Ciao Maurizio,
hai ragione: il cambiamento lo si fa iniziando dal proprio posto di lavoro e senza aspettarlo da fuori. Però quello che mi rende pessimista è questo: i cambiamenti, le innovazioni, hanno anche bisogno di essere condivisi, discussi, essere parte di un confronto allargato: perché è così che nascono le idee e di rompono gli schemi. IIn USA nelle ultime settimane c'è stata una interessante discussione sulla lista di discussione legata alla implementazione delle RDA. Molto significativo il subject che era:
The "A" in RDA
Vale a dire: si sono espressi dubbi sull'impatto delle RDA sull pubblico degli utenti. E dire che le loro esigenze sarebbero una delle novità del nuovo codice e vengono riassunte nella A dell'acronimo: che sta per l'Access. Il dubbio sollevato era: ma con la creazione di complessi grappoli di records per applicare il modello FRBR, come faranno gli utenti a districarsi? Una ricerca bibliografica non rischia di diventare più confusa?
Ecco: è in occasioni come queste in cui vedi persone che discutono, che fanno emergere punti di vista critici, interessanti che ti rendi conto di come avvengono i cambiamenti veri: che sono anche e sopratutto quelli che diventano oggetto di discorso. In Italia c'è chi sta studiando le RDA (saranno early adopters?), e chi aspetta una nuova guida SBN che da quello che abbiamo letto oggi dovrebbe accoglierne degli elementi (!!?). Ma non c'è discussione: o se c'è, non è diffusa e non può diventare patrimonio comune. E questo è un elemento molto critico. Se poi cominciassimo a riflettere e a chiederci perché non ci sia discussione su questo o altro, dovremmo fare una seria di ipotesi, di illazioni. Magari finiremmo per fare come Saviano che qualche settimana fa ha voluto spiegare perché i giovani in Italia non protestano come succede in maniera significativa in altri paesi. Ma non sono sicuro che servirebbe a molto.
pierfranco
Il giorno 05 agosto 2013 11:59, Maurizio Grilli < Maurizio.Grilli@claudiana.bz.it> ha scritto:
Caro Pierfranco, la tua analisi è talmente dettagliata e lucida che in un qualsiasi paese normale (normale = le persone giuste al posto giusto; persone giuste = persone più competenti e valide) non si perderebbe un secondo a intraprendere cambiamenti radicali. Ma l'Italia non è un paese normale. Generalmente si pensa di essere in una democrazia, ma non siamo in una democrazia. I più elementari diritti dell'umanità vengono spesso calpestati tranquillamente senza che nessuno muova un dito. I rappresentanti delle istituzioni fino ai massimi livelli si comportano come idioti che non conoscono le procedure dell'etica e della legge. Basta leggere i giornali di oggi di ieri dell'altro ieri. Ormai la data non ha più alcuna importanza. E uno si dice, ma no! non è possibile. E invece è possibile, perché in Italia non gliene frega niente a nessuno. Se vai a parlare di best practice, questi ti guardano in faccia come se ne parlassi a un pesce in un acquario. La mia esperienza è che l'unico modo di cambiare le cose è cominciare a farle le cose senza guardare in faccia a nessuno. Noi qui quando si è trattato di cambiare software di gestione, ci siamo informati, abbiamo fatto una gara. Non ce l'aveva chiesto nessuno. Quando si trattava di assumere nuovo personale, ci siamo rifiutati di assumere a tempo determinato o di rivolgerci a cooperative, ma abbiamo lottato per anni per avere personale qualificato a tempo indeterminato. Non ce l'aveva chiesto nessuno. Magari si poteva fare meglio, ma intanto non abbiamo accettato l'andazzo solito. Noi non dobbiamo perdere occasione per agire senza chiedere permesso, perché questi parrucconi non li cambi. Sono intrippati nel magma underground che impedisce in tutti i modi a questo paese di cambiare. Sono accecati da idee malsane e la realtà non la vedono proprio. Prendiamo uniti semplicemente un'altra strada. La tecnologia oggi permette di saltare a piè pari molte barriere, perché svincola dai legami a spazio e tempo. Sfruttiamola al massimo. Chissà che noi dalle biblioteche non possiamo dare un modello anche ad altri settori produttivi dell'Italia.
Saluti Maurizio
Claudiana Scuola Provinciale Superiore di Sanità Landesfachhochschule für Gesundheitsberufe Maurizio Grilli Responsabile Biblioteca - Bibliothek Verantwortlicher Via Lorenz Böhler 13, 39100 Bolzano maurizio.grilli@claudiana.bz.it Tel. +39-0471-067213 Fax. +39-0471-067211 www.claudiana.bz.it
-----Messaggio originale----- Da: bibliotecari-bounces@wikimedia.it [mailto: bibliotecari-bounces@wikimedia.it] Per conto di bibliotecari-request@wikimedia.it Inviato: Samstag, 3. August 2013 12:00 A: bibliotecari@wikimedia.it Oggetto: Digest di Bibliotecari, Volume 20, Numero 4
Invia le richieste di iscrizione alla lista Bibliotecari all'indirizzo bibliotecari@wikimedia.it
Per iscriverti o cancellarti attraverso il web, visita http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari oppure, via email, manda un messaggio con oggetto `help' all'indirizzo bibliotecari-request@wikimedia.it
Puoi contattare la persona che gestisce la lista all'indirizzo bibliotecari-owner@wikimedia.it
Se rispondi a questo messaggio, per favore edita la linea dell'oggetto in modo che sia più utile di un semplice "Re: Contenuti del digest della lista Bibliotecari..."
Argomenti del Giorno:
- Re: Articolo open access sull'incontro di Roma del 20 giugno (Pierfranco Minsenti)
Message: 1 Date: Fri, 2 Aug 2013 13:11:19 +0200 From: Pierfranco Minsenti pierfranco.minsenti@gmail.com To: Lista di discussione per bibliotecari e wikipediani bibliotecari@wikimedia.it Subject: Re: [Bibliotecari] Articolo open access sull'incontro di Roma del 20 giugno Message-ID: <CAE306MW6GVWQv6OVFFZhAtDMstVFs1nePZ8_upxb4xRS0S= VWg@mail.gmail.com> Content-Type: text/plain; charset="windows-1252"
Grazie Carla.
Ma speriamo che su SBN non si continui solo a fare parole. E devo ammettere che anche il mio "speriamo" appare abbastanza fatalistico. Il punto è: quali sono le condizioni di possibilità per l'innovazione? Che cosa fa il Comitato tecnico-scientifico? Le competenze dei componenti (vedi qui la lista componenti: http://www.iccu.sbn.it/opencms/export/sites/iccu/documenti/Decreto_Cts.pdf ) sono estremamente diseguali e non sempre riflettono quelle che si possono definire realmente competenze "tecniche". Comunque il difetto maggiore è che è presieduto dallo stesso direttore dell'ICCU. Ma così non è un comitato autonomo, non può emettere valutazioni super partes. È solo un organo di ausilio, di consulenza. Non è così che si fa innovazione. L'innovazione richiede valutazione sullo stato presente e la valutazione richiede autonomia rispetto al valutato. Un organo autonomo deve poter anche dire cose spiacevoli sul passato/presente e indicare che cosa deve cambiare. Nell'attuale situazione non ci sono le condizioni. Giusto quindi il rilievo del Direttore generale per le biblioteche del MiBAC che gli organi di SBN devono essere cambiati perché sono pletorici e non lavorano perché non sono abbastanza snelli. Ma il problema è anche l'assenza di autonomia di quegli organi. Chissà se anche su questo non sia opportuno fare delle proposte per sollevare il problema. ciao
pierfranco
Il giorno 02 agosto 2013 11:39, Carla Colombati c.colombati@gmail.com ha scritto:
Ti ringrazio Pierfranco per la chiarezza nell'esposizione e per lo sviluppo delle ideee
Carla
Carla Colombati 12/A, V.le dello Splendore I-64021 Giulianova Mob.: +39 392 7848408 E-mail: c.colombati@gmail.com
Il giorno 02 agosto 2013 10:33, Pierfranco Minsenti < pierfranco.minsenti@gmail.com> ha scritto:
Ciao Francesco,
grazie per la tua valutazione.
Per quanto riguarda il discorso sui limiti dell'opac dell'Indice SBN (problema sollevato a Roma da Vanni Bertini) e la risposta di Caffo: è stato un argomento che come molti altri è stato toccato molto rapidamente mentre sicuramente merita molti approfondimenti.
Comunque hai ragione a sollevare qualche dubbio se la questione della visualizzazione delle informazioni di disponibilità nell'opac dell'Indice debba sovrapporsi alla quesitone della certificazione.
Vale a dire: non si può pensare a degli accordi di livello un po' più informali, per così dire, cioè non del tipo assolutamente vincolante come è il processo della certificazione? Lo dico per rilanciare la mia proposta di qualche e-mail fa: adottare anche in Italia l'accordo americano del 2008 per un API standard dedicata all'esposizione aperta dei dati di disponibilità da parte dei gestionali: accordo sponsorizzato dalla Digital Library Federation che ha creato il gruppo di lavoro ILS Discovery Interface Task Group (ILS-DI) da cui è uscito il documento di raccomandazioni tecniche: "An API for effective interoperation between integrated library systems and
external discovery applications":
http://www.diglib.org/architectures/ilsdi/DLF_ILS_Discovery_1.1.pdf Il documento riporta in appendice The Berkeley Accord, Spring 2008 e i firmatari.
In Italia ne aveva parlato Valdo Pasqui nell'articolo: *Evoluzione dei sistemi di gestione bibliotecaria tra vecchi e nuovi paradigmi,* in «Bollettino AIB», vol. 49 n. 3 (settembre 2009), pp. 289-306. http://bollettino.aib.it/article/view/5455/5220 Ma sembra che nessuno ci abbia fatto caso e abbia implementato quelle soluzioni. Ora questo ritardo è dovuto al fatto che nessuno aveva un discovery tool o un next generation opac, per cui non c'era bisogno di far dialogare sistemi diversi. Ma adesso il panorama è cambiato: ci sono almeno 2 next generation opac del tutto indipendenti dal gestionale (Aqua browser nel caso della Regione Toscana; VuFind nel caso della biblioteca Braidense e del Polo SBN di Biella). Poi ci sono le università che hanno adottato un discovery tool prodotto da una ditta
completamente diversa dal gestionale:
sono ormai un certo numero e avrebbero bisogno di visualizzare nel discovery tool le informazioni di disponibilità, magari adottando l'API definita negli Strati Uniti, perché no?
E la stessa evoluzione potrebbe fare l'opac SBN. Anche lì con le stesse modalità potrebbero essere visualizzate le informazioni di
disponibilità.
Anzi: facciamo come dice Giulio Blasi e riprendiamo a sognare: ipotizziamo un next generation opac che funzioni come l'applicazione WorldCat Local: ma basato su SBN. Chi lo implementa avrà i risultati di posseduto della sua biblioteca che saranno visualizzati secondo un ordine di rilevanza mettendo ai primi posti il posseduto locale e poi tutti i dati dell'Indice SBN (WorldCat Local funziona così). Quello escogitato da WorldCat Local è un compromesso che mi pare sensato tra 2 esigenze altrimenti opposte: fare vedere tutto l'Indice e allo stesso tempo rispondere al bisogno degli utenti di individuare innanzitutto il posseduto a portata di mano della propria biblioteca.
Ora: siamo sicuri che per fare tutto questo ci sia bisogno di "certificazione"? Non basta raccogliere le ditte attorno a un tavolo e dire: vorremmo migliorare l'opac SBN in questo modo e abbiamo bisogno della vostra collaborazione, cioè che implementiate tutti la stessa API per l'esposizione delle informazioni di disponibilità?
In America lo chiamano trovare un accordo: che significa che non c'è nulla di obbligatorio, chi vuole partecipa, chi non vuole sta fuori. Il punto è che il mercato americano è un vero mercato: cioè saranno i clienti a decidere se il fatto che un software non implementa una certa funzione è un punto a sfavore nella scelta. Ma il mercato funziona positivamente solo se possiede clienti liberi di scegliere e capaci di farlo: capaci di pubblicare richieste di fornitura con allegati documenti tecnici (Request for proposal) a cui le ditte
rispondono e poi i bibliotecari valutano.
In Italia la chiamiamo gara d'appalto e quando chiedo in giro è rarissimo che si faccia una gara in biblioteca per la fornitura di un software: che sia il gestionale o un next generation opac. Solo grossi sistemi che per l'entità della cifra non possono ovviare alla gara d'appalto, la fanno. Se possono, le biblioteche non fanno quasi mai gare d'appalto anche per non incorrere nelle trafile burocratiche. Ma così non imparano a fare documenti tecnici di richieste, a informarsi in prima persona, a parlare con le ditte in maniera informata stando sullo stesso piano e non accettare tutto a scatola chiusa. È per questo motivo che gli standard hanno vita tanto difficile in Italia: perché le biblioteche hanno più interesse di una ditta a adottarli per l'ovvia ragione che così si spianano la strada sia a cambiamenti di software sia all'interoperabilità tramite applicativi diversi. Ma le biblioteche spesso NON chiedono l'adozione di standard tecnici perché spesso non li conoscono. Conoscono solo standard di contenuto: le ISBD.
Ecco: qui ci sono una serie di proposte che si potrebbero inserire nella proposta AIB per l'evoluzione di SBN.
pierfranco
Il giorno 01 agosto 2013 16:13, Francesco Piras fra.piras@gmail.com ha scritto:
Anche io trovo che si tratti di un ottimo articolo, completo e dettagliato.
C'è una cosa che mi ha colpito in particolare, ovvero questa frase: "Sull?assenza di informazioni di disponibilità e accesso, Caffo ricorda che la procedura di certificazione da parte dell?ICCU dei software riguarda solo il colloquio con l?Indice per l?invio di notizie catalografiche e localizzazioni, ma non i servizi."
Non ero presente alla giornata del 20 giugno, ma il senso di queste parole così come riportate sembra essere che non ci sono in SBN informazioni sulla disponibilità al prestito perchè questa caratteristica non è presente nella procedura di certificazione degli applicativi. Sembra quasi suggerire che il problema sarebbe
dover ricertificare gli applicativi.
Credo che citare la certificazione sia un pò come partire dalla fine, perchè prima dovrebbe essere implementata la nuova funzione, e poi si dovrebbe stabilire come certificarne il dialogo. Il problema vero sono semmai i tempi della attuale procedura di certificazione, che prevedono una durata di *150 giorni* (come descritto quihttp://www.iccu.sbn.it/opencms/opencms/it/main/sbn/certif_conf_p rotoc_sbnmarc/#ancora3) che fra contatti preliminari e verifica informale delle date spesso si concretizzano in *10 mesi di tempo* (si avete capito bene, quasi un anno).
Quindi credo che, se i tempi della procedura fossero ridotti drasticamente ed allineati ad una maggiore efficienza, ed una eventuale certificazione "aggiuntiva" fosse fatta solo su questo aspetto senza richiedere oneri economici alle aziende, tutti i produttori sarebbero ben lieti e disponibili a certificarsi, anche perchè tutti gli applicativi gestiscono già questi aspetti quindi il
lavoro sarebbe minimo.
Ciao Francesco
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
-------------- parte successiva -------------- Un allegato HTML è stato rimosso... URL: < http://mailman.wikimedia.it/pipermail/bibliotecari/attachments/20130802/e6c8...
Bibliotecari mailing list Bibliotecari@wikimedia.it http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Fine di Digest di Bibliotecari, Volume 20, Numero 4
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari