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From: bibliotecari-bounces@wikimedia.it [mailto:bibliotecari-bounces@wikimedia.it] On Behalf Of Francesca Russo (GMAIL) Sent: Friday, July 12, 2013 2:59 PM To: Lista di discussione per bibliotecari e wikipediani Subject: Re: [Bibliotecari]Biblioteche non in SBN, perché? La divisione, con larghissima approssimazione, è stata: SBN per le biblioteche pubbliche statali, perché in qualche modo obbligate dalla titolarità, Sebina per le reti che maggiormente utilizzavano servizi (rete emiliana, ad es., che è anche il luogo di sviluppo di Sebina) e descrizioni di oggetti di natura non libraria (es. grafica), Aleph per le accademiche. Ovviamente, ci sarebbe anche tanto altro da dire.
Anche nel contesto difficoltoso ben delineato da Francesca Russo, nell'ambito di SBN erano emerse alcune differenze.
Nell'estate 1991 avevo fatto visita a diversi poli SBN, uno per ciascuno dei quattro software allora in uso (quegli applicativi non avevano un loro nome, ma si indicavano con l'ambiente per cui erano stati progettati, ed erano: Bull, Unisys, IBM/Adabas, IBM/SQLDS) e avevo riscontrato, ad esempio, che alla Nazionale di Torino il pubblico non vedeva pressoché niente di SBN (si stava sperimentando una interfaccia amichevole per la ricerca, naturalmente a carattere), mentre nel Polo di Romagna mi avevano riferito di avere già terminali al pubblico in ogni biblioteca civica.
Ma il sistema nel suo insieme non era certamente orientato all'interazione col pubblico e il polo di Romagna era assolutamente all'avanguardia!
Una cosa che non è ancora stata citata ma che nei primi anni ha pesamente ostacolato e screditato SBN è stato il ritardo nella messa in funzione dell'indice, avvenuta solo alla fine del 1992, quindi circa sette anni dopo l'avvio dei primi poli. A causa della mancanza dell'indice, la catalogazione derivata esisteva quasi solo sulla carta, perché era possibile soltanto in polo, dove però la produttività era bassa per i limiti del sw e la lentezza degli sviluppi e quindi il materiale da recuperare era poco.
Un'altra storia interessante, che ha avuto effetti ambivalenti, è stata quella dell'applicativo SBN Unix/X-Totem. Commissionato dall'ICCU alla Finsiel e realizzato nel 1991/92 girava su server Unix (in particolare AIX della IBM) di fascia media e doveva abbattere fortemente i costi di gestione dei poli (X/Totem era il nome di un TP Monitor - una sorta di middleware - prodotto dalla Finsiel). In effetti i costi erano molto più bassi rispetto agli applicativi per mainframe ma il programma fu rilascato dall'ICCU alla fine del 1994 a quanto pare senza alcun serio collaudo ed era una catastrofe: era tanto instabile che qui da noi avevamo addirittura dovuto sospendere il corso per i bibliotecari perché non funzionava abbastanza neppure per quello, figuriamoci per lavorare sul serio. In seguito fu reso utilizzabile ma aveva caratteristiche mediocrissime e non piaceva e nessuno (era ben fatta solo la gestione dei soggetti), tanto che noi non l'abbiamo mai usato in produzione ma siamo passati direttamente a SBN client/server, a prezzo di quattro anni di ritardo.
Da una parte c'è da stupirsi che SBN sia sopravvissuto a sviluppi software gestiti in questo modo, ma dall'altra SBN X/Totem ha convinto alcuni (ad esempio noi) ad aderire ad SBN, e ha comunque mostrato che si potevano abbattere i costi di impianto e gestione dei poli, quindi il suo ruolo per certi aspetti è stato addirittura positivo, anche se non certo per i suoi pregi intrinseci, mentre per altri ha quanto meno contribuito a creare una cattiva immagine di SBN.
Bisogna riconoscere comunque che avventure come questa non si sono più ripetute, e lo sviluppo è stato gestito un po' meglio con client/server e molto meglio con SbnWeb, anche se i ritardi non sono mai mancati.
Tuttavia la cattiva immagine che si era fatto SBN nei primi anni ha continuato a pesare anche dopo che molti problemi erano stati risolti creando dubbi e sfiducia in biblioteche potenzialmente interessate.
Beppe Pavoletti