Il giorno 14 novembre 2013 11:52, Andrea Zanni zanni.andrea84@gmail.comha scritto:
Sono d'accordo con tutta la lettera, tranne che con questo:
2013/11/14 Pierfranco Minsenti pierfranco.minsenti@gmail.com
Quindi c'è un digitale interessante, buono, utile; e c'è un digitale che ha scelto di non andare oltre al commercio di "fotocopie digitali" (meglio note con il nome immeritato di e-books) che è quello di Mondadori e del Klobo. Un mondo di cui si può fare a meno, che non ci dà nulla e in più ci chiede investimenti continui per migliorare cose che in realtà sono già perfette in tutt'altra forma (a stampa) e pure autosufficienti (no pile, ecc.).
Sì, sì, certo è una mia opinione. Non intendo farla passare per una opinione condivisa "dalla" Lista o maggioritaria.
Specifico anche che la conversione al digitale di testi di consultazione è utile. Ma anche lì è tutt'altra cosa dall'e-book come fotocopia digitale. Quando dico che il libro a stampa è superiore io mi riferisco alla "lettura" rilassata o a quel tipo di lettura riflessiva, meditata, di saggi impegnativi di cui parla Casati.
Ci sono tanti tipi di lettura. L'errore di tanti discorsi su print vs. digitale secondo me è di parlare della lettura in astratto, come se si trattasse di un'attività omologata, indifferenziata. Ma non è così. Un discorso più equilibrato nasce dalla considerazione dei diversi tipi di lettura. La lettura è plurale e non solo perché sono diversi i testi, i momenti e le persone.
Comunque sulla questione della superiorità del libro a stampa, in particolare dal punto di vista ergonomico, resta sempre insuperabile il video spagnolo http://video.repubblica.it/tecno-e-scienze/signore-e-signori-vi-presentiamo-... Insuperabile perché lo dimostra in maniera ironica, facendo una parodia delle presentazioni di gadgets elettronici. Un video apprezzato ovunque. Non si riesce a trovare un analogo video che con la stessa acuta ironia pretenda invece di dimostrare la superiorità dell'e-book. E qualsiasi persona che apprezza l'ironia non può non notare questa asimmetria nei due discorsi e vederla come un sintomo significativo dell'incapacità del discorso a sostegno della tecnologia di essere anche ironico: sarà perché qualsiasi cosa se ne pensi, la tecnologia rimane comunque "pesante", fatta anche di ferraglia o sostituti vari per cui non riesce ad essere e a farsi prendere con "leggerezza", o perché l'ironia implica una certa dose di scetticismo che è incompatibile con le certezze tecnologiche, oppure a causa della facilità con cui la tecnologia si presta a scivolare nella tecnocrazia e a servire un visione unilineare del progresso che pretende adesione irrazionale e fideistica, o ancora perché la tecnologia non esiste in sé e per sé ma solo come realizzazione commerciale e quindi è strettamente legata a un discorso pubblicitario che ha per obiettivo quello di convincere degli acquirenti, per cui non potrà mai convivere con una certa misura di incertezza su se stessa?
Pierfranco
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