Concordo cone te Salvatore che le recensioni degli utenti presenti sulle piattaforme di social reading possono essere utili e anche io ne leggo spesso, a volte anche per semplice curiosità di vedere come altri hanno recensito una cosa che conosco. Piuttosto io esprimevo due dubbi più specifici che spiego meglio:
1) se parliamo di lettura delle recensioni, nessun problema (e del resto ognuno legge le recensioni che gli pare, non è questo in discussione). Ma se parliamo di una cosa più specifica. cioè attività che mirano a prendere i records bibliografici prodotti dai catalogatori e integrarli fisicamente con altri elementi prodotti altrove, allora farei una gorossa differenza in termini funzionali: cioè per quanto riguarda il supporto alla ricerca, l'integrazione è utile per poter aiutare l'utente nell'uso del linguaggio naturale e nel caso specifico della ricerca per argomento, non nel caso della ricerca per elemento noto. Perché se cerco un libro di Umberto Eco, cerco per autore e/o titolo e quindi il record bibliografico basta così com'è. Ma nel caso della ricerca per argomento, va considerato che l'utente di oggi è abituato a fare ricerche su Google, e lo conosce fin da giovanissimo, molto prima di conoscere i cataloghi online delle biblioteche. Per cui l'utente di oggi quando arriva a un catalogo di biblioteca ha già un comportamento di ricerca formato e lo mette in atto anche se l'opac non è adatto a quella modalità di ricerca: cioè la ricerca per parole chiave e non per termini controllati (che solo il bibliotecari conosce, e questo è il limite). Tuttavia una cosa è fare ricerca per parola chiave usando un motore di ricerca Internet; un'altra cosa è fare la ricerca per parola chiave usando un opac. Una pagina web indicizzata da un motore di ricerca è ricca di termini, per cui si presta a una ricerca per parola chiave. Invece il record bibliografico non si presta altrettanto bene innanzitutto perché è un "testo" molto breve, anche eprché nella maggior parte dei casi privo di indici e sommari. I bibliotecari non hanno tempo di arricchire il record, e del resto se si pensa che già così com'è la catalogazione è stata spesso attaccata nell'ultimo decennio come un lavoro tropo costoso per i benefici che dà, si può dire che i bibliotecari fanno già molto. Allora la soluzione appare da tempo quella di arricchire il record facendolo diventare più simile a un "testo" che si presti alla ricerca per parola chiave e più il testo è lungo, maggiori sono le possiiblità che contenga una delle parole chiave usate anche dall'utente per formulare la sua ricerca e con cui quindi si realizzerà un match. L'integrazione "fisica" dei records tramite la banca dati SyndeticsICE risponde a questa esigenza: facilitare la ricerca per parola chiave con aggiunte significative: TOCs e abstract.
2) l'altro dubbio che mi ispira nella critica alla funzione specifica di LibraryThing for Libarries riguarda il fatto che si tratta di una funzione a pagamento e questo (ma non solo, ovviamente) porta a chiedersi se ci sia un rapporto sensato tra costi e benefici.
Ma un conto è parlare di strumenti per aiutare la ricerca, un altro conto è parlare di strmenti per aiutare ad analizzare e quindi selezionare le pubblicazioni. La lettura delle recensioni può essere utile in questa seconda fase. Tuttavia anche qui esprimo un dubbio molto più generale: quando noi, che di fatto siamo utenti esperti, acculturati ed è inutile fare finta di non esserlo, giudichiamo tutte queste cose, lo facciamo da punti di vista che non sono affatto quelli del digital native ignorante (la definione digital native inventata da Prensky è tutta da riscrivere come molti ci ricordano da un po' e da abbandonare nel senso che gli dava lui di svolta antroopologica nel modo di pensare: vedi per es. Casati, ma non solo lui). I docenti di scuola media e media superiore sanno bene che cosa sono realmente i cosiddetti "digitial native", ma già ricerche svolte nelle università americane intorno al 2007 lo avevano detto. Insomma: un conto è dire a una persona che non ha ancora strumenti culturali di buttarsi a capofitto senza strumenti di valutazione nel mare di recensioni su Internet. Tutta un'altra cosa è se li legge e giudica una persona già dotata di robusti strumenti di valutazione. Queste distinzioni NON sono generazionali come Prensky e i suoi seguaci vorrebbero far credere, ma sono distinzioni tutt'ora valide e fondate sulla differenze legate al bagaglio culturale e agli strumenti critic. Una bella differenza. Quindi per me è molto relativo parlare dell'utilità delle recensioni sui social networks scritte dal signor chiunque: l'utilità è tutta commisurata al possesso di strumenti critici.
Pierfranco
Il giorno 25 febbraio 2014 12:42, Salvatore Vassallo < vassallosalvatore@gmail.com> ha scritto:
mah nel dire che le review (peraltro presenti anche su Librarything) non siano un added ci andrei molto cauto.
Che poi ci sia chi da 3 su 5 (con una media di 4 e una moda di 5) alla Repubblica di Platone ci sta (sia che lo faccia perché effettivamente non lo ritiene un testo eccelso sia che lo faccia per protagonismo).
Senza le review io avrei comprato (preso in prestito se lo avesse una biblioteca nel raggio di 30 km) la traduzione italiana di the signal and the noise, un eccellente libro devastato nella traduzione italiana. BTW questo ci ricorda come frbrizzare va bene, ma cum iudicio. Le review ad esempio ha senso aggregarle al limite per espressione non di certo per opera (lo scrivevo in un post sul blog del 2008 ma mi pare un concetto ora da ribadire con forza)
Salvatore
Il giorno 25 febbraio 2014 11:46, Pierfranco Minsenti < pierfranco.minsenti@gmail.com> ha scritto:
Francesca,
ti riferisci in effetti a una funzione che offre solo LibraryThing ed è a pagamento. Perché in Italia non è usata? Semplice: perché la base dati di LibraryThing è piena soprattutto di termini inglesi a vausa del fatto che è usata soprattutto da persone di lingua inglese. Quindi non avrebbe senso arricchire un opac italiano con quelle funzioni. Oltre allo scoglio linguistico, dal punto di vista degli strumenti di ricerca che cosa dà l'integrazione di Library Thing? Il tag dell'utente, quello che si intendeva coin il termine folksonomy: un termine impreciso, soggettivo, ridondante, incorente. Non è una gran cosa.
Ma a parte queste considerazioni, se vogliamo porci il problema di arricchire il record del catalogo PER AIUTARE L'UTENTE, esistono altre modalità per arricchire il record degli opac, molto più efficaci.
Per esempio esiste da tempo un servizio professionale per arricchire il record, come è il caso di Syndetics: banca dati di indiic, sommari e copertine. Nell'ultima versione, SyndeticsICE, se combinata con un Discovery tool come Primo o Summon qui materiali arricchiscono fisicamente il record con indici e abstract.
Poi ricordiamoci che negli Stati Uniti i catalogatori nelle biblioteche pubbliche fanno un utilissimo lavoro di "soggettazione" della narrativa. Risponde a questo tipo di richieste dei lettori: per es. voglio un romanzo ambientato in un certto luogo o che tratta una certa cosa. Nei cataloghi questi "soggetti" (chiamiamoli così) sono anche navigabili. È un lavoro che fanno i bibliotecari e ha il vantaggio della coerenza dei termini controllati. Purtroppo in Italia se ne è parlato un poco, ma non si fa (se vuoi c'è una persona che se ne intende e puoi approfondire). Ma questo è per dire: a ognuno il suo lavoro, altrimenti a che cosa servono i bibliotecari? Questione da non sottovalutare: la professionalità è da buttare o hè ancora utile? Se l'utente generico si sostituisce, che benefici concreti ne abbiamo? In conclusione: che cosa ti proponi Francesca nella tua ricerca? Trovare esempi di "vetrine" per le attività degli utenti o trovare esempi di benefici reali (che però magari non sono "realizzati" dagli utenti?) Le domande da farsi sono:
- quale è il beneficio reale, dimostrabile, di quella funzione di
Librarry Thing a cui ti riferisci?
- che obiettivo ci diamo? vogliamo mettere la professionalità al
servizio dell'utente per aiutarlo davvero oppure vogliamo aiutare l'utente a sfogare la sua voglia di protagonismo anche nel catalogo, ma senza produrre benefici reali per la comunità, solo consentire quello strano appagamento individuale che darebbe il fatto di poter fare cose come (su Anobii) assegnare un voto basso alla Repubblica di Platone e così il lettore soddisfa il ego? Sono questioni a cui vale la pena pensare molto seriamente.
Pierfranco
Il giorno 25 febbraio 2014 11:04, Tropico del Libro ~ segnalazioni < segnalazioni@tropicodellibro.it> ha scritto:
Ma quello a cui mi riferisco non è la possibilità di caricare collezioni
su un sito esterno, ma i servizi dedicati alle biblioteche (che non mi risulta GoodReads abbia), come il servizio di integrazione (lo chiamano "enhancement") dell'opac delle biblioteche. Per quello che ho potuto leggere un social-opac potenziato in cui tra l'altro le recensioni dei libri (e la relativa community credo) è in comune (o può essere messo in comune?) con altre biblioteche - cosa che mi pare il grado zero che dovrebbe avere qualsiasi "social-opac" e che invece in Italia non accade (sempre a quanto mi risulta). Maggiori informazioni qui: http://www.librarything.com/forlibraries/handout/LTFL_NELA13.pdf
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Il giorno 24 febbraio 2014 23:11, Andrea Zanni <zanni.andrea84@gmail.com
ha scritto:
Uno dei motivi storici è che LT era (è) a pagamento sopra i 200 libri. E poi era molto più "bibliotecaria" e meno social. Credo che adesso Goodreads mangi in testa ad entrambi.
andrea
2014-02-24 18:15 GMT+01:00 Pierfranco Minsenti < pierfranco.minsenti@gmail.com>:
Stando a Wikipedia: http://it.wikipedia.org/wiki/LibraryThingl%27Universit%C3%A0 Ca' Foscari avrebbe a inserito il posseduto delle proprie
biblioteche in LibrayThing.
Ma apparentemente solo una biblioteca di Ca' Foscari è "member" di LibrayThing come si vede da questa query: http://www.librarything.com/search.php?search=University+of+Venice&searc...
Vedi il catalogo della biblioteca inserito qui su LibrayThing: http://www.librarything.com/catalog/LanguageSciencesLIB E la pagina del profilo della biblioteca qui: http://www.librarything.com/profile/LanguageSciencesLIB
Sembra però che le biblioteche che fanno capo a Lingue abbiano inserito libri anche su Anobii: non è chiaro il motivo del doppio inserimento. (mia ipotesi: forse hanno scoperto che in Italia Anobii è molto, molto più popolare di LibrayThing per ragioni che non ho mai capito. Non so se c'è stato un ritardo di localizzazione italiana per LibraryThing che spieghrebbe la maggior popolarità di Anobii. A me LibraryThing, che molto, molto più usata in USA, è sempre parsa più raffinata sotto diversi punti di vista. Famoso l'attacco di fine 2012 della filosofa Nicla Vassallo ad Anobii dalle pagine de Il Venerdì di Repubblica. Causa il tono usato e l'analisi semplicistica è stata oggetto di molte battute come si legge qui: http://foglianuova.wordpress.com/2012/12/08/nicla-vassallo-alla-larga-dagli-...
Comunque qui la pagina delle biblioteche di Lingue di Ca' Foscari con qualche spiegazione: http://www.unive.it/nqcontent.cfm?a_id=147837
E qui i rispettivi cataloghi su Anobii: http://www.anobii.com/015d3857ffd3fb1bed/books
http://www.anobii.com/015de6d545cf43422d/books
http://www.anobii.com/dipasia/books
http://www.anobii.com/01593bc5cb0e1c103e/books
Pierfranco
Il giorno 24 febbraio 2014 17:21, Tropico del Libro ~ segnalazioni < segnalazioni@tropicodellibro.it> ha scritto:
Ciao, che sappiate i prodotti https://www.librarything.com/forlibraries li usa qualche biblioteca in Italia (non so neanche se esista la localizzazione)?
Francesca
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