Il giorno 24 febbraio 2014 23:11, Andrea Zanni zanni.andrea84@gmail.comha scritto:
Uno dei motivi storici è che LT era (è) a pagamento sopra i 200 libri. E poi era molto più "bibliotecaria" e meno social.
Andrea, mi sorprende questa frase, che forse andrebbe chiarita meglio perché così com'è sembra ricalcare tanto lo stereotipo: bibliotecario *vs.*social, che fa pensare a:
biblioteche=ambienti vecchi, non amichevoli, popolati ovviamente da vecchie bibliotecarie ingrigite, e dove si deve fare silenzio: quindi antisocial per eccellenza, e sicuramente non cool,
social networks: ambienti amichevoli, fighissimi, dove si parla (meglio: si scrive), si conosce gente, ecc. ecc. e soprattutto: i libri li puoi stroncare e trattare malissimo: anche i classici (vedi l'esempio riportato da Nicla Vassallo: "*La **Repubblica* di Platone riceve del resto dagli aNobiiani uno scarso 3"). Insomma: social networks come ambienti dominati da irriverenza totale verso chiunque, posti in cui fare casino, e soprattutto accessibili online, virtualizzati.
Magari non intendevi dire questo, ma la tua frase lo fa pensare. È un lapsus?
Ma a parte stereotipi, lapsus e battute che suggeriscono, Library Thing è stato pionieristico nel far lavorare nel suo staff bibliotecari che hanno applicato il modello FRBR perché avevano capito che proprio l'applicazione di quel modello era la soluzione per rendere più friendly il catalogo, dato che l'utente è interessato e conosce le opere, non le edizioni. Non solo: ma l'adozione del modello FRBR era anche indispensabile per approfittare in maniera intelligente della derivazione dei records dai cataloghi di biblioteca: cioè per fare incontrare due mondi distanti: i cataloghi come fonti delle notizie bibliografiche, e la necessità di fondere quei record di diverse edizioni importati dai cataloghi sotto un unico record di opera. Altro che Anobii & C.: gli altri sono arrivati dopo a capire questo. Insomma: LibraryThing è semmai la dimostrazione che proprio il tipo di lavoro che non viene ancora fatto dalle biblioteche sui cataloghi, FRBR, e che pure è stato concepito da bibliotecari, è figlio di una rivoluzione copernicana utente-centrica (e questo lo si è sempre detto di FRBR, vedi per es. Mauro Guerrini) che le piattaforme non bibliotecarie hanno fatto più in fretta ad appropriarsi rispetto alle biblioteche. Vale a dire: se i bibliotecari mettessero in pratica i modelli che partoriscono, la biblioteca, o meglio i suoi strumenti bibliografici non sarebbero quella cosa unfriendly che viene fuori anche dalla tua frase. Se fosse utente-centrica: cosa che ora non è.
Chissà: forse sarebbe ora di dare delle tesi sull'applicazione di modelli bibliotecari alle piattaforme di condivisione delle letture: potrebbero saltare fuori utili paragoni.
Pierfranco
Credo che adesso Goodreads mangi in testa ad entrambi.
andrea
2014-02-24 18:15 GMT+01:00 Pierfranco Minsenti < pierfranco.minsenti@gmail.com>:
Stando a Wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/LibraryThingl%27Universit%C3%A0 Ca' Foscari avrebbe a inserito il posseduto delle proprie
biblioteche in LibrayThing.
Ma apparentemente solo una biblioteca di Ca' Foscari è "member" di LibrayThing come si vede da questa query: http://www.librarything.com/search.php?search=University+of+Venice&searc...
Vedi il catalogo della biblioteca inserito qui su LibrayThing: http://www.librarything.com/catalog/LanguageSciencesLIB E la pagina del profilo della biblioteca qui: http://www.librarything.com/profile/LanguageSciencesLIB
Sembra però che le biblioteche che fanno capo a Lingue abbiano inserito libri anche su Anobii: non è chiaro il motivo del doppio inserimento. (mia ipotesi: forse hanno scoperto che in Italia Anobii è molto, molto più popolare di LibrayThing per ragioni che non ho mai capito. Non so se c'è stato un ritardo di localizzazione italiana per LibraryThing che spieghrebbe la maggior popolarità di Anobii. A me LibraryThing, che molto, molto più usata in USA, è sempre parsa più raffinata sotto diversi punti di vista. Famoso l'attacco di fine 2012 della filosofa Nicla Vassallo ad Anobii dalle pagine de Il Venerdì di Repubblica. Causa il tono usato e l'analisi semplicistica è stata oggetto di molte battute come si legge qui: http://foglianuova.wordpress.com/2012/12/08/nicla-vassallo-alla-larga-dagli-...
Comunque qui la pagina delle biblioteche di Lingue di Ca' Foscari con qualche spiegazione: http://www.unive.it/nqcontent.cfm?a_id=147837
E qui i rispettivi cataloghi su Anobii: http://www.anobii.com/015d3857ffd3fb1bed/books
http://www.anobii.com/015de6d545cf43422d/books
http://www.anobii.com/dipasia/books
http://www.anobii.com/01593bc5cb0e1c103e/books
Pierfranco
Il giorno 24 febbraio 2014 17:21, Tropico del Libro ~ segnalazioni < segnalazioni@tropicodellibro.it> ha scritto:
Ciao, che sappiate i prodotti https://www.librarything.com/forlibrariesli usa qualche biblioteca in Italia (non so neanche se esista la localizzazione)?
Francesca
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