Inoltro qui la bella mail di Pierfranco (e relative risposte), così teniamo un Oggetto della mail chiaro per tutti.
Il vostro Eugenio Gatto Aubrey
---------- From: *Pierfranco Minsenti* pierfranco.minsenti@gmail.com Date: 2013/9/26 To: Lista di discussione per bibliotecari e wikipediani < bibliotecari@wikimedia.it>
Vado come semplice uditore. Soprattutto cerco la risposta a una questione che ci riguarda molto da vicino, e spero di trovarla.
Il problema è stato definito molto chiaramente l'anno scorso, proprio in questi giorni, nell'ambito di un focus group organizzato dalla CNUR all'Università Cattolica di Milano per raccogliere pareri da parte di dirigenti degli SBA su una bozza del documento Commissione Nazionale Università e Ricerca dell'AIB per il rilancio delle biblioteche universitarie. Tra tante osservazioni è venuta fuori questa sollecitazione che ho trovato molto acuta: la riforma dell'Università (cosiddetta Legge Gelmini: o, meglio: Legge 240/2010: http://it.wikipedia.org/wiki/Riforma_Gelmini) dà molto importanza ai dipartimenti assegnando loro nuove attività, anche a seguito della soppressione delle facoltà. Se si applica coerentemente lo spirito di questa riforma alle biblioteche universitarie, si dovrebbe arrivare alla conclusione che l'organizzazione in Sistemi bibliotecari di Ateneo è una cosa ormai superata per molti motivi, tra cui il fatto che toglie autonomia alle biblioteche di dipartimento, anzi sostanzialmente le sottrae al dipartimento, colloca le bibliotcehe in un ramo della amministrazione centrale e così le fa percepire come una realtà esterna e alternativa al diparitmento, cioè al luogo che è il cuore delle attività di ricerca e didattica. Insomma: l'organizzazione in SBA sgancia le biblioteche da docenti e ricercatori.
In sostanza era stato fatto notare che la visione dei sistemi bibliotecari di ateneo concepita negli anni '90 appare ormai superata e anzi in un certo senso rischia di essere pericolosa per le biblioteche che dovrebbero essere collegate strettamente alle attività di didattica e ricerca rispetto alle quali sono strumentali, come si dice chiaramente in tutti gli statuti. Solo se collegate a quelle attività le biblioteche si "salvano" perché la loro esistenza è chiaramente giustificatas, legittimata.
Quindi la domanda che nasce da questa osservazione è: per essere "realmente" strumentali alle attività di ricerca e didattica, tutte ora allocate presso i dipartimenti, come dovrebbero essere organizzate le biblioteche universitarie? la "filosofia" organizzativa che ha portato agli SBA negli anni '90 non dovrebbe essere ribaltata?
Specifico ancora che queste osservazioni non sono state esposte da un docente o da un nemico del coordinamento degli SBA ma proprio da un dirigente SBA che ha fatto un'osservazione molto giusta a partire dallo spirito della riforma universitaria e dalla percezione del pericolo che corrono le bibliotcehe di essere viste come cose periferiche se agganciate all'amministrazione centrale degli atenei. Se sei percepito come un corpo estraneo alle attività di didatitca e di ricerca rischi la sopravvivenza o perlomeno i finanziamenti e un giorno avrai anche una direzione non bibliotecaria (come sta già succedendo in vari atenei).
C'è quindi l'esigenza di definire un nuovo modello alternativo e questo fa ricordare un modello organizzativo del tutto alternativo agli SBA concepito negli Stati Uniti un decennio fa e molto citato, contenuto in questo report:
Lougee, W. P. (2002). Diffuse Libraries: Emergent Roles for the Research Library in the Digital Age. Washington, D.C: Council on Library and Information http://www.clir.org/pubs/abstract/pub108abst.html
Forse è arrivato il momento di costruire le "diffuse libraries" anche in Italia? Naturalmente so bene quali giustificazioni sono state addotte anni fa per difendere il modello SBA contro quello dipartimentale. Ma oggi hanno ancora senso?
Un'altra osservazione utile in questo senso viene da una preanalisi delle risposte al questionario inviato dalla CNUR qualche mese fa agli SBA: chi ha già analizzato le risposte vede l'emergere di una tendenza a non "gestire" più le biblioteche ma solo ad "amministrarle" = non più prendere decisioni autonome ispirate a un modello a 360° di quello che è il management, ma solo decidere come spendere le risorse per le collezioni e come distribuire personale e firmare ferie. Insomma: un modello molto riduttivo, anzi passivo, purtroppo molto vicino alla visione che può avere l'amministrazione di un Ateneo di che cosa significa dirigere delle biblioteche.
Dato che la conferenza si chiede (a partire dalle risposte ricevute al questionario) che fine hanno fatto gli SBA nei nuovi statuti definiti dopo la legge 240/2010, vorrei capire se vengono fuori osservazioni come quella espressa l'anno scorso a Milano: vale a dire: oggi in Italia dopo vent'anni hanno ancora senso oggi gli SBA? L'identificazione di uno SBA con un'area della amministrazione centrale non è un abbraccio mortale? Che cosa pensiamo del modello "diffuse libraries"?
Pierfranco
Il giorno 26 settembre 2013 09:26, Enrico Francese efrancese@gmail.com ha scritto:
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---------- From: *Enrico Francese* efrancese@gmail.com Date: 2013/9/26 To: Lista di discussione per bibliotecari e wikipediani < bibliotecari@wikimedia.it>
Eccellenti riflessioni, complimenti. Si tratta in effetti di un punto di vista molto interessante a cui non ero ancora arrivato. Quando poi citi Lougee e le biblioteche diffuse mi trovi d'accordo al 100%. Speriamo davvero che si riesca a parlare di questo, e che non ci si limiti a discorsi di massima. E
Il giorno 26 settembre 2013 10:00, Pierfranco Minsenti < pierfranco.minsenti@gmail.com> ha scritto:
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---------- From: *Simona Turbanti* sturbanti@gmail.com Date: 2013/9/26 To: Lista di discussione per bibliotecari e wikipediani < bibliotecari@wikimedia.it>
Caro Pierfranco (e cari tutti), si tratta davvero di temi molto stimolanti su cui mi e' capitato di riflettere in varie occasioni. In questo periodo non ce la faccio a stare dietro a tutte le cose che vorrei e temo di non farcela a partecipare domani, ma conto di rifarmi al piu' presto... Intanto, buona unconference a chi andra' :) simona
Il giorno 26 settembre 2013 10:06, Enrico Francese efrancese@gmail.com ha scritto:
Naturalmente so bene quali giustificazioni sono state addotte anni fa per
difendere il modello SBA contro quello dipartimentale. Ma oggi hanno ancora senso?
Essendo fuori dall'università dal 2001 invece io non le conosco. Pierfranco, riusciresti a riassumerle per cortesia? Grazie Virginia
Ciao a tutti,
Il 26/09/2013 11:00, Virginia Gentilini ha scritto:
Naturalmente so bene quali giustificazioni sono state addotte anni fa per difendere il modello SBA contro quello dipartimentale. Ma oggi hanno ancora senso?
per quanto riguarda le tecnologie degli ILS e dei discovery, ci si sta muovendo verso l'idea che si possa usare un'unico sistema ma con forti autonomie e con viste separate.
Anche perche dal punto di vista pratico ho visto molti SBA solo sulla carta e con biblioteche dipartimentali ben presenti.
Ciao Zeno Tajoli
Ora mi chiedono di fare un intervento domani a Firenze per dire queste cose perché per il momento non è prevista nessuna risposta alla cosa.
Pierfranco
Il giorno 26 settembre 2013 11:06, Zeno Tajoli z.tajoli@cineca.it ha scritto:
Ciao a tutti,
Il 26/09/2013 11:00, Virginia Gentilini ha scritto:
Naturalmente so bene quali giustificazioni sono state addotte anni fa
per difendere il modello SBA contro quello dipartimentale. Ma oggi hanno ancora senso?
per quanto riguarda le tecnologie degli ILS e dei discovery, ci si sta muovendo verso l'idea che si possa usare un'unico sistema ma con forti autonomie e con viste separate.
Anche perche dal punto di vista pratico ho visto molti SBA solo sulla carta e con biblioteche dipartimentali ben presenti.
Ciao Zeno Tajoli -- Dr. Zeno Tajoli Dipartimento Gestione delle Informazioni e della Conoscenza z.tajoli@cineca.it fax +39 02 2135520 CINECA - Sede operativa di Segrate
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per quanto mi riguarda (sono membro del comitato scientifico), ti invito apresentarlo.
saluti, m
Il 26/09/2013 11:17, Pierfranco Minsenti ha scritto:
Ora mi chiedono di fare un intervento domani a Firenze per dire queste cose perché per il momento non è prevista nessuna risposta alla cosa.
Pierfranco
Il giorno 26 settembre 2013 11:06, Zeno Tajoli <z.tajoli@cineca.it mailto:z.tajoli@cineca.it> ha scritto:
Ciao a tutti, Il 26/09/2013 11:00, Virginia Gentilini ha scritto: Naturalmente so bene quali giustificazioni sono state addotte anni fa per difendere il modello SBA contro quello dipartimentale. Ma oggi hanno ancora senso? per quanto riguarda le tecnologie degli ILS e dei discovery, ci si sta muovendo verso l'idea che si possa usare un'unico sistema ma con forti autonomie e con viste separate. Anche perche dal punto di vista pratico ho visto molti SBA solo sulla carta e con biblioteche dipartimentali ben presenti. Ciao Zeno Tajoli -- Dr. Zeno Tajoli Dipartimento Gestione delle Informazioni e della Conoscenza z.tajoli@cineca.it <mailto:z.tajoli@cineca.it> fax +39 02 2135520 <tel:%2B39%2002%202135520> CINECA - Sede operativa di Segrate _______________________________________________ Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it <mailto:Bibliotecari@wikimedia.it> Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
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Sarebbe ottimo. Magari qualcuno twitta?
Carla Colombati
inviato da Samsung Galaxy S4 Il giorno 26/set/2013 11:17, "Pierfranco Minsenti" < pierfranco.minsenti@gmail.com> ha scritto:
Ora mi chiedono di fare un intervento domani a Firenze per dire queste cose perché per il momento non è prevista nessuna risposta alla cosa.
Pierfranco
Il giorno 26 settembre 2013 11:06, Zeno Tajoli z.tajoli@cineca.it ha scritto:
Ciao a tutti,
Il 26/09/2013 11:00, Virginia Gentilini ha scritto:
Naturalmente so bene quali giustificazioni sono state addotte anni fa
per difendere il modello SBA contro quello dipartimentale. Ma oggi hanno ancora senso?
per quanto riguarda le tecnologie degli ILS e dei discovery, ci si sta muovendo verso l'idea che si possa usare un'unico sistema ma con forti autonomie e con viste separate.
Anche perche dal punto di vista pratico ho visto molti SBA solo sulla carta e con biblioteche dipartimentali ben presenti.
Ciao Zeno Tajoli -- Dr. Zeno Tajoli Dipartimento Gestione delle Informazioni e della Conoscenza z.tajoli@cineca.it fax +39 02 2135520 CINECA - Sede operativa di Segrate
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Il giorno 26 settembre 2013 11:00, Virginia Gentilini < virginia.gentilini@gmail.com> ha scritto:
Naturalmente so bene quali giustificazioni sono state addotte anni fa
per difendere il modello SBA contro quello dipartimentale. Ma oggi hanno ancora senso?
Essendo fuori dall'università dal 2001 invece io non le conosco. Pierfranco, riusciresti a riassumerle per cortesia? Grazie Virginia
Volendo riassumere gli argomenti a favore degli SBA, direi che sono essenzialmente ispirati da 4 tipi di considerazioni (se dimentico punti importanti qualcuno li aggiunga):
1) visione manageriale: l'organizzazione dipartimentale significa anche frammentazione di risorse e questo creerebbe sia diseconomie sia disservizi. Disecononomie perché sia le risorse economiche che di personale non sono ben distribuite, per i motivi più vari ed esistono non solo forti dislivelli (biblioteche dipartimentali riche e biblioteche diparitmentali povere), ma anche spese elevate da una parte (che possono essere anche viste come "sprechi", ma dipende dai punti di vista) e risorse troppo esigue dall'altra. Per cui si ritiene che solo un controllo unico centrale possa redistribuire razionalmente le risorse. I disservizi sono naturalmente figli di questa situazione: se hai troppe poche risorse non puoi dare servizi all'altezza. Credo che tutti conosciamo esempi di queste cose.
2) visione "strutturale": quella che ha riassunto Laura Testoni: cioè la gestione di servizi infrastrutturali nati negli anni '90: prima il gestionale per catalogo, poi i sistemi per le risorse elettroniche come SFX, poi a partire dal 1999/2000 i contratti di ateneo per gli acquisti dei grossi pacchetti di risorse elettroniche. Visto che la gestione di infrastrutture tecnologiche e di acquisti centrali presuppone anche un livello comune di decisioni, in alcuni atenei la nascita di quelle attività ha giustificato la creazione di commissioni per le biblioteche di ateneo, di uffici centrali per la gestione delle attività e di lì, in certi casi, la situazione è evoluta verso la creazione di ruoli di coordinatore o dirigente. Ma questo processo evolutivo non è stato affatto uniforme. Tutti gli atenei hanno queste attività, ma non tutti oggi hanno un dirigente e uno SBA. Quindi gli esiti sono stati diversi e non scontati.
3) visione "storica": quella che è già stata ricordata: cioè in vari casi le biblioteche dipartimentali erano solo uffici acquisti dei libri per i docenti con annessa sala consultazione e magazzino librario. Stop. In passato il personale era fatto di catalogatori e di bidelli promossi, spesso niente reference. Servizi e capacità molto molto basse. Ma anche questo in realtà dipende dai casi: esistono biblioteche dipartimentali (penso a casi che conosco a Padova e Bologna, ma naturalmente sono nomi a caso, ne esisteranno tanti altri) dove il livello di servizi e di competenze era ed è elevato. Il punto è che da soli i casi "negativi" non hanno mai avuto forse e possibilità per cambiare la situazione e uscire dal circolo vizioso: il docente mi chiede solo di comprare libri, non mi manda a imparare nulla, mi demotivo, il livello di servizi è pessimo. Lo SBA è stato visto come un'opportunità per prendere decisioni sul personale, sottrarlo alle decisioni dei docenti, mandarlo a fare corsi, spostarlo, e quindi elevarne le competenze anche allo scopo di elevare i servizi.
4) creare un potere forte "dirigenziale" consente di avere un "difensore" delle biblioteche presso l'amministrazione ed evitare che facciano la fine di Cenerentola e non abbiano visibilità agli occhi del direttore generale dell'Ateneo.
Ovviamente come in tutte le cose, queste 4 motivazioni hanno senso sulla carta, ma non sempre nella realtà. A livello pratico le biblioteche di dipartimento hanno continuato ad esistere, le differenze economiche anche: le biblioteche umanistiche e dell'area socio economica sono sempre state più ricche di quelle scientifiche. Il dirigente (o coordinatore) non è per forza di cose una figura autorevole e potente anche perché non è affatto detto che sia stato scelto in tutti i casi con procedure trasparenti, pubbliche e atti motivati, per cui non è affatto detto che possa contare qualcosa. A volte è solo una persona che approfittando di una congiuntura favorevole è riuscita a migliorare status e stipendio, ma possono essere miglioramenti del tutto individuali che non hanno alcuna ricaduta positiva sul "sistema", anche perché in questi casi si tratta di figure deboli (come capita del resto in tutti i casi in cui le procedure di selezione non sono trasparenti ma sono frutto di sistemi clientelari).
Per questo oggi ha senso porre la domanda: davvero questo assetto, là dove è nato, è difendibile e ha portato reali benefici? Il che però non significa dire che le biblioteche dipartimentali siano le "diffuse libraries" di cui parla la bibliotecaria americana Lougee che vede il digitale come modalità per creare le bibliotefche "diffuse". Il punto è che sarebbe semmai indispensabile pensare a un nuovo tipo di organizzazione decentrata. Ma questo trend è in antitesi con un potente trend opposto verso una ipercentralizzazione che consenta il massimo controllo su tutto, tendenza che a livello politico ha ispirato anche diverse scelte del passato governo. Il decentramento richiede una qualche forma di controllo per evitare sprechi, ma la sintesi tra giusta quota di autonomia e giusto controllo esterno è proprio quello che in Italia non si riesce a fare per tante ragioni e soprattutto perché l'Italia è da sempre una società molto frammentata in tanti settori, nicchie, lobbies, corporazioni, centri di potere e nessuno sembra poter conquistare una posizione forte per prendere decisioni che non siano frutto di compromessi e negoziati estenuantie per poter limitare gli esiti negativi di autonomie e lobbies prive di controllo. Oggi cose come decentramento e frammentazione fanno paura e a molti l'ipercentralismo sembra la soluzione. Anche i vertici delle amministrazioni universitarie vedono le cose così. Ma questa visione ha effetti nefasti sulle biblioteche universitarie. Anche perché un trend concomitante sta portanto all'abolizione dei ruoli di dirigente dei sistemi bibliotecari. Quando vanno in pensione o si trasferiscono non vengono sostituiti perché così l'ateneo risparmia su uno stipendio elevato per un ruolo a cui si pensa di poter tranquillamente rinunciare. È successo a Bologna, al Politecnico di Milano. In questi casi tutte le attività riconducibili ai servizi centrali vengono riassegnate a un dirigente qualunque (le soluzioni sono le più diverse) e a volte le biblioteche non si sa più neppure da chi dipendano. Non aggiungo altri particolari anche per non dipingere situazioni di estrema confusione che fanno già abbastanza male a chi le sta vivendo. Ma sta succedendo. Insomma: i vertici delle amministrazioni universitarie di fatto da tempo stanno ridisegnando i sistemi bibliotecari a proprio uso e consumo, riducendoli a strutture adibite ad attività di pura amministrazione (=chi ha livelli elevati ha quasi solo compiti di "controllo"). Per questo pensare a nuove forme di decentramento costituirebbe una risposta del tutto controcorrente per slegarsi dall'amministrazione. Non è lì che sta il futuro delle biblioteche universitarie.
Pierfranco
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Il problema vero è che...
Insomma: i vertici delle amministrazioni universitarie di fatto da tempo stanno ridisegnando i sistemi bibliotecari a proprio uso e consumo, riducendoli a strutture adibite ad attività di pura amministrazione (=chi ha livelli elevati ha quasi solo compiti di "controllo"). Per questo pensare a nuove forme di decentramento costituirebbe una risposta del tutto controcorrente per slegarsi dall'amministrazione. Non è lì che sta il futuro delle biblioteche universitarie.
Pierfranco
... slegarsi dall'amministrazione significa essere fagocitati dal dipartimento. che ha meno disponibilità (locali) dello SBA (centrale). ed inoltre, mi stupisco dell'altra affermazione per cui le biblioteche scientifiche hanno meno risorse di quelle umanistiche e socio-economiche. le discipline STS costano di più, e quindi hanno più fondi, in ogni caso.
Serena
Il giorno 26 settembre 2013 12:56, Serena Sangiorgi < serena.sangiorgi@gmail.com> ha scritto:
Il problema vero è che...
ed inoltre, mi stupisco dell'altra affermazione per cui le biblioteche scientifiche hanno meno risorse di quelle umanistiche e socio-economiche. le discipline STS costano di più, e quindi hanno più fondi, in ogni caso.
Serena,
io non parlo dei fondi che ha un dipartimento ma di quanto spende per la biblioteca. I dipartimenti scientifici investono sui laboratori. I dipartimenti umanistici non hanno laboratori e anzi il loro "laboratorio" è la biblioteca. Io ho lavorato in 3 realtà molto diverse e in tutti i casi le biblioteche di dipartimenti di scienze/medicina avevano decisamente, anzi direi incommensurabilmente, meno pubblicazioni, personale, spazi delle biblioteche delle aree umanistica e socio economica. Poi non nego che negli atenei ci sono anche situazioni diversificate, ma le mie 3 esperienze in questo settore coincidono.
Pierfranco
Serena _______________________________________________ Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
La mia sarà anche 1 sola, ma non diversa dalla media. Le biblioteche di lettere e socio-economiche hanno meno della metà dei fondi STM. I dipartimenti uguale. I dipartimenti comunque non hanno nessuna intenzione di destinare parte delle loro risorse a materiale documentale (generico per libri riviste banche dati digital libraries). Ci abbiamo provato per le norme UNI, per fare un esempio concreto, zero tondo. E non si parli di risorse che possono poi trasversalmente pertinere a più aree, si veda ancora concretamente IEL, che non è solo ingegneria ma anche biomedica, fisica e chimica. Le partite più grosse si giocano solo a livello ateneo, a livello di indirizzi IP classe B, che poi diventano accessi Shibboleth. Quella che sta venendo avanti non è una "distribuzione" ma una "frammentazione", pericolosissima deriva tipicamente italiana, la quale mi spiace per chi ci crede ma non è una soluzione, è consegnare la biblioteca al direttore del dipartimento. A rotazione 3+3 anni di mandato. Che non aspetta altro, peraltro, perchè bisogna poi fare i conti con la realtà accademica, quale è, e nella quale una Tammaro o un Guerrini si pongono come dire in controtendenza.
Se nell'area accademica anglosassone il modello SBA può per certi versi essere già superato, qui non ha avuto ove presente neppure il tempo di offrire soluzioni, e sarebbe solo un ritorno al passato, pessimo, che ha provato a migliorare.
Serena
Quella che sta venendo avanti non è una "distribuzione" ma una "frammentazione", pericolosissima deriva tipicamente italiana, la quale mi spiace per chi ci crede ma non è una soluzione, è consegnare la biblioteca al direttore del dipartimento. A rotazione 3+3 anni di mandato. Serena _______________________________________________
Peggio ancora: il materiale finisce negli studi dei docenti e nessuno lo vede più!
Gli SBA piuttosto devono essere sganciati dalle amm.ni centrali e resi pienamente autonomi.
Carlo Favale Università degli Studi di Trento - Sistema bibliotecario di Ateneo mailto:carlo.favale@unitn.it
"Homo sine pecunia, imago mortis"" (Regimen sanitatis salernitanum)
Prima di stampare questa pagina consideratene, per favore, l'impatto ambientale
Provo a buttare giu' un paio di riflessioni serali sul tema.
Concordo con la visione espressa da Serena e Carlo, secondo cui sarebbe rischioso rimettersi alla logica dipartimentale, abbandonando la struttura dei sistemi bibliotecari.
I "grandi" servizi - prestito, informazioni bibliografiche, DD e ILL - sono rivolti alla comunita' generale degli atenei (studenti e docenti) e devono rimanere slegati dalle logiche proprie dei docenti, al contrario di alcuni servizi particolari - ricerche bibliografiche mirate, valutazione della ricerca, per es. - che e' quantomai opportuno si sviluppino in aree miste, composte da bibliotecari con competenze "ad hoc" e docenti. Sono convinta i bibliotecari delle universita' abbiano le "skill" adatte a sviluppare questi servizi specialistici e specializzati, cosi' come i colleghi delle biblioteche di ente locale possiedono potenzialita' in altri campi, dalla promozione della lettura all'organizzazione di eventi legati al mondo del libro e dell'editoria.
In conclusione, la mia idea e' che sarebbe un errore tornare sui nostri passi e rimettere in discussione gli SBA, pur con tutte le carenze attuali. Dovremmo invece adoprarci il piu' possibile per fare in modo di essere presenti, come bibliotecari, in quelle aree di interesse accademico (dalle "praterie" dell'open access a quelle legati alla valutazione della ricerca), e di acquisire sempre piu' competenze che rendano indispensabile - o, almeno, preziosa - la nostra collaborazione. Ed evitare, inutile dirlo, quegli atteggiamenti, putroppo ancora abbastanza diffusi, di diffidenza nei confronti del nuovo che fa preferire restare blindati nella "propria" stanza a catalogare - tanto per citare un'attivita' - piuttosto che confrontarsi con le praterie di cui sopra...
Di nuovo buona unconference a chi andra' ;-) simona
Il giorno 26 settembre 2013 14:14, Favale, Carlo Carlo.Favale@amm.unitn.itha scritto:
Quella che sta venendo avanti non è una "distribuzione" ma una "frammentazione", pericolosissima deriva tipicamente italiana, la quale mi spiace per chi ci crede ma non è una soluzione, è consegnare la biblioteca al direttore del dipartimento. A rotazione 3+3 anni di mandato. Serena _______________________________________________
Peggio ancora: il materiale finisce negli studi dei docenti e nessuno lo vede più!
Gli SBA piuttosto devono essere sganciati dalle amm.ni centrali e resi pienamente autonomi.
Carlo Favale Università degli Studi di Trento - Sistema bibliotecario di Ateneo mailto:carlo.favale@unitn.it
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