Il giorno 25 febbraio 2014 13:14, Andrea Zanni zanni.andrea84@gmail.comha scritto:
In realtà non ho detto questo (ho scritto una frase sola), e il mio pensiero era riferitoad un vecchio studio che feci nel 2009 sull'utilizzo di LTFL (libraything for libraries) da parte delle biblioteche statunitensi. LT è sempre stato molto interessato ai metadati, alla catalogazione, anche ai servizi bibliotecari. non lo vedo come un problema (figurarsi se posso avercela con qualcuno che ama i metadati) ma una constatazione. Anobii, nella mia persnale percezione, era veramente sentito come un sempli social network per parlare di libri, e i gruppi e le recensioni e i gruppi di lettura secondo me su Anobii hanno funzionato bene. Gli italiani si sono trovati ad essere la comunità più attiva, e anche questa è una constatazione. Non ho molte altre opinioni in merito... :-)
Non capisco: di sicuro vuoi dire che LibrayThing ha "anche" come target le biblioteche e invece Anobii no. E questo è un dato di fatto. Ma aggiungi anche una cosa che bisognerebbe dimostrare con dati di fatto: cioè che LT è meno social. Per dirlo bisognerebbe dimostraro facendo analisi comparartive di Anobii e LT su cose come: il numero di utenti, il numero di recensioni, conversazioni in corso ecc. Esiste questa comparazione? Poi aggiungi che Anobii è stato più usato in Italia. E anche questo è un dato di fatto. Ma l'impressione è che tu voglia far passare l'idea che sia stato ragionevole la preferenza accordata in Italia ad Anobii perché LT non è abbastabnza social. Mentre gli italiani sarebbero speciali: vorrebbero qualcosa di veramente social, senza target bibliotecari di mezzo. E sono capaci di distinguerlo. Così arriveresti alla conclusione abbastanza "sparata" che solo gli italiani sanno distinguere che cosa è veramente social e cosa no.
Indubbiamente nel tuo discorso c'è un certo numero di sovrapposizioni e passaggi che danno come risultato delle conclusioni opinabili: sulla "socialità" di Anobii rispetto a LT, sulle capacità di selezione degli utenti italiani, che da quello che scrivi sembra davvero che siano in grado di riconoscere (più degli utenti esteri, quindi) che cosa è veramente social e cosa non lo è, perlomeno non lo è in maniera altrettanto mirata ed efficace. Poi sembra davvero che tu pensi che in fin dei conti il target "bibliotecario" rischierebbe di "inquinare" la funzione sociale e sviarla. E questo sarebbe il vantaggio di Anobii: essersi tenuti lontani. Potrebbe anche essere un'idea, ma andrebbe dimostrata: è chiaro che per te il caso italiano lo dimostra = se gli utenti preferiscono una cosa è perché quella cosa è fatta meglio, più adatta allo scopo, il che però è un ragionamento basato su una logica mainstream (la massa vota e decide e il meglio starebbe lì) ma nell'era della frammentazione del pubblico in nicchie è un argomento che ha perso forza. Su questo quindi dissento per semplici ragioni di metodo.
Lo so che messe così dirai che non sono le cose che intendevi, ma sono tutti elementi impliciti del tuo discorso e suonano forzati perché basati non su dati, ma sulla tua predilezione personale di utente Anobii. Le predilezioni personali non si discutono, ma altra cosa è farne la base per ragionamenti comparativi e arrivare alle conclusioni. In conclusione: se vuoi celebrare Anobii per questioni personali, ognuno la penserà come gli pare, ma se lo vuoi dimostrare devi fare di più.
Pierfranco
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