Inoltro qui la bella mail di Pierfranco (e relative risposte), così teniamo un Oggetto della mail chiaro per tutti.
Il vostro Eugenio Gatto Aubrey
---------- From: *Pierfranco Minsenti* pierfranco.minsenti@gmail.com Date: 2013/9/26 To: Lista di discussione per bibliotecari e wikipediani < bibliotecari@wikimedia.it>
Vado come semplice uditore. Soprattutto cerco la risposta a una questione che ci riguarda molto da vicino, e spero di trovarla.
Il problema è stato definito molto chiaramente l'anno scorso, proprio in questi giorni, nell'ambito di un focus group organizzato dalla CNUR all'Università Cattolica di Milano per raccogliere pareri da parte di dirigenti degli SBA su una bozza del documento Commissione Nazionale Università e Ricerca dell'AIB per il rilancio delle biblioteche universitarie. Tra tante osservazioni è venuta fuori questa sollecitazione che ho trovato molto acuta: la riforma dell'Università (cosiddetta Legge Gelmini: o, meglio: Legge 240/2010: http://it.wikipedia.org/wiki/Riforma_Gelmini) dà molto importanza ai dipartimenti assegnando loro nuove attività, anche a seguito della soppressione delle facoltà. Se si applica coerentemente lo spirito di questa riforma alle biblioteche universitarie, si dovrebbe arrivare alla conclusione che l'organizzazione in Sistemi bibliotecari di Ateneo è una cosa ormai superata per molti motivi, tra cui il fatto che toglie autonomia alle biblioteche di dipartimento, anzi sostanzialmente le sottrae al dipartimento, colloca le bibliotcehe in un ramo della amministrazione centrale e così le fa percepire come una realtà esterna e alternativa al diparitmento, cioè al luogo che è il cuore delle attività di ricerca e didattica. Insomma: l'organizzazione in SBA sgancia le biblioteche da docenti e ricercatori.
In sostanza era stato fatto notare che la visione dei sistemi bibliotecari di ateneo concepita negli anni '90 appare ormai superata e anzi in un certo senso rischia di essere pericolosa per le biblioteche che dovrebbero essere collegate strettamente alle attività di didattica e ricerca rispetto alle quali sono strumentali, come si dice chiaramente in tutti gli statuti. Solo se collegate a quelle attività le biblioteche si "salvano" perché la loro esistenza è chiaramente giustificatas, legittimata.
Quindi la domanda che nasce da questa osservazione è: per essere "realmente" strumentali alle attività di ricerca e didattica, tutte ora allocate presso i dipartimenti, come dovrebbero essere organizzate le biblioteche universitarie? la "filosofia" organizzativa che ha portato agli SBA negli anni '90 non dovrebbe essere ribaltata?
Specifico ancora che queste osservazioni non sono state esposte da un docente o da un nemico del coordinamento degli SBA ma proprio da un dirigente SBA che ha fatto un'osservazione molto giusta a partire dallo spirito della riforma universitaria e dalla percezione del pericolo che corrono le bibliotcehe di essere viste come cose periferiche se agganciate all'amministrazione centrale degli atenei. Se sei percepito come un corpo estraneo alle attività di didatitca e di ricerca rischi la sopravvivenza o perlomeno i finanziamenti e un giorno avrai anche una direzione non bibliotecaria (come sta già succedendo in vari atenei).
C'è quindi l'esigenza di definire un nuovo modello alternativo e questo fa ricordare un modello organizzativo del tutto alternativo agli SBA concepito negli Stati Uniti un decennio fa e molto citato, contenuto in questo report:
Lougee, W. P. (2002). Diffuse Libraries: Emergent Roles for the Research Library in the Digital Age. Washington, D.C: Council on Library and Information http://www.clir.org/pubs/abstract/pub108abst.html
Forse è arrivato il momento di costruire le "diffuse libraries" anche in Italia? Naturalmente so bene quali giustificazioni sono state addotte anni fa per difendere il modello SBA contro quello dipartimentale. Ma oggi hanno ancora senso?
Un'altra osservazione utile in questo senso viene da una preanalisi delle risposte al questionario inviato dalla CNUR qualche mese fa agli SBA: chi ha già analizzato le risposte vede l'emergere di una tendenza a non "gestire" più le biblioteche ma solo ad "amministrarle" = non più prendere decisioni autonome ispirate a un modello a 360° di quello che è il management, ma solo decidere come spendere le risorse per le collezioni e come distribuire personale e firmare ferie. Insomma: un modello molto riduttivo, anzi passivo, purtroppo molto vicino alla visione che può avere l'amministrazione di un Ateneo di che cosa significa dirigere delle biblioteche.
Dato che la conferenza si chiede (a partire dalle risposte ricevute al questionario) che fine hanno fatto gli SBA nei nuovi statuti definiti dopo la legge 240/2010, vorrei capire se vengono fuori osservazioni come quella espressa l'anno scorso a Milano: vale a dire: oggi in Italia dopo vent'anni hanno ancora senso oggi gli SBA? L'identificazione di uno SBA con un'area della amministrazione centrale non è un abbraccio mortale? Che cosa pensiamo del modello "diffuse libraries"?
Pierfranco
Il giorno 26 settembre 2013 09:26, Enrico Francese efrancese@gmail.com ha scritto:
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---------- From: *Enrico Francese* efrancese@gmail.com Date: 2013/9/26 To: Lista di discussione per bibliotecari e wikipediani < bibliotecari@wikimedia.it>
Eccellenti riflessioni, complimenti. Si tratta in effetti di un punto di vista molto interessante a cui non ero ancora arrivato. Quando poi citi Lougee e le biblioteche diffuse mi trovi d'accordo al 100%. Speriamo davvero che si riesca a parlare di questo, e che non ci si limiti a discorsi di massima. E
Il giorno 26 settembre 2013 10:00, Pierfranco Minsenti < pierfranco.minsenti@gmail.com> ha scritto:
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---------- From: *Simona Turbanti* sturbanti@gmail.com Date: 2013/9/26 To: Lista di discussione per bibliotecari e wikipediani < bibliotecari@wikimedia.it>
Caro Pierfranco (e cari tutti), si tratta davvero di temi molto stimolanti su cui mi e' capitato di riflettere in varie occasioni. In questo periodo non ce la faccio a stare dietro a tutte le cose che vorrei e temo di non farcela a partecipare domani, ma conto di rifarmi al piu' presto... Intanto, buona unconference a chi andra' :) simona
Il giorno 26 settembre 2013 10:06, Enrico Francese efrancese@gmail.com ha scritto: