Quando poi in una biblioteca di pubblica lettura abbiamo un unico PC collegato a internet (realtà di un paesotto del Nordest che conta 8000 abitanti) o in quella universitaria del polo economico e giuridico ne abbiamo quattro (però c'è il wi-fi gratuito in tutta l'area e gli studenti hanno ognuno il proprio pc e se c'è il sole stanno in giardino altrimenti davanti alla macchinetta del caffè nel corridoio di facoltà...), ecco, ci si spiegano tante cose.
Scusate, io vi seguo da poco e non mi sarei mai permessa di intervenire, ma da bibliotecaria universitaria trovo molti degli argomenti che affrontate di grande interesse, e relativamente a questo intervento di P. Minsenti non posso che esprimere consonanza di idee. Grazie Ilde Menis
Quoting Pierfranco Minsenti pierfranco.minsenti@gmail.com:
Se parliamo di relazioni tra biblioteche e Wikipedia io riscriverei il punto 2 perché adesso sembra esprimere un obiettivo di promozione di Wikipedia che torna utile a Wikipedia ma non si comprende perché dovrebbe intersecarsi con le finalità delle biblioteche.
Io esprimerei il punto 2 mettendolo sotto il cappello dell'information literacy: come scrive anche Casati nel suo libro (e riporta Virginia nel suo post dedicato) imparare a lavorare su Wikipedia insegna molte cose che coincidono con gli scopi dell'infromation literacy: cose come valutare l'autorevolezza dell'informazione; citare le fonti; distinguere tra informazioni e opinioni e tra ricerca e sunto di informazioni disponibili (vedi per es. Casati, soprattuto pp. 102-111, che però non parla di biblioteche in quel contesto, ma non è un problema). E poi ancora: comprendere le questioni che ruotano attorno al copyright; il concetto di cultura open e perché Wikipedia è gratuita: non tanto per scopo filantropico (questa è forse piuttosto una conseguenza), cioè non tanto per un accesso (passivo da semplice lettore) senza spesa, quanto per un accesso "attivo": consentire a tutti di diventare redattori, cioè per poter essere rieditata da chiunque al fine di poter evolvere rapidamente e in questo modo superare i limiti dei tradizionali prodotti editoriali "chiusi" che non psosono stare al passo con i cambiamenti della nostra epoca e con la frammentazione del sapere. In pratica imparare i limiti dei repertori tradizionali e i benefici delle pubblicazioni aperte.
Il ruolo delle biblioteche universitarie nell'ambito dell'information literacy è un tema molto sviluppato. Meno sviluppata invece è la funzione delle biblioteche pubbliche italiane in questo ambito. Però se ne parla già. In Italia per es. il documento politico AIB del 2011: *Rilanciare le biblioteche pubbliche italiane. Documento programmatico* http://www.aib.it/attivita/campagne/2012/12818-rilanciare-le-biblioteche-pub... un quadro del rinnovato ruolo sociale delle biblioteche di pubblica lettura in cui inserisce anche queste finalità parlando di:
- promuovere l'alfabetizzazione informativa e informatica per permettere
ai propri utenti di accedere all'informazione di rete, sviluppare le competenze nella ricerca dell'informazione e stimolare la capacità di valutazione critica dei risultati delle ricerche;
Tuttavia non si può non riconoscere che avrebbe ragione chi trovasse debole il quadro delle relazioni attuali tra biblioteche di pubblica lettura e Wikipedia a causa del debolissimo cambiamento in atto nella fisionomia delle biblioteche di pubblica lettura in Italia. È una cosa che nota anche il documento AIB quando scrive: "La biblioteca di pubblica lettura, in Italia, per una serie di ragioni storiche e culturali è venuta connotandosi più come un servizio per il tempo libero e per lo studio che come strumento per realizzare i principi democratici di uguaglianza, libertà di espressione e [promozione della cultura attraverso un accesso equo alla conoscenza a all'informazione, come avvenuto nei paesi anglosassoni.] Anche le realtà che negli ultimi anni hanno cercato di tenersi al passo con l'evoluzione tecnologica, aprendosi alla multimedialità, a internet e oggi agli e-book, non si sono mai realmente affrancate da questa scelta di fondo."
Oggi quindi le attività che coinvolgono Wikipedia nelle biblioteche di pubblica lettura avvengono all'interno di un approccio di tipo pragmatico improntato allo spirito dell'innanzitutto "facciamo" qualcosa, ma il quadro generale relativo alla vision del nuovo ruolo delle biblioteche a me sembra che rimanga estremamente debole.
Una responsabilità di questa debolezza è anche dovuta a mio parere allo scarso approfondimento delle questioni e sopratutto delle condizioni pratiche: come si fa ad arrivare a quel nuovo modello auspicato anche da AIB? Uno dei nodi critici è lo sviluppo di nuove competenze e qui secondo me emerge una delle debolezze del documento programmatico AIB: quando al punto 4 parla delle competenze necessarie ne parla in maniera generica, non precisa quali sono le competezne specializzate che occorrono (per es. per fare information literacy) né precisa l'esigenza di creare nuovi ruoli specializzati (per es. in una biblioteca pubblica di nuovo modello tutti i bibliotecari devono saper fare tutto e quindi tutti devono saper fare information literacy? Forse no). Il discorso sul bibliotecario come professionista dell'informazione (così viene definito da quel documento) è un discorso debolissimo perché è troppo generico e rischia di risultare incomprensibile alla società. Fa a pugni con il concetto prevalente di professionista che è sempre colui che non solo ha seguito un certo percorso di studi ma all'interno di questo ha conseguito anche una specializzazione. Di qui la grande differenza che c'è con la definizione ddei nuovi ruoli che è stata fatta nel documento sulle biblioetche universitarie e di ricerca dalla commissione dell'AIB: http://www.aib.it/struttura/commissioni-e-gruppi/2013/36257-rilanciare-le-bi... Qui i ruoli sono molto specifici e si comprende a cosa concretamente sono destinati così come quali sono le competenze specifiche che servono.
Mi rendo conto che adesso sono molto off topic ma l'ho fatto per far emergere il quadro delle relazioni tra wikipedia e biblioteche: un quadro che ha senso, come credo di aver dimostrato, ma che a livello sia teorico che pratico rimane nebuloso e abbastanza indefinito a causa di nodi irrisolti del contesto: i limiti del modello ancora prevalente di biblioteca pubblica in Italia e la scarsa riflessione sui ruoli nuovi e specializzati del bibliotecario.
pierfranco
Il giorno 21 ottobre 2013 17:10, Giulio Blasi blasi@horizons.it ha scritto:
Buongiorno a tutti,
ho chiesto oggi in privato a Virginia Gentilini, Pierfranco Minsenti e Andrea Zanni se sapevano indicarmi risorse dove reperire una sorta di scenario di lungo termine sui rapporti tra biblioteche e wikipedia (non necessariamente in Italia e in italiano ;). Virginia mi ha detto che sarebbe stato meglio postare la richiesta anche in lista, ed eccomi qui.
Quello di cui vado in cerca è una lista di "macro-ragioni" che motivano a cercare relazioni tra biblioteche e wikipedia. A me ne sono note soprattutto tre:
- sviluppare servizi a partire dalle relazioni (bidirezionali) tra
cataloghi bibliotecari e Wikipedia (e servizi derivati): in altri termini, operazioni sui metadati.
- usare le biblioteche come luoghi per diffondere la cultura e la pratica
wikipediana;
- scambi (bi-direzionali) di oggetti digitali di interesse bibliotecario
(documenti digitalizzati, ecc.).
Per una riflessione sulle relazioni tra biblioteche e "open data" mi piacerebbe sviluppare meglio questa lista. C'è qualcuno a cui vengono in mente cose da aggiungere?
grazie in anticipo :)
Giulio
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