Le domande che ti poni derivano dal fatto che SBN è la cosa meno studiata a documentata che esista: come un grande dinosauro preistorico è misterioso eppure mega ingombrante! Sì: SBN fin dall'inizio era pensato per essere una infrastruttura di servizi. Per questo esiste ILL SBN: protocollo di scambio dati per rendere più efficienti le transazioni di prestito interbibliotecario. Effettivamente pare che poche biblioteche lo conoscano e lo usino. Una bibliotecaria che ne parla molto bene è Serena Sangiorgi dell'Università di Parma. Sarebbe da intervistare su questa cosa. Se vuoi puoi contattarla a nome mio. O forse legge questa lista? Non ricordo.
Ma perché su SBN bisogna andarsi a cercare le informazioni? Perché non è studiato e documentato? Mistero.
Qualche risposta per capire come è nato ed evoluto si trova in questa sintetica introduzione a SBN: le slides di un corso del 2010: http://www.slideshare.net/mauriziomess/introduzione-a-sbn
Si cita sempre l'ideale concepito da Angela Vinay delle biblioteche in rete.
Diciamocelo: anzi sottolineiamolo bene per chi non è bibliotecario e ci legge. SBN è una grande realtà. Nessuno in Europa ha un catalogo collettivo partecipato così ampio. E poi era proprio l'Italia il posto dove farlo perché a causa della sua lunga storia preunitaria il patrimonio nazionale è molto frammentato: tanti staterelli; ognuno con una sua biblioteca ducale o reale; poli l'unificazione ma i patrimoni librari sono rimasti nelle città che prima erano capitali di staterelli perché sarebbe sembrata una "spoliazione" napoleonica portarli tutti in una unica biblioteca nazionale della capitale. Allora se non puoi avere la mega unica biblioteca nazionale, fai un catalogo in rete. Idea giustissima: raccogli in un posto unico tutte le informazioni e poi ci crei dei servizi di prestito interbibliotecario. Le informazioni e i libri girano. Cosa poteva esserci di più giusto.
Infatti era ed è una idea giusta ed è una realizzazione ambiziosa. Ma il punto è che non puoi lasciare immodificata la concreta realizzazione di quell'idea per i successivi 25 anni. Questo è il punto vero. Non è SBN da mettere in discussione. Dicono (e ci credo) che all'estero ce lo invidiano. Quello che bisogna discutere è il come l'hanno fatto arrivare al punto attuale: mummificato.
Per leggere la situazione oggi è uscito sul quotidiano La Stampa un commento molto efficace:
"Perché in questo e in altri campi serpeggia una voglia strisciante di autarchia, di restaurazione, di chiusura allo straniero, di tornare a vegetare nel salotto di Nonna Speranza..."
È un articolo dedicato alle reazioni di fronte alla nomina del nuovo sovrintendente alla Scala: l'austriaco Alexander Pereira. Ma è un commento perfetto per tantissime cose oggi in Italia e anche per SBN: anche SBN è diventato il salotto di Nonna Speranza, fatto di cose desuete, polverose, di gusto tramontato, nessuno sa neanche più spiegare che ci stanno a fare certi ninnoli o perché il divano debba essere così scomodo e pesante. Ma non doveva essere così. È che l'hanno fatto diventare così. Adesso bisognerebbe togliere la polvere, dare aria. Buttare i ninnoli inutili.
Per rinnovarsi l'ICCU dovrebbe adottare il metodo seguito negli Stati Uniti per scrivere le RDA: allargare il reclutamento oltre ai soliti bibliotecari e docenti di catalogazione per aprirsi a esperti di cose collaterali: esperti di metadati, del web come la grande Karen Coyle che ha partecipato alla stesura delle RDA (peraltro dice che il risultato finale non la soddisfa perché non ancora abbastanza innovativo). Ma per come è la situazione oggi in Italia, se anche avessimo una Karen Coyle (e dire che proprio lei ha lavorato tanti anni alla FIAT e parla benissimo italiano) nessuno all'ICCU la considererebbe come consulente. Potrebbe reclutare nuovi consulenti in quella parte dell'accademia italiana che più aperta e internazionale: ma per il momento non lo fa. Eppure solo così l'ICCU potrebbe uscire dalla cappa conservatrice in cui è immerso da tempo e se non riceve spinte politiche forti per aprirsi continuerà am non evolvere o a fare finte evoluzioni e finte internazionalizzazioni: nel VIAF c'è, no? Si ma come? Con un sacco di doppioni. Al gruppo europeo EURIG ci partecipa, no? Sì, ma a differenza degli altri non hai neppure uno straccio di analisi delle RDA.
Pierfranco
Il giorno 05 giugno 2013 20:37, Giulio Bonanome gbonanome@gmail.com ha scritto:
Centri una cosa che non ho mai capito: come mai in Italia si è scelta un'architettura come SBN? Ovvero un sistema di catalogazione partecipata su scala nazionale che cercasse di comprendere tutte le biblioteche di qualsiasi natura? Ci sono altri esempi all'estero? La risposta che mi sono dato finora è che SBN non avrebbe dovuto essere "solo" il catalogo collettivo ma anche altro, sbaglio? Mi pare che esista anche il servizio ILL SBN, ma qualcuno sa qualcosa su come dovrebbe funzionare o l'ha mai usato?
Da quello che so, nei paesi anglosassoni la catalogazione è principalmente affidata ad azienda specializzate da cui le biblioteche acquistano dataset (es http://www.bowker.co.uk/en-UK/products/servlib_default.shtml oppure http://www.nielsenbook.co.uk/).
Ciao Giulio