Hai fatto bene Giulio a rimandare alla "recensione" di un utente fatta sul suo bloghttp://camphortree.altervista.org/2013/09/04/la-biblioteche-civiche-di-torino/: perché davvero è cosa rara trovarla (o forse: unica?).
Utile perché mette in luce almeno 2 aspetti importanti: la facilità d'uso dell'interfaccia e la possiiblità di inviare richieste (d'acquisto) che vengono vagliate e realizzate: quindi la piattaforma come strumento anche di comunicazione, che funziona a patto che dall'altra aprte ci sia qualcuno che esamina e risponde. Qui c'è un utente credo un po' eccezionale: ha capito i punti di forza di un sistema e come usarli e ne è soddisfatta (spesso molti utenti capiscono una parte molto limitata delle funzioni). Importante: li ha capiti da sola, eprché non mi risulta che i bibliotecair facciano corsi per spiegarli. Queste due cose a mio parere sono molto più importanti di altre che le piattaforme social hanno enfatizzato: dai tag ai comenti. Infatti è ovvio che solo una istituzione reale come una biblioteca può accontentare un utente ricevendo la sua richiesta di acquisto, mentre nessuna piattaforma solo virtuale lo farà mai: su quelle piattagorme ti ascoltano solo i tuoi pari, quando succede, ma nessuno che ti dia un servizio reale.
Sottolineo tutto questo perché ormai sono quasi 10 anni dal battesimo del Web 2.0 e sarebbe utile scremare: diche che cosa è importante e che cosa no. Perché per es. non sono d'accordo con i link ai più prestati ecc. Perché? Semplice: perché non fa che riprodurre e sostenere una mentalitù mainstream. Alla faccia del sostegno alla bibliodiversità che dovrebbero dare le biblioteche. Infatti cliccando sui più prestati http://bct.comperio.it/shelf/view/predefined:most_loaned/lst?facets-biblevel... ottieni un listone in cui compaiono molti bestseller dei soliti pochi editori e dei soliti pochi autori. E questo non è bibliodiversità. Ma la biblioteca deve sostenere la bibliodiversità. C'è per esempio una ricerca di Paola Dubini svolta nelle biblioteche pubbliche lombarde che ne parla. Allora? L'utente di quella recensione apprezza anche il listone dei più questo e più quello. Infatti è questo il punto vero: se fai ciò che chiede l'utente rischi di ripropdurre cultura mainstream. Perché non è vero che l'utente esprime sempre individualità e ciò sia positivo. Non è così. Non è così. Allora, proprio perché Internet permette anche alle nicchia di affacciarsi ed esprimersi, un servizio pubblico non deve appoggiare la cultura mainstream. Per la lista dei bestsellers ci sono già le liste dei libri più venduti nei supplementi culturali dei quotidiani. Una biblioteca non deve replicarla. E se ritiene comunque opportuno mettere a disposizione i dati sui libri "più questo" e "più quello", allora deve dare spazio anche ad altro. Ma in questo caso non succede.
Pierfranco
Il giorno 25 febbraio 2014 15:32, Giulio Bonanome gbonanome@gmail.com ha scritto:
Ciao,
Per quello che ho potuto leggere un social-opac potenziato in cui tra
l'altro le recensioni dei libri (e la relativa community credo) è in comune (o può essere messo in comune?) con altre biblioteche - cosa che mi pare il grado zero che dovrebbe avere qualsiasi "social-opac" e che invece in Italia non accade (sempre a quanto mi risulta).
in Italia diversi sistemi bibliotecari che usano DiscoveryNGhttp://www.comperio.it/soluzioni/discoveryng/panoramica/hanno "il grado zero" del social-opac già da alcuni anni. Qui puoi leggerehttp://camphortree.altervista.org/2013/09/04/la-biblioteche-civiche-di-torino/ un utente delle Civiche di Torino spiega cosa fa con il portale (sò soddisfazioni :P).
Non si "aggancia" ad alcun servizio esterno, nè offre API per catturare i dati. Ma se interessa, ho aggregato qui il feed RSS di tutte le recensioni fatte sui portali che usano DiscoveryNG http://pipes.yahoo.com/pipes/pipe.info?_id=598d30f45a2f0d45b479d007997d7a47
Ciao Giulio
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