Prendo spunto da quello che ha scritto Susanna e da una riflessione di Gianni Stefanini per far emergere 2 problemi:
1) mi sembra (ma per favore non prendetela come una critica, è solo una riflessione) che l'attuale rapporto tra biblioteche pubbliche e Wikipedia venga concepito in un quadro che trovo un po' limitato perché sostanzialmente coincide con l'obiettivo: come reclutare redattori che scrivano voci per Wikipedia. Questo emerge sia nella mail di Susanna. che in quello che scrive Gianni Stefanini.
Il giorno 23 ottobre 2013 00:12, gianni stefanini < gianni.stefanini@csbno.net> ha scritto:
- l'altra, sviluppare attività di conoscenza e diffusione di Wikipedia:
stiamo ragionando su progetti che chiamiamo "spazio pubblico digitale" nel quale potenziare l'accesso al digitale sia di coloro che vi sono ancora esclusi che di coloro che vi "abitano" in una logica aperta di scambio. In questo spazio pensiamo di collocare significativi interventi di conoscenza e diffusione degli strumenti di Wikipedia finalizzati da una parte ad un uso più consapevole e dall'altra a fornire strumenti, innanzittutto ai bibliotecari ma anche agli utenti, per diventare redattori.
Non ritrovo in questi obiettivi in maniera esplicita l'information literacy che nel documento programmatico AIB del 2011 è concepita come una delle funzioni principali di un rinnovato ruolo della biblioteca pubblica nell'era digitale e per rispondere ai bisogni della lifelong learning. O per essere più precisi, dai loro interventi queste cose un poco emergono, ma non trovo che siano particolarmente esplicitate e articolate. Il focus sembra essere sempre sulla produzione di contenuti anche quando ci si pone l'obiettivo di offrire a una comunità locale l'occasione di poter essere sulla vetrina Wikipedia. Non c'è un focus su: usare Wikiepdia per imparare questioni di ordine generale che rigurdano il mondo digitale e l'information literacy. Attenzione: non dico che gli obiettivi che Susanna e Stefanini segnalano non siano cose utili e attività da promuovere, dico solo che non emergono i grandi filoni che fanno parte del vasto concetto di information literacy e innanzitutto le questioni legate a ricerca e valutazione dell'autorevolezza dell'informazione, capacità di produrre informazione e metterla in rete rispettando il copyright ma imparando anche a riconoscerne i limiti e in questo vedere il ruolo di Wikipedia. Si tratta di tematiche ben presenti nel mondo universitario e sviluppate nei corsi di information literacy (nelle università dove vengono fatti). Il punto è: chi si occupa di fare la stessa cosa per i cittadini comuni che non vanno all'università? La risposta abbastanza ovvia sarebbe: la biblioteca pubblica e anche il documento programatico AIB va in questa direzione. Però per il momento la cosa non emerge con la nettezza e la concreta articolazione che ci si aspetterebbe: limiti che paiono essere sia delle concrete sperimentazioni sia dell'approccio della biblioteca.
2) il secondo problema che vedo è che mi pare (e spero che anche questa non sia vista come una critica ma come una riflessione da condividere) che il limite sia anche ravvisabile nella attuale proposta così come viene concepita da chi rappresenta Wikipedia e nelle iniziaitve concrete che sono state realizzate in circa due anni a questa parte. È più un dubbio che esprimo dall'esterno perché come sapete non ero presente a nessuna iniziativa ma l'impressione (ispirata anche dalla mail di Susanna) è che per il momento non si tratti di una proposta veramente a misura di biblioteca, cioè studiata appositamente per venire incontro alla sua mission, quanto di una proposta che torna utile a Wikipedia (reclutare redattori) e che però così rischia di apparire come una proposta etermporanea, un nuovo genere di "laboratorio" ma non si vede tanto il nesso con la mission della biblioteca.
Naturalmente come ho scritto anche riferendomi al libro di Casati, io penso che Wikipedia offra molte opportunità per un approccio concreto alle questioni dell'information literacy, questioni grosse che vanno ben al di là dell'obiettivo di trovare redattori perché costituiscono un patrimonio di conoscenze fondamentali. Così Wikipedia è usata in corsi universitari all'estero (tenuti da docenti, non da bibliotecari: ma il focus disciplinare è più un pretesto per imparare questioni di metodo). Ma come dico: non si capisce chi faccia questo al di fuori dell'univeristà.
Quindi ho l'impressione che il rapporto Wikiepdia biblioteche presenti delle opportunità anche per le biblioteche al di fuori degli immediati obiettivi wikipediani di reclutare e formare redattori, ma che queste opportinità stentino ad emergere e che debbano ancora essere sfruttate. Forse bisognerebbe iniziare con corsi di information literacy rivolti ai bibliotecari delle biblioteche pubbliche che dimostrino le opportunità di Wikipedia lasciando in secondo piano l'obiettivo del reclutamento di redattori.
Però troverei interessante sentire che cosa dicono i wikipediani veri e propri in merito al limite attuale che io percepisco nella formula attuale (ma magari potrei sbagliarmi). Ma sottolineo: quella che pongo è una questione di metodo (cosa e come si insegna) e di mission della biblioteca.
Pierfranco
- le competenze professionali che ci mancano dovranno servirci anche a
capire come aprire i nostri mondi opac all'universo informativo "che c'è là fuori" in una logica di connessione tra le informazioni e i servizi fisici e reali (spostamento di documenti) che ancora continuiamo a fare con notevole intensità
- non cito la questione dei documenti digitali in biblioteca perchè è
ampiamente e sapientemente presidiata da Giulio Blasi e con lui stiamo cercando di lavorare affinchè il progetto di Mlol si connetta con tutte le articolazioni della biblioteca.
Vorrei fare due ultime sottolineature, una sull'intervento di Susanna ed una su quello di Virginia che ringrazio entrambe per le considerazioni sempre stimolanti ed intelligenti che ci danno.
A Susanna vorrei rammentare che ci saranno pure le difficoltà esterne ed oggettive per le biblioteche pubbliche, pochi soldi, dirigenti incompetenti, carenza di adeguati piani formativi, ma che tutto ciò potrebbe essere agevolmente superato se avessimo una categoria di bibliotecari motivati e disponibili a rimettersi in discussione e a ridefinire le proprie competenze. La metafora della rana bollita non è del tutto peregrina e credo rappresenti bene una situazione fatta di immobilismo ed incompetenza molto più diffusa dei casi straordinari di bibliotecari attivi ed intelligenti.
A Virginia vorrei dire che mentre condivido il suo pessimismo per la situazione generale (come appena detto) non condivido la sua conclusione: l'unico modo per cambiare qualcosa, per non lasciarsi travolgere, è quello di costruire e realizzare nuove idee, nuove proposte, nuovi servizi. Solo così cattureremo l'attenzione dell'opinione pubblica che può essere quella che sostiene e motiva la nostra esistenza. Non tanto per sopravvivere e basta bensì con la consapevolezza che queste nostre strutture sparse in questo disgraziato Paese possono davvero essere una speranza per tutti.
Scusate i toni forse un po' fuori luogo per questa lista, ma dover convincere bibliotecari, dirigenti, amministratori e politici in generale ha fatto di me ormai un comiziante :-)
In ogni caso ribadisco che come Csbno stiamo cercando di muoverci nella direzione che vi ho indicato e che chiederemo presto aiuto alla lista per realizzare progetti concreti. Grazie per l'ospitalità Gianni Stefanini
Il 22/10/2013 10:32, giaccai@gmail.com ha scritto:
Io vorrei essere un po' più ottimista.Mi riferisco qui alle biblioteche comunali. Per favore non usate l'orrenda espressione "biblioteche di pubblica lettura"; usate "biblioteche pubbliche" come fa il documento AIB che cita Pierfranco. A chi sostiene che sono biblioteche pubbliche anche quelle che che la legge chiama "biblioteche pubbliche statali" ripetiamo che le biblioteche di ente locale si chiamano biblioteche pubbliche e le biblioteche pubbliche statali si chiamano biblioteche statali..
Premetto che è vero che le condizioni sono quelle note: pochi soldi, dirigenti incompetenti, scarso riconoscimento del proprio valore, carenza di adeguati piani formativi ecc. ecc. ecc.
Però nonostante questo molte biblioteche comunali sono piene di cittadini e di cittadini contenti del servizio offerto; tra questi servizi ci sono stati anche interventi di promozione all'uso di internet (parlo degli anni '90) che poi si sono trasformati in fornitura di accesso. L'onda dell'OpenAccess, con le annesse problematiche di accesso aperto/chiuso, che ha coinvolto le biblioteche universitarie non è ancora giunta forte nelle biblioteche comunali, ma sta iniziando per esempio con il servizio MLOL e le connesse problematiche di costi per l'accesso a banche dati e servizi online.
In questa logica la collaborazione a Wikipedia si può concretizzare in:
- interventi di alfabetizzazione al suo uso
- interventi di alfabetizzazione alla redazione di voci
- donazione di materiale locale (opuscoli, foto, registrazion sonore)
- convolgimento delle scuole
- ecc. ecc.
sono tutti questi interventi che rendono la biblioteca comunale agente attivo di promozione della cittadinanza e dell'apprendimento permanente.
Questa cose stanno avvenendo in molte biblioteche pubbiche italiane anche se va riconosciuta il grave problema della inadeguatezza della formazione data dalle Università.
Susanna
.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-. *Susanna Giaccai* Firenze
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