Io trovo molto importante la funzione di "traduttore" a cui ti riferisci: funzione che presuppone alcune competenze che stanno "dall'altra paret". E ovviamente non c'è una frontiera definita. Piuttosto una zona grigia che l'interessato può percorrere in avanti, se vuole e sarà utile. Ma questo per me non deve voler dire: imparare a fare un altro mestiere che richiede un percorso di studi ad hoc. O meglio: nessuno te lo impedisce, è ovvio. È una tua decisione. Ma io lo chiamo: cambiare mestiere. È diverso. Certo avere in mano 2 diverse competenze professionali è una bella cosa: non dico certo di no. Ma non lo vedo come un modello che sarebbe opportuno per tutti raggiungere. Non è come l'inglese. Non faccio fatica a credere che ai capi farebbe comodo avere persone che fanno tutto: a quale capo non ha mai fatto comodo pagare uno e avere due? Ma non è una ricetta da suggerire in maniera generalizzata perché un conto è raggiungere una buona doppia competenza (che poi viene però pagata come una sola), un altro conto è pensare che gli specialismi possono essere scavalcati facilmente. Pensarlo è una questione del tutto personale. Chi ci crede lo può fare. Ma ill lavoro vero, non generico, è lavoro specializzato. Che è un'altra cosa dall'evere tante competenze perché non è detto che la tua istituzione trovi opportuno usarle tutte. L'organizzazione del lavoro è anche decisa in base all'esame delle competenze interne e al fatto che magari si giudica inutile far mettere le mani sul web a un non specialista che potrebbe metterci il triplo del tempo di uno specialista. In sostanza: distiguiamo tra il sapere arrangiarsi perché non è possiible ottenere di più, dal predicare una filosofia da smanettoni. I titoli di studio (seri) sono ancora qualcosa che fa la differenza. Se poi qualcuno ottiene di sapere lo stesso con un percorso da autodidatta smanettone, forse è un'eccezione, non un modello per tutti.
Pierfranco
Il giorno 11 marzo 2014 14:34, Andrea Zanni zanni.andrea84@gmail.com ha scritto:
A parte il mio uso di termini inappropriati (digital illiteracy non è il termine giusto, forse dovrei parlare di "programming illiteracy") io quasi ne faccio un discorso di principio.
E uso una bella metafora del mio capo: il "saper programmare" adesso è come il "saper l'inglese" di 20 anni fa. Se una volta il top manager dell'azienda girava con l'interprete tutto il tempo, oggi c'è il tecnico chedeve assistere lo stesso manager sui problemi tecnici/tecnologici. L'inglese (a vari livelli) il manager lo sa, gli manca un'altra competenza. Forse fra 20 anni cambierà ancora.
Con questo non voglio dire che se non si è programmatori non si è nulla: esiste anche il problema opposto che i programmatori sanno fare solo quello, spesso senza alcun tipo di visione o sguardo a lungo termine. Voglio però dire che una competenza informatica "seria" serve sempre di più, e più c'è meglio è. Il bibliotecario che conosce bene i suoi sistemi e può modificare il codice di Koha ha un potere nelle sue mani che il catalogatore non ha. Ha anche la possibilità di vedere quello che fanno altri, di scrivere piccoli script che gli facilitano la vita, di imparare cose tecnologiche più in fretta, ecc. La mia competenza informatica non arriva a programmare, ma so capire certe cose, e ogni tanto mi rendo conto che io spesso faccio il "traduttore" fra competenze diverse. Sapessi anche scrivere codice, sarebbe sicuramente meglio.
Fateci caso: in questa lista sono iscritti moltissimi biliotecari che si "parlano" o "balbettano" l'informatichese, proprio perchè la competenza sul digitale è una cosa sentita.
Andrea
2014-03-11 14:19 GMT+01:00 Pierfranco Minsenti < pierfranco.minsenti@gmail.com>:
Beh, io distinguerei la digital literacy come competenza generale di uso,
dalla capacità di programmare che invece è una competenza molto specialistica raggiunta dopo una formazione adeguata, e quindi non metterei la digital illiteracy sullo stesso piano dell'analfabetismo per un enorme numero di ragioni, anche pratiche.
Detto questo: se vogliamo dire che in Italia manca quella competenza in biblioteca sono d'accordo: questo è il vero problema: l'assenza di figure specialistiche in un certo contesto lavorativo e che sappiano interagire con chi ha altre competezne specialistiche complemntari in modo da realizzare un risultato comune, ache anche nelle dittee viene ottenuto grazie al concorso di specializzazioni diverse. Ma la soluzione non è certo che tutti dovrebbero avere quella alfabetizzazione perché allora saremmo davanti a una competenza generica, abborracciata, improvvisata. Ma su questo non vorrei discutere oltre per non discutere troppo di questioni di principio. Se siamo d'accordo che il problema è che le biblioteche non reclutano programmatori, vorrei citare almeno un caso diverso: una Università appena al di là della frontiera, quella del Canton Ticino, ha un sistema bibliotecario diretto da un italiano formatosi a Milano. Quando nel 2012 hanno preso il discovery tool di Ex Libris hanno anche deciso di assumere un ingegnere informatico. La ragione è che questo software, a differenza di quello che magari si pensa in genere, consente anche la creazione di estensioni che poi è possibile condividere tramite una apposita piattaforma. Questo lo fanno molto all'estero: per es. in Danimarca, dove le istituzioni che hanno Primo lo fanno gestire a ingegneri informatici, persone in grado di programmare per personalizzare e che poi mettono in comune le soluzioni.
Quale è il problema delle biblioteche italiane? Il fatto che non possono assumere, e se anche potessero non possono dare stipendi in grado di attrarre le competenze di un programmatore. Nel caso degli atenei, quelli medi e grossi possono avere programmatori, ma vengono usati per altre funzioni ritenute più importanti. Nel caso delle biblioteche di pubblica lettura, poi, parlando di grandi consorzi, la loro politica è consistita nell'ultimo decennio nell'outsourcing completo di quelle funzioni, per tante ragioni a iniziare dal fatto che erano convinti che la specificità di una biblioteca è il servizio in sede. Il punto è che chi viene in sede è anche utente del tuo web e se lo sai personalizzare è meglio: sei più rapido, più interattivo rispetto alla tua utenza. Il servizio nella sede fisica e il servizio on line non sono cose che si ecludono perché l'utenza usa entrambi. Viene il dubbio: ma avevano capito che cosa stava nascendo oppure hanno sottovalutato il basso costo della tecnologia perché l'hanno giudicata (sottovalutata) a partire dalla loro esperienza tecnologica: fatta solo di grossi cataloghi gestiti centralmente oppure di cataloghini locali? Comunque la situazione è questa.
Pierfranco
Il giorno 11 marzo 2014 13:10, Andrea Zanni zanni.andrea84@gmail.comha scritto:
Questo post rischia molto di andare OT, ma non resisto.
Secondo me è un discorso profondo, in realtà.
C'è una digital illiteracy imperante, e il mondo "attorno alle biblioteche e più in generale ai libri" non nè ovviamente esente. Il punto è che, allo stato attuale (Italia, 2014, ma non solo) non esiste (o se esiste è più unico che raro) chi sa fare bene il suo lavoro e sa pure programmare. Saper usare gli strumenti del digitale (saper creare uno script quando serve, o un database, incrociare dati, ecc. ecc.) sarebbe fondamentale per ogni tipo di professione/disciplina, perchè ancora devono inventare qualcosa in cui un approccio-automatico-che-lavora-coi-dati non funziona. Se Obama chiede alla nazione di imparare a programmare un senso c'è (al netto della retorica e tutto). Il web è un mondo (un generatore di mondi), e saperlo costruire è potere. E' la nuova versione dell'analfabetismo (e lo dico da analfabeta, ovviamente).
Andre
2014-03-11 12:47 GMT+01:00 Giulio Bonanome gbonanome@gmail.com:
Grazie per l'inoltro.
+1 per l'idea ma +1 anche per quanto dice Salvatore. Ho risposto direttamente su Code4Lib, al massimo conto 10-15 persone potenzialmente interessate in tutta Italia :) Non solo mancano gli sviluppatori "dentro" le biblioteche, ma non vedo nemmeno un ecosistema di sviluppatori "fuori" dalle biblioteche.
Ciao Giulio
Il giorno 11 marzo 2014 10:27, Salvatore Vassallo < vassallosalvatore@gmail.com> ha scritto:
Qualche anno fa si provò a fare SoftXBIB all'interno delle Stelline.
Nella prima edizione fui anche coinvolto. Mia generale impressione: Code4Lib è un'altra cosa. Quello che si è riuscito a fare, per certi versi pur meritevole e lodevole nel tentativo, oscillava vagamente tra la marchetta e il poco più.
Il motivo, in parte, lo dice Karen Coyle
"My general impression is that actual coding in libraries is rare"
anche nel seminario di Koha indicato in code4lib i bibliotecari che ci hanno realmente smanettato sono pochi. E imho non quelli che intervenivano (intendiamoci erano interventi interessanti di chi deve gestire usare etc un software, ma COD4LIB è altro).
Io nel nostro micromondo di archivisti vengo talvolta additato come "troppo" informatico... e non so programmare realmente. Figuratevi il resto.
Però, leggendo questa lista una flebile speranza sembra esserci, anche se la mia impressione è che per qualcosa paragonabile agli altri CODE4LIB è ancora un po' presto.
Detto questo è ovvio il mio +1 all'idea
A presto Salvatore
2014-03-11 9:59 GMT+01:00 Nicola Carboni nic.carboni@gmail.com:
Si sta sviluppando su Code4Lib una discussione in merito ad un evento in Italia. Credo che possa interessare un po' di persone anche qui dentro
Nicola
Begin forwarded message:
*From: *Karen Coyle lists@kcoyle.net *Subject: **Re: [CODE4LIB] code4lib italy* *Date: *11 Mar 2014 07:30:16 GMT+1 *To: *CODE4LIB@LISTSERV.ND.EDU *Reply-To: *kcoyle@kcoyle.net
I happen to be in Italy at the moment, having just attended a conference on digital libraries here. [1] My general impression is that actual coding in libraries is rare, but I could ask around among librarians I know here and see what they say. There are some libraries that have had to create their own systems, and this might be a good outlet for those folks. It could also bring out projects that aren't well known.
kc [1] http://www.aib.it/attivita/congressi/c2014/fsr2014/
On 3/10/14, 7:54 PM, Eric Lease Morgan wrote:
I wonder whether there are enough people and enough interest to organize a Code4Lib Italy event. Hmmm... --Eric Lease Morgan
-- Karen Coyle kcoyle@kcoyle.net http://kcoyle.net m: 1-510-435-8234 skype: kcoylenet
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari