Da: Bibliotecari [mailto:bibliotecari-bounces@wikimedia.it] Per conto di Andrea Zanni Inviato: venerdì 31 luglio 2015 10:03 A: Lista di discussione per bibliotecari e wikipediani Oggetto: Re: [Bibliotecari] Museo con licenze aperte
Grazie ad Andrea per l’ottima sintesi dell’argomento, a cui vorrei aggiungere qualche considerazione.
- Quello che è in pubblico dominio rimane in pubblico dominio. La scansione non aggiunge apporto creativo e non genera un diritto
d 'autore.
Questo è plausibile, ma non sono sicuro se sul piano giuridico sia proprio così pacifico: mi piacerebbe sapere se qualcuno ne sa di più o ha dei riferimenti utili (giurisprudenza, pareri ecc.)
- Quello che è prodotto attraverso finanziamenti pubblici (dati, metadati, contenuti) deve essere in pubblico dominio.
Nella legislazione italiana e, per quello che ne so io, nella maggior parte delle altre, che un’opera sia nel pubblico dominio non dipende dalla volontà di chi la produce, ma è una situazione oggettiva che deriva dal verificarsi di determinati fatti, ad esempio che siano passati 70 anni dalla morte dell’autore. Di conseguenza con l’attuale Legge 633/1941 nessuno può decidere che quello che è prodotto attraverso finanziamenti sia di pubblico dominio. Per di più, in base agli art. 20 e 22 della Legge 633 i diritti morali dell’autore (essenzialmente quello di vedersi riconosciuta la paternità dell’opera) sono permanenti ed inalienabili.
Infatti la CC0 non pone l’opera nel pubblico dominio, ma indica la volontà dell’autore di rinunciare ai suoi diritti nei limiti in cui ciò è consentito dalle leggi vigenti.
L’adozione della CC0 per ciò che è prodotto attraverso finanziamenti pubblici ovviamente è possibile, ed è certamente una buona scelta però secondo me meriterebbe prendere attentamente in considerazione le licenze con copyleft, come le CC con la clausola SA (soprattutto se senza NC), perché fanno si che il carattere libero dell’opera si propaghi attraverso tutte le opere derivate.
- La possibilità che ci sia qualcuno che guadagna sulle nostre digitalizzazioni e ci "rubi" un indotto esiste, MA è estremamente remota: se trovo online gratis qualcosa, perchè dovrei pagare qualcuno?
Ho l’impressione che il problema sia proprio questo: qualcuno è ossessionato dall’idea che con la materiale pubblicato venga fatta qualche attività commerciale, perché non riesce a vedere la cosa nel contesto della gestione dei contenuti digitali e ragiona secondo schemi applicabili a quelle situazioni in cui il fatto che una cosa venga usata per un’attività la sottrae ad altri usi (ad esempio, se un locale della biblioteca viene concesso in uso per un’attività commerciale non potrà servire come sala di lettura). C’erano anche casi in cui un editore commerciale, interessato a pubblicare la riproduzione di qualche documento prestigioso (ad esempio manoscritti miniati o edizioni a stampa di pregio particolare) faceva fare a sue spese riproduzioni che non venivano pubblicate ma di cui veniva data una copia alla biblioteca per la consultazione da parte dei lettori. E’ ovvio che questo è un contesto completamente diverso da quello di cui stiamo parlando ora.
Qui però emerge un vantaggio delle licenze con copyleft: se l’uso commerciale configura la produzione di un’opera derivata, questa dovrà essere sotto licenza libera, mentre con la CC0 si può benissimo creare un’opera non libera.
A margine osservo che il possibile uso commerciale non è solo la redistribuzione dei contenuti originari, che difficilmente può avere uno spazio quando gli stessi sono disponibili gratuitamente, ma potrebbe esserci ad esempio la realizzazione di pubblicazioni a stampa (magari di lusso e corredate da altri contenuti), oppure l’uso di immagini per produzioni di altro genere, come la decorazione di magliette o oggetti di altro tipo.
Beppe