Wu Ming per i catalogatori è un interessante caso di pseudonimo collettivo ma è anche un "autore" che vende. Dovrebbe essere trattato bene da SBN, anche perché è questa la fonte autorevole per qui catalogatori, come i francesi della BNF, che cercano notizie su autori italiani per i loro records di autorità.
Così può succedere che SBN viene chiaramente definito nell'opac della BNF come una fonte consultata senza successo, insomma: inutile:
Vedi qui:
[image: Immagine in linea 3]
Infatti la maschera di interrogazione delle voci di autorità di SBN per Wu Ming dà risultato nullo: [image: Immagine in linea 2]
Perché in SBN i records di Wu Ming non hanno livello AUF.
[image: Immagine in linea 1]
I records non AUF possono essere cercati e visti solo nel gestionale di un sistema SBN. Ma questo lo vede e lo sa solo il catalogatore italiano che lavora in SBN e ha accesso a tutto l'archivio dal gestionale. Mentre la maschera web pubblica di interrogazione dei records di autorità di SBN cerca solo nei records con livello AUF. Quindi in SBN i records di autorità di Wu Ming ci sono, ma il pubblico o dall'estero non li vedono. Per questo per i francesi la maschera di ricerca delle voci di autorità di SBN diventa una fonte consultata inutilmente, probabilmente senza che possa capirne la ragione.
2 domande:
1) perché la maschera web interroga solo i records con livello AUF?
2) perché Wu Ming non ha un livello AUF? Viene da chiederselo soprattutto quando si nota che il livello AUF è posseduto non solo dai records relativi a grandi, affermati autori italiani oggetto di particolare cura catalografica, ma anche da quelli che tutto sommato appaiono come semisconosciuti, come l'attore e regista Ireland, John <1914-1992> il cui record AUF è stato prodotto nel Polo bolognese perché ha il VID UBOV015247 e che nella interfaccia web pubblica delle voci di autorità si vede:
http://id.sbn.it/af/IT%5CICCU%5CCFIV%5C015247
[image: Immagine in linea 4]
Terza domanda: ma in un catalogo italiano, autori come Wu Ming, che piaccia o no la loro narrativa postmoderna, non dovrebbero ricevere un migliore trattamento degli attori californiani di western?
Conseguenza finale (per il momento): anche in Wikipedia Italiana solo la voce dedicata John Ireland ha i suoi identificativi catalografici, compreso quello da SBN che è stato "matchato" bene con gli altri records del VIAF perché ha le sue date in qualificazione: http://it.wikipedia.org/wiki/John_Ireland
[image: Immagine in linea 6]
Mentre per i Wu Ming nessun identificativo catalografico in Wikipedia IT perché il loro record non è AUF e quindi non è stato fornito al VIAF:
http://it.wikipedia.org/wiki/Wu_Ming
[image: Immagine in linea 7]
Film Western batte postmoderno. E il fotogramma viene dal film: La valle della vendetta.
Ma per tornare ai bibliotecari: alla fine il livello AUF come bollino di qualità attribuito ai records SBN finisce per creare scompensi anche altrove quando si importano masse di dati e si creano links. E a quel punto probabilmente nessuno sa capire il perché di certi esiti.
Una storia da raccontare all'incontro wikipediano per il Bibliopride di Firenze. Se ci saranno aspiranti bibliotecari ancora indecisi potranno decidere che è proprio ora di mettere mano a questi problemi. Oppure che è meglio lasciar perdere.
Questa è solo un'anticipazione per la lista. Una curiosità per il mese di agosto. Da non diffondere.
Pierfranco Minsenti
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From: bibliotecari-bounces@wikimedia.it [mailto:bibliotecari-bounces@wikimedia.it] On Behalf Of Pierfranco Minsenti Sent: Thursday, August 22, 2013 12:33 PM To: Lista di discussione per bibliotecari e wikipediani Subject: [Bibliotecari] Attori californiani di western in SBN sì, ma narratori postmoderni italiani no: ovvero, quando i catalogatori dall'estero consultano le voci di autorità SBN e non trovano quelle su autori italiani
I records non AUF possono essere cercati e visti solo nel gestionale di un sistema SBN.
Questo non è assolutamente vero: qualunque opac a malapena decente, tra cui anche quello dell'indice, permette di vedere e cercare tutti gli autori.
I record non AUF invece non possono essere visti tramite la ricerca per voci di autorità perché non sono voci di autorità, cioè non hanno subito i controlli che sono propri di un record di autorità (in realtà alcuni possono anche avere di fatto queste caratteristiche, ma non sono stati contrassegnati come tali nel catalogo).
Quindi la domanda giusta non è: "perché cercando nei record di autorità si possono vedere solo i record di autorità?" ma è "perché in SBN ci sono pochi record di autorità?".
Ma a quanto pare l'importante qui è parlare male di SBN a tutti i costi.
Una risposta piuttosto ovvia alla domanda (quella giusta) sarebbe: perché realizzare record di autorità richiede molto lavoro e invece le risorse sono poche.
E' una risposta sufficiente? Oppure c'è anche altro? Questa è una questione interessante.
Osservo anche che a mio parere non sarebbe corretto dirottare troppe risorse sui record ai autorità a scapito della catalogazione nel suo insieme, ossia il primo obiettivo dovrebbe essere aumentare il catalogato (possibilmente senza troppi strafalcioni), e solo secondariamente i record di autorità. E' meglio avere documentati nel catalogo un milione di autori (e quindi le relative pubblicazioni) e solo 10.000 record di autorità piuttosto che 100.000 record di autorità e solo 200.000 autori in tutto (ovviamente i numeri sono a caso).
Beppe
realizzare record di autorità richiede molto lavoro e invece le risorse sono poche.
Nell'incontro romano su SBN e' stata fatta dall'AIB una proposta, molto semplice e molto economica per ovviare in parte a questo inconveniente: distribuire la responsabilita' della gestione dell'authority file, che al momento risulta essere accentata in pochissime sedi. In tal modo, molte biblioteche molto specializzate potrebbero gestire piccole porzioni dell'AF, a beneficio di tutti.
E' il presupposto della cooperazione, che per il dato bibliografico SBN adotta, per quello di autorita' no. E fa male...
Andrea -- Andrea Marchitelli marchitelli@gmail.com - Roma
Il 22 agosto 2013 16:02, Pavoletti Giuseppe Carlo GiuseppeCarlo.Pavoletti@regione.liguria.it ha scritto:
From: bibliotecari-bounces@wikimedia.it [mailto:bibliotecari-bounces@wikimedia.it] On Behalf Of Pierfranco Minsenti Sent: Thursday, August 22, 2013 12:33 PM To: Lista di discussione per bibliotecari e wikipediani Subject: [Bibliotecari] Attori californiani di western in SBN sì, ma narratori postmoderni italiani no: ovvero, quando i catalogatori dall'estero consultano le voci di autorità SBN e non trovano quelle su autori italiani I records non AUF possono essere cercati e visti solo nel gestionale di un sistema SBN.Questo non è assolutamente vero: qualunque opac a malapena decente, tra cui anche quello dell'indice, permette di vedere e cercare tutti gli autori.
I record non AUF invece non possono essere visti tramite la ricerca per voci di autorità perché non sono voci di autorità, cioè non hanno subito i controlli che sono propri di un record di autorità (in realtà alcuni possono anche avere di fatto queste caratteristiche, ma non sono stati contrassegnati come tali nel catalogo).
Quindi la domanda giusta non è: "perché cercando nei record di autorità si possono vedere solo i record di autorità?" ma è "perché in SBN ci sono pochi record di autorità?".
Ma a quanto pare l'importante qui è parlare male di SBN a tutti i costi.
Una risposta piuttosto ovvia alla domanda (quella giusta) sarebbe: perché realizzare record di autorità richiede molto lavoro e invece le risorse sono poche.
E' una risposta sufficiente? Oppure c'è anche altro? Questa è una questione interessante.
Osservo anche che a mio parere non sarebbe corretto dirottare troppe risorse sui record ai autorità a scapito della catalogazione nel suo insieme, ossia il primo obiettivo dovrebbe essere aumentare il catalogato (possibilmente senza troppi strafalcioni), e solo secondariamente i record di autorità. E' meglio avere documentati nel catalogo un milione di autori (e quindi le relative pubblicazioni) e solo 10.000 record di autorità piuttosto che 100.000 record di autorità e solo 200.000 autori in tutto (ovviamente i numeri sono a caso).
Beppe
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-----Original Message----- From: Andrea Marchitelli Sent: Thursday, August 22, 2013 4:09 PM
distribuire la responsabilita' della gestione dell'authority file
Mi sembra una buona idea. Anch'io conosco diverse persone che non solo sarebbero in grado di creare record di autorità, ma talvolta creano davvero dati che di fatto hanno questo livello di controllo, solo che li inseriscono a livello MIN o MED perché non hanno un livello superiore.
Ci vorrebbe però un controllo centrale maggiore di quello che c'è sul resto della catalogazione, per evitare quello che è successo col livello MAX (chi lavora in SBN da un po' di tempo conosce certamente tutta una casistica di strafalcioni orribili presenti in record MAX).
Ad esempio si potrebbe prevedere che l'assegnazione del livello AUF debba essere gestita centralmente e non dai poli o addirittura dalle singole biblioteche.
Beppe
Mi spiace ma c'è un equivoco: in tutto il messaggio mi sono sempre riferito non alla ricerca bibliografica nell'opac SBN (in cui naturalmente autori come Wu Ming compaiono nel record e sono ricercabili) ma solo alla sezione dell'opac SBN dedicato alla ricerca delle voci di autorità che filtra solo sui records AUF.
Non sono d'accordo con Beppe Pavoletti sulla equivalenza: records di autorità = solo records AUF. I records di autorità sono records che riguardano uno specifico tipo di dati e che hanno caratteristiche specifiche (un contenuto normalizzato, controllato, non descrittivo). Invece la questione del livello AUF è attinente non alla tipologia di dato e di record ma alla procedura di qualità a cui è sottoposto. Le due cose sono legate (un record di autorità di livello qualitativo 0 è una sorta di contraddizione) ma non si sovrappongono completamente. La questione della qualità implica livelli diversi: non si può dire che solo un livello è quello accettabile. Anche negli opac esteri si vedono record di autorità con livelli qualitativi diversi: ma il punto è che si vedono tutti, non solo quelli giudicati "ottimi". Quindi la mia mail è sostanzialmente su 2 punti:
1) perché rendere ricercabili pubblicamente solo i records di autorità con livello AUF mentre gli altri non devono essere ricercabili se non da parte del catalogatore? Usare un filtro per l'interfaccia pubblica dell'authority file è una cosa che si fa solo in Italia.
2) c'è un problema di"regia" nella creazione di records di autorità con livello AUF. Magari nel Polo Bolognese c'è una persona che lavora sempre in AUF e fa records AUF anche per gli attori di western. E su questo non pretendo di discutere. Però parallelamente si nota questo: possibile che per es. a Torino dove catalogano i libri Einaudi (che pubblica Wu Ming) alla Nazionale Universitaria (li ricevono per diritto di stampa) non lavorano in AUF? C'è qualcosa che sinceramente sfugge. Certo non c'è nessuna strategia.
Non sono neppure d'accordo con il fatto che è meglio lavorare pragmaticamente e tralasciare di investire risorse particolari sui records di autorità. Uno dei principi del semantic web è la creazione di dati autodescrittivi, esaustivi, cioè non ambigui, completi, che per essere compresi non richiedono intervento umano ma sono comprensibili dalle macchine. Il Semantic web porta a rivedere tutta la questione della catalogazione: una delle cose che Karen Coyle ripete spesso è che adesso la catalogazione deve diventare più rigorosa, perché fino adesso non lo è stata veramente. E lo scopriamo solo ora, per l'appunto, perché ci poniamo una nuova ambiziosa esigenza: rendere i dati comprensibili dalle macchine. Pensiamoci sopra su queste evoluzioni e le loro esigenze se non vogliamo essere tagliati fuori.
E tutto questo non è per parlare male di SBN. È per parlarne. Quando mai lo si fa con spirito critico e conoscenza di causa, cioè tenendosi lontani sia dall'adesione partigiana acritica sia dalla critica faziosa senza conoscenza che sono tipiche dei due campi avversi creati da SBN? Parliamone anche senza troppo "rispetto" o venerazione, e scoperchiamo i dettagli significativi che rivelano le varie cose date per scontate e che invece non vanno proprio bene.
Pierfranco
Il giorno 22 agosto 2013 16:02, Pavoletti Giuseppe Carlo < GiuseppeCarlo.Pavoletti@regione.liguria.it> ha scritto:
From: bibliotecari-bounces@wikimedia.it [mailto:bibliotecari-bounces@wikimedia.it] On Behalf Of Pierfranco Minsenti Sent: Thursday, August 22, 2013 12:33 PM To: Lista di discussione per bibliotecari e wikipediani Subject: [Bibliotecari] Attori californiani di western in SBN sì, ma narratori postmoderni italiani no: ovvero, quando i catalogatori dall'estero consultano le voci di autorità SBN e non trovano quelle su autori italiani
I records non AUF possono essere cercati e visti solo nelgestionale di un sistema SBN.
Questo non è assolutamente vero: qualunque opac a malapena decente, tra cui anche quello dell'indice, permette di vedere e cercare tutti gli autori.
I record non AUF invece non possono essere visti tramite la ricerca per voci di autorità perché non sono voci di autorità, cioè non hanno subito i controlli che sono propri di un record di autorità (in realtà alcuni possono anche avere di fatto queste caratteristiche, ma non sono stati contrassegnati come tali nel catalogo).
Quindi la domanda giusta non è: "perché cercando nei record di autorità si possono vedere solo i record di autorità?" ma è "perché in SBN ci sono pochi record di autorità?".
Ma a quanto pare l'importante qui è parlare male di SBN a tutti i costi.
Una risposta piuttosto ovvia alla domanda (quella giusta) sarebbe: perché realizzare record di autorità richiede molto lavoro e invece le risorse sono poche.
E' una risposta sufficiente? Oppure c'è anche altro? Questa è una questione interessante.
Osservo anche che a mio parere non sarebbe corretto dirottare troppe risorse sui record ai autorità a scapito della catalogazione nel suo insieme, ossia il primo obiettivo dovrebbe essere aumentare il catalogato (possibilmente senza troppi strafalcioni), e solo secondariamente i record di autorità. E' meglio avere documentati nel catalogo un milione di autori (e quindi le relative pubblicazioni) e solo 10.000 record di autorità piuttosto che 100.000 record di autorità e solo 200.000 autori in tutto (ovviamente i numeri sono a caso).
Beppe
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From: bibliotecari-bounces@wikimedia.it [mailto:bibliotecari-bounces@wikimedia.it] On Behalf Of Pierfranco Minsenti Sent: Thursday, August 22, 2013 4:31 PM To: Lista di discussione per bibliotecari e wikipediani Subject: Re: [Bibliotecari]Attori californiani di western in SBN sì, ma narratori postmoderni italiani no: ovvero, quando i catalogatori dall'estero consultano le voci di autorità SBN e non trovano quelle su autori italiani Non sono d'accordo con Beppe Pavoletti sulla equivalenza: records di autorità = solo records AUF. I records di autorità sono records che riguardano uno specifico tipo di dati e che hanno caratteristiche specifiche (un contenuto normalizzato, controllato, non descrittivo). Invece la questione del livello AUF è attinente non alla tipologia di dato e di record ma alla procedura di qualità a cui è sottoposto.
Che senso ha definire "di autorità" un record che non è stato sottoposto a controlli che lo rendano appunto autoritativo? In linea di principio certamente si potrebbero ricomprendere nel concetto livelli di controllo diversi, ma nella pratica fin dove bisogna arrivare?
Ad esempio, può definirsi di autorità un'intestazione autore creata prendendo a base solo il nome di un autore che figura in una particolare edizione? Evidentemente no, anche se si tratta di un contenuto normalizzato perché la forma del nome che figura sulla pubblicazione deve venire tradotta in quella prevista dalle regole di catalogazione.
Si potrebbe considerare requisito essenziale la consultazioni di fonti esterne, ma quali devono essere? Quelle che per caso sono presenti in biblioteche? Quelle che vengono in mente al catalogatore? Si tratta certamente di controlli utili, ma bastano per creare un record di autorità?
Non sono neppure d'accordo con il fatto che è meglio lavorare pragmaticamente e tralasciare di investire risorse particolari sui records di autorità. Uno dei principi del semantic web è la creazione di dati autodescrittivi, esaustivi, cioè non ambigui, completi, che per essere compresi non richiedono intervento umano ma sono comprensibili dalle macchine.
Qui non ti seguo. In tutto quello che ho studiato finora sul web semantico non mi pare di aver trovato niente che riconduca il rigore a quello che si intende per record di autorità in ambito bibliografico, ma mi sembra che si tratti di rigore in senso per così dire formale.
Ad esempio, perché i dati di autore siano trattabili nell'ambito del web semantico non è richiesto, mi pare, che debbano essere corredati della data di nascita e di morte, di notizie biografiche e dell'elenco delle fonti consultate, ma che siano normalizzati in modo rigoroso secondo standard catalografici e di metadati esattamente definiti (per cui nel tale elemento c'è sempre il nome e nel talaltro sempre il cognome, e per "nome" e "cognome" si intende sempre la stessa cosa), univoci (corrispondenza uno a uno tra voce presente nei dati e autore) e corredati di identificativi univoci e condivisi (i VID SBN sono univoci ma non condivisi, perché fuori da SBN nessuno li conosce, mentre quelli del VIAF sono appropriati allo scopo). Poi può esserci benissimo un dato che viene formulato con questa caratteristiche ma ha un margine di errore perché basato su informazioni incomplete (ad esempio una sola pubblicazione dell'autore), ma può essere poi completato in seguito.
Non mi pare che nell'ambito del web semantico un programma dovrebbe rifiutarsi di trattare un record di dati riferiti ad un autore se non è completo dell'elenco delle fonti consultate (elemento tipico di un record di autorità).
Beppe
Il Semantic web porta a rivedere tutta la questione della catalogazione: una delle cose che Karen Coyle ripete spesso è che adesso la catalogazione deve diventare più rigorosa, perché fino adesso non lo è stata veramente. E lo scopriamo solo ora, per l'appunto, perché ci poniamo una nuova ambiziosa esigenza: rendere i dati comprensibili dalle macchine. Pensiamoci sopra su queste evoluzioni e le loro esigenze se non vogliamo essere tagliati fuori.
E tutto questo non è per parlare male di SBN. È per parlarne. Quando mai lo si fa con spirito critico e conoscenza di causa, cioè tenendosi lontani sia dall'adesione partigiana acritica sia dalla critica faziosa senza conoscenza che sono tipiche dei due campi avversi creati da SBN? Parliamone anche senza troppo "rispetto" o venerazione, e scoperchiamo i dettagli significativi che rivelano le varie cose date per scontate e che invece non vanno proprio bene.
Pierfranco
Il giorno 22 agosto 2013 16:02, Pavoletti Giuseppe Carlo GiuseppeCarlo.Pavoletti@regione.liguria.it ha scritto:
________________________________ From: bibliotecari-bounces@wikimedia.it [mailto:bibliotecari-bounces@wikimedia.it] On Behalf Of Pierfranco Minsenti Sent: Thursday, August 22, 2013 12:33 PM To: Lista di discussione per bibliotecari e wikipediani Subject: [Bibliotecari] Attori californiani di western in SBN sì, ma narratori postmoderni italiani no: ovvero, quando i catalogatori dall'estero consultano le voci di autorità SBN e non trovano quelle su autori italiani
I records non AUF possono essere cercati e visti solo nel gestionale di un sistema SBN. Questo non è assolutamente vero: qualunque opac a malapena decente, tra cui anche quello dell'indice, permette di vedere e cercare tutti gli autori. I record non AUF invece non possono essere visti tramite la ricerca per voci di autorità perché non sono voci di autorità, cioè non hanno subito i controlli che sono propri di un record di autorità (in realtà alcuni possono anche avere di fatto queste caratteristiche, ma non sono stati contrassegnati come tali nel catalogo). Quindi la domanda giusta non è: "perché cercando nei record di autorità si possono vedere solo i record di autorità?" ma è "perché in SBN ci sono pochi record di autorità?". Ma a quanto pare l'importante qui è parlare male di SBN a tutti i costi. Una risposta piuttosto ovvia alla domanda (quella giusta) sarebbe: perché realizzare record di autorità richiede molto lavoro e invece le risorse sono poche. E' una risposta sufficiente? Oppure c'è anche altro? Questa è una questione interessante. Osservo anche che a mio parere non sarebbe corretto dirottare troppe risorse sui record ai autorità a scapito della catalogazione nel suo insieme, ossia il primo obiettivo dovrebbe essere aumentare il catalogato (possibilmente senza troppi strafalcioni), e solo secondariamente i record di autorità. E' meglio avere documentati nel catalogo un milione di autori (e quindi le relative pubblicazioni) e solo 10.000 record di autorità piuttosto che 100.000 record di autorità e solo 200.000 autori in tutto (ovviamente i numeri sono a caso). Beppe _______________________________________________ Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Spero di poter contribuire in modo positivo al dibattito in corso, che trovo molto stimolante, e lo faccio senza alcun intento polemico.
Ci sono due punti che mi hanno colpito: la possibilita' o meno di vedere dati di livello inferiore ad AUF (nel modulo di ricerca dell'AF) e il rapporto tra authority work e linked data.
Riguardo al primo punto a me piacerebbe molto poter vedere un 'record d'autorita' di livello diverso da AUF, assieme al suo livello. Lo dico proprio pensando a questa lista di discussione, tra biblioteche e wikipedia. In wikipedia non si pubblicano solo le voci 'finite' (ce ne sono?), ma tutte le voci; alcune sono pessime, ma quasi sempre sono corredate del giusto 'caveat' al lettore. Credo che il lettore qualunque apprezzi anche le scarne e incerte notizie che trova nelle voci provvisorie. Non mi addentro nel problema, molto serio e poco considerato per ora, della capacita' media di noi lettori di valutare le fonti, e di fare un lavoro di comparazione (per esempio tra il contenuto di una voce di wikipedia, anche 'autorevole', e il contenuto di altri siti web di natura istituzionale) per crearci un'opinione critica e autonoma sull'argomento oggetto della sua ricerca. Posso pero' pensare che un bibliotecario che lavora all'AF della sua biblioteca e che trova una voce di autorita' di livello inferiore a AUF sappia fare due piu' due e utilizzare quelle informazioni al meglio (altrimenti 'fa' il bibliotecario ma non 'e' ' un bibliotecario). Penso che sia tempo che nelle biblioteche, e in generale nel nostro settore di studio, si pubblichino anche lavori in fieri e non solo lavori 'pubblicabili'. Una delle prime cose che si impara quando si pubblica un articolo e' che, in realta', non e' mai pronto. Penso che le nostre biblioteche siano piene di lavori in fieri forse non ottimi, ma gia' buoni, che potrebbero essere gia' di grande utilita' al lettore (generico e specialista) e che invece restano nascosti.
Il secondo punto e' molto intrecciato con il primo. Se pensiamo a due autori trattati nell'AF con due livelli diversi, uno minimo e uno massimo, fin che stanno nell'AF e sono invisibili al web semantico, rimangono tali fintanto che qualcuno non li riprende in mano e li lavora. Senza polemica, sappiamo che il lavoro di AF che si fa e' poco, almeno rispetto alle necessita'. E' un dato oggettivo che nel VIAF la percentuale di matching per i dati italiani e' del 13% e che e' la percentuale piu' bassa di tutti i contributori. Credo che questo sia sufficiente per dire che il lavoro di AF che si fa e' poco (e sono d'accordo che la causa principale sia la mancanza di risorse umane e finanziarie e non l'incapacita' o la malafede di chi oggi lavora sul campo). A parte il fatto che io propendo molto per l'apertura del lavoro di autorita', cioe' a che sia riconosciuto un livello alto a tutti i catalogatori che dimostrino sufficiente competenza, a prescindere dalla istituzione o dal polo in cui si trovano a lavorare, il punto e': che possono fare a questo proposito i linked data?
Se i due autori, lavorati con livelli diversi, sono entrambi visibili, c'è la possibilita' concreta che ai dati registrati nell'authority file si aggiungano progressivamente molti altri dati, che potranno anche essere di natura 'extracatalografica'. Qui sta il punto: ci sara' un momento nel processo di collegamento dei dati pubblicati come LD nel quale i due diversi autori potranno essere identificati in modo univoco e con la stessa assoluta certezza anche se i dati di natura catalografica di partenza erano diversi per qualita' e quantita'. Credo che i linked data consentano di immaginare una nuova modalita' di 'identificazione' di una entita'. La modalita' che conosciamo e' quella dell'identificatore univoco (un numero VIAF, un numero ISBN, un DOI ecc.); quella che potranno assicurare i linked data e' che, in assenza di un identificatore univoco, due entità potranno essere identificate come la stessa entita' sulla base di un numero di attributi identici cosi' alto da rendere possibile il processo di identificazione anche in mancanza di un 'vero identificatore'. Paradossalmente, in un contesto linked data, l'intestazione di basso livello dedicata a "Wu Ming" dall'agenzia A potrebbe ottenere un alto livello di qualita' per il fatto che, in altri AF di altre agenzie nazionali, un "Wu Ming" di alto livello e' identificato come l'autore delle stesse opere, dello stesso numero di opere, di opere pubblicate dallo stesso editore, o pubblicate nello stesso anno, o nella stessa lingua ecc ma - dato che nei linked data non si distingue tra dati bibliografici e non - anche intervistato nella stessa trasmissione, fotografato allo stesso evento, premiato con lo stesso premio ecc. Quando le 'coincidenze' di dati collegati diventano 'troppe', non si puo' piu' credere alle coincidenze, e si deve riconoscere necessariamente un'identita' tra il Wu Ming dell'agenzia A e quello, autorevole, delle altre agenzie. Questo processo di identificazione avviene - automaticamente - nel momento in cui un lettore cerca "Wu Ming" in un ambiente LD.
In conclusione, e 'in pratica', anche il dato piu' maldestro, se pubblicato come LD, è comunque un passo avanti nel lavoro -globale- di authority file. Non c'è un dato cosi' povero che non possa essere pubblicato come LD. Per questo motivo e' ancora piu' urgente che tutti i dati prodotti siano visibili, e non solo quelli 'di qualita' '.
Carlo
Il giorno 22 agosto 2013 17:24, Pavoletti Giuseppe Carlo < GiuseppeCarlo.Pavoletti@regione.liguria.it> ha scritto:
From: bibliotecari-bounces@wikimedia.it [mailto:bibliotecari-bounces@wikimedia.it] On Behalf Of Pierfranco Minsenti Sent: Thursday, August 22, 2013 4:31 PM To: Lista di discussione per bibliotecari e wikipediani Subject: Re: [Bibliotecari]Attori californiani di western in SBN sì, ma narratori postmoderni italiani no: ovvero, quando i catalogatori dall'estero consultano le voci di autorità SBN e non trovano quelle su autori italiani
Non sono d'accordo con Beppe Pavoletti sulla equivalenza: recordsdi autorità = solo records AUF. I records di autorità sono records che riguardano uno specifico tipo di dati e che hanno caratteristiche specifiche (un contenuto normalizzato, controllato, non descrittivo). Invece la questione del livello AUF è attinente non alla tipologia di dato e di record ma alla procedura di qualità a cui è sottoposto.
Che senso ha definire "di autorità" un record che non è stato sottoposto a controlli che lo rendano appunto autoritativo? In linea di principio certamente si potrebbero ricomprendere nel concetto livelli di controllo diversi, ma nella pratica fin dove bisogna arrivare?
Ad esempio, può definirsi di autorità un'intestazione autore creata prendendo a base solo il nome di un autore che figura in una particolare edizione? Evidentemente no, anche se si tratta di un contenuto normalizzato perché la forma del nome che figura sulla pubblicazione deve venire tradotta in quella prevista dalle regole di catalogazione.
Si potrebbe considerare requisito essenziale la consultazioni di fonti esterne, ma quali devono essere? Quelle che per caso sono presenti in biblioteche? Quelle che vengono in mente al catalogatore? Si tratta certamente di controlli utili, ma bastano per creare un record di autorità?
Non sono neppure d'accordo con il fatto che è meglio lavorarepragmaticamente e tralasciare di investire risorse particolari sui records di autorità. Uno dei principi del semantic web è la creazione di dati autodescrittivi, esaustivi, cioè non ambigui, completi, che per essere compresi non richiedono intervento umano ma sono comprensibili dalle macchine.
Qui non ti seguo. In tutto quello che ho studiato finora sul web semantico non mi pare di aver trovato niente che riconduca il rigore a quello che si intende per record di autorità in ambito bibliografico, ma mi sembra che si tratti di rigore in senso per così dire formale.
Ad esempio, perché i dati di autore siano trattabili nell'ambito del web semantico non è richiesto, mi pare, che debbano essere corredati della data di nascita e di morte, di notizie biografiche e dell'elenco delle fonti consultate, ma che siano normalizzati in modo rigoroso secondo standard catalografici e di metadati esattamente definiti (per cui nel tale elemento c'è sempre il nome e nel talaltro sempre il cognome, e per "nome" e "cognome" si intende sempre la stessa cosa), univoci (corrispondenza uno a uno tra voce presente nei dati e autore) e corredati di identificativi univoci e condivisi (i VID SBN sono univoci ma non condivisi, perché fuori da SBN nessuno li conosce, mentre quelli del VIAF sono appropriati allo scopo). Poi può esserci benissimo un dato che viene formulato con questa caratteristiche ma ha un margine di errore perché basato su informazioni incomplete (ad esempio una sola pubblicazione dell'autore), ma può essere poi completato in seguito.
Non mi pare che nell'ambito del web semantico un programma dovrebbe rifiutarsi di trattare un record di dati riferiti ad un autore se non è completo dell'elenco delle fonti consultate (elemento tipico di un record di autorità).
Beppe
Il Semantic web porta a rivedere tutta la questione dellacatalogazione: una delle cose che Karen Coyle ripete spesso è che adesso la catalogazione deve diventare più rigorosa, perché fino adesso non lo è stata veramente. E lo scopriamo solo ora, per l'appunto, perché ci poniamo una nuova ambiziosa esigenza: rendere i dati comprensibili dalle macchine. Pensiamoci sopra su queste evoluzioni e le loro esigenze se non vogliamo essere tagliati fuori.
E tutto questo non è per parlare male di SBN. È per parlarne.Quando mai lo si fa con spirito critico e conoscenza di causa, cioè tenendosi lontani sia dall'adesione partigiana acritica sia dalla critica faziosa senza conoscenza che sono tipiche dei due campi avversi creati da SBN? Parliamone anche senza troppo "rispetto" o venerazione, e scoperchiamo i dettagli significativi che rivelano le varie cose date per scontate e che invece non vanno proprio bene.
Pierfranco Il giorno 22 agosto 2013 16:02, Pavoletti Giuseppe Carlo <GiuseppeCarlo.Pavoletti@regione.liguria.it> ha scritto:
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I records non AUF possono essere cercati e vistisolo nel gestionale di un sistema SBN.
Questo non è assolutamente vero: qualunque opac a malapenadecente, tra cui anche quello dell'indice, permette di vedere e cercare tutti gli autori.
I record non AUF invece non possono essere visti tramitela ricerca per voci di autorità perché non sono voci di autorità, cioè non hanno subito i controlli che sono propri di un record di autorità (in realtà alcuni possono anche avere di fatto queste caratteristiche, ma non sono stati contrassegnati come tali nel catalogo).
Quindi la domanda giusta non è: "perché cercando neirecord di autorità si possono vedere solo i record di autorità?" ma è "perché in SBN ci sono pochi record di autorità?".
Ma a quanto pare l'importante qui è parlare male di SBN atutti i costi.
Una risposta piuttosto ovvia alla domanda (quella giusta)sarebbe: perché realizzare record di autorità richiede molto lavoro e invece le risorse sono poche.
E' una risposta sufficiente? Oppure c'è anche altro?Questa è una questione interessante.
Osservo anche che a mio parere non sarebbe correttodirottare troppe risorse sui record ai autorità a scapito della catalogazione nel suo insieme, ossia il primo obiettivo dovrebbe essere aumentare il catalogato (possibilmente senza troppi strafalcioni), e solo secondariamente i record di autorità. E' meglio avere documentati nel catalogo un milione di autori (e quindi le relative pubblicazioni) e solo 10.000 record di autorità piuttosto che 100.000 record di autorità e solo 200.000 autori in tutto (ovviamente i numeri sono a caso).
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Il giorno 22 agosto 2013 22:03, Carlo Bianchini carlo.bianchini@unipv.itha scritto:
Credo che i linked data consentano di immaginare una nuova modalita' di 'identificazione' di una entita'. La modalita' che conosciamo e' quella dell'identificatore univoco (un numero VIAF, un numero ISBN, un DOI ecc.); quella che potranno assicurare i linked data e' che, in assenza di un identificatore univoco, due entità potranno essere identificate come la stessa entita' sulla base di un numero di attributi identici cosi' alto da rendere possibile il processo di identificazione anche in mancanza di un 'vero identificatore'.
Se ne parlava qualche mese fa in un convegno di archivisti. In particolare Daniel Pitti a proposito dello SNAC project ( http://socialarchive.iath.virginia.edu/). Del resto è ciò che fa anche la NSA per stabilire se due informazioni si riferiscono allo stesso soggetto. L'identificazione è composta da un trenino di elementi. A seconda di quanti elementi corrispondono (e della soglia fissata come limite a seconda di quanto rumore si accetta) si ha identificazione. La cosa interessante è che se si hanno un numero sufficiente di vagoncini può capitare che il matching avvenga senza la locomotiva del nome.
A presto Salvatore
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From: bibliotecari-bounces@wikimedia.it [mailto:bibliotecari-bounces@wikimedia.it] On Behalf Of Carlo Bianchini Sent: Thursday, August 22, 2013 10:04 PM To: Lista di discussione per bibliotecari e wikipediani Subject: Re: [Bibliotecari]Attori californiani di western in SBN sì, ma narratori postmoderni italiani no: ovvero, quando i catalogatori dall'estero consultano le voci di autorità SBN e non trovano quelle su autori italiani Riguardo al primo punto a me piacerebbe molto poter vedere un 'record d'autorita' di livello diverso da AUF, assieme al suo livello.
Ho l'impressione che in questa discussione ci siano problemi di comunicazione perché non tutti usano lo stesso linguaggio.
Normalmente in ambito catalografico per "record di autorità" non si intende "record fatto bene e affidabile", ma "record realizzato con specifiche procedure di controllo in modo da conferirgli un carattere di riferimento per tutti i catalogatori".
Di conseguenza non è che tutti i record che non sono di autorità siano malfatti, incompleti e inutilizzabili, anzi ce ne sono certamente alcuni che sono stati sottoposti a controlli analoghi a quelli dei record di autorità ma che per vari motivi non sono stati contrassegnati formalmente come tali.
Allargare troppo l'area dei record di autorità non ha molto senso: se tutti i record diventano di autorità, tanto vale lasciar perdere il concetto e parlare solo di archivio dei titoli, degli autori ecc.
Dal punto di vista di un'entità esterna che richiede dei record ad un sistema, secondo me la cosa corretta è contrassegnare i record in modo da permettere di scegliere quello che si desidera: se uno vuole solo i record di autorità (nel senso indicato sopra) deve poter avere solo quelli, analogamente chi vuole invece cercare tra tutti gli elementi deve essere in grado di farlo.
Nell'esempio da cui è partita la discussione, è chiaro che l'opac BNF vuole solo i record contrassegnati come d'autorità, e se SBN ne ha pochi non può dargliene molti. Se l'opac BNF avesse voluto cercare in tutto l'archivio autori presumibilmente avrebbe potuto farlo: ne avrebbe trovati molti di più, ma il livello qualitativo e soprattutto la certezza del dato sarebbero stati minori.
Chi vuole utilizzare i dati decide che cosa gli serve, chi li produce deve fornirgli non solo più dati possibile, ma anche i mezzi per scegliere.
Penso che sia tempo che nelle biblioteche, e in generale nel nostro settore di studio, si pubblichino anche lavori in fieri e non solo lavori 'pubblicabili'.
Mi pare che i cataloghi, ed in particolare SBN, funzionino proprio così. In SBN la maggior parte dei catalogatori inserisce dati basandosi sulla pubblicazione che sta trattando ed eventualmente facendo altri controlli a seconda di quello che giudica possibile ed opportuno, ma trattandosi di un catalogo collettivo ci potrà sempre essere qualcun altro che integra e corregge in base a maggiori informazioni.
Pubblicare solo dati di autorità e mantenere gli altri visibili solo internamento (anche alla luce delle considerazioni molto interessanti che hai fatto sui rapporti tra linked data e lavoro negli AF) sarebbe una politica catalografica folle, ma io non conosco nessuno che faccia in questo modo.
Beppe
Ringrazio Salvatore Vassallo per l'informazione. Mi sarebbe molto utile avere, se e' possibile, un riferimento bibliografico o qualcosa di 'citabile'.
Su quella che scrive Giuseppe Pavoletti, mi pare quindi che siamo completamente d'accordo.
Ho l'impressione che in questa discussione ci siano problemi di
comunicazione perché non tutti usano lo
stesso linguaggio.
Normalmente in ambito catalografico per "record di autorità" non si
intende "record fatto bene e affidabile", ma
"record realizzato con specifiche procedure di controllo in modo da
conferirgli un carattere di riferimento
per tutti i catalogatori".
Di conseguenza non è che tutti i record che non sono di autorità siano
malfatti, incompleti e inutilizzabili, anzi
ce ne sono certamente alcuni che sono stati sottoposti a controlli
analoghi a quelli dei record di autorità ma che
per vari motivi non sono stati contrassegnati formalmente come tali.
Allargare troppo l'area dei record di autorità non ha molto senso: se
tutti i record diventano di autorità, tanto
vale lasciar perdere il concetto e parlare solo di archivio dei titoli,
degli autori ecc.
Dal punto di vista di un'entità esterna che richiede dei record ad un
sistema, secondo me la cosa corretta
è contrassegnare i record in modo da permettere di scegliere quello che si
desidera: se uno vuole solo
i record di autorità (nel senso indicato sopra) deve poter avere solo
quelli, analogamente chi vuole
invece cercare tra tutti gli elementi deve essere in grado di farlo.
Nell'esempio da cui è partita la discussione, è chiaro che l'opac BNF
vuole solo i record contrassegnati
come d'autorità, e se SBN ne ha pochi non può dargliene molti. Se l'opac
BNF avesse voluto cercare in
tutto l'archivio autori presumibilmente avrebbe potuto farlo: ne avrebbe
trovati molti di più, ma il livello
qualitativo e soprattutto la certezza del dato sarebbero stati minori.
Chi vuole utilizzare i dati decide che cosa gli serve, chi li produce deve
fornirgli non solo più dati possibile,
ma anche i mezzi per scegliere.
Sottoscrivo. Per questo motivo, credo che si possano mostrare tutti i record e non solo alcuni. L'unico aspetto su cui non sono d'accordo completamente e' che non abbia senso allargare troppo l'area dei record di autorita'. O meglio, sono d'accordo che su questo senso si dovrebbe aprire un dibattito molto ampio all'interno della nostra comunita'. Perche' *di fatto* e' quello che sta avvenendo con i linked data e sarebbe opportuno interrogarsi su quello che noi possiamo e dobbiamo fare per garantire dati di qualita' ai nostri utenti.
Con Mauro Guerrini, ci diciamo sempre piu' spesso che 'catalogazione' e' un termine che sta perdendo di senso e che dovrebbe essere rimpiazzato (un brutto, e per ora unico, candidato e' 'metadatazione'). La produzione di un catalogo e' ormai soltanto uno dei possibili esiti di un altro lavoro, che e' quello che nel web semantico sta diventando il 'vero lavoro di catalogazione', cioe' la metadatazione, ovvero la descrizione (ma e' un termine vecchio ...) o l'assegnazione di attributi e relazioni alle entità.
Prendiamo il solito attore western: fino ad oggi, se ha scritto un libro (piu' in generale ha una responsabilita' in una risorsa bibliografica), o se e' soggetto di un libro (piu' in generale ancora ha una relazione con una risorsa bibliografica), e' un'entita' che ha interesse bibliografico. Altrimenti no. Nel primo caso finisce in un archivio di autorita' (con un livello qualsiasi; non e' questo il punto), altrimenti niente. Domani: sul web semantico ci sono molti dati a disposizione di tutti relativi agli attori western, tra i quali il nostro. Non si tratta di archivi di autorita' e nemmeno di archivi di 'titoli', 'autori' ecc. Sono archivi di entità, definite e raggruppate nelle forme piu' varie (per esempio Geonames o MusicBrainz) e con i dati associati piu' disparati (in termini di attributi e di relazioni; p.e. Vasco Rossi su MusicBrainz, ha gia' il legame con Wikidata, Wikipedia it e en, e con VIAF http://musicbrainz.org/artist/3bf74908-e8b3-4158-8fae-4fd795bb4474/relations...).
Se il nostro attore western p.e. scrive un libro, cosa succede? Non essendoci necessariamente la disponilibta' di 'dati di autorita' ' (cioe' prodotti con metodo, mediante la citazione delle fonti su cui si basano, e dichiarandone il 'valore'; penso che questa definizione possa corrispondere ai requisiti posti da te), se ci troviamo di fronte alla necessita' di creare (o sara' solo collegare?) dati 'di interesse bibliografico', siamo obbligati a collegare il nostro dato con uno o piu' (linked) dati presenti nel web.
Quale/i dato/i scegliere?
Qui sta il punto: il confine tra un dato 'bibliografico' (ma ovviamente anche 'archivistico', 'museale' ecc.) e un altro dato 'qualsiasi' non avra' piu' molto senso. Diventera' molto piu' importante collegare dati 'di interesse archivistico, bibliografico, museale' (cioe' i dati che produciamo o ci interessano) con dati 'di qualita' ', tra tutti quelli disponibili sul web semantico. L'aspetto metodologico connesso alla qualita' dei dati e' anche un nodo fondamentale per una 'teoria unificata' delle professioni dei bibliotecari, degli archivisti e dei curatori museali.
Il processo di 'metadatazione' nel web semantico, esiste gia'. La comunita' del web semantico lo sta gia' facendo da tempo; e lo fa a prescindere dalle regole catalografiche. Per inciso: il terrore panico che ha preso i redattori di RDA era proprio inseguire questa corsa alla 'taggazione', cercando di creare il piu' velocemente possibile regole utilizzabili da chiunque e non solo dai 'catalogatori'. Chi produce dati 'non bibliografici' non si cura dei problemi legati al lavoro di autorita'. Altro punto da discutere assieme e': cosa stiamo facendo noi e cosa possiamo fare?
Penso che sia tempo che nelle biblioteche, e in generale nel nostro
settore di studio, si pubblichino anche lavori in fieri e non solo lavori
'pubblicabili'.
Mi pare che i cataloghi, ed in particolare SBN, funzionino proprio così.
In SBN la maggior parte dei catalogatori
inserisce dati basandosi sulla pubblicazione che sta trattando ed
eventualmente facendo altri controlli
a seconda di quello che giudica possibile ed opportuno, ma trattandosi di
un catalogo collettivo ci potrà
sempre essere qualcun altro che integra e corregge in base a maggiori
informazioni.
Pubblicare solo dati di autorità e mantenere gli altri visibili solo
internamento (anche alla luce delle
considerazioni molto interessanti che hai fatto sui rapporti tra linked
data e lavoro negli AF) sarebbe
una politica catalografica folle, ma io non conosco nessuno che faccia in
questo modo.
Io non faccio parte del mondo di SBN e se parlo di biblioteche, mi riferisco alla generalita' delle biblioteche. Per esperienza diretta so che nel mondo delle biblioteche non SBN ci sono molti cataloghi fuori dall'OPAC. Per questo motivo non credo, sinceramente, che tutta la catalogazione di tutte le biblioteche di SBN avvenga solo in SBN: l'abitudine ai cataloghi 'speciali' e' dura a morire :-)
Sono d'accordo con te: pubblicare dati di autorita' e tenere gli altri nascosti sarebbe una politica folle; anzi, secondo me e' folle - nella prospettiva che ho cercato confusamente di tracciare - anche pubblicare tutti gli altri dati e tenere nascosti (o parzialmente visibili) una parte di dati di autorita'. Almeno fino a quando avra' senso la distinzione tra dati di autorita' e dati descrittivi che rimane (forse solo) nei nostri cataloghi.
Carlo
Il giorno 26 agosto 2013 11:09, Pavoletti Giuseppe Carlo < GiuseppeCarlo.Pavoletti@regione.liguria.it> ha scritto:
From: bibliotecari-bounces@wikimedia.it [mailto:bibliotecari-bounces@wikimedia.it] On Behalf Of Carlo Bianchini Sent: Thursday, August 22, 2013 10:04 PM To: Lista di discussione per bibliotecari e wikipediani Subject: Re: [Bibliotecari]Attori californiani di western in SBN sì, ma narratori postmoderni italiani no: ovvero, quando i catalogatori dall'estero consultano le voci di autorità SBN e non trovano quelle su autori italiani
Riguardo al primo punto a me piacerebbe molto poter vedere un'record d'autorita' di livello diverso da AUF, assieme al suo livello.
Ho l'impressione che in questa discussione ci siano problemi di comunicazione perché non tutti usano lo stesso linguaggio.
Normalmente in ambito catalografico per "record di autorità" non si intende "record fatto bene e affidabile", ma "record realizzato con specifiche procedure di controllo in modo da conferirgli un carattere di riferimento per tutti i catalogatori".
Di conseguenza non è che tutti i record che non sono di autorità siano malfatti, incompleti e inutilizzabili, anzi ce ne sono certamente alcuni che sono stati sottoposti a controlli analoghi a quelli dei record di autorità ma che per vari motivi non sono stati contrassegnati formalmente come tali.
Allargare troppo l'area dei record di autorità non ha molto senso: se tutti i record diventano di autorità, tanto vale lasciar perdere il concetto e parlare solo di archivio dei titoli, degli autori ecc.
Dal punto di vista di un'entità esterna che richiede dei record ad un sistema, secondo me la cosa corretta è contrassegnare i record in modo da permettere di scegliere quello che si desidera: se uno vuole solo i record di autorità (nel senso indicato sopra) deve poter avere solo quelli, analogamente chi vuole invece cercare tra tutti gli elementi deve essere in grado di farlo.
Nell'esempio da cui è partita la discussione, è chiaro che l'opac BNF vuole solo i record contrassegnati come d'autorità, e se SBN ne ha pochi non può dargliene molti. Se l'opac BNF avesse voluto cercare in tutto l'archivio autori presumibilmente avrebbe potuto farlo: ne avrebbe trovati molti di più, ma il livello qualitativo e soprattutto la certezza del dato sarebbero stati minori.
Chi vuole utilizzare i dati decide che cosa gli serve, chi li produce deve fornirgli non solo più dati possibile, ma anche i mezzi per scegliere.
Penso che sia tempo che nelle biblioteche, e in generale nel nostro
settore di studio, si pubblichino anche lavori in fieri e non solo lavori
'pubblicabili'.
Mi pare che i cataloghi, ed in particolare SBN, funzionino proprio così. In SBN la maggior parte dei catalogatori inserisce dati basandosi sulla pubblicazione che sta trattando ed eventualmente facendo altri controlli a seconda di quello che giudica possibile ed opportuno, ma trattandosi di un catalogo collettivo ci potrà sempre essere qualcun altro che integra e corregge in base a maggiori informazioni.
Pubblicare solo dati di autorità e mantenere gli altri visibili solo internamento (anche alla luce delle considerazioni molto interessanti che hai fatto sui rapporti tra linked data e lavoro negli AF) sarebbe una politica catalografica folle, ma io non conosco nessuno che faccia in questo modo.
Beppe
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Ringrazio Salvatore Vassallo per l'informazione. Mi sarebbe molto utile
avere, se e' possibile, un riferimento bibliografico o qualcosa di 'citabile'.
Ho girato la richiesta a Daniel Pitti. Sono abbastanza sicuro ne abbia parlato nuovamente all'incontro annuale della Society of American Archivists ma non so se e quando pubblicano gli atti.
Se ho news le aggiungo qui
A presto Salvatore
Grazie mille! Aspetto eventuali notizie.
Carlo
Il giorno 02 settembre 2013 11:34, Salvatore Vassallo < vassallosalvatore@gmail.com> ha scritto:
Ringrazio Salvatore Vassallo per l'informazione. Mi sarebbe molto utile
avere, se e' possibile, un riferimento bibliografico o qualcosa di 'citabile'.
Ho girato la richiesta a Daniel Pitti. Sono abbastanza sicuro ne abbia parlato nuovamente all'incontro annuale della Society of American Archivists ma non so se e quando pubblicano gli atti.
Se ho news le aggiungo qui
A presto Salvatore
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Ciao,
Carlo (Bianchini) ha aggiunto delle precisazioni utili sul versante linked data che ci offre un'altra visuale sul discorso dei records di autorità, della completezza e della qualità. Ora torno alla questione più specifica del caso degli authority records di SBN perché mi sembra utile districare almeno 3 diversi termi che si sono intrecciati nel discorso:
1) se i records di SBN che contengono le intestazioni autori e che hanno livello inferiore a AUF (=livello 97) appartengono o no alla categoria dei cosiddetti records di autorità; 2) se sia opportuno aprire online al pubblico la consultazione dei records delle "intestazioni" (=macrogruppo che unisce records formalmente di autorità perché con livello AUF e records di intestazioni ma con livello inferiore); 3) se la produzione di records di autorità sia un significativo problema di SBN oppure no.
Il primo interrogativo è particolarmnete spinoso perché implica una definizione di record di autorità. Il concetto di authority control è evoluto nel tempo e anche l'IFLA ha solo emesso indicazioni minime (rapport MLAR, 1998) sui records di autorità, demandando la loro codifica più stringente ai codici nazionali. Vale a dire: mentre per una descrizione bibliografica possiamo dire tutti in maniera certa se rispetta lo standard ISBD o no, per un record di autorità non esistono parametri stringenti di carattere generale. Ma si può però dire perlomeno: 1) se la forma autorizzata contenuta nell'archivio elettronico rispetta il codice nazionale specifico; 2) se è stato eseguito il controllo delle forme varianti: nel senso di registrazione e designazione come forme di rinvio.
Se le caratteristiche 1 e 2 ci sono, allora mi pare che si possa parlare a tutti gli effetti di record di autorità.
A livello concreto: se partiamo dagli esempi nell'appendice dell'articolo di Guerrini-Buizza del 2005: per es. i due esempi di Cechov e Edith Stein. In SBN al momento non hanno livello AUF eppure rispondono ai principi 1 e 2:
[image: Immagine in linea 1]
[image: Immagine in linea 2]
Naturalmente queste considerazioni non impediscono che la rete SBN si dia un proprio standard e che quindi consideri come "veri" record di autorità solo quelli con livello AUF. Ma se fosse così sarebbe inevitabile chiedere: se sono solo circa 45.000 i records AUF e milioni quelli non AUF, è opportuno adottare uno standard qualitativo che nei fatti appare decisamente poco sostenibile in termini di produttività?
Su questo interrogativo intervengono anche le considerazioni sotto: 2) e 3).
2) è opportuno aprire online la consultazione pubblica dei records di autorità? È una raccomandazione IFLA a partire dal report MLAR del 1998. Quindi nel momento in cui a 15 anni di distanza da quella raccomandazione l'indice SBN mette a disposizione la consultazione pubblica solo di pochissimi (in percentuale) records di autori personali e nessun record di ente, né di titolo controllato, né di soggetti e classi, allora è inadempiente (se l'espressione ha un senso nel caso di quella che è pur sempre solo una raccomandazione). Se non ci piace l'espressione "inadempiente" possiamo comunque dire che è un dato di fatto che per quanto riguarda i dati visibili pubblicamente, l'Indice SBN non è allineato ai grandi cataloghi delle altre nazioni che da tempo hanno rispettato la raccomandazione IFLA e hanno aperto la consultazione di tutti i loro records di autorità.
3) la produttività di records di autorità è un problema per la rete SBN che merita attenzione e intervento? Si potrebbero dare molte risposte alla cosa, oppure dire che è un falso problema, una cosa che si può tranquillamente ignorare perché ci sono problemi più importanti da risolvere, richiamare l'assenza di risorse sufficienti ecc. La cosa importante sarebbe non tanto sperare di trovare su due piedi la soluzione quanto mettersi almeno d'accordo se il problema esiste o no. Un modo per decidere se un problema è importante o no, è quello di non ragionare solo in maniera isolata ma anche di confrontarsi con gli altri e considerare le soluzioni che hanno trovato. La cooperazione nella produzione di records di autorità per farne un'attività più sostenibile non è solo una soluzione di SBN ma anche per es. della ricca Library of Congress, della British Library ecc. Il più grande progetto cooperativo di produzione di authority records è NACO, che appunto riunisce sia LOC, che BL, e tante altre biblioteche nel mondo. Già nel 2002 la rete NACO era così estesa ed efficiente che la ricca Library of Congress era arrivata a dover produrre solo il 36% dei records di autorità del database collettivo (dati segnalati da John Byrum nel suoi intervento al convegno di Firenze sull'authority control del 2003). Questo per dire che tutti hanno il problema delle risorse e che c'è chi lo sta affrontando in maniera molto efficace proprio con una cooperazione gestita, non lasciata alla iniziativa del singolo bibliotecario come sembra essere nella rete SBN. Nel caso di NACO le biblioteche partecipanti sono tenute a fornire un numero minimo di records di autorità all'anno, calcolati in base alla dimensione della biblioteca. Chiedo: è così anche per la rete SBN? Quanto è "gestita", cioè diretta, organizzata da qualcuno la produzione di records di autorità in SBN? Quali impegni in tyermini non vagamente qualitativi ma anche quantitativi deve prendere una biblioteca a cui venga assegnato (per uno o più bibliotecari) il livello AUF? Mi pare che questi siano alcuni problemi rilevanti che fanno la differenza.
Un altro modo per confrontarsi con gli altri in materia di authority control è leggere i report annuali del VIAF. L'ultimo è di agosto 2013 ed è stato illustrato all'IFLA di Singapore. Contiene tabelle comparative su tutte le biblioteche che forniscono dati al VIAF. Tabelle che pur non essendo nate come pagelle, possono inevitabilmente, come nel caso di qualsiasi tabella comparativa, essere lette in maniera valutativa. Nella tabella dei risultati relativi al matching tra records forniti e records già presenti nel VIAF, l'Italia è all'ultimo posto perché ha solo un 13% di matching (dato che comunque può ricavare chiunque scaricando il dataset del VIAF e analizzandolo). Sull'enorme divario numerico nei records forniti rispetto alle altre biblioteche nazionali europee ho anche già scritto. Sono dati che vogliono dire moltissime cose, tanti problemi. Ma una cosa soprattutto: sono indicazioni che vale la pena di non ignorare. Sono problemi italiani, di SBN.
Pierfranco Minsenti
Il giorno 26 agosto 2013 11:09, Pavoletti Giuseppe Carlo < GiuseppeCarlo.Pavoletti@regione.liguria.it> ha scritto:
From: bibliotecari-bounces@wikimedia.it [mailto:bibliotecari-bounces@wikimedia.it] On Behalf Of Carlo Bianchini Sent: Thursday, August 22, 2013 10:04 PM To: Lista di discussione per bibliotecari e wikipediani Subject: Re: [Bibliotecari]Attori californiani di western in SBN sì, ma narratori postmoderni italiani no: ovvero, quando i catalogatori dall'estero consultano le voci di autorità SBN e non trovano quelle su autori italiani
Riguardo al primo punto a me piacerebbe molto poter vedere un'record d'autorita' di livello diverso da AUF, assieme al suo livello.
Ho l'impressione che in questa discussione ci siano problemi di comunicazione perché non tutti usano lo stesso linguaggio.
Normalmente in ambito catalografico per "record di autorità" non si intende "record fatto bene e affidabile", ma "record realizzato con specifiche procedure di controllo in modo da conferirgli un carattere di riferimento per tutti i catalogatori".
Di conseguenza non è che tutti i record che non sono di autorità siano malfatti, incompleti e inutilizzabili, anzi ce ne sono certamente alcuni che sono stati sottoposti a controlli analoghi a quelli dei record di autorità ma che per vari motivi non sono stati contrassegnati formalmente come tali.
Allargare troppo l'area dei record di autorità non ha molto senso: se tutti i record diventano di autorità, tanto vale lasciar perdere il concetto e parlare solo di archivio dei titoli, degli autori ecc.
Dal punto di vista di un'entità esterna che richiede dei record ad un sistema, secondo me la cosa corretta è contrassegnare i record in modo da permettere di scegliere quello che si desidera: se uno vuole solo i record di autorità (nel senso indicato sopra) deve poter avere solo quelli, analogamente chi vuole invece cercare tra tutti gli elementi deve essere in grado di farlo.
Nell'esempio da cui è partita la discussione, è chiaro che l'opac BNF vuole solo i record contrassegnati come d'autorità, e se SBN ne ha pochi non può dargliene molti. Se l'opac BNF avesse voluto cercare in tutto l'archivio autori presumibilmente avrebbe potuto farlo: ne avrebbe trovati molti di più, ma il livello qualitativo e soprattutto la certezza del dato sarebbero stati minori.
Chi vuole utilizzare i dati decide che cosa gli serve, chi li produce deve fornirgli non solo più dati possibile, ma anche i mezzi per scegliere.
Penso che sia tempo che nelle biblioteche, e in generale nel nostro
settore di studio, si pubblichino anche lavori in fieri e non solo lavori
'pubblicabili'.
Mi pare che i cataloghi, ed in particolare SBN, funzionino proprio così. In SBN la maggior parte dei catalogatori inserisce dati basandosi sulla pubblicazione che sta trattando ed eventualmente facendo altri controlli a seconda di quello che giudica possibile ed opportuno, ma trattandosi di un catalogo collettivo ci potrà sempre essere qualcun altro che integra e corregge in base a maggiori informazioni.
Pubblicare solo dati di autorità e mantenere gli altri visibili solo internamento (anche alla luce delle considerazioni molto interessanti che hai fatto sui rapporti tra linked data e lavoro negli AF) sarebbe una politica catalografica folle, ma io non conosco nessuno che faccia in questo modo.
Beppe
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Purtroppo questa è la considerazione di molte agenzie bibliografiche internazionali.
Ciao mauro guerrini
Il 22/08/2013 12:33, Pierfranco Minsenti ha scritto:
Wu Ming per i catalogatori è un interessante caso di pseudonimo collettivo ma è anche un "autore" che vende. Dovrebbe essere trattato bene da SBN, anche perché è questa la fonte autorevole per qui catalogatori, come i francesi della BNF, che cercano notizie su autori italiani per i loro records di autorità.
Così può succedere che SBN viene chiaramente definito nell'opac della BNF come una fonte consultata senza successo, insomma: inutile:
Vedi qui:
Immagine in linea 3
Infatti la maschera di interrogazione delle voci di autorità di SBN per Wu Ming dà risultato nullo: Immagine in linea 2
Perché in SBN i records di Wu Ming non hanno livello AUF.
Immagine in linea 1
I records non AUF possono essere cercati e visti solo nel gestionale di un sistema SBN. Ma questo lo vede e lo sa solo il catalogatore italiano che lavora in SBN e ha accesso a tutto l'archivio dal gestionale. Mentre la maschera web pubblica di interrogazione dei records di autorità di SBN cerca solo nei records con livello AUF. Quindi in SBN i records di autorità di Wu Ming ci sono, ma il pubblico o dall'estero non li vedono. Per questo per i francesi la maschera di ricerca delle voci di autorità di SBN diventa una fonte consultata inutilmente, probabilmente senza che possa capirne la ragione.
2 domande:
perché la maschera web interroga solo i records con livello AUF?
perché Wu Ming non ha un livello AUF? Viene da chiederselo
soprattutto quando si nota che il livello AUF è posseduto non solo dai records relativi a grandi, affermati autori italiani oggetto di particolare cura catalografica, ma anche da quelli che tutto sommato appaiono come semisconosciuti, come l'attore e regista Ireland, John <1914-1992> il cui record AUF è stato prodotto nel Polo bolognese perché ha il VID UBOV015247 e che nella interfaccia web pubblica delle voci di autorità si vede:
http://id.sbn.it/af/IT%5CICCU%5CCFIV%5C015247 http://id.sbn.it/af/IT%5CICCU%5CCFIV%5C015247
Immagine in linea 4
Terza domanda: ma in un catalogo italiano, autori come Wu Ming, che piaccia o no la loro narrativa postmoderna, non dovrebbero ricevere un migliore trattamento degli attori californiani di western?
Conseguenza finale (per il momento): anche in Wikipedia Italiana solo la voce dedicata John Ireland ha i suoi identificativi catalografici, compreso quello da SBN che è stato "matchato" bene con gli altri records del VIAF perché ha le sue date in qualificazione: http://it.wikipedia.org/wiki/John_Ireland
Immagine in linea 6
Mentre per i Wu Ming nessun identificativo catalografico in Wikipedia IT perché il loro record non è AUF e quindi non è stato fornito al VIAF:
http://it.wikipedia.org/wiki/Wu_Ming
Immagine in linea 7
Film Western batte postmoderno. E il fotogramma viene dal film: La valle della vendetta.
Ma per tornare ai bibliotecari: alla fine il livello AUF come bollino di qualità attribuito ai records SBN finisce per creare scompensi anche altrove quando si importano masse di dati e si creano links. E a quel punto probabilmente nessuno sa capire il perché di certi esiti.
Una storia da raccontare all'incontro wikipediano per il Bibliopride di Firenze. Se ci saranno aspiranti bibliotecari ancora indecisi potranno decidere che è proprio ora di mettere mano a questi problemi. Oppure che è meglio lasciar perdere.
Questa è solo un'anticipazione per la lista. Una curiosità per il mese di agosto. Da non diffondere.
Pierfranco Minsenti
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