Spero di poter contribuire in modo positivo al dibattito in corso, che trovo molto stimolante, e lo faccio senza alcun intento polemico.
Ci sono due punti che mi hanno colpito: la possibilita' o meno di vedere dati di livello inferiore ad AUF (nel modulo di ricerca dell'AF) e il rapporto tra authority work e linked data.
Riguardo al primo punto a me piacerebbe molto poter vedere un 'record d'autorita' di livello diverso da AUF, assieme al suo livello. Lo dico proprio pensando a questa lista di discussione, tra biblioteche e wikipedia. In wikipedia non si pubblicano solo le voci 'finite' (ce ne sono?), ma tutte le voci; alcune sono pessime, ma quasi sempre sono corredate del giusto 'caveat' al lettore. Credo che il lettore qualunque apprezzi anche le scarne e incerte notizie che trova nelle voci provvisorie. Non mi addentro nel problema, molto serio e poco considerato per ora, della capacita' media di noi lettori di valutare le fonti, e di fare un lavoro di comparazione (per esempio tra il contenuto di una voce di wikipedia, anche 'autorevole', e il contenuto di altri siti web di natura istituzionale) per crearci un'opinione critica e autonoma sull'argomento oggetto della sua ricerca. Posso pero' pensare che un bibliotecario che lavora all'AF della sua biblioteca e che trova una voce di autorita' di livello inferiore a AUF sappia fare due piu' due e utilizzare quelle informazioni al meglio (altrimenti 'fa' il bibliotecario ma non 'e' ' un bibliotecario). Penso che sia tempo che nelle biblioteche, e in generale nel nostro settore di studio, si pubblichino anche lavori in fieri e non solo lavori 'pubblicabili'. Una delle prime cose che si impara quando si pubblica un articolo e' che, in realta', non e' mai pronto. Penso che le nostre biblioteche siano piene di lavori in fieri forse non ottimi, ma gia' buoni, che potrebbero essere gia' di grande utilita' al lettore (generico e specialista) e che invece restano nascosti.
Il secondo punto e' molto intrecciato con il primo. Se pensiamo a due autori trattati nell'AF con due livelli diversi, uno minimo e uno massimo, fin che stanno nell'AF e sono invisibili al web semantico, rimangono tali fintanto che qualcuno non li riprende in mano e li lavora. Senza polemica, sappiamo che il lavoro di AF che si fa e' poco, almeno rispetto alle necessita'. E' un dato oggettivo che nel VIAF la percentuale di matching per i dati italiani e' del 13% e che e' la percentuale piu' bassa di tutti i contributori. Credo che questo sia sufficiente per dire che il lavoro di AF che si fa e' poco (e sono d'accordo che la causa principale sia la mancanza di risorse umane e finanziarie e non l'incapacita' o la malafede di chi oggi lavora sul campo). A parte il fatto che io propendo molto per l'apertura del lavoro di autorita', cioe' a che sia riconosciuto un livello alto a tutti i catalogatori che dimostrino sufficiente competenza, a prescindere dalla istituzione o dal polo in cui si trovano a lavorare, il punto e': che possono fare a questo proposito i linked data?
Se i due autori, lavorati con livelli diversi, sono entrambi visibili, c'è la possibilita' concreta che ai dati registrati nell'authority file si aggiungano progressivamente molti altri dati, che potranno anche essere di natura 'extracatalografica'. Qui sta il punto: ci sara' un momento nel processo di collegamento dei dati pubblicati come LD nel quale i due diversi autori potranno essere identificati in modo univoco e con la stessa assoluta certezza anche se i dati di natura catalografica di partenza erano diversi per qualita' e quantita'. Credo che i linked data consentano di immaginare una nuova modalita' di 'identificazione' di una entita'. La modalita' che conosciamo e' quella dell'identificatore univoco (un numero VIAF, un numero ISBN, un DOI ecc.); quella che potranno assicurare i linked data e' che, in assenza di un identificatore univoco, due entità potranno essere identificate come la stessa entita' sulla base di un numero di attributi identici cosi' alto da rendere possibile il processo di identificazione anche in mancanza di un 'vero identificatore'. Paradossalmente, in un contesto linked data, l'intestazione di basso livello dedicata a "Wu Ming" dall'agenzia A potrebbe ottenere un alto livello di qualita' per il fatto che, in altri AF di altre agenzie nazionali, un "Wu Ming" di alto livello e' identificato come l'autore delle stesse opere, dello stesso numero di opere, di opere pubblicate dallo stesso editore, o pubblicate nello stesso anno, o nella stessa lingua ecc ma - dato che nei linked data non si distingue tra dati bibliografici e non - anche intervistato nella stessa trasmissione, fotografato allo stesso evento, premiato con lo stesso premio ecc. Quando le 'coincidenze' di dati collegati diventano 'troppe', non si puo' piu' credere alle coincidenze, e si deve riconoscere necessariamente un'identita' tra il Wu Ming dell'agenzia A e quello, autorevole, delle altre agenzie. Questo processo di identificazione avviene - automaticamente - nel momento in cui un lettore cerca "Wu Ming" in un ambiente LD.
In conclusione, e 'in pratica', anche il dato piu' maldestro, se pubblicato come LD, è comunque un passo avanti nel lavoro -globale- di authority file. Non c'è un dato cosi' povero che non possa essere pubblicato come LD. Per questo motivo e' ancora piu' urgente che tutti i dati prodotti siano visibili, e non solo quelli 'di qualita' '.
Carlo
Il giorno 22 agosto 2013 17:24, Pavoletti Giuseppe Carlo < GiuseppeCarlo.Pavoletti@regione.liguria.it> ha scritto:
From: bibliotecari-bounces@wikimedia.it [mailto:bibliotecari-bounces@wikimedia.it] On Behalf Of Pierfranco Minsenti Sent: Thursday, August 22, 2013 4:31 PM To: Lista di discussione per bibliotecari e wikipediani Subject: Re: [Bibliotecari]Attori californiani di western in SBN sì, ma narratori postmoderni italiani no: ovvero, quando i catalogatori dall'estero consultano le voci di autorità SBN e non trovano quelle su autori italiani
Non sono d'accordo con Beppe Pavoletti sulla equivalenza: recordsdi autorità = solo records AUF. I records di autorità sono records che riguardano uno specifico tipo di dati e che hanno caratteristiche specifiche (un contenuto normalizzato, controllato, non descrittivo). Invece la questione del livello AUF è attinente non alla tipologia di dato e di record ma alla procedura di qualità a cui è sottoposto.
Che senso ha definire "di autorità" un record che non è stato sottoposto a controlli che lo rendano appunto autoritativo? In linea di principio certamente si potrebbero ricomprendere nel concetto livelli di controllo diversi, ma nella pratica fin dove bisogna arrivare?
Ad esempio, può definirsi di autorità un'intestazione autore creata prendendo a base solo il nome di un autore che figura in una particolare edizione? Evidentemente no, anche se si tratta di un contenuto normalizzato perché la forma del nome che figura sulla pubblicazione deve venire tradotta in quella prevista dalle regole di catalogazione.
Si potrebbe considerare requisito essenziale la consultazioni di fonti esterne, ma quali devono essere? Quelle che per caso sono presenti in biblioteche? Quelle che vengono in mente al catalogatore? Si tratta certamente di controlli utili, ma bastano per creare un record di autorità?
Non sono neppure d'accordo con il fatto che è meglio lavorarepragmaticamente e tralasciare di investire risorse particolari sui records di autorità. Uno dei principi del semantic web è la creazione di dati autodescrittivi, esaustivi, cioè non ambigui, completi, che per essere compresi non richiedono intervento umano ma sono comprensibili dalle macchine.
Qui non ti seguo. In tutto quello che ho studiato finora sul web semantico non mi pare di aver trovato niente che riconduca il rigore a quello che si intende per record di autorità in ambito bibliografico, ma mi sembra che si tratti di rigore in senso per così dire formale.
Ad esempio, perché i dati di autore siano trattabili nell'ambito del web semantico non è richiesto, mi pare, che debbano essere corredati della data di nascita e di morte, di notizie biografiche e dell'elenco delle fonti consultate, ma che siano normalizzati in modo rigoroso secondo standard catalografici e di metadati esattamente definiti (per cui nel tale elemento c'è sempre il nome e nel talaltro sempre il cognome, e per "nome" e "cognome" si intende sempre la stessa cosa), univoci (corrispondenza uno a uno tra voce presente nei dati e autore) e corredati di identificativi univoci e condivisi (i VID SBN sono univoci ma non condivisi, perché fuori da SBN nessuno li conosce, mentre quelli del VIAF sono appropriati allo scopo). Poi può esserci benissimo un dato che viene formulato con questa caratteristiche ma ha un margine di errore perché basato su informazioni incomplete (ad esempio una sola pubblicazione dell'autore), ma può essere poi completato in seguito.
Non mi pare che nell'ambito del web semantico un programma dovrebbe rifiutarsi di trattare un record di dati riferiti ad un autore se non è completo dell'elenco delle fonti consultate (elemento tipico di un record di autorità).
Beppe
Il Semantic web porta a rivedere tutta la questione dellacatalogazione: una delle cose che Karen Coyle ripete spesso è che adesso la catalogazione deve diventare più rigorosa, perché fino adesso non lo è stata veramente. E lo scopriamo solo ora, per l'appunto, perché ci poniamo una nuova ambiziosa esigenza: rendere i dati comprensibili dalle macchine. Pensiamoci sopra su queste evoluzioni e le loro esigenze se non vogliamo essere tagliati fuori.
E tutto questo non è per parlare male di SBN. È per parlarne.Quando mai lo si fa con spirito critico e conoscenza di causa, cioè tenendosi lontani sia dall'adesione partigiana acritica sia dalla critica faziosa senza conoscenza che sono tipiche dei due campi avversi creati da SBN? Parliamone anche senza troppo "rispetto" o venerazione, e scoperchiamo i dettagli significativi che rivelano le varie cose date per scontate e che invece non vanno proprio bene.
Pierfranco Il giorno 22 agosto 2013 16:02, Pavoletti Giuseppe Carlo <GiuseppeCarlo.Pavoletti@regione.liguria.it> ha scritto:
________________________________ From: bibliotecari-bounces@wikimedia.it [mailto:bibliotecari-bounces@wikimedia.it] On Behalf Of Pierfranco Minsenti Sent: Thursday, August 22, 2013 12:33 PM To: Lista di discussione per bibliotecari e wikipediani Subject: [Bibliotecari] Attori californiani di western in SBN sì, ma narratori postmoderni italiani no: ovvero, quando i catalogatori dall'estero consultano le voci di autorità SBN e non trovano quelle su autori italiani
I records non AUF possono essere cercati e vistisolo nel gestionale di un sistema SBN.
Questo non è assolutamente vero: qualunque opac a malapenadecente, tra cui anche quello dell'indice, permette di vedere e cercare tutti gli autori.
I record non AUF invece non possono essere visti tramitela ricerca per voci di autorità perché non sono voci di autorità, cioè non hanno subito i controlli che sono propri di un record di autorità (in realtà alcuni possono anche avere di fatto queste caratteristiche, ma non sono stati contrassegnati come tali nel catalogo).
Quindi la domanda giusta non è: "perché cercando neirecord di autorità si possono vedere solo i record di autorità?" ma è "perché in SBN ci sono pochi record di autorità?".
Ma a quanto pare l'importante qui è parlare male di SBN atutti i costi.
Una risposta piuttosto ovvia alla domanda (quella giusta)sarebbe: perché realizzare record di autorità richiede molto lavoro e invece le risorse sono poche.
E' una risposta sufficiente? Oppure c'è anche altro?Questa è una questione interessante.
Osservo anche che a mio parere non sarebbe correttodirottare troppe risorse sui record ai autorità a scapito della catalogazione nel suo insieme, ossia il primo obiettivo dovrebbe essere aumentare il catalogato (possibilmente senza troppi strafalcioni), e solo secondariamente i record di autorità. E' meglio avere documentati nel catalogo un milione di autori (e quindi le relative pubblicazioni) e solo 10.000 record di autorità piuttosto che 100.000 record di autorità e solo 200.000 autori in tutto (ovviamente i numeri sono a caso).
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