Per chi si occupa di rapprti con in Musei per GLAm suggerisco questa lettura da cui trarre esempi per convincere i recalcitranti a liverare ler proprie immagini digitali
http://www.clir.org/pubs/reports/pub157/pub157.pdf
Buona serata Susanna
.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-. *Susanna Giaccai* Firenze
A pagina ii il link è by-sa, il logo è by-nc-sa
Il 29/07/2015 18:07, giaccai@gmail.com ha scritto:
Per chi si occupa di rapprti con in Musei per GLAm suggerisco questa lettura da cui trarre esempi per convincere i recalcitranti a liverare ler proprie immagini digitali
http://www.clir.org/pubs/reports/pub157/pub157.pdf
Buona serata Susanna
.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-. *Susanna Giaccai* Firenze
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
2015-07-29 18:07 GMT+02:00 giaccai@gmail.com:
Per chi si occupa di rapprti con in Musei per GLAm suggerisco questa lettura da cui trarre esempi per convincere i recalcitranti a liverare ler proprie immagini digitali
grazie Susanna v.
Vi segnalo anche questo caso di liberazioni di immagini con indicazione molto chiara
“Up until the launch of Open Image Archive, we distributed images manually, through an FTP server solution. Just like most museums, we used to charge the users for both reproduction and usage rights. In January 2012, LSH decided that the images should be made public and available free of charge both for non-commercial and commercial usage, *since the images have been produced within the organization, they have* *already been paid for through taxes and thus belong to the public*.” 16
La frase è tratta da un rapporto Europeana
http://pro.europeana.eu/publication/making-impact-on-a-small-budget
o ed è relativa al Muso
http://lsh.se/sv/openimagearchive
https://commons.wikimedia.org/wiki/Commons:Livrustkammaren_och_Skoklosters_s...
@Virginia, aggiungo il link in questa pagina https://it.wikipedia.org/wiki/Progetto:GLAM/Musei o pensi ad altra sede?
Buona giornata Susnna
.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-. *Susanna Giaccai* Firenze
Il giorno 30 luglio 2015 15:16, Virginia Gentilini < virginia.gentilini@gmail.com> ha scritto:
2015-07-29 18:07 GMT+02:00 giaccai@gmail.com:
Per chi si occupa di rapprti con in Musei per GLAm suggerisco questa lettura da cui trarre esempi per convincere i recalcitranti a liverare ler proprie immagini digitali
grazie Susanna v.
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Grazie Susanna per la nota. Io credo che, a metà 2015, molte importanti istituzioni (Europeana, ma anche vari musei in tutto il mondo) abbiamo "settato il benchmark" (scusate se parlo in milanese moderno).
*Quello che è in pubblico dominio rimane in pubblico dominio, a livello di copyright.* *E quello che è prodotto attraverso finanziamenti pubblici (dati, metadati, contenuti) deve essere in pubblico dominio.*
Secondo me è importante iniziare a "alzare la testa" e affermare questi due principi, nelle nostre istituzioni, perchè la via conservativa sarà *sempre* la più semplice e allettante, perchè quella che comporta meno rischi (e ovviamente meno opportunità).
Forse avrebbe senso, anche in maniera informale, qui su questa mailing list, stilare una lista di argomenti e controargomenti per tutte le discussioni che si verranno a creare.
Comincio io, in ordine sparso:
1. Quello che è in pubblico dominio rimane in pubblico dominio. La scansione non aggiunge apporto creativo e non genera un diritto d'autore. Fa così anche [LISTA]
2. Quello che è prodotto attraverso finanziamenti pubblici (dati, metadati, contenuti) deve essere in pubblico dominio. Fanno così anche [LISTA]
3. La possibilità che ci sia qualcuno che guadagna sulle nostre digitalizzazioni e ci "rubi" un indotto esiste, MA è estremamente remota: se trovo online gratis qualcosa, perchè dovrei pagare qualcuno? Inoltre, così abbiamo enorme visibilità, possiamo finire nel circuito dei siti Wikimedia, e se finiamo su WIkipedia sono centinaia di migliaia di visite. Inoltre, anche se qualcuno facesse qualcosa con le nostre immagini, sarebbe promozione gratuita.
4. Se rilasciamo la scansioni dei nostri libri, possiamo esternalizzare tutto il problema della digital preservation su siti come Internet Archive, mentre se inseriamo i libri su Wikisource possiamo guadagnare anche una trascrizione umana del libro, fino ad avere un EPUB. Tutto gratis.
5. Se rilasciamo i nostri dati e metadati in licenza libera (CC-BY-SA o meglio CC0), permettiamo a chi ha un idea di sviluppare app e servizi che poi riporteranno alle nostre collezioni. Anche in questo caso, ci guadagnamo una promozione gratuita.
Ecc.
Aubrey
2015-07-31 7:42 GMT+02:00 giaccai@gmail.com:
Vi segnalo anche questo caso di liberazioni di immagini con indicazione molto chiara
“Up until the launch of Open Image Archive, we distributed images manually, through an FTP server solution. Just like most museums, we used to charge the users for both reproduction and usage rights. In January 2012, LSH decided that the images should be made public and available free of charge both for non-commercial and commercial usage, *since the images have been produced within the organization, they have* *already been paid for through taxes and thus belong to the public*.” 16
La frase è tratta da un rapporto Europeana
http://pro.europeana.eu/publication/making-impact-on-a-small-budget
o ed è relativa al Muso
http://lsh.se/sv/openimagearchive
https://commons.wikimedia.org/wiki/Commons:Livrustkammaren_och_Skoklosters_s...
@Virginia, aggiungo il link in questa pagina https://it.wikipedia.org/wiki/Progetto:GLAM/Musei o pensi ad altra sede?
Buona giornata Susnna
.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-. *Susanna Giaccai* Firenze
Il giorno 30 luglio 2015 15:16, Virginia Gentilini < virginia.gentilini@gmail.com> ha scritto:
2015-07-29 18:07 GMT+02:00 giaccai@gmail.com:
Per chi si occupa di rapprti con in Musei per GLAm suggerisco questa lettura da cui trarre esempi per convincere i recalcitranti a liverare ler proprie immagini digitali
grazie Susanna v.
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
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Questo è un principio che almeno io nella mia realtà della Svizzera non ho dubbi a far valere ed è un principio riconosciuto.
Tuttavia il problema si pone nel momento in cui quel materiale viene usato per scopi commerciali, cosa che la cc-by-sa consente. Quindi facile far riconoscere una cc-by-nc, più complicato fare riconoscere una cc-by-sa.
E il problema si complica ancora di più laddove questi contenuti si integrano con altri invece protetti da diritti d'autore o da copyright o prodotti con finanziamenti privati.
Almeno nella mia realtà mi trovo in situazioni in cui è difficile separare le due cose per cui diventa più facile trovare il detentore dei diritti e chiedere di rilasciare con licenza libera: è un paracadute in più.
I due argomenti indicati sotto aiutano a facilitare la discussione per il rilascio con licenza libera, ma da soli non bastano (IMHO).
2015-07-31 10:02 GMT+02:00 Andrea Zanni zanni.andrea84@gmail.com:
Grazie Susanna per la nota. Io credo che, a metà 2015, molte importanti istituzioni (Europeana, ma anche vari musei in tutto il mondo) abbiamo "settato il benchmark" (scusate se parlo in milanese moderno).
*Quello che è in pubblico dominio rimane in pubblico dominio, a livello di copyright.* *E quello che è prodotto attraverso finanziamenti pubblici (dati, metadati, contenuti) deve essere in pubblico dominio.*
Da: Bibliotecari [mailto:bibliotecari-bounces@wikimedia.it] Per conto di Andrea Zanni Inviato: venerdì 31 luglio 2015 10:03 A: Lista di discussione per bibliotecari e wikipediani Oggetto: Re: [Bibliotecari] Museo con licenze aperte
Grazie ad Andrea per l’ottima sintesi dell’argomento, a cui vorrei aggiungere qualche considerazione.
- Quello che è in pubblico dominio rimane in pubblico dominio. La scansione non aggiunge apporto creativo e non genera un diritto
d 'autore.
Questo è plausibile, ma non sono sicuro se sul piano giuridico sia proprio così pacifico: mi piacerebbe sapere se qualcuno ne sa di più o ha dei riferimenti utili (giurisprudenza, pareri ecc.)
- Quello che è prodotto attraverso finanziamenti pubblici (dati, metadati, contenuti) deve essere in pubblico dominio.
Nella legislazione italiana e, per quello che ne so io, nella maggior parte delle altre, che un’opera sia nel pubblico dominio non dipende dalla volontà di chi la produce, ma è una situazione oggettiva che deriva dal verificarsi di determinati fatti, ad esempio che siano passati 70 anni dalla morte dell’autore. Di conseguenza con l’attuale Legge 633/1941 nessuno può decidere che quello che è prodotto attraverso finanziamenti sia di pubblico dominio. Per di più, in base agli art. 20 e 22 della Legge 633 i diritti morali dell’autore (essenzialmente quello di vedersi riconosciuta la paternità dell’opera) sono permanenti ed inalienabili.
Infatti la CC0 non pone l’opera nel pubblico dominio, ma indica la volontà dell’autore di rinunciare ai suoi diritti nei limiti in cui ciò è consentito dalle leggi vigenti.
L’adozione della CC0 per ciò che è prodotto attraverso finanziamenti pubblici ovviamente è possibile, ed è certamente una buona scelta però secondo me meriterebbe prendere attentamente in considerazione le licenze con copyleft, come le CC con la clausola SA (soprattutto se senza NC), perché fanno si che il carattere libero dell’opera si propaghi attraverso tutte le opere derivate.
- La possibilità che ci sia qualcuno che guadagna sulle nostre digitalizzazioni e ci "rubi" un indotto esiste, MA è estremamente remota: se trovo online gratis qualcosa, perchè dovrei pagare qualcuno?
Ho l’impressione che il problema sia proprio questo: qualcuno è ossessionato dall’idea che con la materiale pubblicato venga fatta qualche attività commerciale, perché non riesce a vedere la cosa nel contesto della gestione dei contenuti digitali e ragiona secondo schemi applicabili a quelle situazioni in cui il fatto che una cosa venga usata per un’attività la sottrae ad altri usi (ad esempio, se un locale della biblioteca viene concesso in uso per un’attività commerciale non potrà servire come sala di lettura). C’erano anche casi in cui un editore commerciale, interessato a pubblicare la riproduzione di qualche documento prestigioso (ad esempio manoscritti miniati o edizioni a stampa di pregio particolare) faceva fare a sue spese riproduzioni che non venivano pubblicate ma di cui veniva data una copia alla biblioteca per la consultazione da parte dei lettori. E’ ovvio che questo è un contesto completamente diverso da quello di cui stiamo parlando ora.
Qui però emerge un vantaggio delle licenze con copyleft: se l’uso commerciale configura la produzione di un’opera derivata, questa dovrà essere sotto licenza libera, mentre con la CC0 si può benissimo creare un’opera non libera.
A margine osservo che il possibile uso commerciale non è solo la redistribuzione dei contenuti originari, che difficilmente può avere uno spazio quando gli stessi sono disponibili gratuitamente, ma potrebbe esserci ad esempio la realizzazione di pubblicazioni a stampa (magari di lusso e corredate da altri contenuti), oppure l’uso di immagini per produzioni di altro genere, come la decorazione di magliette o oggetti di altro tipo.
Beppe
bibliotecari@liste.wikimedia.it