Buongiorno a tutti,
ho chiesto oggi in privato a Virginia Gentilini, Pierfranco Minsenti e Andrea Zanni se sapevano indicarmi risorse dove reperire una sorta di scenario di lungo termine sui rapporti tra biblioteche e wikipedia (non necessariamente in Italia e in italiano ;). Virginia mi ha detto che sarebbe stato meglio postare la richiesta anche in lista, ed eccomi qui.
Quello di cui vado in cerca è una lista di "macro-ragioni" che motivano a cercare relazioni tra biblioteche e wikipedia. A me ne sono note soprattutto tre:
1) sviluppare servizi a partire dalle relazioni (bidirezionali) tra cataloghi bibliotecari e Wikipedia (e servizi derivati): in altri termini, operazioni sui metadati.
2) usare le biblioteche come luoghi per diffondere la cultura e la pratica wikipediana;
3) scambi (bi-direzionali) di oggetti digitali di interesse bibliotecario (documenti digitalizzati, ecc.).
Per una riflessione sulle relazioni tra biblioteche e "open data" mi piacerebbe sviluppare meglio questa lista. C'è qualcuno a cui vengono in mente cose da aggiungere?
grazie in anticipo :)
Giulio -------------------------------------------------------------------------------------------------------- Horizons Unlimited srl via Cignani, 66 - 40128 Bologna tel. +39-051-37.08.87 | fax +39-051-41.57.636 | cell. +39-338-91.81.263 MLOL: http://www.medialibrary.it email: blasi@horizons.it blog: http://blog.medialibrary.it Skype: giulio.blasi64
Io direi anche: il progetto GLAM (gallerie, biblioteche, archivi e musei) ha l'obiettivo di favorire l'accesso online libero alle risorse culturali di queste istituzioni e quindi:
* interventi di miglioramento della qualità delle voci relative al proprio ente di appartenenza. Per esempio le voci sulle Università italiane sono tutte molto sintetiche e i bibliotecari potrebbero come minimo incrementare il paragrafo Storia e quello Rete bibliotecaria; per le biblioteche comunali la voce e la bibliografia sul proprio Comune ecc. ecc. * creazioni di voci descrittive dei fondi storici e/o di singoli libri/manoscritti di interesse storico * anche una minuta attività di aggiunta di bibliografia alle voci in generale
ma anche altro si può inventare.
Susanna
Il 21/10/13, Giulio Blasiblasi@horizons.it ha scritto:
Buongiorno a tutti,
ho chiesto oggi in privato a Virginia Gentilini, Pierfranco Minsenti e Andrea Zanni se sapevano indicarmi risorse dove reperire una sorta di scenario di lungo termine sui rapporti tra biblioteche e wikipedia (non necessariamente in Italia e in italiano ;). Virginia mi ha detto che sarebbe stato meglio postare la richiesta anche in lista, ed eccomi qui.
Quello di cui vado in cerca è una lista di "macro-ragioni" che motivano a cercare relazioni tra biblioteche e wikipedia. A me ne sono note soprattutto tre:
- sviluppare servizi a partire dalle relazioni (bidirezionali) tra
cataloghi bibliotecari e Wikipedia (e servizi derivati): in altri termini, operazioni sui metadati.
- usare le biblioteche come luoghi per diffondere la cultura e la pratica
wikipediana;
- scambi (bi-direzionali) di oggetti digitali di interesse bibliotecario
(documenti digitalizzati, ecc.).
Per una riflessione sulle relazioni tra biblioteche e "open data" mi piacerebbe sviluppare meglio questa lista. C'è qualcuno a cui vengono in mente cose da aggiungere?
grazie in anticipo :)
Giulio
Horizons Unlimited srl via Cignani, 66 - 40128 Bologna tel. +39-051-37.08.87 | fax +39-051-41.57.636 | cell. +39-338-91.81.263 MLOL: http://www.medialibrary.it email: blasi@horizons.it blog: http://blog.medialibrary.it Skype: giulio.blasi64
Se parliamo di relazioni tra biblioteche e Wikipedia io riscriverei il punto 2 perché adesso sembra esprimere un obiettivo di promozione di Wikipedia che torna utile a Wikipedia ma non si comprende perché dovrebbe intersecarsi con le finalità delle biblioteche.
Io esprimerei il punto 2 mettendolo sotto il cappello dell'information literacy: come scrive anche Casati nel suo libro (e riporta Virginia nel suo post dedicato) imparare a lavorare su Wikipedia insegna molte cose che coincidono con gli scopi dell'infromation literacy: cose come valutare l'autorevolezza dell'informazione; citare le fonti; distinguere tra informazioni e opinioni e tra ricerca e sunto di informazioni disponibili (vedi per es. Casati, soprattuto pp. 102-111, che però non parla di biblioteche in quel contesto, ma non è un problema). E poi ancora: comprendere le questioni che ruotano attorno al copyright; il concetto di cultura open e perché Wikipedia è gratuita: non tanto per scopo filantropico (questa è forse piuttosto una conseguenza), cioè non tanto per un accesso (passivo da semplice lettore) senza spesa, quanto per un accesso "attivo": consentire a tutti di diventare redattori, cioè per poter essere rieditata da chiunque al fine di poter evolvere rapidamente e in questo modo superare i limiti dei tradizionali prodotti editoriali "chiusi" che non psosono stare al passo con i cambiamenti della nostra epoca e con la frammentazione del sapere. In pratica imparare i limiti dei repertori tradizionali e i benefici delle pubblicazioni aperte.
Il ruolo delle biblioteche universitarie nell'ambito dell'information literacy è un tema molto sviluppato. Meno sviluppata invece è la funzione delle biblioteche pubbliche italiane in questo ambito. Però se ne parla già. In Italia per es. il documento politico AIB del 2011: *Rilanciare le biblioteche pubbliche italiane. Documento programmatico* http://www.aib.it/attivita/campagne/2012/12818-rilanciare-le-biblioteche-pub... un quadro del rinnovato ruolo sociale delle biblioteche di pubblica lettura in cui inserisce anche queste finalità parlando di:
- promuovere l’alfabetizzazione informativa e informatica per permettere ai propri utenti di accedere all’informazione di rete, sviluppare le competenze nella ricerca dell’informazione e stimolare la capacità di valutazione critica dei risultati delle ricerche;
Tuttavia non si può non riconoscere che avrebbe ragione chi trovasse debole il quadro delle relazioni attuali tra biblioteche di pubblica lettura e Wikipedia a causa del debolissimo cambiamento in atto nella fisionomia delle biblioteche di pubblica lettura in Italia. È una cosa che nota anche il documento AIB quando scrive: "La biblioteca di pubblica lettura, in Italia, per una serie di ragioni storiche e culturali è venuta connotandosi più come un servizio per il tempo libero e per lo studio che come strumento per realizzare i principi democratici di uguaglianza, libertà di espressione e [promozione della cultura attraverso un accesso equo alla conoscenza a all'informazione, come avvenuto nei paesi anglosassoni.] Anche le realtà che negli ultimi anni hanno cercato di tenersi al passo con l’evoluzione tecnologica, aprendosi alla multimedialità, a internet e oggi agli e-book, non si sono mai realmente affrancate da questa scelta di fondo."
Oggi quindi le attività che coinvolgono Wikipedia nelle biblioteche di pubblica lettura avvengono all'interno di un approccio di tipo pragmatico improntato allo spirito dell'innanzitutto "facciamo" qualcosa, ma il quadro generale relativo alla vision del nuovo ruolo delle biblioteche a me sembra che rimanga estremamente debole.
Una responsabilità di questa debolezza è anche dovuta a mio parere allo scarso approfondimento delle questioni e sopratutto delle condizioni pratiche: come si fa ad arrivare a quel nuovo modello auspicato anche da AIB? Uno dei nodi critici è lo sviluppo di nuove competenze e qui secondo me emerge una delle debolezze del documento programmatico AIB: quando al punto 4 parla delle competenze necessarie ne parla in maniera generica, non precisa quali sono le competezne specializzate che occorrono (per es. per fare information literacy) né precisa l'esigenza di creare nuovi ruoli specializzati (per es. in una biblioteca pubblica di nuovo modello tutti i bibliotecari devono saper fare tutto e quindi tutti devono saper fare information literacy? Forse no). Il discorso sul bibliotecario come professionista dell'informazione (così viene definito da quel documento) è un discorso debolissimo perché è troppo generico e rischia di risultare incomprensibile alla società. Fa a pugni con il concetto prevalente di professionista che è sempre colui che non solo ha seguito un certo percorso di studi ma all'interno di questo ha conseguito anche una specializzazione. Di qui la grande differenza che c'è con la definizione ddei nuovi ruoli che è stata fatta nel documento sulle biblioetche universitarie e di ricerca dalla commissione dell'AIB: http://www.aib.it/struttura/commissioni-e-gruppi/2013/36257-rilanciare-le-bi... Qui i ruoli sono molto specifici e si comprende a cosa concretamente sono destinati così come quali sono le competenze specifiche che servono.
Mi rendo conto che adesso sono molto off topic ma l'ho fatto per far emergere il quadro delle relazioni tra wikipedia e biblioteche: un quadro che ha senso, come credo di aver dimostrato, ma che a livello sia teorico che pratico rimane nebuloso e abbastanza indefinito a causa di nodi irrisolti del contesto: i limiti del modello ancora prevalente di biblioteca pubblica in Italia e la scarsa riflessione sui ruoli nuovi e specializzati del bibliotecario.
pierfranco
Il giorno 21 ottobre 2013 17:10, Giulio Blasi blasi@horizons.it ha scritto:
Buongiorno a tutti,
ho chiesto oggi in privato a Virginia Gentilini, Pierfranco Minsenti e Andrea Zanni se sapevano indicarmi risorse dove reperire una sorta di scenario di lungo termine sui rapporti tra biblioteche e wikipedia (non necessariamente in Italia e in italiano ;). Virginia mi ha detto che sarebbe stato meglio postare la richiesta anche in lista, ed eccomi qui.
Quello di cui vado in cerca è una lista di "macro-ragioni" che motivano a cercare relazioni tra biblioteche e wikipedia. A me ne sono note soprattutto tre:
- sviluppare servizi a partire dalle relazioni (bidirezionali) tra
cataloghi bibliotecari e Wikipedia (e servizi derivati): in altri termini, operazioni sui metadati.
- usare le biblioteche come luoghi per diffondere la cultura e la pratica
wikipediana;
- scambi (bi-direzionali) di oggetti digitali di interesse bibliotecario
(documenti digitalizzati, ecc.).
Per una riflessione sulle relazioni tra biblioteche e "open data" mi piacerebbe sviluppare meglio questa lista. C'è qualcuno a cui vengono in mente cose da aggiungere?
grazie in anticipo :)
Giulio
Horizons Unlimited srl via Cignani, 66 - 40128 Bologna tel. +39-051-37.08.87 | fax +39-051-41.57.636 | cell. +39-338-91.81.263 MLOL: http://www.medialibrary.it email: blasi@horizons.it blog: http://blog.medialibrary.it Skype: giulio.blasi64
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Quando poi in una biblioteca di pubblica lettura abbiamo un unico PC collegato a internet (realtà di un paesotto del Nordest che conta 8000 abitanti) o in quella universitaria del polo economico e giuridico ne abbiamo quattro (però c'è il wi-fi gratuito in tutta l'area e gli studenti hanno ognuno il proprio pc e se c'è il sole stanno in giardino altrimenti davanti alla macchinetta del caffè nel corridoio di facoltà...), ecco, ci si spiegano tante cose.
Scusate, io vi seguo da poco e non mi sarei mai permessa di intervenire, ma da bibliotecaria universitaria trovo molti degli argomenti che affrontate di grande interesse, e relativamente a questo intervento di P. Minsenti non posso che esprimere consonanza di idee. Grazie Ilde Menis
Quoting Pierfranco Minsenti pierfranco.minsenti@gmail.com:
Se parliamo di relazioni tra biblioteche e Wikipedia io riscriverei il punto 2 perché adesso sembra esprimere un obiettivo di promozione di Wikipedia che torna utile a Wikipedia ma non si comprende perché dovrebbe intersecarsi con le finalità delle biblioteche.
Io esprimerei il punto 2 mettendolo sotto il cappello dell'information literacy: come scrive anche Casati nel suo libro (e riporta Virginia nel suo post dedicato) imparare a lavorare su Wikipedia insegna molte cose che coincidono con gli scopi dell'infromation literacy: cose come valutare l'autorevolezza dell'informazione; citare le fonti; distinguere tra informazioni e opinioni e tra ricerca e sunto di informazioni disponibili (vedi per es. Casati, soprattuto pp. 102-111, che però non parla di biblioteche in quel contesto, ma non è un problema). E poi ancora: comprendere le questioni che ruotano attorno al copyright; il concetto di cultura open e perché Wikipedia è gratuita: non tanto per scopo filantropico (questa è forse piuttosto una conseguenza), cioè non tanto per un accesso (passivo da semplice lettore) senza spesa, quanto per un accesso "attivo": consentire a tutti di diventare redattori, cioè per poter essere rieditata da chiunque al fine di poter evolvere rapidamente e in questo modo superare i limiti dei tradizionali prodotti editoriali "chiusi" che non psosono stare al passo con i cambiamenti della nostra epoca e con la frammentazione del sapere. In pratica imparare i limiti dei repertori tradizionali e i benefici delle pubblicazioni aperte.
Il ruolo delle biblioteche universitarie nell'ambito dell'information literacy è un tema molto sviluppato. Meno sviluppata invece è la funzione delle biblioteche pubbliche italiane in questo ambito. Però se ne parla già. In Italia per es. il documento politico AIB del 2011: *Rilanciare le biblioteche pubbliche italiane. Documento programmatico* http://www.aib.it/attivita/campagne/2012/12818-rilanciare-le-biblioteche-pub... un quadro del rinnovato ruolo sociale delle biblioteche di pubblica lettura in cui inserisce anche queste finalità parlando di:
- promuovere l'alfabetizzazione informativa e informatica per permettere
ai propri utenti di accedere all'informazione di rete, sviluppare le competenze nella ricerca dell'informazione e stimolare la capacità di valutazione critica dei risultati delle ricerche;
Tuttavia non si può non riconoscere che avrebbe ragione chi trovasse debole il quadro delle relazioni attuali tra biblioteche di pubblica lettura e Wikipedia a causa del debolissimo cambiamento in atto nella fisionomia delle biblioteche di pubblica lettura in Italia. È una cosa che nota anche il documento AIB quando scrive: "La biblioteca di pubblica lettura, in Italia, per una serie di ragioni storiche e culturali è venuta connotandosi più come un servizio per il tempo libero e per lo studio che come strumento per realizzare i principi democratici di uguaglianza, libertà di espressione e [promozione della cultura attraverso un accesso equo alla conoscenza a all'informazione, come avvenuto nei paesi anglosassoni.] Anche le realtà che negli ultimi anni hanno cercato di tenersi al passo con l'evoluzione tecnologica, aprendosi alla multimedialità, a internet e oggi agli e-book, non si sono mai realmente affrancate da questa scelta di fondo."
Oggi quindi le attività che coinvolgono Wikipedia nelle biblioteche di pubblica lettura avvengono all'interno di un approccio di tipo pragmatico improntato allo spirito dell'innanzitutto "facciamo" qualcosa, ma il quadro generale relativo alla vision del nuovo ruolo delle biblioteche a me sembra che rimanga estremamente debole.
Una responsabilità di questa debolezza è anche dovuta a mio parere allo scarso approfondimento delle questioni e sopratutto delle condizioni pratiche: come si fa ad arrivare a quel nuovo modello auspicato anche da AIB? Uno dei nodi critici è lo sviluppo di nuove competenze e qui secondo me emerge una delle debolezze del documento programmatico AIB: quando al punto 4 parla delle competenze necessarie ne parla in maniera generica, non precisa quali sono le competezne specializzate che occorrono (per es. per fare information literacy) né precisa l'esigenza di creare nuovi ruoli specializzati (per es. in una biblioteca pubblica di nuovo modello tutti i bibliotecari devono saper fare tutto e quindi tutti devono saper fare information literacy? Forse no). Il discorso sul bibliotecario come professionista dell'informazione (così viene definito da quel documento) è un discorso debolissimo perché è troppo generico e rischia di risultare incomprensibile alla società. Fa a pugni con il concetto prevalente di professionista che è sempre colui che non solo ha seguito un certo percorso di studi ma all'interno di questo ha conseguito anche una specializzazione. Di qui la grande differenza che c'è con la definizione ddei nuovi ruoli che è stata fatta nel documento sulle biblioetche universitarie e di ricerca dalla commissione dell'AIB: http://www.aib.it/struttura/commissioni-e-gruppi/2013/36257-rilanciare-le-bi... Qui i ruoli sono molto specifici e si comprende a cosa concretamente sono destinati così come quali sono le competenze specifiche che servono.
Mi rendo conto che adesso sono molto off topic ma l'ho fatto per far emergere il quadro delle relazioni tra wikipedia e biblioteche: un quadro che ha senso, come credo di aver dimostrato, ma che a livello sia teorico che pratico rimane nebuloso e abbastanza indefinito a causa di nodi irrisolti del contesto: i limiti del modello ancora prevalente di biblioteca pubblica in Italia e la scarsa riflessione sui ruoli nuovi e specializzati del bibliotecario.
pierfranco
Il giorno 21 ottobre 2013 17:10, Giulio Blasi blasi@horizons.it ha scritto:
Buongiorno a tutti,
ho chiesto oggi in privato a Virginia Gentilini, Pierfranco Minsenti e Andrea Zanni se sapevano indicarmi risorse dove reperire una sorta di scenario di lungo termine sui rapporti tra biblioteche e wikipedia (non necessariamente in Italia e in italiano ;). Virginia mi ha detto che sarebbe stato meglio postare la richiesta anche in lista, ed eccomi qui.
Quello di cui vado in cerca è una lista di "macro-ragioni" che motivano a cercare relazioni tra biblioteche e wikipedia. A me ne sono note soprattutto tre:
- sviluppare servizi a partire dalle relazioni (bidirezionali) tra
cataloghi bibliotecari e Wikipedia (e servizi derivati): in altri termini, operazioni sui metadati.
- usare le biblioteche come luoghi per diffondere la cultura e la pratica
wikipediana;
- scambi (bi-direzionali) di oggetti digitali di interesse bibliotecario
(documenti digitalizzati, ecc.).
Per una riflessione sulle relazioni tra biblioteche e "open data" mi piacerebbe sviluppare meglio questa lista. C'è qualcuno a cui vengono in mente cose da aggiungere?
grazie in anticipo :)
Giulio
Horizons Unlimited srl via Cignani, 66 - 40128 Bologna tel. +39-051-37.08.87 | fax +39-051-41.57.636 | cell. +39-338-91.81.263 MLOL: http://www.medialibrary.it email: blasi@horizons.it blog: http://blog.medialibrary.it Skype: giulio.blasi64
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
dott.ssa Ilde Menis Universit? degli studi di Udine Centro interdipartimentale di servizi bibliotecari di Economia e Giurisprudenza Via Tomadini 30/A - 33100 Udine tel. 0432-249601
---------------------------------------------------------------------- SEMEL (SErvizio di Messaging ELettronico) - AINF, Universita' di Udine
Io vorrei essere un po' più ottimista.
Mi riferisco qui alle biblioteche comunali. Per favore non usate l'orrenda espressione "biblioteche di pubblica lettura"; usate "biblioteche pubbliche" come fa il documento AIB che cita Pierfranco. A chi sostiene che sono biblioteche pubbliche anche quelle che che la legge chiama "biblioteche pubbliche statali" ripetiamo che le biblioteche di ente locale si chiamano biblioteche pubbliche e le biblioteche pubbliche statali si chiamano biblioteche statali..
Premetto che è vero che le condizioni sono quelle note: pochi soldi, dirigenti incompetenti, scarso riconoscimento del proprio valore, carenza di adeguati piani formativi ecc. ecc. ecc.
Però nonostante questo molte biblioteche comunali sono piene di cittadini e di cittadini contenti del servizio offerto; tra questi servizi ci sono stati anche interventi di promozione all'uso di internet (parlo degli anni '90) che poi si sono trasformati in fornitura di accesso. L'onda dell'OpenAccess, con le annesse problematiche di accesso aperto/chiuso, che ha coinvolto le biblioteche universitarie non è ancora giunta forte nelle biblioteche comunali, ma sta iniziando per esempio con il servizio MLOL e le connesse problematiche di costi per l'accesso a banche dati e servizi online.
In questa logica la collaborazione a Wikipedia si può concretizzare in: - interventi di alfabetizzazione al suo uso - interventi di alfabetizzazione alla redazione di voci - donazione di materiale locale (opuscoli, foto, registrazion sonore) - convolgimento delle scuole - ecc. ecc.
sono tutti questi interventi che rendono la biblioteca comunale agente attivo di promozione della cittadinanza e dell'apprendimento permanente.
Questa cose stanno avvenendo in molte biblioteche pubbiche italiane anche se va riconosciuta il grave problema della inadeguatezza della formazione data dalle Università.
Susanna
.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-. *Susanna Giaccai* Firenze
Il giorno 22 ottobre 2013 09:05, ilde menis ilde.menis@uniud.it ha scritto:
Quando poi in una biblioteca di pubblica lettura abbiamo un unico PC collegato a internet (realtà di un paesotto del Nordest che conta 8000 abitanti) o in quella universitaria del polo economico e giuridico ne abbiamo quattro (però c'è il wi-fi gratuito in tutta l'area e gli studenti hanno ognuno il proprio pc e se c'è il sole stanno in giardino altrimenti davanti alla macchinetta del caffè nel corridoio di facoltà...), ecco, ci si spiegano tante cose.
Scusate, io vi seguo da poco e non mi sarei mai permessa di intervenire, ma da bibliotecaria universitaria trovo molti degli argomenti che affrontate di grande interesse, e relativamente a questo intervento di P. Minsenti non posso che esprimere consonanza di idee. Grazie Ilde Menis
Quoting Pierfranco Minsenti <pierfranco.minsenti@gmail.com**>:
Se parliamo di relazioni tra biblioteche e Wikipedia io riscriverei il
punto 2 perché adesso sembra esprimere un obiettivo di promozione di Wikipedia che torna utile a Wikipedia ma non si comprende perché dovrebbe intersecarsi con le finalità delle biblioteche.
Io esprimerei il punto 2 mettendolo sotto il cappello dell'information literacy: come scrive anche Casati nel suo libro (e riporta Virginia nel suo post dedicato) imparare a lavorare su Wikipedia insegna molte cose che coincidono con gli scopi dell'infromation literacy: cose come valutare l'autorevolezza dell'informazione; citare le fonti; distinguere tra informazioni e opinioni e tra ricerca e sunto di informazioni disponibili (vedi per es. Casati, soprattuto pp. 102-111, che però non parla di biblioteche in quel contesto, ma non è un problema). E poi ancora: comprendere le questioni che ruotano attorno al copyright; il concetto di cultura open e perché Wikipedia è gratuita: non tanto per scopo filantropico (questa è forse piuttosto una conseguenza), cioè non tanto per un accesso (passivo da semplice lettore) senza spesa, quanto per un accesso "attivo": consentire a tutti di diventare redattori, cioè per poter essere rieditata da chiunque al fine di poter evolvere rapidamente e in questo modo superare i limiti dei tradizionali prodotti editoriali "chiusi" che non psosono stare al passo con i cambiamenti della nostra epoca e con la frammentazione del sapere. In pratica imparare i limiti dei repertori tradizionali e i benefici delle pubblicazioni aperte.
Il ruolo delle biblioteche universitarie nell'ambito dell'information literacy è un tema molto sviluppato. Meno sviluppata invece è la funzione delle biblioteche pubbliche italiane in questo ambito. Però se ne parla già. In Italia per es. il documento politico AIB del 2011: *Rilanciare le biblioteche pubbliche italiane. Documento programmatico* http://www.aib.it/attivita/**campagne/2012/12818-** rilanciare-le-biblioteche-**pubbliche-italiane-documento-** programmatico/delineahttp://www.aib.it/attivita/campagne/2012/12818-rilanciare-le-biblioteche-pubbliche-italiane-documento-programmatico/delinea un quadro del rinnovato ruolo sociale delle biblioteche di pubblica lettura in cui inserisce anche queste finalità parlando di:
- promuovere l'alfabetizzazione informativa e informatica per
permettere ai propri utenti di accedere all'informazione di rete, sviluppare le competenze nella ricerca dell'informazione e stimolare la capacità di valutazione critica dei risultati delle ricerche;
Tuttavia non si può non riconoscere che avrebbe ragione chi trovasse debole il quadro delle relazioni attuali tra biblioteche di pubblica lettura e Wikipedia a causa del debolissimo cambiamento in atto nella fisionomia delle biblioteche di pubblica lettura in Italia. È una cosa che nota anche il documento AIB quando scrive: "La biblioteca di pubblica lettura, in Italia, per una serie di ragioni storiche e culturali è venuta connotandosi più come un servizio per il tempo libero e per lo studio che come strumento per realizzare i principi democratici di uguaglianza, libertà di espressione e [promozione della cultura attraverso un accesso equo alla conoscenza a all'informazione, come avvenuto nei paesi anglosassoni.] Anche le realtà che negli ultimi anni hanno cercato di tenersi al passo con l'evoluzione tecnologica, aprendosi alla multimedialità, a internet e oggi agli e-book, non si sono mai realmente affrancate da questa scelta di fondo."
Oggi quindi le attività che coinvolgono Wikipedia nelle biblioteche di pubblica lettura avvengono all'interno di un approccio di tipo pragmatico improntato allo spirito dell'innanzitutto "facciamo" qualcosa, ma il quadro generale relativo alla vision del nuovo ruolo delle biblioteche a me sembra che rimanga estremamente debole.
Una responsabilità di questa debolezza è anche dovuta a mio parere allo scarso approfondimento delle questioni e sopratutto delle condizioni pratiche: come si fa ad arrivare a quel nuovo modello auspicato anche da AIB? Uno dei nodi critici è lo sviluppo di nuove competenze e qui secondo me emerge una delle debolezze del documento programmatico AIB: quando al punto 4 parla delle competenze necessarie ne parla in maniera generica, non precisa quali sono le competezne specializzate che occorrono (per es. per fare information literacy) né precisa l'esigenza di creare nuovi ruoli specializzati (per es. in una biblioteca pubblica di nuovo modello tutti i bibliotecari devono saper fare tutto e quindi tutti devono saper fare information literacy? Forse no). Il discorso sul bibliotecario come professionista dell'informazione (così viene definito da quel documento) è un discorso debolissimo perché è troppo generico e rischia di risultare incomprensibile alla società. Fa a pugni con il concetto prevalente di professionista che è sempre colui che non solo ha seguito un certo percorso di studi ma all'interno di questo ha conseguito anche una specializzazione. Di qui la grande differenza che c'è con la definizione ddei nuovi ruoli che è stata fatta nel documento sulle biblioetche universitarie e di ricerca dalla commissione dell'AIB: http://www.aib.it/struttura/**commissioni-e-gruppi/2013/** 36257-rilanciare-le-**biblioteche-universitarie-e-** di-ricerca-italiane/#sez4http://www.aib.it/struttura/commissioni-e-gruppi/2013/36257-rilanciare-le-biblioteche-universitarie-e-di-ricerca-italiane/#sez4 Qui i ruoli sono molto specifici e si comprende a cosa concretamente sono destinati così come quali sono le competenze specifiche che servono.
Mi rendo conto che adesso sono molto off topic ma l'ho fatto per far emergere il quadro delle relazioni tra wikipedia e biblioteche: un quadro che ha senso, come credo di aver dimostrato, ma che a livello sia teorico che pratico rimane nebuloso e abbastanza indefinito a causa di nodi irrisolti del contesto: i limiti del modello ancora prevalente di biblioteca pubblica in Italia e la scarsa riflessione sui ruoli nuovi e specializzati del bibliotecario.
pierfranco
Il giorno 21 ottobre 2013 17:10, Giulio Blasi blasi@horizons.it ha scritto:
Buongiorno a tutti,
ho chiesto oggi in privato a Virginia Gentilini, Pierfranco Minsenti e Andrea Zanni se sapevano indicarmi risorse dove reperire una sorta di scenario di lungo termine sui rapporti tra biblioteche e wikipedia (non necessariamente in Italia e in italiano ;). Virginia mi ha detto che sarebbe stato meglio postare la richiesta anche in lista, ed eccomi qui.
Quello di cui vado in cerca è una lista di "macro-ragioni" che motivano a cercare relazioni tra biblioteche e wikipedia. A me ne sono note soprattutto tre:
- sviluppare servizi a partire dalle relazioni (bidirezionali) tra
cataloghi bibliotecari e Wikipedia (e servizi derivati): in altri termini, operazioni sui metadati.
- usare le biblioteche come luoghi per diffondere la cultura e la
pratica wikipediana;
- scambi (bi-direzionali) di oggetti digitali di interesse bibliotecario
(documenti digitalizzati, ecc.).
Per una riflessione sulle relazioni tra biblioteche e "open data" mi piacerebbe sviluppare meglio questa lista. C'è qualcuno a cui vengono in mente cose da aggiungere?
grazie in anticipo :)
Giulio
------------------------------**------------------------------** ------------------------------**-------------- Horizons Unlimited srl via Cignani, 66 - 40128 Bologna tel. +39-051-37.08.87 | fax +39-051-41.57.636 | cell. +39-338-91.81.263 MLOL: http://www.medialibrary.it email: blasi@horizons.it blog: http://blog.medialibrary.it Skype: giulio.blasi64
______________________________**_________________ Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/** listinfo/bibliotecarihttp://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
dott.ssa Ilde Menis Universit? degli studi di Udine Centro interdipartimentale di servizi bibliotecari di Economia e Giurisprudenza Via Tomadini 30/A - 33100 Udine tel. 0432-249601
------------------------------**------------------------------**---------- SEMEL (SErvizio di Messaging ELettronico) - AINF, Universita' di Udine
______________________________**_________________ Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/**listinfo/bibliotecarihttp://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
senza fare uno dei miei soliti pipponi insopportabili ;-) vi dico qual è il punto che non va secondo me nel ragionamento che le biblioteche pubbliche fanno spesso su se stesse (in parte rappresentato qui da Susanna): quando ci autodifendiamo riportando l'attenzione a) sulle esperienze positive che pure esistono (ma non sono rappresentative) e b) su tutto quello che le pubbliche "potrebbero" fare, indirettamente diamo una mano a chi non si preoccupa di affrontarne i problemi, anziché difendere a lungo termine il nostro ruolo
non mi serve a niente aver organizzato tre micro-corsi su wikipedia se la mia biblioteca è abbandonata all'incuria da anni. Restano episodi. Che magari sono serviti più a me per imparare cose che a chi li ha frequentati. Non voglio che qualcuno (a partire da me stessa) si faccia bello di questa cosa nuova e affascinante che è stata fatta per nascondere le magagne enormi che sono ovunque
forse sarebbe più utile che i bibliotecari dicessero a gran voce: sapete che c'è? Le biblioteche italiane fanno schifo! Fanno schifo perché sono dirette da schifo, e ci lavorano, da capo come negli anni '80, persone che arrivano a casaccio da uffici qualsiasi. Un bibliopride al contrario. Magari in un'epoca di amore per lo sdegno come è questa sarebbe una strategia comunicativa più efficace
imho virginia
2013/10/22 giaccai@gmail.com:
Io vorrei essere un po' più ottimista.
Mi riferisco qui alle biblioteche comunali. Per favore non usate l'orrenda espressione "biblioteche di pubblica lettura"; usate "biblioteche pubbliche" come fa il documento AIB che cita Pierfranco. A chi sostiene che sono biblioteche pubbliche anche quelle che che la legge chiama "biblioteche pubbliche statali" ripetiamo che le biblioteche di ente locale si chiamano biblioteche pubbliche e le biblioteche pubbliche statali si chiamano biblioteche statali..
Premetto che è vero che le condizioni sono quelle note: pochi soldi, dirigenti incompetenti, scarso riconoscimento del proprio valore, carenza di adeguati piani formativi ecc. ecc. ecc.
Però nonostante questo molte biblioteche comunali sono piene di cittadini e di cittadini contenti del servizio offerto; tra questi servizi ci sono stati anche interventi di promozione all'uso di internet (parlo degli anni '90) che poi si sono trasformati in fornitura di accesso. L'onda dell'OpenAccess, con le annesse problematiche di accesso aperto/chiuso, che ha coinvolto le biblioteche universitarie non è ancora giunta forte nelle biblioteche comunali, ma sta iniziando per esempio con il servizio MLOL e le connesse problematiche di costi per l'accesso a banche dati e servizi online.
In questa logica la collaborazione a Wikipedia si può concretizzare in:
- interventi di alfabetizzazione al suo uso
- interventi di alfabetizzazione alla redazione di voci
- donazione di materiale locale (opuscoli, foto, registrazion sonore)
- convolgimento delle scuole
- ecc. ecc.
sono tutti questi interventi che rendono la biblioteca comunale agente attivo di promozione della cittadinanza e dell'apprendimento permanente.
Questa cose stanno avvenendo in molte biblioteche pubbiche italiane anche se va riconosciuta il grave problema della inadeguatezza della formazione data dalle Università.
Susanna
.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-. Susanna Giaccai Firenze
Il giorno 22 ottobre 2013 09:05, ilde menis ilde.menis@uniud.it ha scritto:
Quando poi in una biblioteca di pubblica lettura abbiamo un unico PC collegato a internet (realtà di un paesotto del Nordest che conta 8000 abitanti) o in quella universitaria del polo economico e giuridico ne abbiamo quattro (però c'è il wi-fi gratuito in tutta l'area e gli studenti hanno ognuno il proprio pc e se c'è il sole stanno in giardino altrimenti davanti alla macchinetta del caffè nel corridoio di facoltà...), ecco, ci si spiegano tante cose.
Scusate, io vi seguo da poco e non mi sarei mai permessa di intervenire, ma da bibliotecaria universitaria trovo molti degli argomenti che affrontate di grande interesse, e relativamente a questo intervento di P. Minsenti non posso che esprimere consonanza di idee. Grazie Ilde Menis
Quoting Pierfranco Minsenti pierfranco.minsenti@gmail.com:
Se parliamo di relazioni tra biblioteche e Wikipedia io riscriverei il punto 2 perché adesso sembra esprimere un obiettivo di promozione di Wikipedia che torna utile a Wikipedia ma non si comprende perché dovrebbe intersecarsi con le finalità delle biblioteche.
Io esprimerei il punto 2 mettendolo sotto il cappello dell'information literacy: come scrive anche Casati nel suo libro (e riporta Virginia nel suo post dedicato) imparare a lavorare su Wikipedia insegna molte cose che coincidono con gli scopi dell'infromation literacy: cose come valutare l'autorevolezza dell'informazione; citare le fonti; distinguere tra informazioni e opinioni e tra ricerca e sunto di informazioni disponibili (vedi per es. Casati, soprattuto pp. 102-111, che però non parla di biblioteche in quel contesto, ma non è un problema). E poi ancora: comprendere le questioni che ruotano attorno al copyright; il concetto di cultura open e perché Wikipedia è gratuita: non tanto per scopo filantropico (questa è forse piuttosto una conseguenza), cioè non tanto per un accesso (passivo da semplice lettore) senza spesa, quanto per un accesso "attivo": consentire a tutti di diventare redattori, cioè per poter essere rieditata da chiunque al fine di poter evolvere rapidamente e in questo modo superare i limiti dei tradizionali prodotti editoriali "chiusi" che non psosono stare al passo con i cambiamenti della nostra epoca e con la frammentazione del sapere. In pratica imparare i limiti dei repertori tradizionali e i benefici delle pubblicazioni aperte.
Il ruolo delle biblioteche universitarie nell'ambito dell'information literacy è un tema molto sviluppato. Meno sviluppata invece è la funzione delle biblioteche pubbliche italiane in questo ambito. Però se ne parla già. In Italia per es. il documento politico AIB del 2011: *Rilanciare le biblioteche pubbliche italiane. Documento programmatico*
http://www.aib.it/attivita/campagne/2012/12818-rilanciare-le-biblioteche-pub... un quadro del rinnovato ruolo sociale delle biblioteche di pubblica lettura in cui inserisce anche queste finalità parlando di:
- promuovere l'alfabetizzazione informativa e informatica per
permettere ai propri utenti di accedere all'informazione di rete, sviluppare le competenze nella ricerca dell'informazione e stimolare la capacità di valutazione critica dei risultati delle ricerche;
Tuttavia non si può non riconoscere che avrebbe ragione chi trovasse debole il quadro delle relazioni attuali tra biblioteche di pubblica lettura e Wikipedia a causa del debolissimo cambiamento in atto nella fisionomia delle biblioteche di pubblica lettura in Italia. È una cosa che nota anche il documento AIB quando scrive: "La biblioteca di pubblica lettura, in Italia, per una serie di ragioni storiche e culturali è venuta connotandosi più come un servizio per il tempo libero e per lo studio che come strumento per realizzare i principi democratici di uguaglianza, libertà di espressione e [promozione della cultura attraverso un accesso equo alla conoscenza a all'informazione, come avvenuto nei paesi anglosassoni.] Anche le realtà che negli ultimi anni hanno cercato di tenersi al passo con l'evoluzione tecnologica, aprendosi alla multimedialità, a internet e oggi agli e-book, non si sono mai realmente affrancate da questa scelta di fondo."
Oggi quindi le attività che coinvolgono Wikipedia nelle biblioteche di pubblica lettura avvengono all'interno di un approccio di tipo pragmatico improntato allo spirito dell'innanzitutto "facciamo" qualcosa, ma il quadro generale relativo alla vision del nuovo ruolo delle biblioteche a me sembra che rimanga estremamente debole.
Una responsabilità di questa debolezza è anche dovuta a mio parere allo scarso approfondimento delle questioni e sopratutto delle condizioni pratiche: come si fa ad arrivare a quel nuovo modello auspicato anche da AIB? Uno dei nodi critici è lo sviluppo di nuove competenze e qui secondo me emerge una delle debolezze del documento programmatico AIB: quando al punto 4 parla delle competenze necessarie ne parla in maniera generica, non precisa quali sono le competezne specializzate che occorrono (per es. per fare information literacy) né precisa l'esigenza di creare nuovi ruoli specializzati (per es. in una biblioteca pubblica di nuovo modello tutti i bibliotecari devono saper fare tutto e quindi tutti devono saper fare information literacy? Forse no). Il discorso sul bibliotecario come professionista dell'informazione (così viene definito da quel documento) è un discorso debolissimo perché è troppo generico e rischia di risultare incomprensibile alla società. Fa a pugni con il concetto prevalente di professionista che è sempre colui che non solo ha seguito un certo percorso di studi ma all'interno di questo ha conseguito anche una specializzazione. Di qui la grande differenza che c'è con la definizione ddei nuovi ruoli che è stata fatta nel documento sulle biblioetche universitarie e di ricerca dalla commissione dell'AIB:
http://www.aib.it/struttura/commissioni-e-gruppi/2013/36257-rilanciare-le-bi... Qui i ruoli sono molto specifici e si comprende a cosa concretamente sono destinati così come quali sono le competenze specifiche che servono.
Mi rendo conto che adesso sono molto off topic ma l'ho fatto per far emergere il quadro delle relazioni tra wikipedia e biblioteche: un quadro che ha senso, come credo di aver dimostrato, ma che a livello sia teorico che pratico rimane nebuloso e abbastanza indefinito a causa di nodi irrisolti del contesto: i limiti del modello ancora prevalente di biblioteca pubblica in Italia e la scarsa riflessione sui ruoli nuovi e specializzati del bibliotecario.
pierfranco
Il giorno 21 ottobre 2013 17:10, Giulio Blasi blasi@horizons.it ha scritto:
Buongiorno a tutti,
ho chiesto oggi in privato a Virginia Gentilini, Pierfranco Minsenti e Andrea Zanni se sapevano indicarmi risorse dove reperire una sorta di scenario di lungo termine sui rapporti tra biblioteche e wikipedia (non necessariamente in Italia e in italiano ;). Virginia mi ha detto che sarebbe stato meglio postare la richiesta anche in lista, ed eccomi qui.
Quello di cui vado in cerca è una lista di "macro-ragioni" che motivano a cercare relazioni tra biblioteche e wikipedia. A me ne sono note soprattutto tre:
- sviluppare servizi a partire dalle relazioni (bidirezionali) tra
cataloghi bibliotecari e Wikipedia (e servizi derivati): in altri termini, operazioni sui metadati.
- usare le biblioteche come luoghi per diffondere la cultura e la
pratica wikipediana;
- scambi (bi-direzionali) di oggetti digitali di interesse
bibliotecario (documenti digitalizzati, ecc.).
Per una riflessione sulle relazioni tra biblioteche e "open data" mi piacerebbe sviluppare meglio questa lista. C'è qualcuno a cui vengono in mente cose da aggiungere?
grazie in anticipo :)
Giulio
Horizons Unlimited srl via Cignani, 66 - 40128 Bologna tel. +39-051-37.08.87 | fax +39-051-41.57.636 | cell. +39-338-91.81.263 MLOL: http://www.medialibrary.it email: blasi@horizons.it blog: http://blog.medialibrary.it Skype: giulio.blasi64
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dott.ssa Ilde Menis Universit? degli studi di Udine Centro interdipartimentale di servizi bibliotecari di Economia e Giurisprudenza Via Tomadini 30/A - 33100 Udine tel. 0432-249601
SEMEL (SErvizio di Messaging ELettronico) - AINF, Universita' di Udine
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Carissimi, finalmente un tema sul quale posso intervenire: assisto ai dibattiti che si intrecciano su questa lista con timore quasi reverenziale constatando quanto ancora sia lontana (o forse dovrei dire diversa) la professionalità media del bibliotecario di ente locale da quella che qui si esprime.
Faccio qualche considerazione sia allacciandomi all'intervento di Susanna che a quello di Virginia che ho appena visto:
- leggendo tutti gli scambi di mail mi si è consolidata l'opinione che nelle nostre strutture (biblioteche pubbliche) manca una professionalità che ho visto presente su questa lista. Non ci sono, in generale, biblioteche abbastanza grandi che si possano permettere di coltivare in ambito locale queste professionalità. I continui processi organizzativi hanno portato fuori dalle nostre strutture le competenze nella gestione dei dati che nascevano innanzittutto dai catalogatori (nella mia struttura, Csbno un consorzio di circa 50 biblioteche pubbliche, acquistiamo 70.000 documenti l'anno con 20.000 catalogazioni che otteniamo tutte dall'esterno, tutto ciò ci ha alleggerito dei costi ma ci ha privato di professionalità). - in questi mesi mi sono convinto di due cose: ricostruire una competenza nella gestione dei dati, magari in comune con altre reti per affrontare anche le questioni della circolazione dei nostri dati (pochissime delle grandi reti lombarde sono collegate a Sbn che abbiamo sempre visto come una macchina farraginosa e inefficiente e in ogni caso non utile per i nostri servizi) - l'altra, sviluppare attività di conoscenza e diffusione di Wikipedia: stiamo ragionando su progetti che chiamiamo "spazio pubblico digitale" nel quale potenziare l'accesso al digitale sia di coloro che vi sono ancora esclusi che di coloro che vi "abitano" in una logica aperta di scambio. In questo spazio pensiamo di collocare significativi interventi di conoscenza e diffusione degli strumenti di Wikipedia finalizzati da una parte ad un uso più consapevole e dall'altra a fornire strumenti, innanzittutto ai bibliotecari ma anche agli utenti, per diventare redattori. Obiettivi primari saranno la descrizione del territorio e della sua storia (non abbiamo biblioteche che possano costituire da sole una voce di Wikipedia, ma i nostri territori e i suoi monumenti si) - le competenze professionali che ci mancano dovranno servirci anche a capire come aprire i nostri mondi opac all'universo informativo "che c'è là fuori" in una logica di connessione tra le informazioni e i servizi fisici e reali (spostamento di documenti) che ancora continuiamo a fare con notevole intensità - non cito la questione dei documenti digitali in biblioteca perchè è ampiamente e sapientemente presidiata da Giulio Blasi e con lui stiamo cercando di lavorare affinchè il progetto di Mlol si connetta con tutte le articolazioni della biblioteca.
Vorrei fare due ultime sottolineature, una sull'intervento di Susanna ed una su quello di Virginia che ringrazio entrambe per le considerazioni sempre stimolanti ed intelligenti che ci danno.
A Susanna vorrei rammentare che ci saranno pure le difficoltà esterne ed oggettive per le biblioteche pubbliche, pochi soldi, dirigenti incompetenti, carenza di adeguati piani formativi, ma che tutto ciò potrebbe essere agevolmente superato se avessimo una categoria di bibliotecari motivati e disponibili a rimettersi in discussione e a ridefinire le proprie competenze. La metafora della rana bollita non è del tutto peregrina e credo rappresenti bene una situazione fatta di immobilismo ed incompetenza molto più diffusa dei casi straordinari di bibliotecari attivi ed intelligenti.
A Virginia vorrei dire che mentre condivido il suo pessimismo per la situazione generale (come appena detto) non condivido la sua conclusione: l'unico modo per cambiare qualcosa, per non lasciarsi travolgere, è quello di costruire e realizzare nuove idee, nuove proposte, nuovi servizi. Solo così cattureremo l'attenzione dell'opinione pubblica che può essere quella che sostiene e motiva la nostra esistenza. Non tanto per sopravvivere e basta bensì con la consapevolezza che queste nostre strutture sparse in questo disgraziato Paese possono davvero essere una speranza per tutti.
Scusate i toni forse un po' fuori luogo per questa lista, ma dover convincere bibliotecari, dirigenti, amministratori e politici in generale ha fatto di me ormai un comiziante :-)
In ogni caso ribadisco che come Csbno stiamo cercando di muoverci nella direzione che vi ho indicato e che chiederemo presto aiuto alla lista per realizzare progetti concreti. Grazie per l'ospitalità Gianni Stefanini
Il 22/10/2013 10:32, giaccai@gmail.com ha scritto:
Io vorrei essere un po' più ottimista.
Mi riferisco qui alle biblioteche comunali. Per favore non usate l'orrenda espressione "biblioteche di pubblica lettura"; usate "biblioteche pubbliche" come fa il documento AIB che cita Pierfranco. A chi sostiene che sono biblioteche pubbliche anche quelle che che la legge chiama "biblioteche pubbliche statali" ripetiamo che le biblioteche di ente locale si chiamano biblioteche pubbliche e le biblioteche pubbliche statali si chiamano biblioteche statali..
Premetto che è vero che le condizioni sono quelle note: pochi soldi, dirigenti incompetenti, scarso riconoscimento del proprio valore, carenza di adeguati piani formativi ecc. ecc. ecc.
Però nonostante questo molte biblioteche comunali sono piene di cittadini e di cittadini contenti del servizio offerto; tra questi servizi ci sono stati anche interventi di promozione all'uso di internet (parlo degli anni '90) che poi si sono trasformati in fornitura di accesso. L'onda dell'OpenAccess, con le annesse problematiche di accesso aperto/chiuso, che ha coinvolto le biblioteche universitarie non è ancora giunta forte nelle biblioteche comunali, ma sta iniziando per esempio con il servizio MLOL e le connesse problematiche di costi per l'accesso a banche dati e servizi online.
In questa logica la collaborazione a Wikipedia si può concretizzare in:
- interventi di alfabetizzazione al suo uso
- interventi di alfabetizzazione alla redazione di voci
- donazione di materiale locale (opuscoli, foto, registrazion sonore)
- convolgimento delle scuole
- ecc. ecc.
sono tutti questi interventi che rendono la biblioteca comunale agente attivo di promozione della cittadinanza e dell'apprendimento permanente.
Questa cose stanno avvenendo in molte biblioteche pubbiche italiane anche se va riconosciuta il grave problema della inadeguatezza della formazione data dalle Università.
Susanna
.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-. *Susanna Giaccai* Firenze
Prendo spunto da quello che ha scritto Susanna e da una riflessione di Gianni Stefanini per far emergere 2 problemi:
1) mi sembra (ma per favore non prendetela come una critica, è solo una riflessione) che l'attuale rapporto tra biblioteche pubbliche e Wikipedia venga concepito in un quadro che trovo un po' limitato perché sostanzialmente coincide con l'obiettivo: come reclutare redattori che scrivano voci per Wikipedia. Questo emerge sia nella mail di Susanna. che in quello che scrive Gianni Stefanini.
Il giorno 23 ottobre 2013 00:12, gianni stefanini < gianni.stefanini@csbno.net> ha scritto:
- l'altra, sviluppare attività di conoscenza e diffusione di Wikipedia:
stiamo ragionando su progetti che chiamiamo "spazio pubblico digitale" nel quale potenziare l'accesso al digitale sia di coloro che vi sono ancora esclusi che di coloro che vi "abitano" in una logica aperta di scambio. In questo spazio pensiamo di collocare significativi interventi di conoscenza e diffusione degli strumenti di Wikipedia finalizzati da una parte ad un uso più consapevole e dall'altra a fornire strumenti, innanzittutto ai bibliotecari ma anche agli utenti, per diventare redattori.
Non ritrovo in questi obiettivi in maniera esplicita l'information literacy che nel documento programmatico AIB del 2011 è concepita come una delle funzioni principali di un rinnovato ruolo della biblioteca pubblica nell'era digitale e per rispondere ai bisogni della lifelong learning. O per essere più precisi, dai loro interventi queste cose un poco emergono, ma non trovo che siano particolarmente esplicitate e articolate. Il focus sembra essere sempre sulla produzione di contenuti anche quando ci si pone l'obiettivo di offrire a una comunità locale l'occasione di poter essere sulla vetrina Wikipedia. Non c'è un focus su: usare Wikiepdia per imparare questioni di ordine generale che rigurdano il mondo digitale e l'information literacy. Attenzione: non dico che gli obiettivi che Susanna e Stefanini segnalano non siano cose utili e attività da promuovere, dico solo che non emergono i grandi filoni che fanno parte del vasto concetto di information literacy e innanzitutto le questioni legate a ricerca e valutazione dell'autorevolezza dell'informazione, capacità di produrre informazione e metterla in rete rispettando il copyright ma imparando anche a riconoscerne i limiti e in questo vedere il ruolo di Wikipedia. Si tratta di tematiche ben presenti nel mondo universitario e sviluppate nei corsi di information literacy (nelle università dove vengono fatti). Il punto è: chi si occupa di fare la stessa cosa per i cittadini comuni che non vanno all'università? La risposta abbastanza ovvia sarebbe: la biblioteca pubblica e anche il documento programatico AIB va in questa direzione. Però per il momento la cosa non emerge con la nettezza e la concreta articolazione che ci si aspetterebbe: limiti che paiono essere sia delle concrete sperimentazioni sia dell'approccio della biblioteca.
2) il secondo problema che vedo è che mi pare (e spero che anche questa non sia vista come una critica ma come una riflessione da condividere) che il limite sia anche ravvisabile nella attuale proposta così come viene concepita da chi rappresenta Wikipedia e nelle iniziaitve concrete che sono state realizzate in circa due anni a questa parte. È più un dubbio che esprimo dall'esterno perché come sapete non ero presente a nessuna iniziativa ma l'impressione (ispirata anche dalla mail di Susanna) è che per il momento non si tratti di una proposta veramente a misura di biblioteca, cioè studiata appositamente per venire incontro alla sua mission, quanto di una proposta che torna utile a Wikipedia (reclutare redattori) e che però così rischia di apparire come una proposta etermporanea, un nuovo genere di "laboratorio" ma non si vede tanto il nesso con la mission della biblioteca.
Naturalmente come ho scritto anche riferendomi al libro di Casati, io penso che Wikipedia offra molte opportunità per un approccio concreto alle questioni dell'information literacy, questioni grosse che vanno ben al di là dell'obiettivo di trovare redattori perché costituiscono un patrimonio di conoscenze fondamentali. Così Wikipedia è usata in corsi universitari all'estero (tenuti da docenti, non da bibliotecari: ma il focus disciplinare è più un pretesto per imparare questioni di metodo). Ma come dico: non si capisce chi faccia questo al di fuori dell'univeristà.
Quindi ho l'impressione che il rapporto Wikiepdia biblioteche presenti delle opportunità anche per le biblioteche al di fuori degli immediati obiettivi wikipediani di reclutare e formare redattori, ma che queste opportinità stentino ad emergere e che debbano ancora essere sfruttate. Forse bisognerebbe iniziare con corsi di information literacy rivolti ai bibliotecari delle biblioteche pubbliche che dimostrino le opportunità di Wikipedia lasciando in secondo piano l'obiettivo del reclutamento di redattori.
Però troverei interessante sentire che cosa dicono i wikipediani veri e propri in merito al limite attuale che io percepisco nella formula attuale (ma magari potrei sbagliarmi). Ma sottolineo: quella che pongo è una questione di metodo (cosa e come si insegna) e di mission della biblioteca.
Pierfranco
- le competenze professionali che ci mancano dovranno servirci anche a
capire come aprire i nostri mondi opac all'universo informativo "che c'è là fuori" in una logica di connessione tra le informazioni e i servizi fisici e reali (spostamento di documenti) che ancora continuiamo a fare con notevole intensità
- non cito la questione dei documenti digitali in biblioteca perchè è
ampiamente e sapientemente presidiata da Giulio Blasi e con lui stiamo cercando di lavorare affinchè il progetto di Mlol si connetta con tutte le articolazioni della biblioteca.
Vorrei fare due ultime sottolineature, una sull'intervento di Susanna ed una su quello di Virginia che ringrazio entrambe per le considerazioni sempre stimolanti ed intelligenti che ci danno.
A Susanna vorrei rammentare che ci saranno pure le difficoltà esterne ed oggettive per le biblioteche pubbliche, pochi soldi, dirigenti incompetenti, carenza di adeguati piani formativi, ma che tutto ciò potrebbe essere agevolmente superato se avessimo una categoria di bibliotecari motivati e disponibili a rimettersi in discussione e a ridefinire le proprie competenze. La metafora della rana bollita non è del tutto peregrina e credo rappresenti bene una situazione fatta di immobilismo ed incompetenza molto più diffusa dei casi straordinari di bibliotecari attivi ed intelligenti.
A Virginia vorrei dire che mentre condivido il suo pessimismo per la situazione generale (come appena detto) non condivido la sua conclusione: l'unico modo per cambiare qualcosa, per non lasciarsi travolgere, è quello di costruire e realizzare nuove idee, nuove proposte, nuovi servizi. Solo così cattureremo l'attenzione dell'opinione pubblica che può essere quella che sostiene e motiva la nostra esistenza. Non tanto per sopravvivere e basta bensì con la consapevolezza che queste nostre strutture sparse in questo disgraziato Paese possono davvero essere una speranza per tutti.
Scusate i toni forse un po' fuori luogo per questa lista, ma dover convincere bibliotecari, dirigenti, amministratori e politici in generale ha fatto di me ormai un comiziante :-)
In ogni caso ribadisco che come Csbno stiamo cercando di muoverci nella direzione che vi ho indicato e che chiederemo presto aiuto alla lista per realizzare progetti concreti. Grazie per l'ospitalità Gianni Stefanini
Il 22/10/2013 10:32, giaccai@gmail.com ha scritto:
Io vorrei essere un po' più ottimista.Mi riferisco qui alle biblioteche comunali. Per favore non usate l'orrenda espressione "biblioteche di pubblica lettura"; usate "biblioteche pubbliche" come fa il documento AIB che cita Pierfranco. A chi sostiene che sono biblioteche pubbliche anche quelle che che la legge chiama "biblioteche pubbliche statali" ripetiamo che le biblioteche di ente locale si chiamano biblioteche pubbliche e le biblioteche pubbliche statali si chiamano biblioteche statali..
Premetto che è vero che le condizioni sono quelle note: pochi soldi, dirigenti incompetenti, scarso riconoscimento del proprio valore, carenza di adeguati piani formativi ecc. ecc. ecc.
Però nonostante questo molte biblioteche comunali sono piene di cittadini e di cittadini contenti del servizio offerto; tra questi servizi ci sono stati anche interventi di promozione all'uso di internet (parlo degli anni '90) che poi si sono trasformati in fornitura di accesso. L'onda dell'OpenAccess, con le annesse problematiche di accesso aperto/chiuso, che ha coinvolto le biblioteche universitarie non è ancora giunta forte nelle biblioteche comunali, ma sta iniziando per esempio con il servizio MLOL e le connesse problematiche di costi per l'accesso a banche dati e servizi online.
In questa logica la collaborazione a Wikipedia si può concretizzare in:
- interventi di alfabetizzazione al suo uso
- interventi di alfabetizzazione alla redazione di voci
- donazione di materiale locale (opuscoli, foto, registrazion sonore)
- convolgimento delle scuole
- ecc. ecc.
sono tutti questi interventi che rendono la biblioteca comunale agente attivo di promozione della cittadinanza e dell'apprendimento permanente.
Questa cose stanno avvenendo in molte biblioteche pubbiche italiane anche se va riconosciuta il grave problema della inadeguatezza della formazione data dalle Università.
Susanna
.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-. *Susanna Giaccai* Firenze
-- ___________________________________ GIANNI STEFANINI Direttore Generale del Consorzio Sistema Bibliotecario Nord - Ovest Via Valassina, 1 - 20037 Paderno Dugnano MI Tel. +39 02 9906071 - Fax +39 02 93664708 Mailto: gianni.stefanini@csbno.nethttp://www.csbno.net ___________________________________
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Caro Gianni grazie del tuo intervento tutt'altro che fuori luogo.
In questa lista convivono 2 anime: una smanettona interessata alla gestione degli open data (sono i messaggi che tu ed io seguiamo con fatica) ed una più interessata alla creazione di contenuti in Wikipedia e quindi a discutere regole e fare formazione.
Tu scrivi: *tutto ciò potrebbe essere agevolmente superato se avessimo una categoria di bibliotecari motivati e disponibili a rimettersi in discussione e a ridefinire le proprie competenze* * * La questione centrale è appunto questa: chi deve indurre questa motivazione? -- l'università ? -- l'AIB ? -- la singola persona con il suo senso civico?
Buona giornata Susanna
.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-. *Susanna Giaccai* Firenze
Il giorno 23 ottobre 2013 00:12, gianni stefanini < gianni.stefanini@csbno.net> ha scritto:
Carissimi, finalmente un tema sul quale posso intervenire: assisto ai dibattiti che si intrecciano su questa lista con timore quasi reverenziale constatando quanto ancora sia lontana (o forse dovrei dire diversa) la professionalità media del bibliotecario di ente locale da quella che qui si esprime.
Faccio qualche considerazione sia allacciandomi all'intervento di Susanna che a quello di Virginia che ho appena visto:
- leggendo tutti gli scambi di mail mi si è consolidata l'opinione che
nelle nostre strutture (biblioteche pubbliche) manca una professionalità che ho visto presente su questa lista. Non ci sono, in generale, biblioteche abbastanza grandi che si possano permettere di coltivare in ambito locale queste professionalità. I continui processi organizzativi hanno portato fuori dalle nostre strutture le competenze nella gestione dei dati che nascevano innanzittutto dai catalogatori (nella mia struttura, Csbno un consorzio di circa 50 biblioteche pubbliche, acquistiamo 70.000 documenti l'anno con 20.000 catalogazioni che otteniamo tutte dall'esterno, tutto ciò ci ha alleggerito dei costi ma ci ha privato di professionalità).
- in questi mesi mi sono convinto di due cose: ricostruire una competenza
nella gestione dei dati, magari in comune con altre reti per affrontare anche le questioni della circolazione dei nostri dati (pochissime delle grandi reti lombarde sono collegate a Sbn che abbiamo sempre visto come una macchina farraginosa e inefficiente e in ogni caso non utile per i nostri servizi)
- l'altra, sviluppare attività di conoscenza e diffusione di Wikipedia:
stiamo ragionando su progetti che chiamiamo "spazio pubblico digitale" nel quale potenziare l'accesso al digitale sia di coloro che vi sono ancora esclusi che di coloro che vi "abitano" in una logica aperta di scambio. In questo spazio pensiamo di collocare significativi interventi di conoscenza e diffusione degli strumenti di Wikipedia finalizzati da una parte ad un uso più consapevole e dall'altra a fornire strumenti, innanzittutto ai bibliotecari ma anche agli utenti, per diventare redattori. Obiettivi primari saranno la descrizione del territorio e della sua storia (non abbiamo biblioteche che possano costituire da sole una voce di Wikipedia, ma i nostri territori e i suoi monumenti si)
- le competenze professionali che ci mancano dovranno servirci anche a
capire come aprire i nostri mondi opac all'universo informativo "che c'è là fuori" in una logica di connessione tra le informazioni e i servizi fisici e reali (spostamento di documenti) che ancora continuiamo a fare con notevole intensità
- non cito la questione dei documenti digitali in biblioteca perchè è
ampiamente e sapientemente presidiata da Giulio Blasi e con lui stiamo cercando di lavorare affinchè il progetto di Mlol si connetta con tutte le articolazioni della biblioteca.
Vorrei fare due ultime sottolineature, una sull'intervento di Susanna ed una su quello di Virginia che ringrazio entrambe per le considerazioni sempre stimolanti ed intelligenti che ci danno.
A Susanna vorrei rammentare che ci saranno pure le difficoltà esterne ed oggettive per le biblioteche pubbliche, pochi soldi, dirigenti incompetenti, carenza di adeguati piani formativi, ma che tutto ciò potrebbe essere agevolmente superato se avessimo una categoria di bibliotecari motivati e disponibili a rimettersi in discussione e a ridefinire le proprie competenze. La metafora della rana bollita non è del tutto peregrina e credo rappresenti bene una situazione fatta di immobilismo ed incompetenza molto più diffusa dei casi straordinari di bibliotecari attivi ed intelligenti.
A Virginia vorrei dire che mentre condivido il suo pessimismo per la situazione generale (come appena detto) non condivido la sua conclusione: l'unico modo per cambiare qualcosa, per non lasciarsi travolgere, è quello di costruire e realizzare nuove idee, nuove proposte, nuovi servizi. Solo così cattureremo l'attenzione dell'opinione pubblica che può essere quella che sostiene e motiva la nostra esistenza. Non tanto per sopravvivere e basta bensì con la consapevolezza che queste nostre strutture sparse in questo disgraziato Paese possono davvero essere una speranza per tutti.
Scusate i toni forse un po' fuori luogo per questa lista, ma dover convincere bibliotecari, dirigenti, amministratori e politici in generale ha fatto di me ormai un comiziante :-)
In ogni caso ribadisco che come Csbno stiamo cercando di muoverci nella direzione che vi ho indicato e che chiederemo presto aiuto alla lista per realizzare progetti concreti. Grazie per l'ospitalità Gianni Stefanini
Il 22/10/2013 10:32, giaccai@gmail.com ha scritto:
Io vorrei essere un po' più ottimista.Mi riferisco qui alle biblioteche comunali. Per favore non usate l'orrenda espressione "biblioteche di pubblica lettura"; usate "biblioteche pubbliche" come fa il documento AIB che cita Pierfranco. A chi sostiene che sono biblioteche pubbliche anche quelle che che la legge chiama "biblioteche pubbliche statali" ripetiamo che le biblioteche di ente locale si chiamano biblioteche pubbliche e le biblioteche pubbliche statali si chiamano biblioteche statali..
Premetto che è vero che le condizioni sono quelle note: pochi soldi, dirigenti incompetenti, scarso riconoscimento del proprio valore, carenza di adeguati piani formativi ecc. ecc. ecc.
Però nonostante questo molte biblioteche comunali sono piene di cittadini e di cittadini contenti del servizio offerto; tra questi servizi ci sono stati anche interventi di promozione all'uso di internet (parlo degli anni '90) che poi si sono trasformati in fornitura di accesso. L'onda dell'OpenAccess, con le annesse problematiche di accesso aperto/chiuso, che ha coinvolto le biblioteche universitarie non è ancora giunta forte nelle biblioteche comunali, ma sta iniziando per esempio con il servizio MLOL e le connesse problematiche di costi per l'accesso a banche dati e servizi online.
In questa logica la collaborazione a Wikipedia si può concretizzare in:
- interventi di alfabetizzazione al suo uso
- interventi di alfabetizzazione alla redazione di voci
- donazione di materiale locale (opuscoli, foto, registrazion sonore)
- convolgimento delle scuole
- ecc. ecc.
sono tutti questi interventi che rendono la biblioteca comunale agente attivo di promozione della cittadinanza e dell'apprendimento permanente.
Questa cose stanno avvenendo in molte biblioteche pubbiche italiane anche se va riconosciuta il grave problema della inadeguatezza della formazione data dalle Università.
Susanna
.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-. *Susanna Giaccai* Firenze
-- ___________________________________ GIANNI STEFANINI Direttore Generale del Consorzio Sistema Bibliotecario Nord - Ovest Via Valassina, 1 - 20037 Paderno Dugnano MI Tel. +39 02 9906071 - Fax +39 02 93664708 Mailto: gianni.stefanini@csbno.nethttp://www.csbno.net ___________________________________
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
giusto 2 soldini pratici (che magari saranno utili a Gianni nel pensare ai corsi che vuole organizzare). Ho già visto in atto qualche (comprensibile) ingenuità nei bibliotecari che si avvicinano a Wikipedia, ad esempio:
1) buttarsi sui corsi come esperienza "nuova" per rinnovare un'offerta di attività che altrimenti langue. Per fare i corsi servono i wikipediani. Realisticamente, per trovarli la cosa più semplice è rivolgersi a Wikimedia Italia che, però, non è un ente di formazione, ovvero non è del tutto attrezzata al momento per venire incontro a richieste di una certa frequenza e intensità. Andrea (se tira fuori la testa dal suo hackaton per un momento) vi dirà che possiamo fare tutto, ma prendetelo con le molle: possiamo fare diverse cose, ma non tutto ;-)
2) pensare ai cittadini come redattori delle voci sul territorio: nessuno scrive su Wikipedia "su commissione", per così dire. In primo luogo, non è realistico: se devono spenderci il loro tempo libero, le persone giustamente scrivono di quello che gli piace, magari la loro serie tv preferita e non la chiesetta romanica di grande pregio. In secondo luogo, esiste anche il rischio (sostenuto certamente dalle migliori intenzioni) di presentare wikipedia appunto come "vetrina" di qualcosa: la biblioteca, l'ente, un'azienda che ospita un'iniziativa, un territorio, ecc. Questo atteggiamento è sbagliato in partenza. Essere percepiti come persone che hanno un interesse/coinvolgimento personale/istituzionale nel "promuovere" qualcosa (qualunque cosa) è il modo migliore per farvi criticare ogni singola sillaba che scriverete
quanto a quello che dice Pierfranco sulle potenzialità di wikipedia come "palestra" di information literacy, confermo che tutto quello che è stato fatto fino ad ora non ha avuto modo di riflettere accuratamente su ciò. Dire che siamo alle prime sperimentazioni mi pare più corretto e credo che Pierfranco dunque abbia ragione. Dopodiche, fortunatamente l'interesse wikipediano a trovare nuovi contributori e quello bibliotecario a sviluppare l'information literacy nei cittadini non sono in contrasto. Uno dei punti di forza dello scrivere sull'enciclopedia è che sviluppa le capacità critiche e documentarie "per forza"
buona giornata virginia
2013/10/23 giaccai@gmail.com:
Caro Gianni grazie del tuo intervento tutt'altro che fuori luogo.
In questa lista convivono 2 anime: una smanettona interessata alla gestione degli open data (sono i messaggi che tu ed io seguiamo con fatica) ed una più interessata alla creazione di contenuti in Wikipedia e quindi a discutere regole e fare formazione.
Tu scrivi: tutto ciò potrebbe essere agevolmente superato se avessimo una categoria di bibliotecari motivati e disponibili a rimettersi in discussione e a ridefinire le proprie competenze
La questione centrale è appunto questa: chi deve indurre questa motivazione? -- l'università ? -- l'AIB ? -- la singola persona con il suo senso civico?
Buona giornata Susanna
.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-. Susanna Giaccai Firenze
Il giorno 23 ottobre 2013 00:12, gianni stefanini gianni.stefanini@csbno.net ha scritto:
Carissimi,
finalmente un tema sul quale posso intervenire: assisto ai dibattiti che si intrecciano su questa lista con timore quasi reverenziale constatando quanto ancora sia lontana (o forse dovrei dire diversa) la professionalità media del bibliotecario di ente locale da quella che qui si esprime.
Faccio qualche considerazione sia allacciandomi all'intervento di Susanna che a quello di Virginia che ho appena visto:
- leggendo tutti gli scambi di mail mi si è consolidata l'opinione che
nelle nostre strutture (biblioteche pubbliche) manca una professionalità che ho visto presente su questa lista. Non ci sono, in generale, biblioteche abbastanza grandi che si possano permettere di coltivare in ambito locale queste professionalità. I continui processi organizzativi hanno portato fuori dalle nostre strutture le competenze nella gestione dei dati che nascevano innanzittutto dai catalogatori (nella mia struttura, Csbno un consorzio di circa 50 biblioteche pubbliche, acquistiamo 70.000 documenti l'anno con 20.000 catalogazioni che otteniamo tutte dall'esterno, tutto ciò ci ha alleggerito dei costi ma ci ha privato di professionalità).
- in questi mesi mi sono convinto di due cose: ricostruire una competenza
nella gestione dei dati, magari in comune con altre reti per affrontare anche le questioni della circolazione dei nostri dati (pochissime delle grandi reti lombarde sono collegate a Sbn che abbiamo sempre visto come una macchina farraginosa e inefficiente e in ogni caso non utile per i nostri servizi)
- l'altra, sviluppare attività di conoscenza e diffusione di Wikipedia:
stiamo ragionando su progetti che chiamiamo "spazio pubblico digitale" nel quale potenziare l'accesso al digitale sia di coloro che vi sono ancora esclusi che di coloro che vi "abitano" in una logica aperta di scambio. In questo spazio pensiamo di collocare significativi interventi di conoscenza e diffusione degli strumenti di Wikipedia finalizzati da una parte ad un uso più consapevole e dall'altra a fornire strumenti, innanzittutto ai bibliotecari ma anche agli utenti, per diventare redattori. Obiettivi primari saranno la descrizione del territorio e della sua storia (non abbiamo biblioteche che possano costituire da sole una voce di Wikipedia, ma i nostri territori e i suoi monumenti si)
- le competenze professionali che ci mancano dovranno servirci anche a
capire come aprire i nostri mondi opac all'universo informativo "che c'è là fuori" in una logica di connessione tra le informazioni e i servizi fisici e reali (spostamento di documenti) che ancora continuiamo a fare con notevole intensità
- non cito la questione dei documenti digitali in biblioteca perchè è
ampiamente e sapientemente presidiata da Giulio Blasi e con lui stiamo cercando di lavorare affinchè il progetto di Mlol si connetta con tutte le articolazioni della biblioteca.
Vorrei fare due ultime sottolineature, una sull'intervento di Susanna ed una su quello di Virginia che ringrazio entrambe per le considerazioni sempre stimolanti ed intelligenti che ci danno.
A Susanna vorrei rammentare che ci saranno pure le difficoltà esterne ed oggettive per le biblioteche pubbliche, pochi soldi, dirigenti incompetenti, carenza di adeguati piani formativi, ma che tutto ciò potrebbe essere agevolmente superato se avessimo una categoria di bibliotecari motivati e disponibili a rimettersi in discussione e a ridefinire le proprie competenze. La metafora della rana bollita non è del tutto peregrina e credo rappresenti bene una situazione fatta di immobilismo ed incompetenza molto più diffusa dei casi straordinari di bibliotecari attivi ed intelligenti.
A Virginia vorrei dire che mentre condivido il suo pessimismo per la situazione generale (come appena detto) non condivido la sua conclusione: l'unico modo per cambiare qualcosa, per non lasciarsi travolgere, è quello di costruire e realizzare nuove idee, nuove proposte, nuovi servizi. Solo così cattureremo l'attenzione dell'opinione pubblica che può essere quella che sostiene e motiva la nostra esistenza. Non tanto per sopravvivere e basta bensì con la consapevolezza che queste nostre strutture sparse in questo disgraziato Paese possono davvero essere una speranza per tutti.
Scusate i toni forse un po' fuori luogo per questa lista, ma dover convincere bibliotecari, dirigenti, amministratori e politici in generale ha fatto di me ormai un comiziante :-)
In ogni caso ribadisco che come Csbno stiamo cercando di muoverci nella direzione che vi ho indicato e che chiederemo presto aiuto alla lista per realizzare progetti concreti. Grazie per l'ospitalità Gianni Stefanini
Il 22/10/2013 10:32, giaccai@gmail.com ha scritto:
Io vorrei essere un po' più ottimista.
Mi riferisco qui alle biblioteche comunali. Per favore non usate l'orrenda espressione "biblioteche di pubblica lettura"; usate "biblioteche pubbliche" come fa il documento AIB che cita Pierfranco. A chi sostiene che sono biblioteche pubbliche anche quelle che che la legge chiama "biblioteche pubbliche statali" ripetiamo che le biblioteche di ente locale si chiamano biblioteche pubbliche e le biblioteche pubbliche statali si chiamano biblioteche statali..
Premetto che è vero che le condizioni sono quelle note: pochi soldi, dirigenti incompetenti, scarso riconoscimento del proprio valore, carenza di adeguati piani formativi ecc. ecc. ecc.
Però nonostante questo molte biblioteche comunali sono piene di cittadini e di cittadini contenti del servizio offerto; tra questi servizi ci sono stati anche interventi di promozione all'uso di internet (parlo degli anni '90) che poi si sono trasformati in fornitura di accesso. L'onda dell'OpenAccess, con le annesse problematiche di accesso aperto/chiuso, che ha coinvolto le biblioteche universitarie non è ancora giunta forte nelle biblioteche comunali, ma sta iniziando per esempio con il servizio MLOL e le connesse problematiche di costi per l'accesso a banche dati e servizi online.
In questa logica la collaborazione a Wikipedia si può concretizzare in:
- interventi di alfabetizzazione al suo uso
- interventi di alfabetizzazione alla redazione di voci
- donazione di materiale locale (opuscoli, foto, registrazion sonore)
- convolgimento delle scuole
- ecc. ecc.
sono tutti questi interventi che rendono la biblioteca comunale agente attivo di promozione della cittadinanza e dell'apprendimento permanente.
Questa cose stanno avvenendo in molte biblioteche pubbiche italiane anche se va riconosciuta il grave problema della inadeguatezza della formazione data dalle Università.
Susanna
.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-. Susanna Giaccai Firenze
-- ___________________________________ GIANNI STEFANINI Direttore Generale del Consorzio Sistema Bibliotecario Nord - Ovest Via Valassina, 1 - 20037 Paderno Dugnano MI Tel. +39 02 9906071 - Fax +39 02 93664708 Mailto: gianni.stefanini@csbno.net http://www.csbno.net ___________________________________
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Segnalo, se già non lo sapete, che l'AIB ha un Gruppo di studio sull'Information Literacy coordinato da Laura Ballestra e che questo gruppo ha scritto un documento su "literacy digitale e biblioteche". Stefano Parise l'ha inviato ai CEN e alla dott.ssa Rosa Barrese, dell'Agenzia per l'Italia Digitale.
Mi pare che costruire sinergie con quel gruppo e le sue proposte sarebbe molto fruttuoso. Una delle "debolezze" del rapporto wikipedia-biblioteche e su cui mi fa riflettere la questione posta da Giulio Blasi è infatti legata, e ci sot pensando adesso, all'assenza di sinergie con AIB, probabilmemte perché non sono stati identificati gli interlocutori giusti e le iniziaitve appropriate. Il Gruppo sull'information literacy mi parrebbe il gruppo giusto. A condizione però che le iniziative dei corsi wikipedia in biblioteca assumano programmaticamente questa fisionomia, cosa che mi confermate non è avvenuta. Ora è verissimo quello che dice Virginia, che anche nell'attuale fisionomia dei corsi wikipediani in biblioteca, quelle cose in un certo senso le impari "per forza", però un conto è dire che la redazione di voci è l'obiettivo e un'altra cosa è dire che per le biblioteche Wikipedia dovrebbe essere semmai uno strumento e presentarla esplicitamente come tale. Sono cose molto diverse e su questa differenza bisognerebbe riflettere. Poi la biblioteca non può rinunciare a elaborare una offerta di servizi e una immagine all'interno della quale quelle attività (come le altre attività) sono esplicitamente presentate come coerenti con la sua mission e non come cose estemporanee. E questo inevitabilmente influirebbe sulla fisionomia dei corsi, la scaletta dei contenuti. Infine, come ho già scritto sarebbe um modo per realizzare concretamente la funzione prevista dal documento programmaticossulle biblioteche pubbliche, che altimenti rischia di rimanere un esercizio retorico.
Pierfranco
Il giorno 23 ottobre 2013 09:14, Virginia Gentilini < virginia.gentilini@gmail.com> ha scritto:
giusto 2 soldini pratici (che magari saranno utili a Gianni nel pensare ai corsi che vuole organizzare). Ho già visto in atto qualche (comprensibile) ingenuità nei bibliotecari che si avvicinano a Wikipedia, ad esempio:
- buttarsi sui corsi come esperienza "nuova" per rinnovare un'offerta
di attività che altrimenti langue. Per fare i corsi servono i wikipediani. Realisticamente, per trovarli la cosa più semplice è rivolgersi a Wikimedia Italia che, però, non è un ente di formazione, ovvero non è del tutto attrezzata al momento per venire incontro a richieste di una certa frequenza e intensità. Andrea (se tira fuori la testa dal suo hackaton per un momento) vi dirà che possiamo fare tutto, ma prendetelo con le molle: possiamo fare diverse cose, ma non tutto ;-)
- pensare ai cittadini come redattori delle voci sul territorio:
nessuno scrive su Wikipedia "su commissione", per così dire. In primo luogo, non è realistico: se devono spenderci il loro tempo libero, le persone giustamente scrivono di quello che gli piace, magari la loro serie tv preferita e non la chiesetta romanica di grande pregio. In secondo luogo, esiste anche il rischio (sostenuto certamente dalle migliori intenzioni) di presentare wikipedia appunto come "vetrina" di qualcosa: la biblioteca, l'ente, un'azienda che ospita un'iniziativa, un territorio, ecc. Questo atteggiamento è sbagliato in partenza. Essere percepiti come persone che hanno un interesse/coinvolgimento personale/istituzionale nel "promuovere" qualcosa (qualunque cosa) è il modo migliore per farvi criticare ogni singola sillaba che scriverete
quanto a quello che dice Pierfranco sulle potenzialità di wikipedia come "palestra" di information literacy, confermo che tutto quello che è stato fatto fino ad ora non ha avuto modo di riflettere accuratamente su ciò. Dire che siamo alle prime sperimentazioni mi pare più corretto e credo che Pierfranco dunque abbia ragione. Dopodiche, fortunatamente l'interesse wikipediano a trovare nuovi contributori e quello bibliotecario a sviluppare l'information literacy nei cittadini non sono in contrasto. Uno dei punti di forza dello scrivere sull'enciclopedia è che sviluppa le capacità critiche e documentarie "per forza"
buona giornata virginia
2013/10/23 giaccai@gmail.com:
Caro Gianni grazie del tuo intervento tutt'altro che fuori luogo.
In questa lista convivono 2 anime: una smanettona interessata alla
gestione
degli open data (sono i messaggi che tu ed io seguiamo con fatica) ed
una
più interessata alla creazione di contenuti in Wikipedia e quindi a discutere regole e fare formazione.
Tu scrivi: tutto ciò potrebbe essere agevolmente superato se avessimo una categoria
di
bibliotecari motivati e disponibili a rimettersi in discussione e a ridefinire le proprie competenze
La questione centrale è appunto questa: chi deve indurre questa
motivazione?
-- l'università ? -- l'AIB ? -- la singola persona con il suo senso civico?
Buona giornata Susanna
.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-. Susanna Giaccai Firenze
Il giorno 23 ottobre 2013 00:12, gianni stefanini gianni.stefanini@csbno.net ha scritto:
Carissimi,
finalmente un tema sul quale posso intervenire: assisto ai dibattiti che si intrecciano su questa lista con timore quasi reverenziale constatando quanto ancora sia lontana (o forse dovrei dire diversa) la
professionalità
media del bibliotecario di ente locale da quella che qui si esprime.
Faccio qualche considerazione sia allacciandomi all'intervento di
Susanna
che a quello di Virginia che ho appena visto:
- leggendo tutti gli scambi di mail mi si è consolidata l'opinione che
nelle nostre strutture (biblioteche pubbliche) manca una
professionalità che
ho visto presente su questa lista. Non ci sono, in generale, biblioteche abbastanza grandi che si possano permettere di coltivare in ambito
locale
queste professionalità. I continui processi organizzativi hanno portato fuori dalle nostre strutture le competenze nella gestione dei dati che nascevano innanzittutto dai catalogatori (nella mia struttura, Csbno un consorzio di circa 50 biblioteche pubbliche, acquistiamo 70.000
documenti
l'anno con 20.000 catalogazioni che otteniamo tutte dall'esterno, tutto
ciò
ci ha alleggerito dei costi ma ci ha privato di professionalità).
- in questi mesi mi sono convinto di due cose: ricostruire una
competenza
nella gestione dei dati, magari in comune con altre reti per affrontare anche le questioni della circolazione dei nostri dati (pochissime delle grandi reti lombarde sono collegate a Sbn che abbiamo sempre visto come
una
macchina farraginosa e inefficiente e in ogni caso non utile per i
nostri
servizi)
- l'altra, sviluppare attività di conoscenza e diffusione di Wikipedia:
stiamo ragionando su progetti che chiamiamo "spazio pubblico digitale"
nel
quale potenziare l'accesso al digitale sia di coloro che vi sono ancora esclusi che di coloro che vi "abitano" in una logica aperta di scambio.
In
questo spazio pensiamo di collocare significativi interventi di
conoscenza e
diffusione degli strumenti di Wikipedia finalizzati da una parte ad un
uso
più consapevole e dall'altra a fornire strumenti, innanzittutto ai bibliotecari ma anche agli utenti, per diventare redattori. Obiettivi primari saranno la descrizione del territorio e della sua storia (non abbiamo biblioteche che possano costituire da sole una voce di
Wikipedia, ma
i nostri territori e i suoi monumenti si)
- le competenze professionali che ci mancano dovranno servirci anche a
capire come aprire i nostri mondi opac all'universo informativo "che
c'è là
fuori" in una logica di connessione tra le informazioni e i servizi
fisici e
reali (spostamento di documenti) che ancora continuiamo a fare con
notevole
intensità
- non cito la questione dei documenti digitali in biblioteca perchè è
ampiamente e sapientemente presidiata da Giulio Blasi e con lui stiamo cercando di lavorare affinchè il progetto di Mlol si connetta con tutte
le
articolazioni della biblioteca.
Vorrei fare due ultime sottolineature, una sull'intervento di Susanna ed una su quello di Virginia che ringrazio entrambe per le considerazioni sempre stimolanti ed intelligenti che ci danno.
A Susanna vorrei rammentare che ci saranno pure le difficoltà esterne ed oggettive per le biblioteche pubbliche, pochi soldi, dirigenti
incompetenti,
carenza di adeguati piani formativi, ma che tutto ciò potrebbe essere agevolmente superato se avessimo una categoria di bibliotecari motivati
e
disponibili a rimettersi in discussione e a ridefinire le proprie competenze. La metafora della rana bollita non è del tutto peregrina e
credo
rappresenti bene una situazione fatta di immobilismo ed incompetenza
molto
più diffusa dei casi straordinari di bibliotecari attivi ed
intelligenti.
A Virginia vorrei dire che mentre condivido il suo pessimismo per la situazione generale (come appena detto) non condivido la sua
conclusione:
l'unico modo per cambiare qualcosa, per non lasciarsi travolgere, è
quello
di costruire e realizzare nuove idee, nuove proposte, nuovi servizi.
Solo
così cattureremo l'attenzione dell'opinione pubblica che può essere
quella
che sostiene e motiva la nostra esistenza. Non tanto per sopravvivere e basta bensì con la consapevolezza che queste nostre strutture sparse in questo disgraziato Paese possono davvero essere una speranza per tutti.
Scusate i toni forse un po' fuori luogo per questa lista, ma dover convincere bibliotecari, dirigenti, amministratori e politici in
generale ha
fatto di me ormai un comiziante :-)
In ogni caso ribadisco che come Csbno stiamo cercando di muoverci nella direzione che vi ho indicato e che chiederemo presto aiuto alla lista
per
realizzare progetti concreti. Grazie per l'ospitalità Gianni Stefanini
Il 22/10/2013 10:32, giaccai@gmail.com ha scritto:
Io vorrei essere un po' più ottimista.
Mi riferisco qui alle biblioteche comunali. Per favore non usate
l'orrenda
espressione "biblioteche di pubblica lettura"; usate "biblioteche
pubbliche"
come fa il documento AIB che cita Pierfranco. A chi sostiene che sono biblioteche pubbliche anche quelle che che la legge chiama "biblioteche pubbliche statali" ripetiamo che le biblioteche di ente locale si
chiamano
biblioteche pubbliche e le biblioteche pubbliche statali si chiamano biblioteche statali..
Premetto che è vero che le condizioni sono quelle note: pochi soldi, dirigenti incompetenti, scarso riconoscimento del proprio valore,
carenza di
adeguati piani formativi ecc. ecc. ecc.
Però nonostante questo molte biblioteche comunali sono piene di
cittadini
e di cittadini contenti del servizio offerto; tra questi servizi ci sono stati anche interventi di promozione all'uso di internet (parlo degli
anni
'90) che poi si sono trasformati in fornitura di accesso. L'onda dell'OpenAccess, con le annesse problematiche di accesso aperto/chiuso,
che
ha coinvolto le biblioteche universitarie non è ancora giunta forte
nelle
biblioteche comunali, ma sta iniziando per esempio con il servizio MLOL
e le
connesse problematiche di costi per l'accesso a banche dati e servizi online.
In questa logica la collaborazione a Wikipedia si può concretizzare in:
- interventi di alfabetizzazione al suo uso
- interventi di alfabetizzazione alla redazione di voci
- donazione di materiale locale (opuscoli, foto, registrazion sonore)
- convolgimento delle scuole
- ecc. ecc.
sono tutti questi interventi che rendono la biblioteca comunale agente attivo di promozione della cittadinanza e dell'apprendimento permanente.
Questa cose stanno avvenendo in molte biblioteche pubbiche italiane
anche
se va riconosciuta il grave problema della inadeguatezza della
formazione
data dalle Università.
Susanna
.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-. Susanna Giaccai Firenze
-- ___________________________________ GIANNI STEFANINI Direttore Generale del Consorzio Sistema Bibliotecario Nord - Ovest Via Valassina, 1 - 20037 Paderno Dugnano MI Tel. +39 02 9906071 - Fax +39 02 93664708 Mailto: gianni.stefanini@csbno.net http://www.csbno.net ___________________________________
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente:
http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Premessa: quello che sto per scrivere è un pensiero mio, non dell'associazione che spesso rappresento.
Io confermo in tutto e per tutto la sensazione di Piefranco: non c'è una proposta coordinata e sistematica, non c'è stata una strategia per decidere "ora con i bibliotecari facciamo questa cosa per avere redattori". Molto, molto più semplicemente, ci siamo messi lì e ci siamo detti che c'è "spazio per collaborare".
Ovviamente, da parte nostra (dei wikimediani) l'interesse è portare "cose" in Wikimedia, siano esse voci, utenti, competenze, immagini, scansioni, dati. E' sicuramente il motivo per cui stiamo facendo quello che facciamo.
E' stato ed è un navigare a vista, una strategia bottom up (che è un po' un abito mentale wikipediano).
Una delle prime cose che io, personalmente, volevo era avere da subito *i bibliotecari, in wikipedia*, perchè le loro competenze professionali possono essere molto utili. Perchè Wikipedia è molto vuota di info sulla biblioteconomia e information science: e perchè l'information science serve sempre Una cosa che volevo era avere bibliot\ecari che si infilassero qui: https://www.wikidata.org/wiki/Wikidata:Books_task_force e ci dessero una mano con i metadati. perchè a me sembra assurdo che lo schema di metadati di uno che sarà in 6 mesi il più grande contenitore di dati del mondo (se non lo è già) deve avere un mapping di metadati fatto *da me* (ovviamente, altri si sono messi lì in mezzo, ma sono strasicuro che nessuno sia un bibliotecario).
Cioè, fondamentalmente, la mia domanda personale è : ma dove sono i bibliotecari? dove sono stati tutto questo tempo mentre i nerd costruivano la più grande enciclopedia della storia? dove sono adesso che costruiamo il più grande database (Wikidata)? perchè non ci vengono ad aiutare a costruire la più grande biblioteca digitale (Wikisource)? o il più grande repository di immagini libere (Commons)?
Il mio impegno in questa cosa viene dunque dal lo scorgere una necessità, un cosa che va fatta, un buco che va riempito (poi, ovviamente, mi diverto, che è poi il motivo per cui stiamo tutti qui a fare cose non essendo pagati).
C'è anche un "bias" sistematico: io sono partito come Wikipediano e mi sono formato come bibliotecario (digitale) nel mentre, per cui ho sempre associato e collegato quello che imparavo alla mia pratica su wiki(source). Per me sono inscindibili. E, come ho ripetuto tante volte, lavorando entrambi nell'"accesso all'informazione" i punti di contatto e sinergia sono veramente tanti.
Mi ripeto ancora: i bibliotecari a wikipedia possono offrire * contenuti (digitalizzazioni, informazioni, testi, video, foto, dati, ecc.) * competenze * facilitazione (formazione utenti, ecc.)
L'ultima, paradossalmente, è quella che mi interessa di meno. Non è facile fare un wikipediano da zero, come non è facile fare un bibliotecario da zero. E' un discorso di competenze (che si imparano) e cultura/esperienza (che si impara anche quella, ma ci vuole tempo). Io credo che pochi utenti ma buoni siano molto più incisivi di tanti utenti formati pochissimo. E' per questo che sono molto interessato dal modello bibliohackathon: vediamo cosa ne verrà fuori.
Ieri mi sono riletto il capitolo dell'Atlas di David Lankes (Migliorare la società) e rimango della mia opinione che quando lui parla dei "nuovi bibliotecari", parla dei Wikipedian :-)
Aubrey
2013/10/23 Pierfranco Minsenti pierfranco.minsenti@gmail.com
Segnalo, se già non lo sapete, che l'AIB ha un Gruppo di studio sull'Information Literacy coordinato da Laura Ballestra e che questo gruppo ha scritto un documento su "literacy digitale e biblioteche". Stefano Parise l'ha inviato ai CEN e alla dott.ssa Rosa Barrese, dell'Agenzia per l'Italia Digitale.
Mi pare che costruire sinergie con quel gruppo e le sue proposte sarebbe molto fruttuoso. Una delle "debolezze" del rapporto wikipedia-biblioteche e su cui mi fa riflettere la questione posta da Giulio Blasi è infatti legata, e ci sot pensando adesso, all'assenza di sinergie con AIB, probabilmemte perché non sono stati identificati gli interlocutori giusti e le iniziaitve appropriate. Il Gruppo sull'information literacy mi parrebbe il gruppo giusto. A condizione però che le iniziative dei corsi wikipedia in biblioteca assumano programmaticamente questa fisionomia, cosa che mi confermate non è avvenuta. Ora è verissimo quello che dice Virginia, che anche nell'attuale fisionomia dei corsi wikipediani in biblioteca, quelle cose in un certo senso le impari "per forza", però un conto è dire che la redazione di voci è l'obiettivo e un'altra cosa è dire che per le biblioteche Wikipedia dovrebbe essere semmai uno strumento e presentarla esplicitamente come tale. Sono cose molto diverse e su questa differenza bisognerebbe riflettere. Poi la biblioteca non può rinunciare a elaborare una offerta di servizi e una immagine all'interno della quale quelle attività (come le altre attività) sono esplicitamente presentate come coerenti con la sua mission e non come cose estemporanee. E questo inevitabilmente influirebbe sulla fisionomia dei corsi, la scaletta dei contenuti. Infine, come ho già scritto sarebbe um modo per realizzare concretamente la funzione prevista dal documento programmaticossulle biblioteche pubbliche, che altimenti rischia di rimanere un esercizio retorico.
Pierfranco
Il giorno 23 ottobre 2013 09:14, Virginia Gentilini < virginia.gentilini@gmail.com> ha scritto:
giusto 2 soldini pratici (che magari saranno utili a Gianni nel
pensare ai corsi che vuole organizzare). Ho già visto in atto qualche (comprensibile) ingenuità nei bibliotecari che si avvicinano a Wikipedia, ad esempio:
- buttarsi sui corsi come esperienza "nuova" per rinnovare un'offerta
di attività che altrimenti langue. Per fare i corsi servono i wikipediani. Realisticamente, per trovarli la cosa più semplice è rivolgersi a Wikimedia Italia che, però, non è un ente di formazione, ovvero non è del tutto attrezzata al momento per venire incontro a richieste di una certa frequenza e intensità. Andrea (se tira fuori la testa dal suo hackaton per un momento) vi dirà che possiamo fare tutto, ma prendetelo con le molle: possiamo fare diverse cose, ma non tutto ;-)
- pensare ai cittadini come redattori delle voci sul territorio:
nessuno scrive su Wikipedia "su commissione", per così dire. In primo luogo, non è realistico: se devono spenderci il loro tempo libero, le persone giustamente scrivono di quello che gli piace, magari la loro serie tv preferita e non la chiesetta romanica di grande pregio. In secondo luogo, esiste anche il rischio (sostenuto certamente dalle migliori intenzioni) di presentare wikipedia appunto come "vetrina" di qualcosa: la biblioteca, l'ente, un'azienda che ospita un'iniziativa, un territorio, ecc. Questo atteggiamento è sbagliato in partenza. Essere percepiti come persone che hanno un interesse/coinvolgimento personale/istituzionale nel "promuovere" qualcosa (qualunque cosa) è il modo migliore per farvi criticare ogni singola sillaba che scriverete
quanto a quello che dice Pierfranco sulle potenzialità di wikipedia come "palestra" di information literacy, confermo che tutto quello che è stato fatto fino ad ora non ha avuto modo di riflettere accuratamente su ciò. Dire che siamo alle prime sperimentazioni mi pare più corretto e credo che Pierfranco dunque abbia ragione. Dopodiche, fortunatamente l'interesse wikipediano a trovare nuovi contributori e quello bibliotecario a sviluppare l'information literacy nei cittadini non sono in contrasto. Uno dei punti di forza dello scrivere sull'enciclopedia è che sviluppa le capacità critiche e documentarie "per forza"
buona giornata virginia
2013/10/23 giaccai@gmail.com:
Caro Gianni grazie del tuo intervento tutt'altro che fuori luogo.
In questa lista convivono 2 anime: una smanettona interessata alla
gestione
degli open data (sono i messaggi che tu ed io seguiamo con fatica) ed
una
più interessata alla creazione di contenuti in Wikipedia e quindi a discutere regole e fare formazione.
Tu scrivi: tutto ciò potrebbe essere agevolmente superato se avessimo una
categoria di
bibliotecari motivati e disponibili a rimettersi in discussione e a ridefinire le proprie competenze
La questione centrale è appunto questa: chi deve indurre questa
motivazione?
-- l'università ? -- l'AIB ? -- la singola persona con il suo senso civico?
Buona giornata Susanna
.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-. Susanna Giaccai Firenze
Il giorno 23 ottobre 2013 00:12, gianni stefanini gianni.stefanini@csbno.net ha scritto:
Carissimi,
finalmente un tema sul quale posso intervenire: assisto ai dibattiti
che
si intrecciano su questa lista con timore quasi reverenziale
constatando
quanto ancora sia lontana (o forse dovrei dire diversa) la
professionalità
media del bibliotecario di ente locale da quella che qui si esprime.
Faccio qualche considerazione sia allacciandomi all'intervento di
Susanna
che a quello di Virginia che ho appena visto:
- leggendo tutti gli scambi di mail mi si è consolidata l'opinione che
nelle nostre strutture (biblioteche pubbliche) manca una
professionalità che
ho visto presente su questa lista. Non ci sono, in generale,
biblioteche
abbastanza grandi che si possano permettere di coltivare in ambito
locale
queste professionalità. I continui processi organizzativi hanno portato fuori dalle nostre strutture le competenze nella gestione dei dati che nascevano innanzittutto dai catalogatori (nella mia struttura, Csbno un consorzio di circa 50 biblioteche pubbliche, acquistiamo 70.000
documenti
l'anno con 20.000 catalogazioni che otteniamo tutte dall'esterno,
tutto ciò
ci ha alleggerito dei costi ma ci ha privato di professionalità).
- in questi mesi mi sono convinto di due cose: ricostruire una
competenza
nella gestione dei dati, magari in comune con altre reti per affrontare anche le questioni della circolazione dei nostri dati (pochissime delle grandi reti lombarde sono collegate a Sbn che abbiamo sempre visto
come una
macchina farraginosa e inefficiente e in ogni caso non utile per i
nostri
servizi)
- l'altra, sviluppare attività di conoscenza e diffusione di Wikipedia:
stiamo ragionando su progetti che chiamiamo "spazio pubblico digitale"
nel
quale potenziare l'accesso al digitale sia di coloro che vi sono ancora esclusi che di coloro che vi "abitano" in una logica aperta di
scambio. In
questo spazio pensiamo di collocare significativi interventi di
conoscenza e
diffusione degli strumenti di Wikipedia finalizzati da una parte ad un
uso
più consapevole e dall'altra a fornire strumenti, innanzittutto ai bibliotecari ma anche agli utenti, per diventare redattori. Obiettivi primari saranno la descrizione del territorio e della sua storia (non abbiamo biblioteche che possano costituire da sole una voce di
Wikipedia, ma
i nostri territori e i suoi monumenti si)
- le competenze professionali che ci mancano dovranno servirci anche a
capire come aprire i nostri mondi opac all'universo informativo "che
c'è là
fuori" in una logica di connessione tra le informazioni e i servizi
fisici e
reali (spostamento di documenti) che ancora continuiamo a fare con
notevole
intensità
- non cito la questione dei documenti digitali in biblioteca perchè è
ampiamente e sapientemente presidiata da Giulio Blasi e con lui stiamo cercando di lavorare affinchè il progetto di Mlol si connetta con
tutte le
articolazioni della biblioteca.
Vorrei fare due ultime sottolineature, una sull'intervento di Susanna
ed
una su quello di Virginia che ringrazio entrambe per le considerazioni sempre stimolanti ed intelligenti che ci danno.
A Susanna vorrei rammentare che ci saranno pure le difficoltà esterne
ed
oggettive per le biblioteche pubbliche, pochi soldi, dirigenti
incompetenti,
carenza di adeguati piani formativi, ma che tutto ciò potrebbe essere agevolmente superato se avessimo una categoria di bibliotecari
motivati e
disponibili a rimettersi in discussione e a ridefinire le proprie competenze. La metafora della rana bollita non è del tutto peregrina e
credo
rappresenti bene una situazione fatta di immobilismo ed incompetenza
molto
più diffusa dei casi straordinari di bibliotecari attivi ed
intelligenti.
A Virginia vorrei dire che mentre condivido il suo pessimismo per la situazione generale (come appena detto) non condivido la sua
conclusione:
l'unico modo per cambiare qualcosa, per non lasciarsi travolgere, è
quello
di costruire e realizzare nuove idee, nuove proposte, nuovi servizi.
Solo
così cattureremo l'attenzione dell'opinione pubblica che può essere
quella
che sostiene e motiva la nostra esistenza. Non tanto per sopravvivere e basta bensì con la consapevolezza che queste nostre strutture sparse in questo disgraziato Paese possono davvero essere una speranza per tutti.
Scusate i toni forse un po' fuori luogo per questa lista, ma dover convincere bibliotecari, dirigenti, amministratori e politici in
generale ha
fatto di me ormai un comiziante :-)
In ogni caso ribadisco che come Csbno stiamo cercando di muoverci nella direzione che vi ho indicato e che chiederemo presto aiuto alla lista
per
realizzare progetti concreti. Grazie per l'ospitalità Gianni Stefanini
Il 22/10/2013 10:32, giaccai@gmail.com ha scritto:
Io vorrei essere un po' più ottimista.
Mi riferisco qui alle biblioteche comunali. Per favore non usate
l'orrenda
espressione "biblioteche di pubblica lettura"; usate "biblioteche
pubbliche"
come fa il documento AIB che cita Pierfranco. A chi sostiene che sono biblioteche pubbliche anche quelle che che la legge chiama "biblioteche pubbliche statali" ripetiamo che le biblioteche di ente locale si
chiamano
biblioteche pubbliche e le biblioteche pubbliche statali si chiamano biblioteche statali..
Premetto che è vero che le condizioni sono quelle note: pochi soldi, dirigenti incompetenti, scarso riconoscimento del proprio valore,
carenza di
adeguati piani formativi ecc. ecc. ecc.
Però nonostante questo molte biblioteche comunali sono piene di
cittadini
e di cittadini contenti del servizio offerto; tra questi servizi ci
sono
stati anche interventi di promozione all'uso di internet (parlo degli
anni
'90) che poi si sono trasformati in fornitura di accesso. L'onda dell'OpenAccess, con le annesse problematiche di accesso
aperto/chiuso, che
ha coinvolto le biblioteche universitarie non è ancora giunta forte
nelle
biblioteche comunali, ma sta iniziando per esempio con il servizio
MLOL e le
connesse problematiche di costi per l'accesso a banche dati e servizi online.
In questa logica la collaborazione a Wikipedia si può concretizzare in:
- interventi di alfabetizzazione al suo uso
- interventi di alfabetizzazione alla redazione di voci
- donazione di materiale locale (opuscoli, foto, registrazion sonore)
- convolgimento delle scuole
- ecc. ecc.
sono tutti questi interventi che rendono la biblioteca comunale agente attivo di promozione della cittadinanza e dell'apprendimento
permanente.
Questa cose stanno avvenendo in molte biblioteche pubbiche italiane
anche
se va riconosciuta il grave problema della inadeguatezza della
formazione
data dalle Università.
Susanna
.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-. Susanna Giaccai Firenze
-- ___________________________________ GIANNI STEFANINI Direttore Generale del Consorzio Sistema Bibliotecario Nord - Ovest Via Valassina, 1 - 20037 Paderno Dugnano MI Tel. +39 02 9906071 - Fax +39 02 93664708 Mailto: gianni.stefanini@csbno.net http://www.csbno.net ___________________________________
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente:
http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
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Trovo utile questa discussione perché fa emergere almeno 3 diversi modi di pensare la collaborazione tra biblioteche e Wikipedia: che possono convivere, ma che hanno bisogno anche di essere chiarite nelle loro differenze specifiche (altrimenti rischia di essere un matrimonio un po' confuso).
Innanzitutto distinguerei tra 2 punti di vista: 1) punto di vista di Wikipedia: trovare collaboratori: sia l livello di creatori di contenuti sia al livello di esperti di metadati per Wikipedia e i progetti connessi
2) punto di vista delle biblioteche: con 2 sottovarianti: a) offre locali e computer; b) essere coinvolte più strettamente ma resta allora da chiarire come
A me pare che finora questi due punti di vista (non privi di relazioni reciproche ma diversi) si siano intrecciati in maniera un po' ambigua.
Per chiarire io inizierei con il distinguere 2 possibili modi diversi di pensare alle biblioteche nel ocntesto di questa discussione:
1) "biblioteche" nel senso di organizzazioni che si danno delle finalità (mission), hanno un'offerta coerente di servizi e infine devono rendere conto agli amministratori (discorso di G. Stefanini), per cui vogliono prepararsi e progettare le attività (esigenza anche questa che emerge dal discorso di Stefanini).
2) biblioteche nel senso di una comunità professionale (bibliotecari) che potrebbe reimpiegare fruttuosamente le proprie competenze mettendole al servizio di Wikipedia: cosa che può però avvenire con 2 diverse modalità: A) di sera, nei weekend, insomma come volontariato totalmente slegato dal ruolo che il bibliotecario ha nella propria biblioteca; B) all'interno del poprio lavoro e ruolo di bibliotecario: o se vogliamo dirla in burocratese: "in orario di servizio" cosa che presuppone una programamzione e una proposta organica
La domanda di Giulio Blasi che verte sulle motivazioni della collaborazione tra biblioteche e Wikipedia a me sembra (perlomeno io la interpreto così) che riguardi il significato di biblioteca nel senso 1: quindi definire la collaborazione dal punto di vista della biblioteca come organizzazione precisa con delle finalità e una sua offerta di servizi e programmazione di attività: cioè vedere le cose dal punto di vista di una mission e di una organizzazione di servizi e ruoli non causale ma programmata dove si risponde del proprio operato sia a utenti sia ad amministratori. È da questo punto di vista che il discorso si incrocia con la variante 2B del coinvolgimento del bibliotecario: in orario di servizio e in forma organizzata e coerente con la mission. Invece il coinvolgimento del bibliotecario nella forma 2A non ha a che fare con la collaborazione tra Wikipedia e le biblioteche intese come organizzazioni specifiche ma ha a che fare con la collaborazione in senso ben più generale tra comunità bibliotecaria e Wikipedia.
Il significato 1 di biblioteca e la collaborazione e il coinvolgimento del bibliotecario nella forma 2A (volontariato) non sono cose in conflitto, questo è chiaro. La biblioteca potrebbe decidere che va bene fare una certa attività di promozione di Wikipedia e consentirle di trovare i bibliotecari (o gli utenti qualsiasi) che collaborano. Ma a me sembra che il ritorno di questo investimento sulla biblioteca non sia molto evidente e che non ci sia un vero coinvolgimento ufficiale. In questa maniera a me sembra che la biblioteca si limiti a prestare locali, attrezzature e bibliotecari a una associazione, così come lo fa con altre. Ma è probabile che così il discorso potrà proseguire più che altro con la forma di coinvolgimento di tipo individuale, il volontariato nel tempo libero.
Mi pare che però per la biblioteca sia invece più fruttuosa una cooperazione tra biblioteche e Wikipedia che non si limiti al fatto che la biblioteca presti locali e attrezzature e che questo abbia come obiettivo il coinvolgimento individuale (che ovviamente va sempre benissimo). Mi pare semmai che la biblioteca dovrebbe puntare a quella che ho chiamato la collaborazione del tipo 1 (collaborazione "consapevole" che rientra esplicitamente nella mission e tocca l'offerta di servizi della biblioteca): in questo caso il convolgimento del bibliotecario sarebbe anche del tipo B: tocca il suo lavoro magari in maniera stabile, o comunque proulungata. Non è un'attività che finisce una volta che ha dato ai wikipediani locali e attrezzatture per aiutarli a fare reclutamento di redattori e/o reclutamento di bibliotecari.
A questo punto io sento la necessità di una verifica sul vero scopo di questa discussione perché potrei aver capito male: chiedo quindi a Giulio Blasi: quando chiede di aiutarlo a individuare ragioni e forme della collaborazione tra biblioteche e Wikipedia, a che tipo di coinvoglimento pensa? Distinguerei tra 3 tipi di coinvolgimento:
1) coinvolgimento istituzionale della biblioteca: cioè vengono definite forme di uso/collaborazione che rispondono a una precisa strategia di servizio non occasionale;
oppure:
2) la biblioteca come insieme di facilities che sono utili e possono essere prestate occasionalmente a Wikipedia così come a un'altra associazione e per il perseguimento dei loro scopi, magari con un occhio di riguardo per Wikipedia perché i suoi scopi sono molto vicini a quelli delle biblioteche;
oppure:
3) collaborazione in senso generale tra Wikipedia e quella che è la comunità bibliotecaria che potrebbe reimpiegare le proprie competenze in Wikipedia, cioè il discorso che sottolinea in particolare Andrea Zanni ma che non riguarda la biblioteca come istituzione semmai è una scelta individuale.
Sono 3 forme di coinvolgimento che ovviamente non si escludono del tutto a priori. Piuttosto si escludono la forma 1 di coinvolgimento e la forma 2: bisogna scegliere l'uno o l'altro. Se si vuole fare una mini indagine sul fenomeno, le sue prospettive e opportunità a me pare indispensabile chiarire i fili diversi di un intreccio che altrimenti è confuso e non aiuta nessuno. Perché se si pensa al coinvolgimento del tipo istituzionale, cioè alla biblioteca come organizzazione precisa fatta di strumenti, risorse umane, attività e offerta di servizi, allora resta in piedi solo la forma di collaborazione del tipo 1. Se invece si pensa in termini molto generali allora emergono anche le altre due forme di coinvolgimento, ma bisognerà chiarire le differenze specifiche in modo che la singola biblioteca decida che strategia adottare.
Giulio per favore chiarisci il vero scopo della tua domanda e soprattutto esplicita i presupposti del discorso.
(naturalmente aver sperimentato per il momento approcci poco istituzionali e bottom up va benissimo, non voglio dire che debba essere tutto programmato, ma non fatemi dire cose che credo siano ovvie)
Pierfranco
Il giorno 23 ottobre 2013 11:35, Andrea Zanni zanni.andrea84@gmail.com ha scritto:
Premessa: quello che sto per scrivere è un pensiero mio, non dell'associazione che spesso rappresento.
Io confermo in tutto e per tutto la sensazione di Piefranco: non c'è una proposta coordinata e sistematica, non c'è stata una strategia per decidere "ora con i bibliotecari facciamo questa cosa per avere redattori". Molto, molto più semplicemente, ci siamo messi lì e ci siamo detti che c'è "spazio per collaborare".
Ovviamente, da parte nostra (dei wikimediani) l'interesse è portare "cose" in Wikimedia, siano esse voci, utenti, competenze, immagini, scansioni, dati. E' sicuramente il motivo per cui stiamo facendo quello che facciamo.
E' stato ed è un navigare a vista, una strategia bottom up (che è un po' un abito mentale wikipediano).
Una delle prime cose che io, personalmente, volevo era avere da subito *i bibliotecari, in wikipedia*, perchè le loro competenze professionali possono essere molto utili. Perchè Wikipedia è molto vuota di info sulla biblioteconomia e information science: e perchè l'information science serve sempre Una cosa che volevo era avere bibliot\ecari che si infilassero qui: https://www.wikidata.org/wiki/Wikidata:Books_task_force e ci dessero una mano con i metadati. perchè a me sembra assurdo che lo schema di metadati di uno che sarà in 6 mesi il più grande contenitore di dati del mondo (se non lo è già) deve avere un mapping di metadati fatto *da me* (ovviamente, altri si sono messi lì in mezzo, ma sono strasicuro che nessuno sia un bibliotecario).
Cioè, fondamentalmente, la mia domanda personale è : ma dove sono i bibliotecari? dove sono stati tutto questo tempo mentre i nerd costruivano la più grande enciclopedia della storia? dove sono adesso che costruiamo il più grande database (Wikidata)? perchè non ci vengono ad aiutare a costruire la più grande biblioteca digitale (Wikisource)? o il più grande repository di immagini libere (Commons)?
Il mio impegno in questa cosa viene dunque dal lo scorgere una necessità, un cosa che va fatta, un buco che va riempito (poi, ovviamente, mi diverto, che è poi il motivo per cui stiamo tutti qui a fare cose non essendo pagati).
C'è anche un "bias" sistematico: io sono partito come Wikipediano e mi sono formato come bibliotecario (digitale) nel mentre, per cui ho sempre associato e collegato quello che imparavo alla mia pratica su wiki(source). Per me sono inscindibili. E, come ho ripetuto tante volte, lavorando entrambi nell'"accesso all'informazione" i punti di contatto e sinergia sono veramente tanti.
Mi ripeto ancora: i bibliotecari a wikipedia possono offrire
- contenuti (digitalizzazioni, informazioni, testi, video, foto, dati,
ecc.)
- competenze
- facilitazione (formazione utenti, ecc.)
L'ultima, paradossalmente, è quella che mi interessa di meno. Non è facile fare un wikipediano da zero, come non è facile fare un bibliotecario da zero. E' un discorso di competenze (che si imparano) e cultura/esperienza (che si impara anche quella, ma ci vuole tempo). Io credo che pochi utenti ma buoni siano molto più incisivi di tanti utenti formati pochissimo. E' per questo che sono molto interessato dal modello bibliohackathon: vediamo cosa ne verrà fuori.
Ieri mi sono riletto il capitolo dell'Atlas di David Lankes (Migliorare la società) e rimango della mia opinione che quando lui parla dei "nuovi bibliotecari", parla dei Wikipedian :-)
Aubrey
2013/10/23 Pierfranco Minsenti pierfranco.minsenti@gmail.com
Segnalo, se già non lo sapete, che l'AIB ha un Gruppo di studio sull'Information Literacy coordinato da Laura Ballestra e che questo gruppo ha scritto un documento su "literacy digitale e biblioteche". Stefano Parise l'ha inviato ai CEN e alla dott.ssa Rosa Barrese, dell'Agenzia per l'Italia Digitale.
Mi pare che costruire sinergie con quel gruppo e le sue proposte sarebbe molto fruttuoso. Una delle "debolezze" del rapporto wikipedia-biblioteche e su cui mi fa riflettere la questione posta da Giulio Blasi è infatti legata, e ci sot pensando adesso, all'assenza di sinergie con AIB, probabilmemte perché non sono stati identificati gli interlocutori giusti e le iniziaitve appropriate. Il Gruppo sull'information literacy mi parrebbe il gruppo giusto. A condizione però che le iniziative dei corsi wikipedia in biblioteca assumano programmaticamente questa fisionomia, cosa che mi confermate non è avvenuta. Ora è verissimo quello che dice Virginia, che anche nell'attuale fisionomia dei corsi wikipediani in biblioteca, quelle cose in un certo senso le impari "per forza", però un conto è dire che la redazione di voci è l'obiettivo e un'altra cosa è dire che per le biblioteche Wikipedia dovrebbe essere semmai uno strumento e presentarla esplicitamente come tale. Sono cose molto diverse e su questa differenza bisognerebbe riflettere. Poi la biblioteca non può rinunciare a elaborare una offerta di servizi e una immagine all'interno della quale quelle attività (come le altre attività) sono esplicitamente presentate come coerenti con la sua mission e non come cose estemporanee. E questo inevitabilmente influirebbe sulla fisionomia dei corsi, la scaletta dei contenuti. Infine, come ho già scritto sarebbe um modo per realizzare concretamente la funzione prevista dal documento programmaticossulle biblioteche pubbliche, che altimenti rischia di rimanere un esercizio retorico.
Pierfranco
Il giorno 23 ottobre 2013 09:14, Virginia Gentilini < virginia.gentilini@gmail.com> ha scritto:
giusto 2 soldini pratici (che magari saranno utili a Gianni nel
pensare ai corsi che vuole organizzare). Ho già visto in atto qualche (comprensibile) ingenuità nei bibliotecari che si avvicinano a Wikipedia, ad esempio:
- buttarsi sui corsi come esperienza "nuova" per rinnovare un'offerta
di attività che altrimenti langue. Per fare i corsi servono i wikipediani. Realisticamente, per trovarli la cosa più semplice è rivolgersi a Wikimedia Italia che, però, non è un ente di formazione, ovvero non è del tutto attrezzata al momento per venire incontro a richieste di una certa frequenza e intensità. Andrea (se tira fuori la testa dal suo hackaton per un momento) vi dirà che possiamo fare tutto, ma prendetelo con le molle: possiamo fare diverse cose, ma non tutto ;-)
- pensare ai cittadini come redattori delle voci sul territorio:
nessuno scrive su Wikipedia "su commissione", per così dire. In primo luogo, non è realistico: se devono spenderci il loro tempo libero, le persone giustamente scrivono di quello che gli piace, magari la loro serie tv preferita e non la chiesetta romanica di grande pregio. In secondo luogo, esiste anche il rischio (sostenuto certamente dalle migliori intenzioni) di presentare wikipedia appunto come "vetrina" di qualcosa: la biblioteca, l'ente, un'azienda che ospita un'iniziativa, un territorio, ecc. Questo atteggiamento è sbagliato in partenza. Essere percepiti come persone che hanno un interesse/coinvolgimento personale/istituzionale nel "promuovere" qualcosa (qualunque cosa) è il modo migliore per farvi criticare ogni singola sillaba che scriverete
quanto a quello che dice Pierfranco sulle potenzialità di wikipedia come "palestra" di information literacy, confermo che tutto quello che è stato fatto fino ad ora non ha avuto modo di riflettere accuratamente su ciò. Dire che siamo alle prime sperimentazioni mi pare più corretto e credo che Pierfranco dunque abbia ragione. Dopodiche, fortunatamente l'interesse wikipediano a trovare nuovi contributori e quello bibliotecario a sviluppare l'information literacy nei cittadini non sono in contrasto. Uno dei punti di forza dello scrivere sull'enciclopedia è che sviluppa le capacità critiche e documentarie "per forza"
buona giornata virginia
2013/10/23 giaccai@gmail.com:
Caro Gianni grazie del tuo intervento tutt'altro che fuori luogo.
In questa lista convivono 2 anime: una smanettona interessata alla
gestione
degli open data (sono i messaggi che tu ed io seguiamo con fatica) ed
una
più interessata alla creazione di contenuti in Wikipedia e quindi a discutere regole e fare formazione.
Tu scrivi: tutto ciò potrebbe essere agevolmente superato se avessimo una
categoria di
bibliotecari motivati e disponibili a rimettersi in discussione e a ridefinire le proprie competenze
La questione centrale è appunto questa: chi deve indurre questa
motivazione?
-- l'università ? -- l'AIB ? -- la singola persona con il suo senso civico?
Buona giornata Susanna
.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-. Susanna Giaccai Firenze
Il giorno 23 ottobre 2013 00:12, gianni stefanini gianni.stefanini@csbno.net ha scritto:
Carissimi,
finalmente un tema sul quale posso intervenire: assisto ai dibattiti
che
si intrecciano su questa lista con timore quasi reverenziale
constatando
quanto ancora sia lontana (o forse dovrei dire diversa) la
professionalità
media del bibliotecario di ente locale da quella che qui si esprime.
Faccio qualche considerazione sia allacciandomi all'intervento di
Susanna
che a quello di Virginia che ho appena visto:
- leggendo tutti gli scambi di mail mi si è consolidata l'opinione che
nelle nostre strutture (biblioteche pubbliche) manca una
professionalità che
ho visto presente su questa lista. Non ci sono, in generale,
biblioteche
abbastanza grandi che si possano permettere di coltivare in ambito
locale
queste professionalità. I continui processi organizzativi hanno
portato
fuori dalle nostre strutture le competenze nella gestione dei dati che nascevano innanzittutto dai catalogatori (nella mia struttura, Csbno
un
consorzio di circa 50 biblioteche pubbliche, acquistiamo 70.000
documenti
l'anno con 20.000 catalogazioni che otteniamo tutte dall'esterno,
tutto ciò
ci ha alleggerito dei costi ma ci ha privato di professionalità).
- in questi mesi mi sono convinto di due cose: ricostruire una
competenza
nella gestione dei dati, magari in comune con altre reti per
affrontare
anche le questioni della circolazione dei nostri dati (pochissime
delle
grandi reti lombarde sono collegate a Sbn che abbiamo sempre visto
come una
macchina farraginosa e inefficiente e in ogni caso non utile per i
nostri
servizi)
- l'altra, sviluppare attività di conoscenza e diffusione di
Wikipedia:
stiamo ragionando su progetti che chiamiamo "spazio pubblico
digitale" nel
quale potenziare l'accesso al digitale sia di coloro che vi sono
ancora
esclusi che di coloro che vi "abitano" in una logica aperta di
scambio. In
questo spazio pensiamo di collocare significativi interventi di
conoscenza e
diffusione degli strumenti di Wikipedia finalizzati da una parte ad
un uso
più consapevole e dall'altra a fornire strumenti, innanzittutto ai bibliotecari ma anche agli utenti, per diventare redattori. Obiettivi primari saranno la descrizione del territorio e della sua storia (non abbiamo biblioteche che possano costituire da sole una voce di
Wikipedia, ma
i nostri territori e i suoi monumenti si)
- le competenze professionali che ci mancano dovranno servirci anche a
capire come aprire i nostri mondi opac all'universo informativo "che
c'è là
fuori" in una logica di connessione tra le informazioni e i servizi
fisici e
reali (spostamento di documenti) che ancora continuiamo a fare con
notevole
intensità
- non cito la questione dei documenti digitali in biblioteca perchè è
ampiamente e sapientemente presidiata da Giulio Blasi e con lui stiamo cercando di lavorare affinchè il progetto di Mlol si connetta con
tutte le
articolazioni della biblioteca.
Vorrei fare due ultime sottolineature, una sull'intervento di Susanna
ed
una su quello di Virginia che ringrazio entrambe per le considerazioni sempre stimolanti ed intelligenti che ci danno.
A Susanna vorrei rammentare che ci saranno pure le difficoltà esterne
ed
oggettive per le biblioteche pubbliche, pochi soldi, dirigenti
incompetenti,
carenza di adeguati piani formativi, ma che tutto ciò potrebbe essere agevolmente superato se avessimo una categoria di bibliotecari
motivati e
disponibili a rimettersi in discussione e a ridefinire le proprie competenze. La metafora della rana bollita non è del tutto peregrina
e credo
rappresenti bene una situazione fatta di immobilismo ed incompetenza
molto
più diffusa dei casi straordinari di bibliotecari attivi ed
intelligenti.
A Virginia vorrei dire che mentre condivido il suo pessimismo per la situazione generale (come appena detto) non condivido la sua
conclusione:
l'unico modo per cambiare qualcosa, per non lasciarsi travolgere, è
quello
di costruire e realizzare nuove idee, nuove proposte, nuovi servizi.
Solo
così cattureremo l'attenzione dell'opinione pubblica che può essere
quella
che sostiene e motiva la nostra esistenza. Non tanto per sopravvivere
e
basta bensì con la consapevolezza che queste nostre strutture sparse
in
questo disgraziato Paese possono davvero essere una speranza per
tutti.
Scusate i toni forse un po' fuori luogo per questa lista, ma dover convincere bibliotecari, dirigenti, amministratori e politici in
generale ha
fatto di me ormai un comiziante :-)
In ogni caso ribadisco che come Csbno stiamo cercando di muoverci
nella
direzione che vi ho indicato e che chiederemo presto aiuto alla lista
per
realizzare progetti concreti. Grazie per l'ospitalità Gianni Stefanini
Il 22/10/2013 10:32, giaccai@gmail.com ha scritto:
Io vorrei essere un po' più ottimista.
Mi riferisco qui alle biblioteche comunali. Per favore non usate
l'orrenda
espressione "biblioteche di pubblica lettura"; usate "biblioteche
pubbliche"
come fa il documento AIB che cita Pierfranco. A chi sostiene che sono biblioteche pubbliche anche quelle che che la legge chiama
"biblioteche
pubbliche statali" ripetiamo che le biblioteche di ente locale si
chiamano
biblioteche pubbliche e le biblioteche pubbliche statali si chiamano biblioteche statali..
Premetto che è vero che le condizioni sono quelle note: pochi soldi, dirigenti incompetenti, scarso riconoscimento del proprio valore,
carenza di
adeguati piani formativi ecc. ecc. ecc.
Però nonostante questo molte biblioteche comunali sono piene di
cittadini
e di cittadini contenti del servizio offerto; tra questi servizi ci
sono
stati anche interventi di promozione all'uso di internet (parlo degli
anni
'90) che poi si sono trasformati in fornitura di accesso. L'onda dell'OpenAccess, con le annesse problematiche di accesso
aperto/chiuso, che
ha coinvolto le biblioteche universitarie non è ancora giunta forte
nelle
biblioteche comunali, ma sta iniziando per esempio con il servizio
MLOL e le
connesse problematiche di costi per l'accesso a banche dati e servizi online.
In questa logica la collaborazione a Wikipedia si può concretizzare
in:
- interventi di alfabetizzazione al suo uso
- interventi di alfabetizzazione alla redazione di voci
- donazione di materiale locale (opuscoli, foto, registrazion sonore)
- convolgimento delle scuole
- ecc. ecc.
sono tutti questi interventi che rendono la biblioteca comunale agente attivo di promozione della cittadinanza e dell'apprendimento
permanente.
Questa cose stanno avvenendo in molte biblioteche pubbiche italiane
anche
se va riconosciuta il grave problema della inadeguatezza della
formazione
data dalle Università.
Susanna
.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-. Susanna Giaccai Firenze
-- ___________________________________ GIANNI STEFANINI Direttore Generale del Consorzio Sistema Bibliotecario Nord - Ovest Via Valassina, 1 - 20037 Paderno Dugnano MI Tel. +39 02 9906071 - Fax +39 02 93664708 Mailto: gianni.stefanini@csbno.net http://www.csbno.net ___________________________________
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http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
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http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari _______________________________________________ Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
si, mi piace, e sospettavo che lavorasse in quella zona. a trovarne.
dove sei?
2013/10/23 Pierfranco Minsenti pierfranco.minsenti@gmail.com
Trovo utile questa discussione perché fa emergere almeno 3 diversi modi di pensare la collaborazione tra biblioteche e Wikipedia: che possono convivere, ma che hanno bisogno anche di essere chiarite nelle loro differenze specifiche (altrimenti rischia di essere un matrimonio un po' confuso).
Innanzitutto distinguerei tra 2 punti di vista:
- punto di vista di Wikipedia: trovare collaboratori: sia l livello di
creatori di contenuti sia al livello di esperti di metadati per Wikipedia e i progetti connessi
- punto di vista delle biblioteche: con 2 sottovarianti:
a) offre locali e computer; b) essere coinvolte più strettamente ma resta allora da chiarire come
A me pare che finora questi due punti di vista (non privi di relazioni reciproche ma diversi) si siano intrecciati in maniera un po' ambigua.
Per chiarire io inizierei con il distinguere 2 possibili modi diversi di pensare alle biblioteche nel ocntesto di questa discussione:
- "biblioteche" nel senso di organizzazioni che si danno delle finalità
(mission), hanno un'offerta coerente di servizi e infine devono rendere conto agli amministratori (discorso di G. Stefanini), per cui vogliono prepararsi e progettare le attività (esigenza anche questa che emerge dal discorso di Stefanini).
- biblioteche nel senso di una comunità professionale (bibliotecari) che
potrebbe reimpiegare fruttuosamente le proprie competenze mettendole al servizio di Wikipedia: cosa che può però avvenire con 2 diverse modalità: A) di sera, nei weekend, insomma come volontariato totalmente slegato dal ruolo che il bibliotecario ha nella propria biblioteca; B) all'interno del poprio lavoro e ruolo di bibliotecario: o se vogliamo dirla in burocratese: "in orario di servizio" cosa che presuppone una programamzione e una proposta organica
La domanda di Giulio Blasi che verte sulle motivazioni della collaborazione tra biblioteche e Wikipedia a me sembra (perlomeno io la interpreto così) che riguardi il significato di biblioteca nel senso 1: quindi definire la collaborazione dal punto di vista della biblioteca come organizzazione precisa con delle finalità e una sua offerta di servizi e programmazione di attività: cioè vedere le cose dal punto di vista di una mission e di una organizzazione di servizi e ruoli non causale ma programmata dove si risponde del proprio operato sia a utenti sia ad amministratori. È da questo punto di vista che il discorso si incrocia con la variante 2B del coinvolgimento del bibliotecario: in orario di servizio e in forma organizzata e coerente con la mission. Invece il coinvolgimento del bibliotecario nella forma 2A non ha a che fare con la collaborazione tra Wikipedia e le biblioteche intese come organizzazioni specifiche ma ha a che fare con la collaborazione in senso ben più generale tra comunità bibliotecaria e Wikipedia.
Il significato 1 di biblioteca e la collaborazione e il coinvolgimento del bibliotecario nella forma 2A (volontariato) non sono cose in conflitto, questo è chiaro. La biblioteca potrebbe decidere che va bene fare una certa attività di promozione di Wikipedia e consentirle di trovare i bibliotecari (o gli utenti qualsiasi) che collaborano. Ma a me sembra che il ritorno di questo investimento sulla biblioteca non sia molto evidente e che non ci sia un vero coinvolgimento ufficiale. In questa maniera a me sembra che la biblioteca si limiti a prestare locali, attrezzature e bibliotecari a una associazione, così come lo fa con altre. Ma è probabile che così il discorso potrà proseguire più che altro con la forma di coinvolgimento di tipo individuale, il volontariato nel tempo libero.
Mi pare che però per la biblioteca sia invece più fruttuosa una cooperazione tra biblioteche e Wikipedia che non si limiti al fatto che la biblioteca presti locali e attrezzature e che questo abbia come obiettivo il coinvolgimento individuale (che ovviamente va sempre benissimo). Mi pare semmai che la biblioteca dovrebbe puntare a quella che ho chiamato la collaborazione del tipo 1 (collaborazione "consapevole" che rientra esplicitamente nella mission e tocca l'offerta di servizi della biblioteca): in questo caso il convolgimento del bibliotecario sarebbe anche del tipo B: tocca il suo lavoro magari in maniera stabile, o comunque proulungata. Non è un'attività che finisce una volta che ha dato ai wikipediani locali e attrezzatture per aiutarli a fare reclutamento di redattori e/o reclutamento di bibliotecari.
A questo punto io sento la necessità di una verifica sul vero scopo di questa discussione perché potrei aver capito male: chiedo quindi a Giulio Blasi: quando chiede di aiutarlo a individuare ragioni e forme della collaborazione tra biblioteche e Wikipedia, a che tipo di coinvoglimento pensa? Distinguerei tra 3 tipi di coinvolgimento:
- coinvolgimento istituzionale della biblioteca: cioè vengono definite
forme di uso/collaborazione che rispondono a una precisa strategia di servizio non occasionale;
oppure:
- la biblioteca come insieme di facilities che sono utili e possono
essere prestate occasionalmente a Wikipedia così come a un'altra associazione e per il perseguimento dei loro scopi, magari con un occhio di riguardo per Wikipedia perché i suoi scopi sono molto vicini a quelli delle biblioteche;
oppure:
- collaborazione in senso generale tra Wikipedia e quella che è la
comunità bibliotecaria che potrebbe reimpiegare le proprie competenze in Wikipedia, cioè il discorso che sottolinea in particolare Andrea Zanni ma che non riguarda la biblioteca come istituzione semmai è una scelta individuale.
Sono 3 forme di coinvolgimento che ovviamente non si escludono del tutto a priori. Piuttosto si escludono la forma 1 di coinvolgimento e la forma 2: bisogna scegliere l'uno o l'altro. Se si vuole fare una mini indagine sul fenomeno, le sue prospettive e opportunità a me pare indispensabile chiarire i fili diversi di un intreccio che altrimenti è confuso e non aiuta nessuno. Perché se si pensa al coinvolgimento del tipo istituzionale, cioè alla biblioteca come organizzazione precisa fatta di strumenti, risorse umane, attività e offerta di servizi, allora resta in piedi solo la forma di collaborazione del tipo 1. Se invece si pensa in termini molto generali allora emergono anche le altre due forme di coinvolgimento, ma bisognerà chiarire le differenze specifiche in modo che la singola biblioteca decida che strategia adottare.
Giulio per favore chiarisci il vero scopo della tua domanda e soprattutto esplicita i presupposti del discorso.
(naturalmente aver sperimentato per il momento approcci poco istituzionali e bottom up va benissimo, non voglio dire che debba essere tutto programmato, ma non fatemi dire cose che credo siano ovvie)
Pierfranco
Il giorno 23 ottobre 2013 11:35, Andrea Zanni zanni.andrea84@gmail.comha scritto:
Premessa:
quello che sto per scrivere è un pensiero mio, non dell'associazione che spesso rappresento.
Io confermo in tutto e per tutto la sensazione di Piefranco: non c'è una proposta coordinata e sistematica, non c'è stata una strategia per decidere "ora con i bibliotecari facciamo questa cosa per avere redattori". Molto, molto più semplicemente, ci siamo messi lì e ci siamo detti che c'è "spazio per collaborare".
Ovviamente, da parte nostra (dei wikimediani) l'interesse è portare "cose" in Wikimedia, siano esse voci, utenti, competenze, immagini, scansioni, dati. E' sicuramente il motivo per cui stiamo facendo quello che facciamo.
E' stato ed è un navigare a vista, una strategia bottom up (che è un po' un abito mentale wikipediano).
Una delle prime cose che io, personalmente, volevo era avere da subito *i bibliotecari, in wikipedia*, perchè le loro competenze professionali possono essere molto utili. Perchè Wikipedia è molto vuota di info sulla biblioteconomia e information science: e perchè l'information science serve sempre Una cosa che volevo era avere bibliot\ecari che si infilassero qui: https://www.wikidata.org/wiki/Wikidata:Books_task_force e ci dessero una mano con i metadati. perchè a me sembra assurdo che lo schema di metadati di uno che sarà in 6 mesi il più grande contenitore di dati del mondo (se non lo è già) deve avere un mapping di metadati fatto *da me* (ovviamente, altri si sono messi lì in mezzo, ma sono strasicuro che nessuno sia un bibliotecario).
Cioè, fondamentalmente, la mia domanda personale è : ma dove sono i bibliotecari? dove sono stati tutto questo tempo mentre i nerd costruivano la più grande enciclopedia della storia? dove sono adesso che costruiamo il più grande database (Wikidata)? perchè non ci vengono ad aiutare a costruire la più grande biblioteca digitale (Wikisource)? o il più grande repository di immagini libere (Commons)?
Il mio impegno in questa cosa viene dunque dal lo scorgere una necessità, un cosa che va fatta, un buco che va riempito (poi, ovviamente, mi diverto, che è poi il motivo per cui stiamo tutti qui a fare cose non essendo pagati).
C'è anche un "bias" sistematico: io sono partito come Wikipediano e mi sono formato come bibliotecario (digitale) nel mentre, per cui ho sempre associato e collegato quello che imparavo alla mia pratica su wiki(source). Per me sono inscindibili. E, come ho ripetuto tante volte, lavorando entrambi nell'"accesso all'informazione" i punti di contatto e sinergia sono veramente tanti.
Mi ripeto ancora: i bibliotecari a wikipedia possono offrire
- contenuti (digitalizzazioni, informazioni, testi, video, foto, dati,
ecc.)
- competenze
- facilitazione (formazione utenti, ecc.)
L'ultima, paradossalmente, è quella che mi interessa di meno. Non è facile fare un wikipediano da zero, come non è facile fare un bibliotecario da zero. E' un discorso di competenze (che si imparano) e cultura/esperienza (che si impara anche quella, ma ci vuole tempo). Io credo che pochi utenti ma buoni siano molto più incisivi di tanti utenti formati pochissimo. E' per questo che sono molto interessato dal modello bibliohackathon: vediamo cosa ne verrà fuori.
Ieri mi sono riletto il capitolo dell'Atlas di David Lankes (Migliorare la società) e rimango della mia opinione che quando lui parla dei "nuovi bibliotecari", parla dei Wikipedian :-)
Aubrey
2013/10/23 Pierfranco Minsenti pierfranco.minsenti@gmail.com
Segnalo, se già non lo sapete, che l'AIB ha un Gruppo di studio sull'Information Literacy coordinato da Laura Ballestra e che questo gruppo ha scritto un documento su "literacy digitale e biblioteche". Stefano Parise l'ha inviato ai CEN e alla dott.ssa Rosa Barrese, dell'Agenzia per l'Italia Digitale.
Mi pare che costruire sinergie con quel gruppo e le sue proposte sarebbe molto fruttuoso. Una delle "debolezze" del rapporto wikipedia-biblioteche e su cui mi fa riflettere la questione posta da Giulio Blasi è infatti legata, e ci sot pensando adesso, all'assenza di sinergie con AIB, probabilmemte perché non sono stati identificati gli interlocutori giusti e le iniziaitve appropriate. Il Gruppo sull'information literacy mi parrebbe il gruppo giusto. A condizione però che le iniziative dei corsi wikipedia in biblioteca assumano programmaticamente questa fisionomia, cosa che mi confermate non è avvenuta. Ora è verissimo quello che dice Virginia, che anche nell'attuale fisionomia dei corsi wikipediani in biblioteca, quelle cose in un certo senso le impari "per forza", però un conto è dire che la redazione di voci è l'obiettivo e un'altra cosa è dire che per le biblioteche Wikipedia dovrebbe essere semmai uno strumento e presentarla esplicitamente come tale. Sono cose molto diverse e su questa differenza bisognerebbe riflettere. Poi la biblioteca non può rinunciare a elaborare una offerta di servizi e una immagine all'interno della quale quelle attività (come le altre attività) sono esplicitamente presentate come coerenti con la sua mission e non come cose estemporanee. E questo inevitabilmente influirebbe sulla fisionomia dei corsi, la scaletta dei contenuti. Infine, come ho già scritto sarebbe um modo per realizzare concretamente la funzione prevista dal documento programmaticossulle biblioteche pubbliche, che altimenti rischia di rimanere un esercizio retorico.
Pierfranco
Il giorno 23 ottobre 2013 09:14, Virginia Gentilini < virginia.gentilini@gmail.com> ha scritto:
giusto 2 soldini pratici (che magari saranno utili a Gianni nel
pensare ai corsi che vuole organizzare). Ho già visto in atto qualche (comprensibile) ingenuità nei bibliotecari che si avvicinano a Wikipedia, ad esempio:
- buttarsi sui corsi come esperienza "nuova" per rinnovare un'offerta
di attività che altrimenti langue. Per fare i corsi servono i wikipediani. Realisticamente, per trovarli la cosa più semplice è rivolgersi a Wikimedia Italia che, però, non è un ente di formazione, ovvero non è del tutto attrezzata al momento per venire incontro a richieste di una certa frequenza e intensità. Andrea (se tira fuori la testa dal suo hackaton per un momento) vi dirà che possiamo fare tutto, ma prendetelo con le molle: possiamo fare diverse cose, ma non tutto ;-)
- pensare ai cittadini come redattori delle voci sul territorio:
nessuno scrive su Wikipedia "su commissione", per così dire. In primo luogo, non è realistico: se devono spenderci il loro tempo libero, le persone giustamente scrivono di quello che gli piace, magari la loro serie tv preferita e non la chiesetta romanica di grande pregio. In secondo luogo, esiste anche il rischio (sostenuto certamente dalle migliori intenzioni) di presentare wikipedia appunto come "vetrina" di qualcosa: la biblioteca, l'ente, un'azienda che ospita un'iniziativa, un territorio, ecc. Questo atteggiamento è sbagliato in partenza. Essere percepiti come persone che hanno un interesse/coinvolgimento personale/istituzionale nel "promuovere" qualcosa (qualunque cosa) è il modo migliore per farvi criticare ogni singola sillaba che scriverete
quanto a quello che dice Pierfranco sulle potenzialità di wikipedia come "palestra" di information literacy, confermo che tutto quello che è stato fatto fino ad ora non ha avuto modo di riflettere accuratamente su ciò. Dire che siamo alle prime sperimentazioni mi pare più corretto e credo che Pierfranco dunque abbia ragione. Dopodiche, fortunatamente l'interesse wikipediano a trovare nuovi contributori e quello bibliotecario a sviluppare l'information literacy nei cittadini non sono in contrasto. Uno dei punti di forza dello scrivere sull'enciclopedia è che sviluppa le capacità critiche e documentarie "per forza"
buona giornata virginia
2013/10/23 giaccai@gmail.com:
Caro Gianni grazie del tuo intervento tutt'altro che fuori luogo.
In questa lista convivono 2 anime: una smanettona interessata alla
gestione
degli open data (sono i messaggi che tu ed io seguiamo con fatica)
ed una
più interessata alla creazione di contenuti in Wikipedia e quindi a discutere regole e fare formazione.
Tu scrivi: tutto ciò potrebbe essere agevolmente superato se avessimo una
categoria di
bibliotecari motivati e disponibili a rimettersi in discussione e a ridefinire le proprie competenze
La questione centrale è appunto questa: chi deve indurre questa
motivazione?
-- l'università ? -- l'AIB ? -- la singola persona con il suo senso civico?
Buona giornata Susanna
.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-. Susanna Giaccai Firenze
Il giorno 23 ottobre 2013 00:12, gianni stefanini gianni.stefanini@csbno.net ha scritto:
Carissimi,
finalmente un tema sul quale posso intervenire: assisto ai dibattiti
che
si intrecciano su questa lista con timore quasi reverenziale
constatando
quanto ancora sia lontana (o forse dovrei dire diversa) la
professionalità
media del bibliotecario di ente locale da quella che qui si esprime.
Faccio qualche considerazione sia allacciandomi all'intervento di
Susanna
che a quello di Virginia che ho appena visto:
- leggendo tutti gli scambi di mail mi si è consolidata l'opinione
che
nelle nostre strutture (biblioteche pubbliche) manca una
professionalità che
ho visto presente su questa lista. Non ci sono, in generale,
biblioteche
abbastanza grandi che si possano permettere di coltivare in ambito
locale
queste professionalità. I continui processi organizzativi hanno
portato
fuori dalle nostre strutture le competenze nella gestione dei dati
che
nascevano innanzittutto dai catalogatori (nella mia struttura, Csbno
un
consorzio di circa 50 biblioteche pubbliche, acquistiamo 70.000
documenti
l'anno con 20.000 catalogazioni che otteniamo tutte dall'esterno,
tutto ciò
ci ha alleggerito dei costi ma ci ha privato di professionalità).
- in questi mesi mi sono convinto di due cose: ricostruire una
competenza
nella gestione dei dati, magari in comune con altre reti per
affrontare
anche le questioni della circolazione dei nostri dati (pochissime
delle
grandi reti lombarde sono collegate a Sbn che abbiamo sempre visto
come una
macchina farraginosa e inefficiente e in ogni caso non utile per i
nostri
servizi)
- l'altra, sviluppare attività di conoscenza e diffusione di
Wikipedia:
stiamo ragionando su progetti che chiamiamo "spazio pubblico
digitale" nel
quale potenziare l'accesso al digitale sia di coloro che vi sono
ancora
esclusi che di coloro che vi "abitano" in una logica aperta di
scambio. In
questo spazio pensiamo di collocare significativi interventi di
conoscenza e
diffusione degli strumenti di Wikipedia finalizzati da una parte ad
un uso
più consapevole e dall'altra a fornire strumenti, innanzittutto ai bibliotecari ma anche agli utenti, per diventare redattori. Obiettivi primari saranno la descrizione del territorio e della sua storia (non abbiamo biblioteche che possano costituire da sole una voce di
Wikipedia, ma
i nostri territori e i suoi monumenti si)
- le competenze professionali che ci mancano dovranno servirci anche
a
capire come aprire i nostri mondi opac all'universo informativo "che
c'è là
fuori" in una logica di connessione tra le informazioni e i servizi
fisici e
reali (spostamento di documenti) che ancora continuiamo a fare con
notevole
intensità
- non cito la questione dei documenti digitali in biblioteca perchè è
ampiamente e sapientemente presidiata da Giulio Blasi e con lui
stiamo
cercando di lavorare affinchè il progetto di Mlol si connetta con
tutte le
articolazioni della biblioteca.
Vorrei fare due ultime sottolineature, una sull'intervento di
Susanna ed
una su quello di Virginia che ringrazio entrambe per le
considerazioni
sempre stimolanti ed intelligenti che ci danno.
A Susanna vorrei rammentare che ci saranno pure le difficoltà
esterne ed
oggettive per le biblioteche pubbliche, pochi soldi, dirigenti
incompetenti,
carenza di adeguati piani formativi, ma che tutto ciò potrebbe essere agevolmente superato se avessimo una categoria di bibliotecari
motivati e
disponibili a rimettersi in discussione e a ridefinire le proprie competenze. La metafora della rana bollita non è del tutto peregrina
e credo
rappresenti bene una situazione fatta di immobilismo ed incompetenza
molto
più diffusa dei casi straordinari di bibliotecari attivi ed
intelligenti.
A Virginia vorrei dire che mentre condivido il suo pessimismo per la situazione generale (come appena detto) non condivido la sua
conclusione:
l'unico modo per cambiare qualcosa, per non lasciarsi travolgere, è
quello
di costruire e realizzare nuove idee, nuove proposte, nuovi servizi.
Solo
così cattureremo l'attenzione dell'opinione pubblica che può essere
quella
che sostiene e motiva la nostra esistenza. Non tanto per
sopravvivere e
basta bensì con la consapevolezza che queste nostre strutture sparse
in
questo disgraziato Paese possono davvero essere una speranza per
tutti.
Scusate i toni forse un po' fuori luogo per questa lista, ma dover convincere bibliotecari, dirigenti, amministratori e politici in
generale ha
fatto di me ormai un comiziante :-)
In ogni caso ribadisco che come Csbno stiamo cercando di muoverci
nella
direzione che vi ho indicato e che chiederemo presto aiuto alla
lista per
realizzare progetti concreti. Grazie per l'ospitalità Gianni Stefanini
Il 22/10/2013 10:32, giaccai@gmail.com ha scritto:
Io vorrei essere un po' più ottimista.
Mi riferisco qui alle biblioteche comunali. Per favore non usate
l'orrenda
espressione "biblioteche di pubblica lettura"; usate "biblioteche
pubbliche"
come fa il documento AIB che cita Pierfranco. A chi sostiene che sono biblioteche pubbliche anche quelle che che la legge chiama
"biblioteche
pubbliche statali" ripetiamo che le biblioteche di ente locale si
chiamano
biblioteche pubbliche e le biblioteche pubbliche statali si chiamano biblioteche statali..
Premetto che è vero che le condizioni sono quelle note: pochi soldi, dirigenti incompetenti, scarso riconoscimento del proprio valore,
carenza di
adeguati piani formativi ecc. ecc. ecc.
Però nonostante questo molte biblioteche comunali sono piene di
cittadini
e di cittadini contenti del servizio offerto; tra questi servizi ci
sono
stati anche interventi di promozione all'uso di internet (parlo
degli anni
'90) che poi si sono trasformati in fornitura di accesso. L'onda dell'OpenAccess, con le annesse problematiche di accesso
aperto/chiuso, che
ha coinvolto le biblioteche universitarie non è ancora giunta forte
nelle
biblioteche comunali, ma sta iniziando per esempio con il servizio
MLOL e le
connesse problematiche di costi per l'accesso a banche dati e servizi online.
In questa logica la collaborazione a Wikipedia si può concretizzare
in:
- interventi di alfabetizzazione al suo uso
- interventi di alfabetizzazione alla redazione di voci
- donazione di materiale locale (opuscoli, foto, registrazion sonore)
- convolgimento delle scuole
- ecc. ecc.
sono tutti questi interventi che rendono la biblioteca comunale
agente
attivo di promozione della cittadinanza e dell'apprendimento
permanente.
Questa cose stanno avvenendo in molte biblioteche pubbiche italiane
anche
se va riconosciuta il grave problema della inadeguatezza della
formazione
data dalle Università.
Susanna
.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-. Susanna Giaccai Firenze
-- ___________________________________ GIANNI STEFANINI Direttore Generale del Consorzio Sistema Bibliotecario Nord - Ovest Via Valassina, 1 - 20037 Paderno Dugnano MI Tel. +39 02 9906071 - Fax +39 02 93664708 Mailto: gianni.stefanini@csbno.net http://www.csbno.net ___________________________________
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente:
http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente:
http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari _______________________________________________ Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
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Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
scusatemi, ho inoltrato per errore alla lista sbagliata.
2013/10/23 NATALIA PIOMBINO natalia.piombino@nyu.edu
si, mi piace, e sospettavo che lavorasse in quella zona. a trovarne.
dove sei?
2013/10/23 Pierfranco Minsenti pierfranco.minsenti@gmail.com
Trovo utile questa discussione perché fa emergere almeno 3 diversi modi di pensare la collaborazione tra biblioteche e Wikipedia: che possono convivere, ma che hanno bisogno anche di essere chiarite nelle loro differenze specifiche (altrimenti rischia di essere un matrimonio un po' confuso).
Innanzitutto distinguerei tra 2 punti di vista:
- punto di vista di Wikipedia: trovare collaboratori: sia l livello di
creatori di contenuti sia al livello di esperti di metadati per Wikipedia e i progetti connessi
- punto di vista delle biblioteche: con 2 sottovarianti:
a) offre locali e computer; b) essere coinvolte più strettamente ma resta allora da chiarire come
A me pare che finora questi due punti di vista (non privi di relazioni reciproche ma diversi) si siano intrecciati in maniera un po' ambigua.
Per chiarire io inizierei con il distinguere 2 possibili modi diversi di pensare alle biblioteche nel ocntesto di questa discussione:
- "biblioteche" nel senso di organizzazioni che si danno delle finalità
(mission), hanno un'offerta coerente di servizi e infine devono rendere conto agli amministratori (discorso di G. Stefanini), per cui vogliono prepararsi e progettare le attività (esigenza anche questa che emerge dal discorso di Stefanini).
- biblioteche nel senso di una comunità professionale (bibliotecari) che
potrebbe reimpiegare fruttuosamente le proprie competenze mettendole al servizio di Wikipedia: cosa che può però avvenire con 2 diverse modalità: A) di sera, nei weekend, insomma come volontariato totalmente slegato dal ruolo che il bibliotecario ha nella propria biblioteca; B) all'interno del poprio lavoro e ruolo di bibliotecario: o se vogliamo dirla in burocratese: "in orario di servizio" cosa che presuppone una programamzione e una proposta organica
La domanda di Giulio Blasi che verte sulle motivazioni della collaborazione tra biblioteche e Wikipedia a me sembra (perlomeno io la interpreto così) che riguardi il significato di biblioteca nel senso 1: quindi definire la collaborazione dal punto di vista della biblioteca come organizzazione precisa con delle finalità e una sua offerta di servizi e programmazione di attività: cioè vedere le cose dal punto di vista di una mission e di una organizzazione di servizi e ruoli non causale ma programmata dove si risponde del proprio operato sia a utenti sia ad amministratori. È da questo punto di vista che il discorso si incrocia con la variante 2B del coinvolgimento del bibliotecario: in orario di servizio e in forma organizzata e coerente con la mission. Invece il coinvolgimento del bibliotecario nella forma 2A non ha a che fare con la collaborazione tra Wikipedia e le biblioteche intese come organizzazioni specifiche ma ha a che fare con la collaborazione in senso ben più generale tra comunità bibliotecaria e Wikipedia.
Il significato 1 di biblioteca e la collaborazione e il coinvolgimento del bibliotecario nella forma 2A (volontariato) non sono cose in conflitto, questo è chiaro. La biblioteca potrebbe decidere che va bene fare una certa attività di promozione di Wikipedia e consentirle di trovare i bibliotecari (o gli utenti qualsiasi) che collaborano. Ma a me sembra che il ritorno di questo investimento sulla biblioteca non sia molto evidente e che non ci sia un vero coinvolgimento ufficiale. In questa maniera a me sembra che la biblioteca si limiti a prestare locali, attrezzature e bibliotecari a una associazione, così come lo fa con altre. Ma è probabile che così il discorso potrà proseguire più che altro con la forma di coinvolgimento di tipo individuale, il volontariato nel tempo libero.
Mi pare che però per la biblioteca sia invece più fruttuosa una cooperazione tra biblioteche e Wikipedia che non si limiti al fatto che la biblioteca presti locali e attrezzature e che questo abbia come obiettivo il coinvolgimento individuale (che ovviamente va sempre benissimo). Mi pare semmai che la biblioteca dovrebbe puntare a quella che ho chiamato la collaborazione del tipo 1 (collaborazione "consapevole" che rientra esplicitamente nella mission e tocca l'offerta di servizi della biblioteca): in questo caso il convolgimento del bibliotecario sarebbe anche del tipo B: tocca il suo lavoro magari in maniera stabile, o comunque proulungata. Non è un'attività che finisce una volta che ha dato ai wikipediani locali e attrezzatture per aiutarli a fare reclutamento di redattori e/o reclutamento di bibliotecari.
A questo punto io sento la necessità di una verifica sul vero scopo di questa discussione perché potrei aver capito male: chiedo quindi a Giulio Blasi: quando chiede di aiutarlo a individuare ragioni e forme della collaborazione tra biblioteche e Wikipedia, a che tipo di coinvoglimento pensa? Distinguerei tra 3 tipi di coinvolgimento:
- coinvolgimento istituzionale della biblioteca: cioè vengono definite
forme di uso/collaborazione che rispondono a una precisa strategia di servizio non occasionale;
oppure:
- la biblioteca come insieme di facilities che sono utili e possono
essere prestate occasionalmente a Wikipedia così come a un'altra associazione e per il perseguimento dei loro scopi, magari con un occhio di riguardo per Wikipedia perché i suoi scopi sono molto vicini a quelli delle biblioteche;
oppure:
- collaborazione in senso generale tra Wikipedia e quella che è la
comunità bibliotecaria che potrebbe reimpiegare le proprie competenze in Wikipedia, cioè il discorso che sottolinea in particolare Andrea Zanni ma che non riguarda la biblioteca come istituzione semmai è una scelta individuale.
Sono 3 forme di coinvolgimento che ovviamente non si escludono del tutto a priori. Piuttosto si escludono la forma 1 di coinvolgimento e la forma 2: bisogna scegliere l'uno o l'altro. Se si vuole fare una mini indagine sul fenomeno, le sue prospettive e opportunità a me pare indispensabile chiarire i fili diversi di un intreccio che altrimenti è confuso e non aiuta nessuno. Perché se si pensa al coinvolgimento del tipo istituzionale, cioè alla biblioteca come organizzazione precisa fatta di strumenti, risorse umane, attività e offerta di servizi, allora resta in piedi solo la forma di collaborazione del tipo 1. Se invece si pensa in termini molto generali allora emergono anche le altre due forme di coinvolgimento, ma bisognerà chiarire le differenze specifiche in modo che la singola biblioteca decida che strategia adottare.
Giulio per favore chiarisci il vero scopo della tua domanda e soprattutto esplicita i presupposti del discorso.
(naturalmente aver sperimentato per il momento approcci poco istituzionali e bottom up va benissimo, non voglio dire che debba essere tutto programmato, ma non fatemi dire cose che credo siano ovvie)
Pierfranco
Il giorno 23 ottobre 2013 11:35, Andrea Zanni zanni.andrea84@gmail.comha scritto:
Premessa:
quello che sto per scrivere è un pensiero mio, non dell'associazione che spesso rappresento.
Io confermo in tutto e per tutto la sensazione di Piefranco: non c'è una proposta coordinata e sistematica, non c'è stata una strategia per decidere "ora con i bibliotecari facciamo questa cosa per avere redattori". Molto, molto più semplicemente, ci siamo messi lì e ci siamo detti che c'è "spazio per collaborare".
Ovviamente, da parte nostra (dei wikimediani) l'interesse è portare "cose" in Wikimedia, siano esse voci, utenti, competenze, immagini, scansioni, dati. E' sicuramente il motivo per cui stiamo facendo quello che facciamo.
E' stato ed è un navigare a vista, una strategia bottom up (che è un po' un abito mentale wikipediano).
Una delle prime cose che io, personalmente, volevo era avere da subito *i bibliotecari, in wikipedia*, perchè le loro competenze professionali possono essere molto utili. Perchè Wikipedia è molto vuota di info sulla biblioteconomia e information science: e perchè l'information science serve sempre Una cosa che volevo era avere bibliot\ecari che si infilassero qui: https://www.wikidata.org/wiki/Wikidata:Books_task_force e ci dessero una mano con i metadati. perchè a me sembra assurdo che lo schema di metadati di uno che sarà in 6 mesi il più grande contenitore di dati del mondo (se non lo è già) deve avere un mapping di metadati fatto *da me* (ovviamente, altri si sono messi lì in mezzo, ma sono strasicuro che nessuno sia un bibliotecario).
Cioè, fondamentalmente, la mia domanda personale è : ma dove sono i bibliotecari? dove sono stati tutto questo tempo mentre i nerd costruivano la più grande enciclopedia della storia? dove sono adesso che costruiamo il più grande database (Wikidata)? perchè non ci vengono ad aiutare a costruire la più grande biblioteca digitale (Wikisource)? o il più grande repository di immagini libere (Commons)?
Il mio impegno in questa cosa viene dunque dal lo scorgere una necessità, un cosa che va fatta, un buco che va riempito (poi, ovviamente, mi diverto, che è poi il motivo per cui stiamo tutti qui a fare cose non essendo pagati).
C'è anche un "bias" sistematico: io sono partito come Wikipediano e mi sono formato come bibliotecario (digitale) nel mentre, per cui ho sempre associato e collegato quello che imparavo alla mia pratica su wiki(source). Per me sono inscindibili. E, come ho ripetuto tante volte, lavorando entrambi nell'"accesso all'informazione" i punti di contatto e sinergia sono veramente tanti.
Mi ripeto ancora: i bibliotecari a wikipedia possono offrire
- contenuti (digitalizzazioni, informazioni, testi, video, foto, dati,
ecc.)
- competenze
- facilitazione (formazione utenti, ecc.)
L'ultima, paradossalmente, è quella che mi interessa di meno. Non è facile fare un wikipediano da zero, come non è facile fare un bibliotecario da zero. E' un discorso di competenze (che si imparano) e cultura/esperienza (che si impara anche quella, ma ci vuole tempo). Io credo che pochi utenti ma buoni siano molto più incisivi di tanti utenti formati pochissimo. E' per questo che sono molto interessato dal modello bibliohackathon: vediamo cosa ne verrà fuori.
Ieri mi sono riletto il capitolo dell'Atlas di David Lankes (Migliorare la società) e rimango della mia opinione che quando lui parla dei "nuovi bibliotecari", parla dei Wikipedian :-)
Aubrey
2013/10/23 Pierfranco Minsenti pierfranco.minsenti@gmail.com
Segnalo, se già non lo sapete, che l'AIB ha un Gruppo di studio sull'Information Literacy coordinato da Laura Ballestra e che questo gruppo ha scritto un documento su "literacy digitale e biblioteche". Stefano Parise l'ha inviato ai CEN e alla dott.ssa Rosa Barrese, dell'Agenzia per l'Italia Digitale.
Mi pare che costruire sinergie con quel gruppo e le sue proposte sarebbe molto fruttuoso. Una delle "debolezze" del rapporto wikipedia-biblioteche e su cui mi fa riflettere la questione posta da Giulio Blasi è infatti legata, e ci sot pensando adesso, all'assenza di sinergie con AIB, probabilmemte perché non sono stati identificati gli interlocutori giusti e le iniziaitve appropriate. Il Gruppo sull'information literacy mi parrebbe il gruppo giusto. A condizione però che le iniziative dei corsi wikipedia in biblioteca assumano programmaticamente questa fisionomia, cosa che mi confermate non è avvenuta. Ora è verissimo quello che dice Virginia, che anche nell'attuale fisionomia dei corsi wikipediani in biblioteca, quelle cose in un certo senso le impari "per forza", però un conto è dire che la redazione di voci è l'obiettivo e un'altra cosa è dire che per le biblioteche Wikipedia dovrebbe essere semmai uno strumento e presentarla esplicitamente come tale. Sono cose molto diverse e su questa differenza bisognerebbe riflettere. Poi la biblioteca non può rinunciare a elaborare una offerta di servizi e una immagine all'interno della quale quelle attività (come le altre attività) sono esplicitamente presentate come coerenti con la sua mission e non come cose estemporanee. E questo inevitabilmente influirebbe sulla fisionomia dei corsi, la scaletta dei contenuti. Infine, come ho già scritto sarebbe um modo per realizzare concretamente la funzione prevista dal documento programmaticossulle biblioteche pubbliche, che altimenti rischia di rimanere un esercizio retorico.
Pierfranco
Il giorno 23 ottobre 2013 09:14, Virginia Gentilini < virginia.gentilini@gmail.com> ha scritto:
giusto 2 soldini pratici (che magari saranno utili a Gianni nel
pensare ai corsi che vuole organizzare). Ho già visto in atto qualche (comprensibile) ingenuità nei bibliotecari che si avvicinano a Wikipedia, ad esempio:
- buttarsi sui corsi come esperienza "nuova" per rinnovare un'offerta
di attività che altrimenti langue. Per fare i corsi servono i wikipediani. Realisticamente, per trovarli la cosa più semplice è rivolgersi a Wikimedia Italia che, però, non è un ente di formazione, ovvero non è del tutto attrezzata al momento per venire incontro a richieste di una certa frequenza e intensità. Andrea (se tira fuori la testa dal suo hackaton per un momento) vi dirà che possiamo fare tutto, ma prendetelo con le molle: possiamo fare diverse cose, ma non tutto ;-)
- pensare ai cittadini come redattori delle voci sul territorio:
nessuno scrive su Wikipedia "su commissione", per così dire. In primo luogo, non è realistico: se devono spenderci il loro tempo libero, le persone giustamente scrivono di quello che gli piace, magari la loro serie tv preferita e non la chiesetta romanica di grande pregio. In secondo luogo, esiste anche il rischio (sostenuto certamente dalle migliori intenzioni) di presentare wikipedia appunto come "vetrina" di qualcosa: la biblioteca, l'ente, un'azienda che ospita un'iniziativa, un territorio, ecc. Questo atteggiamento è sbagliato in partenza. Essere percepiti come persone che hanno un interesse/coinvolgimento personale/istituzionale nel "promuovere" qualcosa (qualunque cosa) è il modo migliore per farvi criticare ogni singola sillaba che scriverete
quanto a quello che dice Pierfranco sulle potenzialità di wikipedia come "palestra" di information literacy, confermo che tutto quello che è stato fatto fino ad ora non ha avuto modo di riflettere accuratamente su ciò. Dire che siamo alle prime sperimentazioni mi pare più corretto e credo che Pierfranco dunque abbia ragione. Dopodiche, fortunatamente l'interesse wikipediano a trovare nuovi contributori e quello bibliotecario a sviluppare l'information literacy nei cittadini non sono in contrasto. Uno dei punti di forza dello scrivere sull'enciclopedia è che sviluppa le capacità critiche e documentarie "per forza"
buona giornata virginia
2013/10/23 giaccai@gmail.com:
Caro Gianni grazie del tuo intervento tutt'altro che fuori luogo.
In questa lista convivono 2 anime: una smanettona interessata alla
gestione
degli open data (sono i messaggi che tu ed io seguiamo con fatica)
ed una
più interessata alla creazione di contenuti in Wikipedia e quindi a discutere regole e fare formazione.
Tu scrivi: tutto ciò potrebbe essere agevolmente superato se avessimo una
categoria di
bibliotecari motivati e disponibili a rimettersi in discussione e a ridefinire le proprie competenze
La questione centrale è appunto questa: chi deve indurre questa
motivazione?
-- l'università ? -- l'AIB ? -- la singola persona con il suo senso civico?
Buona giornata Susanna
.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-. Susanna Giaccai Firenze
Il giorno 23 ottobre 2013 00:12, gianni stefanini gianni.stefanini@csbno.net ha scritto: > > Carissimi, > > finalmente un tema sul quale posso intervenire: assisto ai
dibattiti che
> si intrecciano su questa lista con timore quasi reverenziale
constatando
> quanto ancora sia lontana (o forse dovrei dire diversa) la
professionalità
> media del bibliotecario di ente locale da quella che qui si esprime. > > Faccio qualche considerazione sia allacciandomi all'intervento di
Susanna
> che a quello di Virginia che ho appena visto: > > - leggendo tutti gli scambi di mail mi si è consolidata l'opinione
che
> nelle nostre strutture (biblioteche pubbliche) manca una
professionalità che
> ho visto presente su questa lista. Non ci sono, in generale,
biblioteche
> abbastanza grandi che si possano permettere di coltivare in ambito
locale
> queste professionalità. I continui processi organizzativi hanno
portato
> fuori dalle nostre strutture le competenze nella gestione dei dati
che
> nascevano innanzittutto dai catalogatori (nella mia struttura,
Csbno un
> consorzio di circa 50 biblioteche pubbliche, acquistiamo 70.000
documenti
> l'anno con 20.000 catalogazioni che otteniamo tutte dall'esterno,
tutto ciò
> ci ha alleggerito dei costi ma ci ha privato di professionalità). > - in questi mesi mi sono convinto di due cose: ricostruire una
competenza
> nella gestione dei dati, magari in comune con altre reti per
affrontare
> anche le questioni della circolazione dei nostri dati (pochissime
delle
> grandi reti lombarde sono collegate a Sbn che abbiamo sempre visto
come una
> macchina farraginosa e inefficiente e in ogni caso non utile per i
nostri
> servizi) > - l'altra, sviluppare attività di conoscenza e diffusione di
Wikipedia:
> stiamo ragionando su progetti che chiamiamo "spazio pubblico
digitale" nel
> quale potenziare l'accesso al digitale sia di coloro che vi sono
ancora
> esclusi che di coloro che vi "abitano" in una logica aperta di
scambio. In
> questo spazio pensiamo di collocare significativi interventi di
conoscenza e
> diffusione degli strumenti di Wikipedia finalizzati da una parte ad
un uso
> più consapevole e dall'altra a fornire strumenti, innanzittutto ai > bibliotecari ma anche agli utenti, per diventare redattori.
Obiettivi
> primari saranno la descrizione del territorio e della sua storia
(non
> abbiamo biblioteche che possano costituire da sole una voce di
Wikipedia, ma
> i nostri territori e i suoi monumenti si) > - le competenze professionali che ci mancano dovranno servirci
anche a
> capire come aprire i nostri mondi opac all'universo informativo
"che c'è là
> fuori" in una logica di connessione tra le informazioni e i servizi
fisici e
> reali (spostamento di documenti) che ancora continuiamo a fare con
notevole
> intensità > - non cito la questione dei documenti digitali in biblioteca perchè
è
> ampiamente e sapientemente presidiata da Giulio Blasi e con lui
stiamo
> cercando di lavorare affinchè il progetto di Mlol si connetta con
tutte le
> articolazioni della biblioteca. > > Vorrei fare due ultime sottolineature, una sull'intervento di
Susanna ed
> una su quello di Virginia che ringrazio entrambe per le
considerazioni
> sempre stimolanti ed intelligenti che ci danno. > > A Susanna vorrei rammentare che ci saranno pure le difficoltà
esterne ed
> oggettive per le biblioteche pubbliche, pochi soldi, dirigenti
incompetenti,
> carenza di adeguati piani formativi, ma che tutto ciò potrebbe
essere
> agevolmente superato se avessimo una categoria di bibliotecari
motivati e
> disponibili a rimettersi in discussione e a ridefinire le proprie > competenze. La metafora della rana bollita non è del tutto
peregrina e credo
> rappresenti bene una situazione fatta di immobilismo ed
incompetenza molto
> più diffusa dei casi straordinari di bibliotecari attivi ed
intelligenti.
> > A Virginia vorrei dire che mentre condivido il suo pessimismo per la > situazione generale (come appena detto) non condivido la sua
conclusione:
> l'unico modo per cambiare qualcosa, per non lasciarsi travolgere, è
quello
> di costruire e realizzare nuove idee, nuove proposte, nuovi
servizi. Solo
> così cattureremo l'attenzione dell'opinione pubblica che può essere
quella
> che sostiene e motiva la nostra esistenza. Non tanto per
sopravvivere e
> basta bensì con la consapevolezza che queste nostre strutture
sparse in
> questo disgraziato Paese possono davvero essere una speranza per
tutti.
> > Scusate i toni forse un po' fuori luogo per questa lista, ma dover > convincere bibliotecari, dirigenti, amministratori e politici in
generale ha
> fatto di me ormai un comiziante :-) > > In ogni caso ribadisco che come Csbno stiamo cercando di muoverci
nella
> direzione che vi ho indicato e che chiederemo presto aiuto alla
lista per
> realizzare progetti concreti. > Grazie per l'ospitalità > Gianni Stefanini > > > > Il 22/10/2013 10:32, giaccai@gmail.com ha scritto: > > Io vorrei essere un po' più ottimista. > > Mi riferisco qui alle biblioteche comunali. Per favore non usate
l'orrenda
> espressione "biblioteche di pubblica lettura"; usate "biblioteche
pubbliche"
> come fa il documento AIB che cita Pierfranco. A chi sostiene che
sono
> biblioteche pubbliche anche quelle che che la legge chiama
"biblioteche
> pubbliche statali" ripetiamo che le biblioteche di ente locale si
chiamano
> biblioteche pubbliche e le biblioteche pubbliche statali si chiamano > biblioteche statali.. > > Premetto che è vero che le condizioni sono quelle note: pochi soldi, > dirigenti incompetenti, scarso riconoscimento del proprio valore,
carenza di
> adeguati piani formativi ecc. ecc. ecc. > > Però nonostante questo molte biblioteche comunali sono piene di
cittadini
> e di cittadini contenti del servizio offerto; tra questi servizi ci
sono
> stati anche interventi di promozione all'uso di internet (parlo
degli anni
> '90) che poi si sono trasformati in fornitura di accesso. L'onda > dell'OpenAccess, con le annesse problematiche di accesso
aperto/chiuso, che
> ha coinvolto le biblioteche universitarie non è ancora giunta forte
nelle
> biblioteche comunali, ma sta iniziando per esempio con il servizio
MLOL e le
> connesse problematiche di costi per l'accesso a banche dati e
servizi
> online. > > In questa logica la collaborazione a Wikipedia si può concretizzare
in:
> - interventi di alfabetizzazione al suo uso > - interventi di alfabetizzazione alla redazione di voci > - donazione di materiale locale (opuscoli, foto, registrazion
sonore)
> - convolgimento delle scuole > - ecc. ecc. > > sono tutti questi interventi che rendono la biblioteca comunale
agente
> attivo di promozione della cittadinanza e dell'apprendimento
permanente.
> > Questa cose stanno avvenendo in molte biblioteche pubbiche
italiane anche
> se va riconosciuta il grave problema della inadeguatezza della
formazione
> data dalle Università. > > Susanna > > > > .-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-. > Susanna Giaccai > Firenze > > > > -- > ___________________________________ > GIANNI STEFANINI > Direttore Generale del Consorzio > Sistema Bibliotecario Nord - Ovest > Via Valassina, 1 - 20037 Paderno Dugnano MI > Tel. +39 02 9906071 - Fax +39 02 93664708 > Mailto: gianni.stefanini@csbno.net > http://www.csbno.net > ___________________________________ > > > _______________________________________________ > Bibliotecari mailing list > Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it > Configurazione utente:
http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
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Ciao a tutti, è la prima volta che scrivo a questa lista. Perché solo ora? Perché grazie alla collaborazione di Wikimedia Italia e in particolare di Andrea a Virginia la Biblioteca VEZ di Mestre si è avvicinata a Wikipedia proprio per rispondere a quanto di più tradizionale appartiene alla biblioteca: garantire l'accesso all'informazione e alla conoscenza, ma fornire gli strumenti e il metodo per rispondere a qualsiasi domanda di ricerca. In biblioteca si tengono visite-incontri con le scuole su questi temi: esiste l'informazione, esiste una cosa definita conoscenza di cui ti puoi appropriare per soddisfare il tuo bisogno attraverso fonti primarie e secondarie, che esistono su diversi supporti, che devono essere valutate, usate in maniera consapevole e citate possibilmente in modo corretto. Wikipedia ci ha fornito un progetto e uno strumento potentissimi per l'Information literacy, ma in una prospettiva rovesciata che è ancora più efficace e accattivante, ciò mentre si produce l'informazione. Questo è la motivazione principale che ci ha mosso verso Wikipedia e verso gli Open data. Poi sono intervenute altre componenti e altre collaborazioni e abbiamo cercato di chiudere il cerchio in un progetto pilota: conoscenza - biblioteca - wikipedia - nuovi profili per nuove professionalità - aziende - open data - territorio - conoscenza.
-> WIKIVEZ
grazie per l'attenzione Barbara
--------------------------------------------------------------------------- Barbara Vanin Biblioteca civica di Mestre Ufficio cataloghi, progetti speciali e di rete e-mail: barbara.vanin@comune.venezia.it
Sede via Miranese 56 - 30171 Ve-Mestre tel. 0412392051 - fax 041 98099 Sede Villa Erizzo, P.le Donatori di Sangue 10 30171 Ve-Mestre tel. 0412746744
----- Messaggio originale -----
Da: "Pierfranco Minsenti" pierfranco.minsenti@gmail.com A: "Lista di discussione per bibliotecari e wikipediani" bibliotecari@wikimedia.it Inviato: Mercoledì, 23 ottobre 2013 12:45:34 Oggetto: Re: [Bibliotecari] Perché le biblioteche e Wikipedia collaborano?
Trovo utile questa discussione perché fa emergere almeno 3 diversi modi di pensare la collaborazione tra biblioteche e Wikipedia: che possono convivere, ma che hanno bisogno anche di essere chiarite nelle loro differenze specifiche (altrimenti rischia di essere un matrimonio un po' confuso).
Innanzitutto distinguerei tra 2 punti di vista: 1) punto di vista di Wikipedia: trovare collaboratori: sia l livello di creatori di contenuti sia al livello di esperti di metadati per Wikipedia e i progetti connessi
2) punto di vista delle biblioteche: con 2 sottovarianti:
a) offre locali e computer;
b) essere coinvolte più strettamente ma resta allora da chiarire come
A me pare che finora questi due punti di vista (non privi di relazioni reciproche ma diversi) si siano intrecciati in maniera un po' ambigua.
Per chiarire io inizierei con il distinguere 2 possibili modi diversi di pensare alle biblioteche nel ocntesto di questa discussione:
1) "biblioteche" nel senso di organizzazioni che si danno delle finalità (mission), hanno un'offerta coerente di servizi e infine devono rendere conto agli amministratori (discorso di G. Stefanini), per cui vogliono prepararsi e progettare le attività (esigenza anche questa che emerge dal discorso di Stefanini).
2) biblioteche nel senso di una comunità professionale (bibliotecari) che potrebbe reimpiegare fruttuosamente le proprie competenze mettendole al servizio di Wikipedia: cosa che può però avvenire con 2 diverse modalità: A) di sera, nei weekend, insomma come volontariato totalmente slegato dal ruolo che il bibliotecario ha nella propria biblioteca; B) all'interno del poprio lavoro e ruolo di bibliotecario: o se vogliamo dirla in burocratese: "in orario di servizio" cosa che presuppone una programamzione e una proposta organica
La domanda di Giulio Blasi che verte sulle motivazioni della collaborazione tra biblioteche e Wikipedia a me sembra (perlomeno io la interpreto così) che riguardi il significato di biblioteca nel senso 1: quindi definire la collaborazione dal punto di vista della biblioteca come organizzazione precisa con delle finalità e una sua offerta di servizi e programmazione di attività: cioè vedere le cose dal punto di vista di una mission e di una organizzazione di servizi e ruoli non causale ma programmata dove si risponde del proprio operato sia a utenti sia ad amministratori.
È da questo punto di vista che il discorso si incrocia con la variante 2B del coinvolgimento del bibliotecario: in orario di servizio e in forma organizzata e coerente con la mission. Invece il coinvolgimento del bibliotecario nella forma 2A non ha a che fare con la collaborazione tra Wikipedia e le biblioteche intese come organizzazioni specifiche ma ha a che fare con la collaborazione in senso ben più generale tra comunità bibliotecaria e Wikipedia.
Il significato 1 di biblioteca e la collaborazione e il coinvolgimento del bibliotecario nella forma 2A (volontariato) non sono cose in conflitto, questo è chiaro. La biblioteca potrebbe decidere che va bene fare una certa attività di promozione di Wikipedia e consentirle di trovare i bibliotecari (o gli utenti qualsiasi) che collaborano. Ma a me sembra che il ritorno di questo investimento sulla biblioteca non sia molto evidente e che non ci sia un vero coinvolgimento ufficiale. In questa maniera a me sembra che la biblioteca si limiti a prestare locali, attrezzature e bibliotecari a una associazione, così come lo fa con altre. Ma è probabile che così il discorso potrà proseguire più che altro con la forma di coinvolgimento di tipo individuale, il volontariato nel tempo libero.
Mi pare che però per la biblioteca sia invece più fruttuosa una cooperazione tra biblioteche e Wikipedia che non si limiti al fatto che la biblioteca presti locali e attrezzature e che questo abbia come obiettivo il coinvolgimento individuale (che ovviamente va sempre benissimo). Mi pare semmai che la biblioteca dovrebbe puntare a quella che ho chiamato la collaborazione del tipo 1 (collaborazione "consapevole" che rientra esplicitamente nella mission e tocca l'offerta di servizi della biblioteca): in questo caso il convolgimento del bibliotecario sarebbe anche del tipo B: tocca il suo lavoro magari in maniera stabile, o comunque proulungata. Non è un'attività che finisce una volta che ha dato ai wikipediani locali e attrezzatture per aiutarli a fare reclutamento di redattori e/o reclutamento di bibliotecari.
A questo punto io sento la necessità di una verifica sul vero scopo di questa discussione perché potrei aver capito male: chiedo quindi a Giulio Blasi: quando chiede di aiutarlo a individuare ragioni e forme della collaborazione tra biblioteche e Wikipedia, a che tipo di coinvoglimento pensa? Distinguerei tra 3 tipi di coinvolgimento:
1) coinvolgimento istituzionale della biblioteca: cioè vengono definite forme di uso/collaborazione che rispondono a una precisa strategia di servizio non occasionale;
oppure:
2) la biblioteca come insieme di facilities che sono utili e possono essere prestate occasionalmente a Wikipedia così come a un'altra associazione e per il perseguimento dei loro scopi, magari con un occhio di riguardo per Wikipedia perché i suoi scopi sono molto vicini a quelli delle biblioteche;
oppure:
3) collaborazione in senso generale tra Wikipedia e quella che è la comunità bibliotecaria che potrebbe reimpiegare le proprie competenze in Wikipedia, cioè il discorso che sottolinea in particolare Andrea Zanni ma che non riguarda la biblioteca come istituzione semmai è una scelta individuale.
Sono 3 forme di coinvolgimento che ovviamente non si escludono del tutto a priori. Piuttosto si escludono la forma 1 di coinvolgimento e la forma 2: bisogna scegliere l'uno o l'altro. Se si vuole fare una mini indagine sul fenomeno, le sue prospettive e opportunità a me pare indispensabile chiarire i fili diversi di un intreccio che altrimenti è confuso e non aiuta nessuno. Perché se si pensa al coinvolgimento del tipo istituzionale, cioè alla biblioteca come organizzazione precisa fatta di strumenti, risorse umane, attività e offerta di servizi, allora resta in piedi solo la forma di collaborazione del tipo 1. Se invece si pensa in termini molto generali allora emergono anche le altre due forme di coinvolgimento, ma bisognerà chiarire le differenze specifiche in modo che la singola biblioteca decida che strategia adottare.
Giulio per favore chiarisci il vero scopo della tua domanda e soprattutto esplicita i presupposti del discorso.
(naturalmente aver sperimentato per il momento approcci poco istituzionali e bottom up va benissimo, non voglio dire che debba essere tutto programmato, ma non fatemi dire cose che credo siano ovvie)
Pierfranco
Il giorno 23 ottobre 2013 11:35, Andrea Zanni < zanni.andrea84@gmail.com > ha scritto:
Premessa: quello che sto per scrivere è un pensiero mio, non dell'associazione che spesso rappresento.
Io confermo in tutto e per tutto la sensazione di Piefranco: non c'è una proposta coordinata e sistematica, non c'è stata una strategia per decidere "ora con i bibliotecari facciamo questa cosa per avere redattori". Molto, molto più semplicemente, ci siamo messi lì e ci siamo detti che c'è "spazio per collaborare".
Ovviamente, da parte nostra (dei wikimediani) l'interesse è portare "cose" in Wikimedia, siano esse voci, utenti, competenze, immagini, scansioni, dati. E' sicuramente il motivo per cui stiamo facendo quello che facciamo.
E' stato ed è un navigare a vista, una strategia bottom up (che è un po' un abito mentale wikipediano).
Una delle prime cose che io, personalmente, volevo era avere da subito *i bibliotecari, in wikipedia*, perchè le loro competenze professionali possono essere molto utili. Perchè Wikipedia è molto vuota di info sulla biblioteconomia e information science: e perchè l'information science serve sempre Una cosa che volevo era avere bibliot\ecari che si infilassero qui: https://www.wikidata.org/wiki/Wikidata:Books_task_force e ci dessero una mano con i metadati. perchè a me sembra assurdo che lo schema di metadati di uno che sarà in 6 mesi il più grande contenitore di dati del mondo (se non lo è già) deve avere un mapping di metadati fatto *da me* (ovviamente, altri si sono messi lì in mezzo, ma sono strasicuro che nessuno sia un bibliotecario).
Cioè, fondamentalmente, la mia domanda personale è : ma dove sono i bibliotecari? dove sono stati tutto questo tempo mentre i nerd costruivano la più grande enciclopedia della storia? dove sono adesso che costruiamo il più grande database (Wikidata)? perchè non ci vengono ad aiutare a costruire la più grande biblioteca digitale (Wikisource)? o il più grande repository di immagini libere (Commons)?
Il mio impegno in questa cosa viene dunque dal lo scorgere una necessità, un cosa che va fatta, un buco che va riempito (poi, ovviamente, mi diverto, che è poi il motivo per cui stiamo tutti qui a fare cose non essendo pagati).
C'è anche un "bias" sistematico: io sono partito come Wikipediano e mi sono formato come bibliotecario (digitale) nel mentre, per cui ho sempre associato e collegato quello che imparavo alla mia pratica su wiki(source). Per me sono inscindibili. E, come ho ripetuto tante volte, lavorando entrambi nell'"accesso all'informazione" i punti di contatto e sinergia sono veramente tanti.
Mi ripeto ancora: i bibliotecari a wikipedia possono offrire * contenuti (digitalizzazioni, informazioni, testi, video, foto, dati, ecc.) * competenze * facilitazione (formazione utenti, ecc.)
L'ultima, paradossalmente, è quella che mi interessa di meno. Non è facile fare un wikipediano da zero, come non è facile fare un bibliotecario da zero. E' un discorso di competenze (che si imparano) e cultura/esperienza (che si impara anche quella, ma ci vuole tempo). Io credo che pochi utenti ma buoni siano molto più incisivi di tanti utenti formati pochissimo. E' per questo che sono molto interessato dal modello bibliohackathon: vediamo cosa ne verrà fuori.
Ieri mi sono riletto il capitolo dell'Atlas di David Lankes (Migliorare la società) e rimango della mia opinione che quando lui parla dei "nuovi bibliotecari", parla dei Wikipedian :-)
Aubrey
2013/10/23 Pierfranco Minsenti < pierfranco.minsenti@gmail.com >
<blockquote>
Segnalo, se già non lo sapete, che l'AIB ha un Gruppo di studio sull'Information Literacy coordinato da Laura Ballestra e che questo gruppo ha scritto un documento su "literacy digitale e biblioteche". Stefano Parise l'ha inviato ai CEN e alla dott.ssa Rosa Barrese, dell'Agenzia per l'Italia Digitale.
Mi pare che costruire sinergie con quel gruppo e le sue proposte sarebbe molto fruttuoso. Una delle "debolezze" del rapporto wikipedia-biblioteche e su cui mi fa riflettere la questione posta da Giulio Blasi è infatti legata, e ci sot pensando adesso, all'assenza di sinergie con AIB, probabilmemte perché non sono stati identificati gli interlocutori giusti e le iniziaitve appropriate. Il Gruppo sull'information literacy mi parrebbe il gruppo giusto. A condizione però che le iniziative dei corsi wikipedia in biblioteca assumano programmaticamente questa fisionomia, cosa che mi confermate non è avvenuta. Ora è verissimo quello che dice Virginia, che anche nell'attuale fisionomia dei corsi wikipediani in biblioteca, quelle cose in un certo senso le impari "per forza", però un conto è dire che la redazione di voci è l'obiettivo e un'altra cosa è dire che per le biblioteche Wikipedia dovrebbe essere semmai uno strumento e presentarla esplicitamente come tale. Sono cose molto diverse e su questa differenza bisognerebbe riflettere. Poi la biblioteca non può rinunciare a elaborare una offerta di servizi e una immagine all'interno della quale quelle attività (come le altre attività) sono esplicitamente presentate come coerenti con la sua mission e non come cose estemporanee. E questo inevitabilmente influirebbe sulla fisionomia dei corsi, la scaletta dei contenuti. Infine, come ho già scritto sarebbe um modo per realizzare concretamente la funzione prevista dal documento programmaticossulle biblioteche pubbliche, che altimenti rischia di rimanere un esercizio retorico.
Pierfranco
Il giorno 23 ottobre 2013 09:14, Virginia Gentilini < virginia.gentilini@gmail.com > ha scritto:
<blockquote> giusto 2 soldini pratici (che magari saranno utili a Gianni nel pensare ai corsi che vuole organizzare). Ho già visto in atto qualche (comprensibile) ingenuità nei bibliotecari che si avvicinano a Wikipedia, ad esempio:
1) buttarsi sui corsi come esperienza "nuova" per rinnovare un'offerta di attività che altrimenti langue. Per fare i corsi servono i wikipediani. Realisticamente, per trovarli la cosa più semplice è rivolgersi a Wikimedia Italia che, però, non è un ente di formazione, ovvero non è del tutto attrezzata al momento per venire incontro a richieste di una certa frequenza e intensità. Andrea (se tira fuori la testa dal suo hackaton per un momento) vi dirà che possiamo fare tutto, ma prendetelo con le molle: possiamo fare diverse cose, ma non tutto ;-)
2) pensare ai cittadini come redattori delle voci sul territorio: nessuno scrive su Wikipedia "su commissione", per così dire. In primo luogo, non è realistico: se devono spenderci il loro tempo libero, le persone giustamente scrivono di quello che gli piace, magari la loro serie tv preferita e non la chiesetta romanica di grande pregio. In secondo luogo, esiste anche il rischio (sostenuto certamente dalle migliori intenzioni) di presentare wikipedia appunto come "vetrina" di qualcosa: la biblioteca, l'ente, un'azienda che ospita un'iniziativa, un territorio, ecc. Questo atteggiamento è sbagliato in partenza. Essere percepiti come persone che hanno un interesse/coinvolgimento personale/istituzionale nel "promuovere" qualcosa (qualunque cosa) è il modo migliore per farvi criticare ogni singola sillaba che scriverete
quanto a quello che dice Pierfranco sulle potenzialità di wikipedia come "palestra" di information literacy, confermo che tutto quello che è stato fatto fino ad ora non ha avuto modo di riflettere accuratamente su ciò. Dire che siamo alle prime sperimentazioni mi pare più corretto e credo che Pierfranco dunque abbia ragione. Dopodiche, fortunatamente l'interesse wikipediano a trovare nuovi contributori e quello bibliotecario a sviluppare l'information literacy nei cittadini non sono in contrasto. Uno dei punti di forza dello scrivere sull'enciclopedia è che sviluppa le capacità critiche e documentarie "per forza"
buona giornata virginia
2013/10/23 < giaccai@gmail.com >:
Caro Gianni grazie del tuo intervento tutt'altro che fuori luogo.
In questa lista convivono 2 anime: una smanettona interessata alla gestione degli open data (sono i messaggi che tu ed io seguiamo con fatica) ed una più interessata alla creazione di contenuti in Wikipedia e quindi a discutere regole e fare formazione.
Tu scrivi: tutto ciò potrebbe essere agevolmente superato se avessimo una categoria di bibliotecari motivati e disponibili a rimettersi in discussione e a ridefinire le proprie competenze
La questione centrale è appunto questa: chi deve indurre questa motivazione? -- l'università ? -- l'AIB ? -- la singola persona con il suo senso civico?
Buona giornata Susanna
.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-. Susanna Giaccai Firenze
Il giorno 23 ottobre 2013 00:12, gianni stefanini < gianni.stefanini@csbno.net > ha scritto:
Carissimi,
finalmente un tema sul quale posso intervenire: assisto ai dibattiti che si intrecciano su questa lista con timore quasi reverenziale constatando quanto ancora sia lontana (o forse dovrei dire diversa) la professionalità media del bibliotecario di ente locale da quella che qui si esprime.
Faccio qualche considerazione sia allacciandomi all'intervento di Susanna che a quello di Virginia che ho appena visto:
- leggendo tutti gli scambi di mail mi si è consolidata l'opinione che
nelle nostre strutture (biblioteche pubbliche) manca una professionalità che ho visto presente su questa lista. Non ci sono, in generale, biblioteche abbastanza grandi che si possano permettere di coltivare in ambito locale queste professionalità. I continui processi organizzativi hanno portato fuori dalle nostre strutture le competenze nella gestione dei dati che nascevano innanzittutto dai catalogatori (nella mia struttura, Csbno un consorzio di circa 50 biblioteche pubbliche, acquistiamo 70.000 documenti l'anno con 20.000 catalogazioni che otteniamo tutte dall'esterno, tutto ciò ci ha alleggerito dei costi ma ci ha privato di professionalità).
- in questi mesi mi sono convinto di due cose: ricostruire una competenza
nella gestione dei dati, magari in comune con altre reti per affrontare anche le questioni della circolazione dei nostri dati (pochissime delle grandi reti lombarde sono collegate a Sbn che abbiamo sempre visto come una macchina farraginosa e inefficiente e in ogni caso non utile per i nostri servizi)
- l'altra, sviluppare attività di conoscenza e diffusione di Wikipedia:
stiamo ragionando su progetti che chiamiamo "spazio pubblico digitale" nel quale potenziare l'accesso al digitale sia di coloro che vi sono ancora esclusi che di coloro che vi "abitano" in una logica aperta di scambio. In questo spazio pensiamo di collocare significativi interventi di conoscenza e diffusione degli strumenti di Wikipedia finalizzati da una parte ad un uso più consapevole e dall'altra a fornire strumenti, innanzittutto ai bibliotecari ma anche agli utenti, per diventare redattori. Obiettivi primari saranno la descrizione del territorio e della sua storia (non abbiamo biblioteche che possano costituire da sole una voce di Wikipedia, ma i nostri territori e i suoi monumenti si)
- le competenze professionali che ci mancano dovranno servirci anche a
capire come aprire i nostri mondi opac all'universo informativo "che c'è là fuori" in una logica di connessione tra le informazioni e i servizi fisici e reali (spostamento di documenti) che ancora continuiamo a fare con notevole intensità
- non cito la questione dei documenti digitali in biblioteca perchè è
ampiamente e sapientemente presidiata da Giulio Blasi e con lui stiamo cercando di lavorare affinchè il progetto di Mlol si connetta con tutte le articolazioni della biblioteca.
Vorrei fare due ultime sottolineature, una sull'intervento di Susanna ed una su quello di Virginia che ringrazio entrambe per le considerazioni sempre stimolanti ed intelligenti che ci danno.
A Susanna vorrei rammentare che ci saranno pure le difficoltà esterne ed oggettive per le biblioteche pubbliche, pochi soldi, dirigenti incompetenti, carenza di adeguati piani formativi, ma che tutto ciò potrebbe essere agevolmente superato se avessimo una categoria di bibliotecari motivati e disponibili a rimettersi in discussione e a ridefinire le proprie competenze. La metafora della rana bollita non è del tutto peregrina e credo rappresenti bene una situazione fatta di immobilismo ed incompetenza molto più diffusa dei casi straordinari di bibliotecari attivi ed intelligenti.
A Virginia vorrei dire che mentre condivido il suo pessimismo per la situazione generale (come appena detto) non condivido la sua conclusione: l'unico modo per cambiare qualcosa, per non lasciarsi travolgere, è quello di costruire e realizzare nuove idee, nuove proposte, nuovi servizi. Solo così cattureremo l'attenzione dell'opinione pubblica che può essere quella che sostiene e motiva la nostra esistenza. Non tanto per sopravvivere e basta bensì con la consapevolezza che queste nostre strutture sparse in questo disgraziato Paese possono davvero essere una speranza per tutti.
Scusate i toni forse un po' fuori luogo per questa lista, ma dover convincere bibliotecari, dirigenti, amministratori e politici in generale ha fatto di me ormai un comiziante :-)
In ogni caso ribadisco che come Csbno stiamo cercando di muoverci nella direzione che vi ho indicato e che chiederemo presto aiuto alla lista per realizzare progetti concreti. Grazie per l'ospitalità Gianni Stefanini
Il 22/10/2013 10:32, giaccai@gmail.com ha scritto:
Io vorrei essere un po' più ottimista.
Mi riferisco qui alle biblioteche comunali. Per favore non usate l'orrenda espressione "biblioteche di pubblica lettura"; usate "biblioteche pubbliche" come fa il documento AIB che cita Pierfranco. A chi sostiene che sono biblioteche pubbliche anche quelle che che la legge chiama "biblioteche pubbliche statali" ripetiamo che le biblioteche di ente locale si chiamano biblioteche pubbliche e le biblioteche pubbliche statali si chiamano biblioteche statali..
Premetto che è vero che le condizioni sono quelle note: pochi soldi, dirigenti incompetenti, scarso riconoscimento del proprio valore, carenza di adeguati piani formativi ecc. ecc. ecc.
Però nonostante questo molte biblioteche comunali sono piene di cittadini e di cittadini contenti del servizio offerto; tra questi servizi ci sono stati anche interventi di promozione all'uso di internet (parlo degli anni '90) che poi si sono trasformati in fornitura di accesso. L'onda dell'OpenAccess, con le annesse problematiche di accesso aperto/chiuso, che ha coinvolto le biblioteche universitarie non è ancora giunta forte nelle biblioteche comunali, ma sta iniziando per esempio con il servizio MLOL e le connesse problematiche di costi per l'accesso a banche dati e servizi online.
In questa logica la collaborazione a Wikipedia si può concretizzare in:
- interventi di alfabetizzazione al suo uso
- interventi di alfabetizzazione alla redazione di voci
- donazione di materiale locale (opuscoli, foto, registrazion sonore)
- convolgimento delle scuole
- ecc. ecc.
sono tutti questi interventi che rendono la biblioteca comunale agente attivo di promozione della cittadinanza e dell'apprendimento permanente.
Questa cose stanno avvenendo in molte biblioteche pubbiche italiane anche se va riconosciuta il grave problema della inadeguatezza della formazione data dalle Università.
Susanna
.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-. Susanna Giaccai Firenze
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Il giorno 23 ottobre 2013 12:45, Pierfranco Minsenti < pierfranco.minsenti@gmail.com> ha scritto:
A questo punto io sento la necessità di una verifica sul vero scopo di questa discussione perché potrei aver capito male: chiedo quindi a Giulio Blasi: quando chiede di aiutarlo a individuare ragioni e forme della collaborazione tra biblioteche e Wikipedia, a che tipo di coinvoglimento pensa? Distinguerei tra 3 tipi di coinvolgimento:
- coinvolgimento istituzionale della biblioteca: cioè vengono definite
forme di uso/collaborazione che rispondono a una precisa strategia di servizio non occasionale;
oppure:
- la biblioteca come insieme di facilities che sono utili e possono
essere prestate occasionalmente a Wikipedia così come a un'altra associazione e per il perseguimento dei loro scopi, magari con un occhio di riguardo per Wikipedia perché i suoi scopi sono molto vicini a quelli delle biblioteche;
oppure:
- collaborazione in senso generale tra Wikipedia e quella che è la
comunità bibliotecaria che potrebbe reimpiegare le proprie competenze in Wikipedia, cioè il discorso che sottolinea in particolare Andrea Zanni ma che non riguarda la biblioteca come istituzione semmai è una scelta individuale.
Sono 3 forme di coinvolgimento che ovviamente non si escludono del tutto a priori. Piuttosto si escludono la forma 1 di coinvolgimento e la forma 2: bisogna scegliere l'uno o l'altro. Se si vuole fare una mini indagine sul fenomeno, le sue prospettive e opportunità a me pare indispensabile chiarire i fili diversi di un intreccio che altrimenti è confuso e non aiuta nessuno. Perché se si pensa al coinvolgimento del tipo istituzionale, cioè alla biblioteca come organizzazione precisa fatta di strumenti, risorse umane, attività e offerta di servizi, allora resta in piedi solo la forma di collaborazione del tipo 1. Se invece si pensa in termini molto generali allora emergono anche le altre due forme di coinvolgimento, ma bisognerà chiarire le differenze specifiche in modo che la singola biblioteca decida che strategia adottare.
Giulio per favore chiarisci il vero scopo della tua domanda e soprattutto esplicita i presupposti del discorso.
Pierfranco, lo faccio volentieri.
In realtà la mia domanda voleva semplicemente capire qual era il livello della riflessione (anche a lungo termine) che si era fatta sul tema, capire se era condivisa una vision generale e quali elementi di questa vision fossero più ricorrenti. Inoltre sto ragionando in questi giorni sul tema del rapporto tra biblioteche e processo di costruzione di repository di open data della PA e il caso Wikipedia è in qualche modo connesso a questo tema, ma ci torno tra un attimo.
La tua classificazione dei tipi di coinvolgimento mi pare del tutto condivisibile, tuttavia mi parrebbe interessante ragionare oltre che sul cosa anche sul "perché". Magari in questa direzione emergono degli spunti di riflessione interessanti e forse anche nuove "cose" che potrebbero interessare i bibliotecari (nel tuo senso 3, almeno).
Una linea di pensiero molto informale che sto provando a seguire è la seguente. Ve la propongo in tutto il suo carattere di riflessione in corso.
1. Nei paesi più avanzati (Danimarca in testa) gli Open Data non sono solo fuffa da "PA moderna" ma un progetto preciso che punta a creare nuove occasioni di impresa e nuovi servizi a partire dai dati aperti della PA. Se avete bisogno di un'introduzione sul tema leggete questo articolo uscito su Internazionale qualche giorno fa, il titolo è "Nel paese dei dati" ( http://www.internazionale.it/sommario/1021/).
2. Nella logica danese (che io condivido a fondo anche su altri temi) l'apertura dei dati non è una forma di servizio sociale gratuito e senza scopo, una sorta di apertura e gratuità fine a se stessa. Ma al contrario un modo per stimolare in forma aperta e paritaria l'uso **commerciale** dei medesimi dati per lo sviluppo di servizi innovativi. Faccio un esempio banale. Una PA potrebbe rilasciare gratuitamente tutti i dati sul traffico automobilistico che possiede (inclusi quelli in tempo reale) e le imprese potrebbero utilizzare quei dati per sviluppare applicazioni e servizi interessanti per gli utenti finali. Ecc. Ancora più esplicitamente un'agenzia danese molto importante ha dichiarato che il lavoro sugli Open Data "is about creating easier and more uniform access to public data as raw material for the private sector in the development of innovative digital products and services, useful analyses, data visualisations and data journalism.”
3. Di quali dati si tratta? Ecco una lista incompleta e puramente esemplificativa che ha proposto Antonella De Robbio (qui http://www.bibliotecheoggi.it/content/201200601101.pdf)
- dati geografici (mappe geografiche, stradali, geologiche, dati sui movimenti sismici, utilizzo del territorio...); - dati ambientali (atmosferici, climatici, sull’inquinamento...); - dati sul trasporto locale; - dati demografici (relativi a censimenti, popolazione,flussi migratori...); - dati elettorali; - dati sulla produzione e sul consumo energetici; - dati finanziari (di bilancio) e tributari (redditi e tasse); - dati economici e delle attività degli enti locali (primo Comune italiano: Firenze – ottobre 2011 – ha pubblicato numerosi set di dati); - dati sui beni immobili (catastali); - dati sulla salute pubblica (dati aggregati); - dati sullo stato dell’educazione; - dati per la gestione e smaltimento; - dati sulla gestione delle acque; - dati sulla sicurezza pubblica; - dati di fonte e documentazione pubblica (legislazione, giurisprudenza) - ecc.
4. OK arrivo alla domanda cruciale: la preparazione e la manutenzione di questi dati è di competenza (almeno) parziale dei bibliotecari? I bibliotecari (in uno dei 3 livelli di coinvolgimento che hai articolato) possono dare una mano in questo lavoro/processo?
5. Infine: se Wikipedia appartiene al campo della costruzione di dati aperti e pubblici (non ovviamente nel senso della PA) in che modo si rapporta con progetti come quello danese? I set di metadati aperti di Wikipedia (e progetti correlati) possono servire a sviluppare servizi innovativi (e potenzialmente commerciali, che è come dire: possono generare impresa e lavoro)?. Oppure siamo nell'ambito (per carità, più che rispettabile e utile ma anche più limitato) del puro volontariato e dell'associazionismo no-profit? Faccio un esempio banale: contenuti storico-artistici multimediali sull'Italia in licenza CC potrebbero stimolare progetti editoriali (commerciali!) assolutamente interessanti a vari livelli.
6. Il progetto danese mi appassiona perché l'idea è che gli Open Data possno diventare una vera e propria **infrastruttura** per nuovi tipi di servizi, imprese e rapporti tra Stato e impresa. Occuparsi di questo diventa così un modo molto preciso per lavorare a una nuova economia, ai processi di innovazione, ecc. E credo che questo sia (o dovrebbe essere) nella mission di una PA (ne sono meno certo se parliamo di puro volontariato no-profit).
7. Conclusioni. Certo le biblioteche si occupano anzitutto di libri (cd, dvd, ebook, ecc.), della lettura. Poi secondariamente si occupano di essere "piazze". C'è uno spazio "terzo" (temo da conquistare con le unghie e con i denti) in cui le biblioteche del futuro (abitate da bibliotecari con profonde competenze sui metadati, il data mining, e tutto ciò che *oggi* - non al tempo di Dewey - significa lavorare con l'organizzazione dell'informazione) diventano gli agenti della PA (e soggetti "esterni" no-profit come Wikimedia) nel costruire e manutenere un'infrastruttura di dati aperti? Forse le biblioteche (e gli archivi) potrebbero recuperare un ruolo di "istituti di conservazione" spostando l'attenzione dai documenti in senso tradizionale ai set di dati che oggi il mondo (e in particolare la PA) produce a gettito continuo e che (preservatio) scompariranno come gli incunaboli mal conservati se non ce ne occuperemo per tempo.
8. O no?
9. Ah dimenticavo. I primi dati aperti che una biblioteca che si occupa di open data dovrebbe imparare ad aprire sono i propri (catalogo, dati anonimizzati sui prestiti, ecc.). Non è uno scioglilingua ma un'idea seria. Esempio: gli editori pagano fior di quattrini per analisi di società come Nielsen che fanno sorridere in termini di quantità di dati analizzati rispetto a quanto anche una semplice biblioteca di quartiere sarebbe in grado di generare. Però sono inutilizzati. Non generano vantaggi per nessuno. Non vengono sfruttati. Non diventano pubblici. Sono "pubblici" sono nel senso che sono "di proprietà della PA che poi non se ne serve in alcun modo". Lavorare sugli Open Data significa anche un po' cercare di capire perché sono come il petrolio (o l'oro, se vogliamo una metafora meno inquinante).
Grazie a tutti per la discussione che mi pare interessante e che spero continui: ho sintetizzato la mia posizione in punti ma ho tralasciato i molti punti interrogativi che ad ogni passaggio del mio ragionamento sono necessari.
saluti
Giulio Blasi -------------------------------------------------------------------------------------------------------- Horizons Unlimited srl via Cignani, 66 - 40128 Bologna tel. +39-051-37.08.87 | fax +39-051-41.57.636 | cell. +39-338-91.81.263 MLOL: http://www.medialibrary.it email: blasi@horizons.it blog: http://blog.medialibrary.it Skype: giulio.blasi64
Punto 5). Tutto il sistema di licenze adottato sui progetti wiki esclude la clausola NC, not commercial. Quindi si, tutti gli utilizzi possibili anche da parte privata sono consentiti e, mi pare, implicitamente considerati auspicabili.
Virginia Il 23/ott/2013 15:38 "Giulio Blasi" blasi@horizons.it ha scritto:
Il giorno 23 ottobre 2013 12:45, Pierfranco Minsenti < pierfranco.minsenti@gmail.com> ha scritto:
A questo punto io sento la necessità di una verifica sul vero scopo di questa discussione perché potrei aver capito male: chiedo quindi a Giulio Blasi: quando chiede di aiutarlo a individuare ragioni e forme della collaborazione tra biblioteche e Wikipedia, a che tipo di coinvoglimento pensa? Distinguerei tra 3 tipi di coinvolgimento:
- coinvolgimento istituzionale della biblioteca: cioè vengono definite
forme di uso/collaborazione che rispondono a una precisa strategia di servizio non occasionale;
oppure:
- la biblioteca come insieme di facilities che sono utili e possono
essere prestate occasionalmente a Wikipedia così come a un'altra associazione e per il perseguimento dei loro scopi, magari con un occhio di riguardo per Wikipedia perché i suoi scopi sono molto vicini a quelli delle biblioteche;
oppure:
- collaborazione in senso generale tra Wikipedia e quella che è la
comunità bibliotecaria che potrebbe reimpiegare le proprie competenze in Wikipedia, cioè il discorso che sottolinea in particolare Andrea Zanni ma che non riguarda la biblioteca come istituzione semmai è una scelta individuale.
Sono 3 forme di coinvolgimento che ovviamente non si escludono del tutto a priori. Piuttosto si escludono la forma 1 di coinvolgimento e la forma 2: bisogna scegliere l'uno o l'altro. Se si vuole fare una mini indagine sul fenomeno, le sue prospettive e opportunità a me pare indispensabile chiarire i fili diversi di un intreccio che altrimenti è confuso e non aiuta nessuno. Perché se si pensa al coinvolgimento del tipo istituzionale, cioè alla biblioteca come organizzazione precisa fatta di strumenti, risorse umane, attività e offerta di servizi, allora resta in piedi solo la forma di collaborazione del tipo 1. Se invece si pensa in termini molto generali allora emergono anche le altre due forme di coinvolgimento, ma bisognerà chiarire le differenze specifiche in modo che la singola biblioteca decida che strategia adottare.
Giulio per favore chiarisci il vero scopo della tua domanda e soprattutto esplicita i presupposti del discorso.
Pierfranco, lo faccio volentieri.
In realtà la mia domanda voleva semplicemente capire qual era il livello della riflessione (anche a lungo termine) che si era fatta sul tema, capire se era condivisa una vision generale e quali elementi di questa vision fossero più ricorrenti. Inoltre sto ragionando in questi giorni sul tema del rapporto tra biblioteche e processo di costruzione di repository di open data della PA e il caso Wikipedia è in qualche modo connesso a questo tema, ma ci torno tra un attimo.
La tua classificazione dei tipi di coinvolgimento mi pare del tutto condivisibile, tuttavia mi parrebbe interessante ragionare oltre che sul cosa anche sul "perché". Magari in questa direzione emergono degli spunti di riflessione interessanti e forse anche nuove "cose" che potrebbero interessare i bibliotecari (nel tuo senso 3, almeno).
Una linea di pensiero molto informale che sto provando a seguire è la seguente. Ve la propongo in tutto il suo carattere di riflessione in corso.
- Nei paesi più avanzati (Danimarca in testa) gli Open Data non sono solo
fuffa da "PA moderna" ma un progetto preciso che punta a creare nuove occasioni di impresa e nuovi servizi a partire dai dati aperti della PA. Se avete bisogno di un'introduzione sul tema leggete questo articolo uscito su Internazionale qualche giorno fa, il titolo è "Nel paese dei dati" ( http://www.internazionale.it/sommario/1021/).
- Nella logica danese (che io condivido a fondo anche su altri temi)
l'apertura dei dati non è una forma di servizio sociale gratuito e senza scopo, una sorta di apertura e gratuità fine a se stessa. Ma al contrario un modo per stimolare in forma aperta e paritaria l'uso **commerciale** dei medesimi dati per lo sviluppo di servizi innovativi. Faccio un esempio banale. Una PA potrebbe rilasciare gratuitamente tutti i dati sul traffico automobilistico che possiede (inclusi quelli in tempo reale) e le imprese potrebbero utilizzare quei dati per sviluppare applicazioni e servizi interessanti per gli utenti finali. Ecc. Ancora più esplicitamente un'agenzia danese molto importante ha dichiarato che il lavoro sugli Open Data "is about creating easier and more uniform access to public data as raw material for the private sector in the development of innovative digital products and services, useful analyses, data visualisations and data journalism.”
- Di quali dati si tratta? Ecco una lista incompleta e puramente
esemplificativa che ha proposto Antonella De Robbio (qui http://www.bibliotecheoggi.it/content/201200601101.pdf)
- dati geografici (mappe geografiche, stradali, geologiche, dati sui
movimenti sismici, utilizzo del territorio...);
- dati ambientali (atmosferici, climatici, sull’inquinamento...);
- dati sul trasporto locale;
- dati demografici (relativi a censimenti, popolazione,flussi
migratori...);
- dati elettorali;
- dati sulla produzione e sul consumo energetici;
- dati finanziari (di bilancio) e tributari (redditi e tasse);
- dati economici e delle attività degli enti locali (primo Comune
italiano: Firenze – ottobre 2011 – ha pubblicato numerosi set di dati);
- dati sui beni immobili (catastali);
- dati sulla salute pubblica (dati aggregati);
- dati sullo stato dell’educazione;
- dati per la gestione e smaltimento;
- dati sulla gestione delle acque;
- dati sulla sicurezza pubblica;
- dati di fonte e documentazione pubblica (legislazione, giurisprudenza)
- ecc.
- OK arrivo alla domanda cruciale: la preparazione e la manutenzione di
questi dati è di competenza (almeno) parziale dei bibliotecari? I bibliotecari (in uno dei 3 livelli di coinvolgimento che hai articolato) possono dare una mano in questo lavoro/processo?
- Infine: se Wikipedia appartiene al campo della costruzione di dati
aperti e pubblici (non ovviamente nel senso della PA) in che modo si rapporta con progetti come quello danese? I set di metadati aperti di Wikipedia (e progetti correlati) possono servire a sviluppare servizi innovativi (e potenzialmente commerciali, che è come dire: possono generare impresa e lavoro)?. Oppure siamo nell'ambito (per carità, più che rispettabile e utile ma anche più limitato) del puro volontariato e dell'associazionismo no-profit? Faccio un esempio banale: contenuti storico-artistici multimediali sull'Italia in licenza CC potrebbero stimolare progetti editoriali (commerciali!) assolutamente interessanti a vari livelli.
- Il progetto danese mi appassiona perché l'idea è che gli Open Data
possno diventare una vera e propria **infrastruttura** per nuovi tipi di servizi, imprese e rapporti tra Stato e impresa. Occuparsi di questo diventa così un modo molto preciso per lavorare a una nuova economia, ai processi di innovazione, ecc. E credo che questo sia (o dovrebbe essere) nella mission di una PA (ne sono meno certo se parliamo di puro volontariato no-profit).
- Conclusioni. Certo le biblioteche si occupano anzitutto di libri (cd,
dvd, ebook, ecc.), della lettura. Poi secondariamente si occupano di essere "piazze". C'è uno spazio "terzo" (temo da conquistare con le unghie e con i denti) in cui le biblioteche del futuro (abitate da bibliotecari con profonde competenze sui metadati, il data mining, e tutto ciò che *oggi* - non al tempo di Dewey - significa lavorare con l'organizzazione dell'informazione) diventano gli agenti della PA (e soggetti "esterni" no-profit come Wikimedia) nel costruire e manutenere un'infrastruttura di dati aperti? Forse le biblioteche (e gli archivi) potrebbero recuperare un ruolo di "istituti di conservazione" spostando l'attenzione dai documenti in senso tradizionale ai set di dati che oggi il mondo (e in particolare la PA) produce a gettito continuo e che (preservatio) scompariranno come gli incunaboli mal conservati se non ce ne occuperemo per tempo.
O no?
Ah dimenticavo. I primi dati aperti che una biblioteca che si occupa di
open data dovrebbe imparare ad aprire sono i propri (catalogo, dati anonimizzati sui prestiti, ecc.). Non è uno scioglilingua ma un'idea seria. Esempio: gli editori pagano fior di quattrini per analisi di società come Nielsen che fanno sorridere in termini di quantità di dati analizzati rispetto a quanto anche una semplice biblioteca di quartiere sarebbe in grado di generare. Però sono inutilizzati. Non generano vantaggi per nessuno. Non vengono sfruttati. Non diventano pubblici. Sono "pubblici" sono nel senso che sono "di proprietà della PA che poi non se ne serve in alcun modo". Lavorare sugli Open Data significa anche un po' cercare di capire perché sono come il petrolio (o l'oro, se vogliamo una metafora meno inquinante).
Grazie a tutti per la discussione che mi pare interessante e che spero continui: ho sintetizzato la mia posizione in punti ma ho tralasciato i molti punti interrogativi che ad ogni passaggio del mio ragionamento sono necessari.
saluti
Giulio Blasi
Horizons Unlimited srl via Cignani, 66 - 40128 Bologna tel. +39-051-37.08.87 | fax +39-051-41.57.636 | cell. +39-338-91.81.263 MLOL: http://www.medialibrary.it email: blasi@horizons.it blog: http://blog.medialibrary.it Skype: giulio.blasi64
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Come già spiegato a Giulio, esiste da un paio di anni una comunità molto attiva che condivide la logica sui dati che ci hai appena raccontato: http://www.spaghettiopendata.org/
Ho passato il nostro invito alla Bibliohackathon anche a loro, e alcuni verranno sabato.
Andrea
2013/10/23 Virginia Gentilini virginia.gentilini@gmail.com
Punto 5). Tutto il sistema di licenze adottato sui progetti wiki esclude la clausola NC, not commercial. Quindi si, tutti gli utilizzi possibili anche da parte privata sono consentiti e, mi pare, implicitamente considerati auspicabili.
Virginia Il 23/ott/2013 15:38 "Giulio Blasi" blasi@horizons.it ha scritto:
Il giorno 23 ottobre 2013 12:45, Pierfranco Minsenti < pierfranco.minsenti@gmail.com> ha scritto:
A questo punto io sento la necessità di una verifica sul vero scopo di questa discussione perché potrei aver capito male: chiedo quindi a Giulio Blasi: quando chiede di aiutarlo a individuare ragioni e forme della collaborazione tra biblioteche e Wikipedia, a che tipo di coinvoglimento pensa? Distinguerei tra 3 tipi di coinvolgimento:
- coinvolgimento istituzionale della biblioteca: cioè vengono definite
forme di uso/collaborazione che rispondono a una precisa strategia di servizio non occasionale;
oppure:
- la biblioteca come insieme di facilities che sono utili e possono
essere prestate occasionalmente a Wikipedia così come a un'altra associazione e per il perseguimento dei loro scopi, magari con un occhio di riguardo per Wikipedia perché i suoi scopi sono molto vicini a quelli delle biblioteche;
oppure:
- collaborazione in senso generale tra Wikipedia e quella che è la
comunità bibliotecaria che potrebbe reimpiegare le proprie competenze in Wikipedia, cioè il discorso che sottolinea in particolare Andrea Zanni ma che non riguarda la biblioteca come istituzione semmai è una scelta individuale.
Sono 3 forme di coinvolgimento che ovviamente non si escludono del tutto a priori. Piuttosto si escludono la forma 1 di coinvolgimento e la forma 2: bisogna scegliere l'uno o l'altro. Se si vuole fare una mini indagine sul fenomeno, le sue prospettive e opportunità a me pare indispensabile chiarire i fili diversi di un intreccio che altrimenti è confuso e non aiuta nessuno. Perché se si pensa al coinvolgimento del tipo istituzionale, cioè alla biblioteca come organizzazione precisa fatta di strumenti, risorse umane, attività e offerta di servizi, allora resta in piedi solo la forma di collaborazione del tipo 1. Se invece si pensa in termini molto generali allora emergono anche le altre due forme di coinvolgimento, ma bisognerà chiarire le differenze specifiche in modo che la singola biblioteca decida che strategia adottare.
Giulio per favore chiarisci il vero scopo della tua domanda e soprattutto esplicita i presupposti del discorso.
Pierfranco, lo faccio volentieri.
In realtà la mia domanda voleva semplicemente capire qual era il livello della riflessione (anche a lungo termine) che si era fatta sul tema, capire se era condivisa una vision generale e quali elementi di questa vision fossero più ricorrenti. Inoltre sto ragionando in questi giorni sul tema del rapporto tra biblioteche e processo di costruzione di repository di open data della PA e il caso Wikipedia è in qualche modo connesso a questo tema, ma ci torno tra un attimo.
La tua classificazione dei tipi di coinvolgimento mi pare del tutto condivisibile, tuttavia mi parrebbe interessante ragionare oltre che sul cosa anche sul "perché". Magari in questa direzione emergono degli spunti di riflessione interessanti e forse anche nuove "cose" che potrebbero interessare i bibliotecari (nel tuo senso 3, almeno).
Una linea di pensiero molto informale che sto provando a seguire è la seguente. Ve la propongo in tutto il suo carattere di riflessione in corso.
- Nei paesi più avanzati (Danimarca in testa) gli Open Data non sono
solo fuffa da "PA moderna" ma un progetto preciso che punta a creare nuove occasioni di impresa e nuovi servizi a partire dai dati aperti della PA. Se avete bisogno di un'introduzione sul tema leggete questo articolo uscito su Internazionale qualche giorno fa, il titolo è "Nel paese dei dati" ( http://www.internazionale.it/sommario/1021/).
- Nella logica danese (che io condivido a fondo anche su altri temi)
l'apertura dei dati non è una forma di servizio sociale gratuito e senza scopo, una sorta di apertura e gratuità fine a se stessa. Ma al contrario un modo per stimolare in forma aperta e paritaria l'uso **commerciale** dei medesimi dati per lo sviluppo di servizi innovativi. Faccio un esempio banale. Una PA potrebbe rilasciare gratuitamente tutti i dati sul traffico automobilistico che possiede (inclusi quelli in tempo reale) e le imprese potrebbero utilizzare quei dati per sviluppare applicazioni e servizi interessanti per gli utenti finali. Ecc. Ancora più esplicitamente un'agenzia danese molto importante ha dichiarato che il lavoro sugli Open Data "is about creating easier and more uniform access to public data as raw material for the private sector in the development of innovative digital products and services, useful analyses, data visualisations and data journalism.”
- Di quali dati si tratta? Ecco una lista incompleta e puramente
esemplificativa che ha proposto Antonella De Robbio (qui http://www.bibliotecheoggi.it/content/201200601101.pdf)
- dati geografici (mappe geografiche, stradali, geologiche, dati sui
movimenti sismici, utilizzo del territorio...);
- dati ambientali (atmosferici, climatici, sull’inquinamento...);
- dati sul trasporto locale;
- dati demografici (relativi a censimenti, popolazione,flussi
migratori...);
- dati elettorali;
- dati sulla produzione e sul consumo energetici;
- dati finanziari (di bilancio) e tributari (redditi e tasse);
- dati economici e delle attività degli enti locali (primo Comune
italiano: Firenze – ottobre 2011 – ha pubblicato numerosi set di dati);
- dati sui beni immobili (catastali);
- dati sulla salute pubblica (dati aggregati);
- dati sullo stato dell’educazione;
- dati per la gestione e smaltimento;
- dati sulla gestione delle acque;
- dati sulla sicurezza pubblica;
- dati di fonte e documentazione pubblica (legislazione, giurisprudenza)
- ecc.
- OK arrivo alla domanda cruciale: la preparazione e la manutenzione di
questi dati è di competenza (almeno) parziale dei bibliotecari? I bibliotecari (in uno dei 3 livelli di coinvolgimento che hai articolato) possono dare una mano in questo lavoro/processo?
- Infine: se Wikipedia appartiene al campo della costruzione di dati
aperti e pubblici (non ovviamente nel senso della PA) in che modo si rapporta con progetti come quello danese? I set di metadati aperti di Wikipedia (e progetti correlati) possono servire a sviluppare servizi innovativi (e potenzialmente commerciali, che è come dire: possono generare impresa e lavoro)?. Oppure siamo nell'ambito (per carità, più che rispettabile e utile ma anche più limitato) del puro volontariato e dell'associazionismo no-profit? Faccio un esempio banale: contenuti storico-artistici multimediali sull'Italia in licenza CC potrebbero stimolare progetti editoriali (commerciali!) assolutamente interessanti a vari livelli.
- Il progetto danese mi appassiona perché l'idea è che gli Open Data
possno diventare una vera e propria **infrastruttura** per nuovi tipi di servizi, imprese e rapporti tra Stato e impresa. Occuparsi di questo diventa così un modo molto preciso per lavorare a una nuova economia, ai processi di innovazione, ecc. E credo che questo sia (o dovrebbe essere) nella mission di una PA (ne sono meno certo se parliamo di puro volontariato no-profit).
- Conclusioni. Certo le biblioteche si occupano anzitutto di libri (cd,
dvd, ebook, ecc.), della lettura. Poi secondariamente si occupano di essere "piazze". C'è uno spazio "terzo" (temo da conquistare con le unghie e con i denti) in cui le biblioteche del futuro (abitate da bibliotecari con profonde competenze sui metadati, il data mining, e tutto ciò che *oggi* - non al tempo di Dewey - significa lavorare con l'organizzazione dell'informazione) diventano gli agenti della PA (e soggetti "esterni" no-profit come Wikimedia) nel costruire e manutenere un'infrastruttura di dati aperti? Forse le biblioteche (e gli archivi) potrebbero recuperare un ruolo di "istituti di conservazione" spostando l'attenzione dai documenti in senso tradizionale ai set di dati che oggi il mondo (e in particolare la PA) produce a gettito continuo e che (preservatio) scompariranno come gli incunaboli mal conservati se non ce ne occuperemo per tempo.
O no?
Ah dimenticavo. I primi dati aperti che una biblioteca che si occupa
di open data dovrebbe imparare ad aprire sono i propri (catalogo, dati anonimizzati sui prestiti, ecc.). Non è uno scioglilingua ma un'idea seria. Esempio: gli editori pagano fior di quattrini per analisi di società come Nielsen che fanno sorridere in termini di quantità di dati analizzati rispetto a quanto anche una semplice biblioteca di quartiere sarebbe in grado di generare. Però sono inutilizzati. Non generano vantaggi per nessuno. Non vengono sfruttati. Non diventano pubblici. Sono "pubblici" sono nel senso che sono "di proprietà della PA che poi non se ne serve in alcun modo". Lavorare sugli Open Data significa anche un po' cercare di capire perché sono come il petrolio (o l'oro, se vogliamo una metafora meno inquinante).
Grazie a tutti per la discussione che mi pare interessante e che spero continui: ho sintetizzato la mia posizione in punti ma ho tralasciato i molti punti interrogativi che ad ogni passaggio del mio ragionamento sono necessari.
saluti
Giulio Blasi
Horizons Unlimited srl via Cignani, 66 - 40128 Bologna tel. +39-051-37.08.87 | fax +39-051-41.57.636 | cell. +39-338-91.81.263 MLOL: http://www.medialibrary.it email: blasi@horizons.it blog: http://blog.medialibrary.it Skype: giulio.blasi64
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Credo che i verbi e gli aggettivi che indicano i possibili rapporti con Wikipedia siano molti ed ognuno (o ogni ente) sceglie quello più adatto ai propri obiettivi. Tutti sono ugualmente legittimi.
Personalmente ho incrociato Wikipedia attraverso il progetto wikipediano GLAM volto a incrementare la copertura in Wikipedia del settore culturale cercando la collaborazione di enti e istituzioni che gli oggetti culturali possiedono in formato solido e/o digitale (bibliotehe, archivi, musei). Questo è un progetto volto a incrementare i contenuti di Wikipedia ne derivano come conseguenza a mio parere: - inteventi per sensibilizzare biblioteche/musei/archivi su tale obiettivo - interventi formativi
Le biblioteche, a seconda delle tipologia, possono collaborare con le seguenti modalità - creazione di voci relative al proprio patrimonio storico o specialistico affiancate dalle relative immagini - creazioni di voci relative al proprio territorio e caricamento di relative immagini - immissione in WikiSource di pubblicazioni di interesse locale - promuovere la litteracy in collaborazione con le scuole - ecc. ecc.
Un altro filone di attività molto importante è quello segnalato da Andrea e ripreso da Di Blasi che, chiarita la totale disponibilità dei dati con licenza CC BY SA, pone chiaramente la questione:
*OK arrivo alla domanda cruciale: la preparazione e la manutenzione di questi dati è di competenza (almeno) parziale dei bibliotecari? I bibliotecari (in uno dei 3 livelli di coinvolgimento che hai articolato) possono dare una mano in questo lavoro/processo? * * *
è qui entrano le competenze catalografiche dei bibliotecari che potrebbero essere usate al di fuori dello specifico contesto fisico della biblioteca. La professione quindi evolve legandosi ai dati e non al luogo fisico; mi pare una prospettiva molto interessante. I giovani laureati dovrebbero rivolgere la loro ricerca di lavoro non solo verso le biblioteche ma verso servizi che gestiscono dati che sempre di più avranno necessità di organizzarli.
Buona giornata Susanna
.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-. *Susanna Giaccai* Firenze
Il giorno 23 ottobre 2013 15:37, Giulio Blasi blasi@horizons.it ha scritto:
Il giorno 23 ottobre 2013 12:45, Pierfranco Minsenti < pierfranco.minsenti@gmail.com> ha scritto:
A questo punto io sento la necessità di una verifica sul vero scopo di questa discussione perché potrei aver capito male: chiedo quindi a Giulio Blasi: quando chiede di aiutarlo a individuare ragioni e forme della collaborazione tra biblioteche e Wikipedia, a che tipo di coinvoglimento pensa? Distinguerei tra 3 tipi di coinvolgimento:
- coinvolgimento istituzionale della biblioteca: cioè vengono definite
forme di uso/collaborazione che rispondono a una precisa strategia di servizio non occasionale;
oppure:
- la biblioteca come insieme di facilities che sono utili e possono
essere prestate occasionalmente a Wikipedia così come a un'altra associazione e per il perseguimento dei loro scopi, magari con un occhio di riguardo per Wikipedia perché i suoi scopi sono molto vicini a quelli delle biblioteche;
oppure:
- collaborazione in senso generale tra Wikipedia e quella che è la
comunità bibliotecaria che potrebbe reimpiegare le proprie competenze in Wikipedia, cioè il discorso che sottolinea in particolare Andrea Zanni ma che non riguarda la biblioteca come istituzione semmai è una scelta individuale.
Sono 3 forme di coinvolgimento che ovviamente non si escludono del tutto a priori. Piuttosto si escludono la forma 1 di coinvolgimento e la forma 2: bisogna scegliere l'uno o l'altro. Se si vuole fare una mini indagine sul fenomeno, le sue prospettive e opportunità a me pare indispensabile chiarire i fili diversi di un intreccio che altrimenti è confuso e non aiuta nessuno. Perché se si pensa al coinvolgimento del tipo istituzionale, cioè alla biblioteca come organizzazione precisa fatta di strumenti, risorse umane, attività e offerta di servizi, allora resta in piedi solo la forma di collaborazione del tipo 1. Se invece si pensa in termini molto generali allora emergono anche le altre due forme di coinvolgimento, ma bisognerà chiarire le differenze specifiche in modo che la singola biblioteca decida che strategia adottare.
Giulio per favore chiarisci il vero scopo della tua domanda e soprattutto esplicita i presupposti del discorso.
Pierfranco, lo faccio volentieri.
In realtà la mia domanda voleva semplicemente capire qual era il livello della riflessione (anche a lungo termine) che si era fatta sul tema, capire se era condivisa una vision generale e quali elementi di questa vision fossero più ricorrenti. Inoltre sto ragionando in questi giorni sul tema del rapporto tra biblioteche e processo di costruzione di repository di open data della PA e il caso Wikipedia è in qualche modo connesso a questo tema, ma ci torno tra un attimo.
La tua classificazione dei tipi di coinvolgimento mi pare del tutto condivisibile, tuttavia mi parrebbe interessante ragionare oltre che sul cosa anche sul "perché". Magari in questa direzione emergono degli spunti di riflessione interessanti e forse anche nuove "cose" che potrebbero interessare i bibliotecari (nel tuo senso 3, almeno).
Una linea di pensiero molto informale che sto provando a seguire è la seguente. Ve la propongo in tutto il suo carattere di riflessione in corso.
- Nei paesi più avanzati (Danimarca in testa) gli Open Data non sono solo
fuffa da "PA moderna" ma un progetto preciso che punta a creare nuove occasioni di impresa e nuovi servizi a partire dai dati aperti della PA. Se avete bisogno di un'introduzione sul tema leggete questo articolo uscito su Internazionale qualche giorno fa, il titolo è "Nel paese dei dati" ( http://www.internazionale.it/sommario/1021/).
- Nella logica danese (che io condivido a fondo anche su altri temi)
l'apertura dei dati non è una forma di servizio sociale gratuito e senza scopo, una sorta di apertura e gratuità fine a se stessa. Ma al contrario un modo per stimolare in forma aperta e paritaria l'uso **commerciale** dei medesimi dati per lo sviluppo di servizi innovativi. Faccio un esempio banale. Una PA potrebbe rilasciare gratuitamente tutti i dati sul traffico automobilistico che possiede (inclusi quelli in tempo reale) e le imprese potrebbero utilizzare quei dati per sviluppare applicazioni e servizi interessanti per gli utenti finali. Ecc. Ancora più esplicitamente un'agenzia danese molto importante ha dichiarato che il lavoro sugli Open Data "is about creating easier and more uniform access to public data as raw material for the private sector in the development of innovative digital products and services, useful analyses, data visualisations and data journalism.”
- Di quali dati si tratta? Ecco una lista incompleta e puramente
esemplificativa che ha proposto Antonella De Robbio (qui http://www.bibliotecheoggi.it/content/201200601101.pdf)
- dati geografici (mappe geografiche, stradali, geologiche, dati sui
movimenti sismici, utilizzo del territorio...);
- dati ambientali (atmosferici, climatici, sull’inquinamento...);
- dati sul trasporto locale;
- dati demografici (relativi a censimenti, popolazione,flussi
migratori...);
- dati elettorali;
- dati sulla produzione e sul consumo energetici;
- dati finanziari (di bilancio) e tributari (redditi e tasse);
- dati economici e delle attività degli enti locali (primo Comune
italiano: Firenze – ottobre 2011 – ha pubblicato numerosi set di dati);
- dati sui beni immobili (catastali);
- dati sulla salute pubblica (dati aggregati);
- dati sullo stato dell’educazione;
- dati per la gestione e smaltimento;
- dati sulla gestione delle acque;
- dati sulla sicurezza pubblica;
- dati di fonte e documentazione pubblica (legislazione, giurisprudenza)
- ecc.
- OK arrivo alla domanda cruciale: la preparazione e la manutenzione di
questi dati è di competenza (almeno) parziale dei bibliotecari? I bibliotecari (in uno dei 3 livelli di coinvolgimento che hai articolato) possono dare una mano in questo lavoro/processo?
- Infine: se Wikipedia appartiene al campo della costruzione di dati
aperti e pubblici (non ovviamente nel senso della PA) in che modo si rapporta con progetti come quello danese? I set di metadati aperti di Wikipedia (e progetti correlati) possono servire a sviluppare servizi innovativi (e potenzialmente commerciali, che è come dire: possono generare impresa e lavoro)?. Oppure siamo nell'ambito (per carità, più che rispettabile e utile ma anche più limitato) del puro volontariato e dell'associazionismo no-profit? Faccio un esempio banale: contenuti storico-artistici multimediali sull'Italia in licenza CC potrebbero stimolare progetti editoriali (commerciali!) assolutamente interessanti a vari livelli.
- Il progetto danese mi appassiona perché l'idea è che gli Open Data
possno diventare una vera e propria **infrastruttura** per nuovi tipi di servizi, imprese e rapporti tra Stato e impresa. Occuparsi di questo diventa così un modo molto preciso per lavorare a una nuova economia, ai processi di innovazione, ecc. E credo che questo sia (o dovrebbe essere) nella mission di una PA (ne sono meno certo se parliamo di puro volontariato no-profit).
- Conclusioni. Certo le biblioteche si occupano anzitutto di libri (cd,
dvd, ebook, ecc.), della lettura. Poi secondariamente si occupano di essere "piazze". C'è uno spazio "terzo" (temo da conquistare con le unghie e con i denti) in cui le biblioteche del futuro (abitate da bibliotecari con profonde competenze sui metadati, il data mining, e tutto ciò che *oggi* - non al tempo di Dewey - significa lavorare con l'organizzazione dell'informazione) diventano gli agenti della PA (e soggetti "esterni" no-profit come Wikimedia) nel costruire e manutenere un'infrastruttura di dati aperti? Forse le biblioteche (e gli archivi) potrebbero recuperare un ruolo di "istituti di conservazione" spostando l'attenzione dai documenti in senso tradizionale ai set di dati che oggi il mondo (e in particolare la PA) produce a gettito continuo e che (preservatio) scompariranno come gli incunaboli mal conservati se non ce ne occuperemo per tempo.
O no?
Ah dimenticavo. I primi dati aperti che una biblioteca che si occupa di
open data dovrebbe imparare ad aprire sono i propri (catalogo, dati anonimizzati sui prestiti, ecc.). Non è uno scioglilingua ma un'idea seria. Esempio: gli editori pagano fior di quattrini per analisi di società come Nielsen che fanno sorridere in termini di quantità di dati analizzati rispetto a quanto anche una semplice biblioteca di quartiere sarebbe in grado di generare. Però sono inutilizzati. Non generano vantaggi per nessuno. Non vengono sfruttati. Non diventano pubblici. Sono "pubblici" sono nel senso che sono "di proprietà della PA che poi non se ne serve in alcun modo". Lavorare sugli Open Data significa anche un po' cercare di capire perché sono come il petrolio (o l'oro, se vogliamo una metafora meno inquinante).
Grazie a tutti per la discussione che mi pare interessante e che spero continui: ho sintetizzato la mia posizione in punti ma ho tralasciato i molti punti interrogativi che ad ogni passaggio del mio ragionamento sono necessari.
saluti
Giulio Blasi
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