Io continuo a non capire, legalmente, perchè si sia passati da "diritto d'autore" (nel caso di monumenti o documenti, morto da secoli, nato in un'era in cui non esisteva neanche il concetto di copyright) a un "diritto di proprietà" (definizione mia: io possiedo un libro di Aldrovandi, QUINDI la scansione di questo libro è MIA, quindi ho dei diritti su questa scansione).
Capisco ovviamente che un'istituzione sia orgogliosa della propria collezione, che spenda dei soldi per mantenerla o digitalizzarla, ma mettere dei PALETTI alla fruizione di questa collezione per me è davvero paradossale.
Sto parlando in questi giorni anche con Mirco Modolo di Patrimonio SOS, stanno facendo un ottimo lavoro di comunicazione e advocacy su questi temi: http://www.patrimoniosos.it/rsol.php?op=getarticle&id=120895
Mi piacerebbe molto che si proseguisse la discussione su questa lista; e per i bibliotecari, anche su AIB-CUR, perchè è importante.
Andrea
2015-09-23 21:59 GMT+02:00 Federico Leva (Nemo) nemowiki@gmail.com:
Grazie. Ancora piú bizzarro è il nuovo articolo 1 http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:decreto.legislativo:2006... : «inclusi i documenti i cui diritti di proprietà intellettuale sono detenuti da biblioteche, comprese le biblioteche universitarie, i musei e gli archivi». Mi pare estremamente raro che tali enti abbiano diritti di "proprietà intellettuale" sui documenti che detengono, qual è lo scopo di questo inciso? Saggissima poi l'interazione coll'articolo 3: «Sono esclusi dall'applicazione [...] quelli detenuti per finalita' che esulano dall'ambito dei compiti istituzionali [...] quelli sui cui terzi detengono diritti di proprieta' intellettuale ai sensi della legge 22 aprile 1941, n. 633,». Quindi la riproduzione di un'opera di Leopardi è un servizio da erogarsi a pagamento, ma le fotocopie di Wilbur Smith possono senz'altro essere fornite gratuitamente. D'altro canto, una biblioteca può trasparentemente dichiarare che i romanzi di Salgari non sono cultura e non rientrano nei suoi scopi istituzionali, bensí sono nella sua collezione per mero accidente storico; allora potrà permetterne il riutilizzo liberamente. Di piú, c'è sempre la scappatoia di dichiarare che un progetto di digitalizzazione era stato fatto allo scopo di ottenere riproduzioni commerciali da terzi, che quindi ai fini del decreto non costituiscono riutilizzo, giusto?
Federico
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