Andrea Zanni, 08/11/2013 16:07:
Mi piacerebbe capire se ha ragione Nemo oppure Avallone, quando dice:
Ovviamente ho ragione io. ;)
"Google non ha preteso l’esclusiva se non nei confronti dei concorrenti. Le digitalizzazioni verranno messe in rete da Google, ma anche dalla rete delle Biblioteche Pubbliche Italiane e da altri siti istituzionali della Pubblica Amministrazione. Certo non se ne potrà fare un uso commerciale, ma questo le Biblioteche già non lo fanno. In ogni caso si è evitato di subordinarsi ad altri accordi, come in passato, in cui è stata operata una vera e propria cessione di diritti in cambio della digitalizzazione"
È facile smentirlo: l'articolo 4.7 dice chiaramente «facoltà di utilizzare le Copie Digitali [...] su qualsiasi altro sito, presente o futuro, *di proprietà del Ministero* [...] non potranno richiedere o ricevere il pagamento o altra remunerazione». Del ministero, non di altri. Soprattutto: «Il Ministero dovrà [...] garantire che porzioni sostanziali delle Copie Digitali della Biblioteca non vengano [...] resi liberamente accessibili al pubblico». Il trucco a cui Avallone fa riferimento è senz'altro che l'accordo del ministero dichiara di rispettare la legge (ohibò!) e non può vincolare terzi, quindi /implicitamente/ ognuno può fare quello che vuole con quelle scansioni quando le ottiene, checché Google ne dica nelle sue filigrane. Ma allora gli impediamo di ottenerle; quel "porzioni sostanziali" ha senso perché si parla di database rights, evidentemente... Per questo ho citato JSTOR: Aaron non aveva infranto il diritto d'autore perché erano (al primo giro) opere nel pubblico dominio; ma è stato accusato di "breach of contract", questione fra privati che però il CFAA rende criminale.
Nemo