Aggiungo un po' di considerazioni al denso riepilogo di Carlo che sono frutto della mia esperienza:
Il giorno 06 giugno 2013 12:26, Carlo Bianchini carlo.bianchini@unipv.itha scritto:
Sono d'accordo con Simona che l'esperienza 'catalografica' di SBN sia stata di fondamentale importanza per la crescita delle biblioteche italiane e dal mio punto di vista e' stato un successo, perche' si e' creata una scuola, un modo di pensare, un 'modello mentale' diffuso e
Indubbiamente il fatto che gran parte d'Italia catalogasse condividendo le stesse regole e formato bibliografico ha creato una notevole uniformità che sicuramente all'estero manca. Basta guardare con quale varietà sono catalogate le opere multivolume trattate a livelli in WorldCat: chi fatto un record unico usando poi una nota sui volumi contenuti; chi ha creato diversi record.
Per quanto riguarda i cataloghi automatizzati, la storia e il passo con i tempi e' stato tenuto - sembrera' paradossale - proprio da SBN: nelle analisi iniziali dei dati, il modello logico di SBN era stato 'futuristico' e molti dei bibliotecari che si accingevano a entrare in SBN dovevano fare e hanno fatto un grande sforzo per capire quello che, in seguito, sarebbe stato formalizzato - certo in modo piu' ampio e accurato - nel modello entita' relazione di FRBR. Io, da questo punto di vista, rifarei tutto, anche col senno di poi.
Era stato futuristico ma c'erano anche cose che non mi convincono. Il fatto che qualunque titolo, anche un titolo alternativo, avesse un suo record autonomo per poterlo riusare in legami a grappolo, per es. SBN ha creato strane "entità" che non rientrano in nessuna delle entità FRBR, né tantomeno trovano un corrispettivo nei MARC. Se entri in un polo SBN riversando records da un software UNIMARC, il gestore del Polo tira fuori il suo linguaggio da SBNnaro e ti chiede: quanti "titoli" avete? E tu lo guardi e dici: "titoli? forse, vuoi dire records?" Perché nel linguaggio SBN ogni titolo è anche un record, cosa molto diversa da UNIMARC dove certi titoli come un titolo variante non fa record a parte. E poi un export è comunque un export UNIMARC e lì contano le entità bibliografiche: che sono o record bibliografici che corrispondono a edizioni o records di autorità. Su queste distinzioni SBN sovrappone le sue che riprendono la distinzione funzionale, ma non al livello della struttura del database dato che in SBN tutti i titoli, anche quelli che che nel mondo UNIMARC sono records di autorità, sono riversati tutto in uno stesso archivio di titoli. La fatica che hanno fatto al principio tutti i catalogatori SBN è dovuta al fatto che SBN usa le ISBD in varie cose. ma poi a livello del formato un record SBN non segue del tutto quella che è l'entità vera e propria delle ISBD: l'edizione. Accanto a questa crea altre entità per raggiungere 2 obiettivi: moltiplicare punti di accesso ed elementi riutilizzabili. Invece la registrazione bibliografica UNIMARC è lo specchio fedele del concetto dell'edizione come contenuto della registrazione.
Ma se il record a grappolo era innnovativo, lo stesso non si può dire degli opac SBN che non hanno mai sfruttato questi principi. Che fine fa per es. il record di un titolo uniforme in un opac SBN? Non si vede. Rimane seppellito nel gestionale. Non può servire per navigare tra edizione secondo quella che sarebbe la logica FRBR. Sotto il profilo degli opac l'Italia di SBN ha tradito le caratteristiche originali del formato. È più navigabile un modulo catalogazione di un gestionale SBN di quanto non lo sia un opac SBN. Andate su http://opac.sbn.it/ e fate una ricerca sul titolo Mille e una notte. Ottenete una lista di titoli di edizioni: aprendo i singoli record, nessuno di questi visualizza il legame al titolo uniforme che vi permetterebbe di navigare recuperando tutte le edizioni collegate. L'opac non vi recupera il titolo di raggruppamento che esiste nel gestionale SBN per Le mille e una notte. E l'opac SBN non ha ancora nella Ricerca voci di autorità la ricerca per titolo! Adesso andate sull'opac della Bibliothèque Nationale de France a http://catalogue.bnf.fr/ e fate lo stesso tipo di ricerca con Mille et une nuit: ottenete sempre innanzitutto una lista di edizioni: ma prendo un singolo record trovate il legame al titolo uniforme contenuto in UNIMARC 500: cliccando sopra entrate nell'archivio di autorità e potete leggere il ricco record http://catalogue.bnf.fr/ark:/12148/cb12008368t/PUBLIC dedicato al titolo uniforme Mille et une nuit, vedere i legami alle forme respinte e altri legami e e da lì, cliccando su Voir les notices, ritornate ai records bibliografici e navigate su tutti titoli collegati.
Diciamocelo chiaramente: l'Italia di SBN oggi non ha assolutamente nulla di paragonabile: 1) perché il record del titolo di natura A che SBN usa per il titolo uniforme non ha mai ricevuto la possibilità di fare legami ad altri titoli come ha il record di autorità UNIMARC (limiti di assenza di sviluppo del software); quindi il titolo uniforme nel mondo SBN è un record poverissimo in confronto al record unimarc della BNF ; 2) in ogni caso un opac per SBN non visualizza quel record, non permette di leggerlo e di navigare.
A mio parere questi confronti tra mondo SBN del catalogo nazionale e mondo unimarc di una biblioteca come la BNF sono del tutto perdenti per SBN.Mi viene da concludere che l'"idea" alla base del formato SBN era rivoluzionaria. Ma per rimanere realmente tale a lungo doveva essere approfondita e sviluppata. Non lasciata immutata dopo gli inizi per i decenni successivi e come è ancora adesso.
Per finire: discussione tra intestazioni con o senza date, che significa tra un approccio e un linguaggio di catalogazione e un'altro. Si tratta di linguaggi, appunto; io la vedo cosi': le lingue che non funzionano, cikoe' non sono piu' in grado di descrivere i fenomeni della realta' importanti per quella comunita' (cioe' le entita' di interesse), o evolvono e si adattano o, prima o poi, muoiono (come e' successo alla parte descrittiva delle RICA quando si e' profilato all'orizzonte ISBD).
Su questo sono assolutamente d'accordo: l'abitudine di mettere le date in qualificazione nei records autori solo per disambiguare non è più sostenibile perché presupporrebbe che i records rimangano sempre nel contenitore/catalogo all'interro del quale si dà o non si dà una situazione di omonimia che richieda la disambiguazione. Ma l'idea odierna di cooperazione a livello globale e la direzione comune verso il riuso dei dati impone che i records siano completi e autosufficienti e non che abbiano pezzi di informazioni fondamentali per l'identificazione la cui presenza/assenza è legata a decisioni che dipendono da elementi contingenti, da un certo contesto di partenza che ovviamente evolve e inoltre il riuso dei dati implica la loro adattabilità a qualsiasi contesto.
ciao
pierfranco
Poi si puo' stare a recriminare sul passato (ce ne sarebbe tanto per tutti) o guardare avanti, impegnandosi oggi per creare le condizioni necessarie per domani.
Carlo