Italy event. Hmmm... --Eric Lease Morgan
-- Karen Coyle kcoyle@kcoyle.net http://kcoyle.net m: 1-510-435-8234 skype: kcoylenet
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Io trovo molto importante la funzione di "traduttore" a cui ti riferisci: funzione che presuppone alcune competenze che stanno "dall'altra paret". E ovviamente non c'è una frontiera definita. Piuttosto una zona grigia che l'interessato può percorrere in avanti, se vuole e sarà utile. Ma questo per me non deve voler dire: imparare a fare un altro mestiere che richiede un percorso di studi ad hoc. O meglio: nessuno te lo impedisce, è ovvio. È una tua decisione. Ma io lo chiamo: cambiare mestiere. È diverso. Certo avere in mano 2 diverse competenze professionali è una bella cosa: non dico certo di no. Ma non lo vedo come un modello che sarebbe opportuno per tutti raggiungere. Non è come l'inglese. Non faccio fatica a credere che ai capi farebbe comodo avere persone che fanno tutto: a quale capo non ha mai fatto comodo pagare uno e avere due? Ma non è una ricetta da suggerire in maniera generalizzata perché un conto è raggiungere una buona doppia competenza (che poi viene però pagata come una sola), un altro conto è pensare che gli specialismi possono essere scavalcati facilmente. Pensarlo è una questione del tutto personale. Chi ci crede lo può fare. Ma ill lavoro vero, non generico, è lavoro specializzato. Che è un'altra cosa dall'evere tante competenze perché non è detto che la tua istituzione trovi opportuno usarle tutte. L'organizzazione del lavoro è anche decisa in base all'esame delle competenze interne e al fatto che magari si giudica inutile far mettere le mani sul web a un non specialista che potrebbe metterci il triplo del tempo di uno specialista. In sostanza: distiguiamo tra il sapere arrangiarsi perché non è possiible ottenere di più, dal predicare una filosofia da smanettoni. I titoli di studio (seri) sono ancora qualcosa che fa la differenza. Se poi qualcuno ottiene di sapere lo stesso con un percorso da autodidatta smanettone, forse è un'eccezione, non un modello per tutti.
Pierfranco
Il giorno 11 marzo 2014 14:34, Andrea Zanni zanni.andrea84@gmail.com ha scritto:
A parte il mio uso di termini inappropriati (digital illiteracy non è il termine giusto, forse dovrei parlare di "programming illiteracy") io quasi ne faccio un discorso di principio.
E uso una bella metafora del mio capo: il "saper programmare" adesso è come il "saper l'inglese" di 20 anni fa. Se una volta il top manager dell'azienda girava con l'interprete tutto il tempo, oggi c'è il tecnico chedeve assistere lo stesso manager sui problemi tecnici/tecnologici. L'inglese (a vari livelli) il manager lo sa, gli manca un'altra competenza. Forse fra 20 anni cambierà ancora.
Con questo non voglio dire che se non si è programmatori non si è nulla: esiste anche il problema opposto che i programmatori sanno fare solo quello, spesso senza alcun tipo di visione o sguardo a lungo termine. Voglio però dire che una competenza informatica "seria" serve sempre di più, e più c'è meglio è. Il bibliotecario che conosce bene i suoi sistemi e può modificare il codice di Koha ha un potere nelle sue mani che il catalogatore non ha. Ha anche la possibilità di vedere quello che fanno altri, di scrivere piccoli script che gli facilitano la vita, di imparare cose tecnologiche più in fretta, ecc. La mia competenza informatica non arriva a programmare, ma so capire certe cose, e ogni tanto mi rendo conto che io spesso faccio il "traduttore" fra competenze diverse. Sapessi anche scrivere codice, sarebbe sicuramente meglio.
Fateci caso: in questa lista sono iscritti moltissimi biliotecari che si "parlano" o "balbettano" l'informatichese, proprio perchè la competenza sul digitale è una cosa sentita.
Andrea
2014-03-11 14:19 GMT+01:00 Pierfranco Minsenti < pierfranco.minsenti@gmail.com>:
Beh, io distinguerei la digital literacy come competenza generale di uso,
dalla capacità di programmare che invece è una competenza molto specialistica raggiunta dopo una formazione adeguata, e quindi non metterei la digital illiteracy sullo stesso piano dell'analfabetismo per un enorme numero di ragioni, anche pratiche.
Detto questo: se vogliamo dire che in Italia manca quella competenza in biblioteca sono d'accordo: questo è il vero problema: l'assenza di figure specialistiche in un certo contesto lavorativo e che sappiano interagire con chi ha altre competezne specialistiche complemntari in modo da realizzare un risultato comune, ache anche nelle dittee viene ottenuto grazie al concorso di specializzazioni diverse. Ma la soluzione non è certo che tutti dovrebbero avere quella alfabetizzazione perché allora saremmo davanti a una competenza generica, abborracciata, improvvisata. Ma su questo non vorrei discutere oltre per non discutere troppo di questioni di principio. Se siamo d'accordo che il problema è che le biblioteche non reclutano programmatori, vorrei citare almeno un caso diverso: una Università appena al di là della frontiera, quella del Canton Ticino, ha un sistema bibliotecario diretto da un italiano formatosi a Milano. Quando nel 2012 hanno preso il discovery tool di Ex Libris hanno anche deciso di assumere un ingegnere informatico. La ragione è che questo software, a differenza di quello che magari si pensa in genere, consente anche la creazione di estensioni che poi è possibile condividere tramite una apposita piattaforma. Questo lo fanno molto all'estero: per es. in Danimarca, dove le istituzioni che hanno Primo lo fanno gestire a ingegneri informatici, persone in grado di programmare per personalizzare e che poi mettono in comune le soluzioni.
Quale è il problema delle biblioteche italiane? Il fatto che non possono assumere, e se anche potessero non possono dare stipendi in grado di attrarre le competenze di un programmatore. Nel caso degli atenei, quelli medi e grossi possono avere programmatori, ma vengono usati per altre funzioni ritenute più importanti. Nel caso delle biblioteche di pubblica lettura, poi, parlando di grandi consorzi, la loro politica è consistita nell'ultimo decennio nell'outsourcing completo di quelle funzioni, per tante ragioni a iniziare dal fatto che erano convinti che la specificità di una biblioteca è il servizio in sede. Il punto è che chi viene in sede è anche utente del tuo web e se lo sai personalizzare è meglio: sei più rapido, più interattivo rispetto alla tua utenza. Il servizio nella sede fisica e il servizio on line non sono cose che si ecludono perché l'utenza usa entrambi. Viene il dubbio: ma avevano capito che cosa stava nascendo oppure hanno sottovalutato il basso costo della tecnologia perché l'hanno giudicata (sottovalutata) a partire dalla loro esperienza tecnologica: fatta solo di grossi cataloghi gestiti centralmente oppure di cataloghini locali? Comunque la situazione è questa.
Pierfranco
Il giorno 11 marzo 2014 13:10, Andrea Zanni zanni.andrea84@gmail.comha scritto:
Questo post rischia molto di andare OT, ma non resisto.
Secondo me è un discorso profondo, in realtà.
C'è una digital illiteracy imperante, e il mondo "attorno alle biblioteche e più in generale ai libri" non nè ovviamente esente. Il punto è che, allo stato attuale (Italia, 2014, ma non solo) non esiste (o se esiste è più unico che raro) chi sa fare bene il suo lavoro e sa pure programmare. Saper usare gli strumenti del digitale (saper creare uno script quando serve, o un database, incrociare dati, ecc. ecc.) sarebbe fondamentale per ogni tipo di professione/disciplina, perchè ancora devono inventare qualcosa in cui un approccio-automatico-che-lavora-coi-dati non funziona. Se Obama chiede alla nazione di imparare a programmare un senso c'è (al netto della retorica e tutto). Il web è un mondo (un generatore di mondi), e saperlo costruire è potere. E' la nuova versione dell'analfabetismo (e lo dico da analfabeta, ovviamente).
Andre
2014-03-11 12:47 GMT+01:00 Giulio Bonanome gbonanome@gmail.com:
Grazie per l'inoltro.
+1 per l'idea ma +1 anche per quanto dice Salvatore. Ho risposto direttamente su Code4Lib, al massimo conto 10-15 persone potenzialmente interessate in tutta Italia :) Non solo mancano gli sviluppatori "dentro" le biblioteche, ma non vedo nemmeno un ecosistema di sviluppatori "fuori" dalle biblioteche.
Ciao Giulio
Il giorno 11 marzo 2014 10:27, Salvatore Vassallo < vassallosalvatore@gmail.com> ha scritto:
Qualche anno fa si provò a fare SoftXBIB all'interno delle Stelline.
Nella prima edizione fui anche coinvolto. Mia generale impressione: Code4Lib è un'altra cosa. Quello che si è riuscito a fare, per certi versi pur meritevole e lodevole nel tentativo, oscillava vagamente tra la marchetta e il poco più.
Il motivo, in parte, lo dice Karen Coyle
"My general impression is that actual coding in libraries is rare"
anche nel seminario di Koha indicato in code4lib i bibliotecari che ci hanno realmente smanettato sono pochi. E imho non quelli che intervenivano (intendiamoci erano interventi interessanti di chi deve gestire usare etc un software, ma COD4LIB è altro).
Io nel nostro micromondo di archivisti vengo talvolta additato come "troppo" informatico... e non so programmare realmente. Figuratevi il resto.
Però, leggendo questa lista una flebile speranza sembra esserci, anche se la mia impressione è che per qualcosa paragonabile agli altri CODE4LIB è ancora un po' presto.
Detto questo è ovvio il mio +1 all'idea
A presto Salvatore
2014-03-11 9:59 GMT+01:00 Nicola Carboni nic.carboni@gmail.com:
Si sta sviluppando su Code4Lib una discussione in merito ad un evento in Italia. Credo che possa interessare un po' di persone anche qui dentro
Nicola
Begin forwarded message:
*From: *Karen Coyle lists@kcoyle.net *Subject: **Re: [CODE4LIB] code4lib italy* *Date: *11 Mar 2014 07:30:16 GMT+1 *To: *CODE4LIB@LISTSERV.ND.EDU *Reply-To: *kcoyle@kcoyle.net
I happen to be in Italy at the moment, having just attended a conference on digital libraries here. [1] My general impression is that actual coding in libraries is rare, but I could ask around among librarians I know here and see what they say. There are some libraries that have had to create their own systems, and this might be a good outlet for those folks. It could also bring out projects that aren't well known.
kc [1] http://www.aib.it/attivita/congressi/c2014/fsr2014/
On 3/10/14, 7:54 PM, Eric Lease Morgan wrote:
I wonder whether there are enough people and enough interest to organize a Code4Lib Italy event. Hmmm... --Eric Lease Morgan
-- Karen Coyle kcoyle@kcoyle.net http://kcoyle.net m: 1-510-435-8234 skype: kcoylenet
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Mi associo a quanto detto da Andrea. Le competenze basilari di informatica sono generalmente di basso livello nei bibliotecari, Mentre sapere distinguere tra interfaccia e database, tra dati e il loro uso in modalità diverse dovrebbe basilare per esempio per chi deve trattare con un fornitore di sistemi gestionali per biblioteche. Queste competenze basilari si possono assumere con corsi specifici ma anche con un minimo di interesse personale a capire il mondo tecnologico che ci circonda.
Buona giornata Susanna
.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-. *Susanna Giaccai* Firenze
Il giorno 11 marzo 2014 14:50, Pierfranco Minsenti < pierfranco.minsenti@gmail.com> ha scritto:
Io trovo molto importante la funzione di "traduttore" a cui ti riferisci: funzione che presuppone alcune competenze che stanno "dall'altra paret". E ovviamente non c'è una frontiera definita. Piuttosto una zona grigia che l'interessato può percorrere in avanti, se vuole e sarà utile. Ma questo per me non deve voler dire: imparare a fare un altro mestiere che richiede un percorso di studi ad hoc. O meglio: nessuno te lo impedisce, è ovvio. È una tua decisione. Ma io lo chiamo: cambiare mestiere. È diverso. Certo avere in mano 2 diverse competenze professionali è una bella cosa: non dico certo di no. Ma non lo vedo come un modello che sarebbe opportuno per tutti raggiungere. Non è come l'inglese. Non faccio fatica a credere che ai capi farebbe comodo avere persone che fanno tutto: a quale capo non ha mai fatto comodo pagare uno e avere due? Ma non è una ricetta da suggerire in maniera generalizzata perché un conto è raggiungere una buona doppia competenza (che poi viene però pagata come una sola), un altro conto è pensare che gli specialismi possono essere scavalcati facilmente. Pensarlo è una questione del tutto personale. Chi ci crede lo può fare. Ma ill lavoro vero, non generico, è lavoro specializzato. Che è un'altra cosa dall'evere tante competenze perché non è detto che la tua istituzione trovi opportuno usarle tutte. L'organizzazione del lavoro è anche decisa in base all'esame delle competenze interne e al fatto che magari si giudica inutile far mettere le mani sul web a un non specialista che potrebbe metterci il triplo del tempo di uno specialista. In sostanza: distiguiamo tra il sapere arrangiarsi perché non è possiible ottenere di più, dal predicare una filosofia da smanettoni. I titoli di studio (seri) sono ancora qualcosa che fa la differenza. Se poi qualcuno ottiene di sapere lo stesso con un percorso da autodidatta smanettone, forse è un'eccezione, non un modello per tutti.
Pierfranco
Il giorno 11 marzo 2014 14:34, Andrea Zanni zanni.andrea84@gmail.com ha scritto:
A parte il mio uso di termini inappropriati (digital illiteracy non è il termine giusto, forse dovrei parlare di "programming illiteracy") io quasi ne faccio un discorso di principio.
E uso una bella metafora del mio capo: il "saper programmare" adesso è come il "saper l'inglese" di 20 anni fa. Se una volta il top manager dell'azienda girava con l'interprete tutto il tempo, oggi c'è il tecnico chedeve assistere lo stesso manager sui problemi tecnici/tecnologici. L'inglese (a vari livelli) il manager lo sa, gli manca un'altra competenza. Forse fra 20 anni cambierà ancora.
Con questo non voglio dire che se non si è programmatori non si è nulla: esiste anche il problema opposto che i programmatori sanno fare solo quello, spesso senza alcun tipo di visione o sguardo a lungo termine. Voglio però dire che una competenza informatica "seria" serve sempre di più, e più c'è meglio è. Il bibliotecario che conosce bene i suoi sistemi e può modificare il codice di Koha ha un potere nelle sue mani che il catalogatore non ha. Ha anche la possibilità di vedere quello che fanno altri, di scrivere piccoli script che gli facilitano la vita, di imparare cose tecnologiche più in fretta, ecc. La mia competenza informatica non arriva a programmare, ma so capire certe cose, e ogni tanto mi rendo conto che io spesso faccio il "traduttore" fra competenze diverse. Sapessi anche scrivere codice, sarebbe sicuramente meglio.
Fateci caso: in questa lista sono iscritti moltissimi biliotecari che si "parlano" o "balbettano" l'informatichese, proprio perchè la competenza sul digitale è una cosa sentita.
Andrea
2014-03-11 14:19 GMT+01:00 Pierfranco Minsenti < pierfranco.minsenti@gmail.com>:
Beh, io distinguerei la digital literacy come competenza generale di uso,
dalla capacità di programmare che invece è una competenza molto specialistica raggiunta dopo una formazione adeguata, e quindi non metterei la digital illiteracy sullo stesso piano dell'analfabetismo per un enorme numero di ragioni, anche pratiche.
Detto questo: se vogliamo dire che in Italia manca quella competenza in biblioteca sono d'accordo: questo è il vero problema: l'assenza di figure specialistiche in un certo contesto lavorativo e che sappiano interagire con chi ha altre competezne specialistiche complemntari in modo da realizzare un risultato comune, ache anche nelle dittee viene ottenuto grazie al concorso di specializzazioni diverse. Ma la soluzione non è certo che tutti dovrebbero avere quella alfabetizzazione perché allora saremmo davanti a una competenza generica, abborracciata, improvvisata. Ma su questo non vorrei discutere oltre per non discutere troppo di questioni di principio. Se siamo d'accordo che il problema è che le biblioteche non reclutano programmatori, vorrei citare almeno un caso diverso: una Università appena al di là della frontiera, quella del Canton Ticino, ha un sistema bibliotecario diretto da un italiano formatosi a Milano. Quando nel 2012 hanno preso il discovery tool di Ex Libris hanno anche deciso di assumere un ingegnere informatico. La ragione è che questo software, a differenza di quello che magari si pensa in genere, consente anche la creazione di estensioni che poi è possibile condividere tramite una apposita piattaforma. Questo lo fanno molto all'estero: per es. in Danimarca, dove le istituzioni che hanno Primo lo fanno gestire a ingegneri informatici, persone in grado di programmare per personalizzare e che poi mettono in comune le soluzioni.
Quale è il problema delle biblioteche italiane? Il fatto che non possono assumere, e se anche potessero non possono dare stipendi in grado di attrarre le competenze di un programmatore. Nel caso degli atenei, quelli medi e grossi possono avere programmatori, ma vengono usati per altre funzioni ritenute più importanti. Nel caso delle biblioteche di pubblica lettura, poi, parlando di grandi consorzi, la loro politica è consistita nell'ultimo decennio nell'outsourcing completo di quelle funzioni, per tante ragioni a iniziare dal fatto che erano convinti che la specificità di una biblioteca è il servizio in sede. Il punto è che chi viene in sede è anche utente del tuo web e se lo sai personalizzare è meglio: sei più rapido, più interattivo rispetto alla tua utenza. Il servizio nella sede fisica e il servizio on line non sono cose che si ecludono perché l'utenza usa entrambi. Viene il dubbio: ma avevano capito che cosa stava nascendo oppure hanno sottovalutato il basso costo della tecnologia perché l'hanno giudicata (sottovalutata) a partire dalla loro esperienza tecnologica: fatta solo di grossi cataloghi gestiti centralmente oppure di cataloghini locali? Comunque la situazione è questa.
Pierfranco
Il giorno 11 marzo 2014 13:10, Andrea Zanni zanni.andrea84@gmail.comha scritto:
Questo post rischia molto di andare OT, ma non resisto.
Secondo me è un discorso profondo, in realtà.
C'è una digital illiteracy imperante, e il mondo "attorno alle biblioteche e più in generale ai libri" non nè ovviamente esente. Il punto è che, allo stato attuale (Italia, 2014, ma non solo) non esiste (o se esiste è più unico che raro) chi sa fare bene il suo lavoro e sa pure programmare. Saper usare gli strumenti del digitale (saper creare uno script quando serve, o un database, incrociare dati, ecc. ecc.) sarebbe fondamentale per ogni tipo di professione/disciplina, perchè ancora devono inventare qualcosa in cui un approccio-automatico-che-lavora-coi-dati non funziona. Se Obama chiede alla nazione di imparare a programmare un senso c'è (al netto della retorica e tutto). Il web è un mondo (un generatore di mondi), e saperlo costruire è potere. E' la nuova versione dell'analfabetismo (e lo dico da analfabeta, ovviamente).
Andre
2014-03-11 12:47 GMT+01:00 Giulio Bonanome gbonanome@gmail.com:
Grazie per l'inoltro.
+1 per l'idea ma +1 anche per quanto dice Salvatore. Ho risposto direttamente su Code4Lib, al massimo conto 10-15 persone potenzialmente interessate in tutta Italia :) Non solo mancano gli sviluppatori "dentro" le biblioteche, ma non vedo nemmeno un ecosistema di sviluppatori "fuori" dalle biblioteche.
Ciao Giulio
Il giorno 11 marzo 2014 10:27, Salvatore Vassallo < vassallosalvatore@gmail.com> ha scritto:
Qualche anno fa si provò a fare SoftXBIB all'interno delle Stelline.
Nella prima edizione fui anche coinvolto. Mia generale impressione: Code4Lib è un'altra cosa. Quello che si è riuscito a fare, per certi versi pur meritevole e lodevole nel tentativo, oscillava vagamente tra la marchetta e il poco più.
Il motivo, in parte, lo dice Karen Coyle
"My general impression is that actual coding in libraries is rare"
anche nel seminario di Koha indicato in code4lib i bibliotecari che ci hanno realmente smanettato sono pochi. E imho non quelli che intervenivano (intendiamoci erano interventi interessanti di chi deve gestire usare etc un software, ma COD4LIB è altro).
Io nel nostro micromondo di archivisti vengo talvolta additato come "troppo" informatico... e non so programmare realmente. Figuratevi il resto.
Però, leggendo questa lista una flebile speranza sembra esserci, anche se la mia impressione è che per qualcosa paragonabile agli altri CODE4LIB è ancora un po' presto.
Detto questo è ovvio il mio +1 all'idea
A presto Salvatore
2014-03-11 9:59 GMT+01:00 Nicola Carboni nic.carboni@gmail.com:
> Si sta sviluppando su Code4Lib una discussione in merito ad un > evento in Italia. > Credo che possa interessare un po' di persone anche qui dentro > > Nicola > > Begin forwarded message: > > *From: *Karen Coyle lists@kcoyle.net > *Subject: **Re: [CODE4LIB] code4lib italy* > *Date: *11 Mar 2014 07:30:16 GMT+1 > *To: *CODE4LIB@LISTSERV.ND.EDU > *Reply-To: *kcoyle@kcoyle.net > > I happen to be in Italy at the moment, having just attended a > conference on digital libraries here. [1] My general impression is that > actual coding in libraries is rare, but I could ask around among librarians > I know here and see what they say. There are some libraries that have had > to create their own systems, and this might be a good outlet for those > folks. It could also bring out projects that aren't well known. > > kc > [1] http://www.aib.it/attivita/congressi/c2014/fsr2014/ > > On 3/10/14, 7:54 PM, Eric Lease Morgan wrote: > > I wonder whether there are enough people and enough interest to > organize a Code4Lib Italy event. Hmmm... —Eric Lease Morgan > > > -- > Karen Coyle > kcoyle@kcoyle.net http://kcoyle.net > m: 1-510-435-8234 > skype: kcoylenet > > > > _______________________________________________ > Bibliotecari mailing list > Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it > Configurazione utente: > http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari >
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
________________________________
From: bibliotecari-bounces@wikimedia.it [mailto:bibliotecari-bounces@wikimedia.it] On Behalf Of giaccai@gmail.com Sent: Wednesday, March 12, 2014 9:25 AM To: Lista di discussione per bibliotecari e wikipediani Subject: Re: [Bibliotecari] Fwd: [CODE4LIB] code4lib italy Mi associo a quanto detto da Andrea. Le competenze basilari di informatica sono generalmente di basso livello nei bibliotecari
Mi permetto di osservare che le difficoltà sono date dal fatto che spesso i bibliotecari mancano un po' di cultura scientifica e quindi faticano ad assimilare argomenti tecnici quando sono esposti in modo minimamente rigoroso.
Noi facciamo periodicamente delle lezioni sulle tecnologie informatiche di interesse delle biblioteche (reti, database, sicurezza informatica, medatati, architetture applicative ecc.) ma spesso c'è molta difficoltà a seguire argomenti come la teoria dell'informazione, la normalizzazione dei database o la digitalizzazione dei segnali quando si cerca di esporre in modo rigoroso e non puramente vago e informale almeno i concetti fondamentali (ma non certo a livello di facoltà di ingegneria!).
Però in alcuni messaggi precedenti mi sembra di aver visto una semplificazione un po' eccessiva: un conto è dire che anche un bibliotecario dovrebbe sapere "smanettare", usare la riga di comando e varie altre cose, ma non si può considerare tra le sue competenze normali mettere le mani in un programma complesso come Koha perché se uno ha appreso più o meno il linguaggio di programmazione usato ma non ha una professionalità di livello adeguato rischia di migliorare una cosa e mandarne all'aria altre dieci.
Una ventina di anni fa mi divertivo molto a programmare, soprattutto in Pascal, poi mi è mancato il tempo e anche la voglia, ma mi rendevo conto di avere dei limiti insuperabili, a meno di cambiare mestiere e diventare un programmatore (o cambiare cervello e acquisirne un po' più sveglio).
Per contro trovo tuttora utilissimo, oltre che divertente, saper mettere le mani in SQL, HTML, XML (invece XSLT stenta ad andarmi giù), database e reti.
Beppe
Ciao a tutti,
Il 12/03/2014 10:32, Pavoletti Giuseppe Carlo ha scritto:
Mi permetto di osservare che le difficoltà sono date dal fatto che spesso i bibliotecari mancano un po' di cultura scientifica e quindi faticano ad assimilare argomenti tecnici quando sono esposti in modo minimamente rigoroso.
sottoscrivo questo punto, e' anche il 'tradurre in algoritmi' che dicevo ieri.
ma non si può considerare tra le sue competenze normali mettere le mani in un programma complesso come Koha perché se uno ha appreso più o meno il linguaggio di programmazione usato ma non ha una professionalità di livello adeguato rischia di migliorare una cosa e mandarne all'aria altre dieci.
su questo non sono cosi d'accordo. Qui a Marsigla (hackfest di Koha) stiamo facendo riscrivere l'output unimarc a dei bibliotecari (che sanno bene unimarc) dopo aver insegnato le basi XSLT e llustrato le macro che ci sono già. Poi ci sono diversi livelli di intervento. -- CSS e Jquery cambaino molto dell'interfaccia e non toccano codice -- Template per il livello 'View' che e' solo HTML con variabili, IF e cicli. -- Codice perl (livello 'Control') di base, qui metterei il limite per un bibliotecario. -- Se si opera con modifiche a livello API o struttura del DB si è al lvello dei programmatori.
In realta sono i software a dover avere uno struttura di test che permettono di cambiare qualcosa e non distruggere altro.
E in cod4lib stanno pubblicizzando questo: http://pycon.blogspot.ca/2014/02/software-carpentry-at-pycon.html Python e basi unix per bibliotecari in 2 giorni
Bravo Andrea, mi dai lo spunto per dire quello che volevo scrivere in risposta ai messaggi di Nicola, Salvatore e Giulio. Ossia: che cosa vogliamo da un Code4Lib in Italia? Che cosa possiamo ottenere - e cosa siamo in grado di offrire - tenendo conto dei piccoli numeri citati da Giulio? Insomma: che cosa vuol dire "programmare nelle biblioteche" per la comunità italiana?
Quindi vorrei provare a pensare a una proposta concreta: che cosa può essere un Code4Lib Italia? Io credo, come te, che noi abbiamo un problema di alfabetizzazione. Ci serve forse imparare le basi: javascript, python, capire cosa sono le API, l'XML, lo stesso mondo wiki, ecc.
Più che un Code4Lib servirebbe un CodeDojo per bibliotecari e professionisti dell'informazione. E io sarei il primo ad averne bisogno.
Il giorno 11 marzo 2014 13:10, Andrea Zanni zanni.andrea84@gmail.com ha scritto:
Questo post rischia molto di andare OT, ma non resisto. Secondo me è un discorso profondo, in realtà.
C'è una digital illiteracy imperante, e il mondo "attorno alle biblioteche e più in generale ai libri" non nè ovviamente esente. Il punto è che, allo stato attuale (Italia, 2014, ma non solo) non esiste (o se esiste è più unico che raro) chi sa fare bene il suo lavoro e sa pure programmare. Saper usare gli strumenti del digitale (saper creare uno script quando serve, o un database, incrociare dati, ecc. ecc.) sarebbe fondamentale per ogni tipo di professione/disciplina, perchè ancora devono inventare qualcosa in cui un approccio-automatico-che-lavora-coi-dati non funziona. Se Obama chiede alla nazione di imparare a programmare un senso c'è (al netto della retorica e tutto). Il web è un mondo (un generatore di mondi), e saperlo costruire è potere. E' la nuova versione dell'analfabetismo (e lo dico da analfabeta, ovviamente).
Andre
2014-03-11 12:47 GMT+01:00 Giulio Bonanome gbonanome@gmail.com:
Grazie per l'inoltro.
+1 per l'idea ma +1 anche per quanto dice Salvatore. Ho risposto direttamente su Code4Lib, al massimo conto 10-15 persone potenzialmente interessate in tutta Italia :) Non solo mancano gli sviluppatori "dentro" le biblioteche, ma non vedo nemmeno un ecosistema di sviluppatori "fuori" dalle biblioteche.
Ciao Giulio
Il giorno 11 marzo 2014 10:27, Salvatore Vassallo < vassallosalvatore@gmail.com> ha scritto:
Qualche anno fa si provò a fare SoftXBIB all'interno delle Stelline.
Nella prima edizione fui anche coinvolto. Mia generale impressione: Code4Lib è un'altra cosa. Quello che si è riuscito a fare, per certi versi pur meritevole e lodevole nel tentativo, oscillava vagamente tra la marchetta e il poco più.
Il motivo, in parte, lo dice Karen Coyle
"My general impression is that actual coding in libraries is rare"
anche nel seminario di Koha indicato in code4lib i bibliotecari che ci hanno realmente smanettato sono pochi. E imho non quelli che intervenivano (intendiamoci erano interventi interessanti di chi deve gestire usare etc un software, ma COD4LIB è altro).
Io nel nostro micromondo di archivisti vengo talvolta additato come "troppo" informatico... e non so programmare realmente. Figuratevi il resto.
Però, leggendo questa lista una flebile speranza sembra esserci, anche se la mia impressione è che per qualcosa paragonabile agli altri CODE4LIB è ancora un po' presto.
Detto questo è ovvio il mio +1 all'idea
A presto Salvatore
2014-03-11 9:59 GMT+01:00 Nicola Carboni nic.carboni@gmail.com:
Si sta sviluppando su Code4Lib una discussione in merito ad un evento in Italia. Credo che possa interessare un po' di persone anche qui dentro
Nicola
Begin forwarded message:
*From: *Karen Coyle lists@kcoyle.net *Subject: **Re: [CODE4LIB] code4lib italy* *Date: *11 Mar 2014 07:30:16 GMT+1 *To: *CODE4LIB@LISTSERV.ND.EDU *Reply-To: *kcoyle@kcoyle.net
I happen to be in Italy at the moment, having just attended a conference on digital libraries here. [1] My general impression is that actual coding in libraries is rare, but I could ask around among librarians I know here and see what they say. There are some libraries that have had to create their own systems, and this might be a good outlet for those folks. It could also bring out projects that aren't well known.
kc [1] http://www.aib.it/attivita/congressi/c2014/fsr2014/
On 3/10/14, 7:54 PM, Eric Lease Morgan wrote:
I wonder whether there are enough people and enough interest to organize a Code4Lib Italy event. Hmmm... --Eric Lease Morgan
-- Karen Coyle kcoyle@kcoyle.net http://kcoyle.net m: 1-510-435-8234 skype: kcoylenet
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
riprendo da Enrico F.
"Più che un Code4Lib servirebbe un CodeDojo per bibliotecari e professionisti dell'informazione. E io sarei il primo ad averne bisogno."
io sarei la prima ad averne bisogno e sarei molto interessata
------------------------------------------------------- Carla Colombati 12/A, V.le dello Splendore I-64021 Giulianova Mob.: +39 392 7848408 E-mail: c.colombati@gmail.com
Il giorno 11 marzo 2014 14:21, Enrico Francese efrancese@gmail.com ha scritto:
Bravo Andrea, mi dai lo spunto per dire quello che volevo scrivere in risposta ai messaggi di Nicola, Salvatore e Giulio. Ossia: che cosa vogliamo da un Code4Lib in Italia? Che cosa possiamo ottenere - e cosa siamo in grado di offrire - tenendo conto dei piccoli numeri citati da Giulio? Insomma: che cosa vuol dire "programmare nelle biblioteche" per la comunità italiana?
Quindi vorrei provare a pensare a una proposta concreta: che cosa può essere un Code4Lib Italia? Io credo, come te, che noi abbiamo un problema di alfabetizzazione. Ci serve forse imparare le basi: javascript, python, capire cosa sono le API, l'XML, lo stesso mondo wiki, ecc.
Più che un Code4Lib servirebbe un CodeDojo per bibliotecari e professionisti dell'informazione. E io sarei il primo ad averne bisogno.
Il giorno 11 marzo 2014 13:10, Andrea Zanni zanni.andrea84@gmail.com ha scritto:
Questo post rischia molto di andare OT, ma non resisto. Secondo me è un discorso profondo, in realtà.
C'è una digital illiteracy imperante, e il mondo "attorno alle biblioteche e più in generale ai libri" non nè ovviamente esente. Il punto è che, allo stato attuale (Italia, 2014, ma non solo) non esiste (o se esiste è più unico che raro) chi sa fare bene il suo lavoro e sa pure programmare. Saper usare gli strumenti del digitale (saper creare uno script quando serve, o un database, incrociare dati, ecc. ecc.) sarebbe fondamentale per ogni tipo di professione/disciplina, perchè ancora devono inventare qualcosa in cui un approccio-automatico-che-lavora-coi-dati non funziona. Se Obama chiede alla nazione di imparare a programmare un senso c'è (al netto della retorica e tutto). Il web è un mondo (un generatore di mondi), e saperlo costruire è potere. E' la nuova versione dell'analfabetismo (e lo dico da analfabeta, ovviamente).
Andre
2014-03-11 12:47 GMT+01:00 Giulio Bonanome gbonanome@gmail.com:
Grazie per l'inoltro.
+1 per l'idea ma +1 anche per quanto dice Salvatore. Ho risposto direttamente su Code4Lib, al massimo conto 10-15 persone potenzialmente interessate in tutta Italia :) Non solo mancano gli sviluppatori "dentro" le biblioteche, ma non vedo nemmeno un ecosistema di sviluppatori "fuori" dalle biblioteche.
Ciao Giulio
Il giorno 11 marzo 2014 10:27, Salvatore Vassallo < vassallosalvatore@gmail.com> ha scritto:
Qualche anno fa si provò a fare SoftXBIB all'interno delle Stelline.
Nella prima edizione fui anche coinvolto. Mia generale impressione: Code4Lib è un'altra cosa. Quello che si è riuscito a fare, per certi versi pur meritevole e lodevole nel tentativo, oscillava vagamente tra la marchetta e il poco più.
Il motivo, in parte, lo dice Karen Coyle
"My general impression is that actual coding in libraries is rare"
anche nel seminario di Koha indicato in code4lib i bibliotecari che ci hanno realmente smanettato sono pochi. E imho non quelli che intervenivano (intendiamoci erano interventi interessanti di chi deve gestire usare etc un software, ma COD4LIB è altro).
Io nel nostro micromondo di archivisti vengo talvolta additato come "troppo" informatico... e non so programmare realmente. Figuratevi il resto.
Però, leggendo questa lista una flebile speranza sembra esserci, anche se la mia impressione è che per qualcosa paragonabile agli altri CODE4LIB è ancora un po' presto.
Detto questo è ovvio il mio +1 all'idea
A presto Salvatore
2014-03-11 9:59 GMT+01:00 Nicola Carboni nic.carboni@gmail.com:
Si sta sviluppando su Code4Lib una discussione in merito ad un evento in Italia. Credo che possa interessare un po' di persone anche qui dentro
Nicola
Begin forwarded message:
*From: *Karen Coyle lists@kcoyle.net *Subject: **Re: [CODE4LIB] code4lib italy* *Date: *11 Mar 2014 07:30:16 GMT+1 *To: *CODE4LIB@LISTSERV.ND.EDU *Reply-To: *kcoyle@kcoyle.net
I happen to be in Italy at the moment, having just attended a conference on digital libraries here. [1] My general impression is that actual coding in libraries is rare, but I could ask around among librarians I know here and see what they say. There are some libraries that have had to create their own systems, and this might be a good outlet for those folks. It could also bring out projects that aren't well known.
kc [1] http://www.aib.it/attivita/congressi/c2014/fsr2014/
On 3/10/14, 7:54 PM, Eric Lease Morgan wrote:
I wonder whether there are enough people and enough interest to organize a Code4Lib Italy event. Hmmm... --Eric Lease Morgan
-- Karen Coyle kcoyle@kcoyle.net http://kcoyle.net m: 1-510-435-8234 skype: kcoylenet
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
-- Enrico Francese http://fraenrico.carcosa.it
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
(faccio le glosse ad Andrea)
Il 11 marzo 2014 13:10, Andrea Zanni zanni.andrea84@gmail.com ha scritto:
Se Obama chiede alla nazione di imparare a programmare un senso c'è (al netto della retorica e tutto). Il web è un mondo (un generatore di mondi), e saperlo costruire è potere.
(il citato video di Obama, con un po' di contesto) http://www.wired.com/wiredenterprise/2013/12/obama-code/
Si veda anche: http://code.org/
C
bibliotecari@liste.wikimedia.it