Il prof. Guerrini ha centrato il punto, secondo me, ma va aggiunto qualcosa. Le biblioteche, per assimilazione ai musei, sono percepite come luoghi da fruire come "espositori" di begli oggetti. E' un chiaro indirizzo di questo governo, ma ha lontane radici. C'è una tendenza a far diventare, ad esempio, le biblioteche che sono in siti monumentali e spesso sono importanti biblioteche di conservazione, delle articolazioni da gestire a cura dei Poli museali nati dallo sciaguratissimo *DPCM* 28 febbraio *2014* – Regolamento di organizzazione del Ministero... e sgg. Quindi, siccome le direzioni generali MIBACT sembrano guardare solo ai musei e/o stanno facendo una chiara politica "a casaccio" sul resto, credo che abbiano individuato nell'ICCD l'istituto di riferimento perché è l'istituto di riferimento per i beni culturali di tipo storico-artistico. Direi che, a fronte del portato positivo dell'OpenICCD rilevato sopra, qualche mail fa, forse nessuno bada al fatto che l'ICCD ha un catalogo digitalizzato nei guai, non percepito, non completo, non gestito, con immagini mal digitalizzate, ecc. Ci sono basi dati di catalogo regionale non riversate in SIGEC né interoperabili, perché non si mettono d'accordo sul modello organizzativo / gestionale di colloquio. La tragedia è che i due Istituti (ICCD e ICCU) non si parlano e non si "riconoscono". E che sono allo stremo delle loro forze, senza personale ma, soprattutto, senza personale adeguato. Per questo, prendendo spunto da un post un tantinello polemico del prof. Guerrini, ritengo fondamentale rafforzare il versante politico delle associazioni professionali del settore librario (ma anche archivistico), che, fatte salve alcune eccellenze, rischia di diventare una rete di pro loco, tristanzuola e senza voce. Francesca
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La memoria conta veramente - per gli individui, le collettività, le civiltà - solo se tiene insieme l'impronta del passato e il progetto del futuro, se permette di fare senza dimenticare quel che si voleva fare, di diventare senza smettere di essere, di essere senza smettere di diventare" Italo Calvino *Perché leggere i classici*
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Il giorno 13 marzo 2017 11:09, Pavoletti Giuseppe Carlo < GiuseppeCarlo.Pavoletti@regione.liguria.it> ha scritto:
*Da:* Bibliotecari [mailto:bibliotecari-bounces@wikimedia.it] *Per conto di *Pavoletti Giuseppe Carlo *Inviato:* lunedì 13 marzo 2017 10:53 *A:* Lista di discussione per bibliotecari e wikipediani < bibliotecari@wikimedia.it> *Oggetto:* [Bibliotecari] R: Nasce la Digital Library d’Italia
il decreto, a parte le dichiarazioni roboanti, in concreto ha per
oggetto i progetti di digitalizzazione ministeriali
Mi è venuto in mente che ci potrebbe essere un’altra interpretazione dell’espressione “patrimonio culturale di competenza del Ministero”, perché il Ministero, in base al Codice dei beni culturali, ha competenza sulla conservazione anche dei beni di proprietà di altri soggetti: da questo punto di vista quasi tutto il patrimonio culturale italiano rientra nella competenza del Ministero.
Se questa fosse l’intenzione, si tratterebbe comunque di un modo strano di esprimersi, e soprattutto incerto dal punto di vista giuridico. Il tenore d’insieme dell’atto secondo me fa pensare all’interpretazione più immediata, cioè semplicemente ai beni ministeriali.
Beppe
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