Giuste integrazioni: anche il "contenuto" può fare problema nel caso specifico delle scelte relative alle intestazioni.
Aggiungo che secondo me la strada per mantenere regole italiane per le intestazioni distanti da quelle degli altri richiederebbe che all'ICCU qualcuno abbia ben presente queste cose e lavori in tandem con l'esterno per trovare la soluzione corretta e non creare problemi. Invece questo non avviene. D'altronde non nascondiamoci che sarebbe altrettanto opportuno chiedersi se anche facendo così, il gioco vale la candela ovvero se avrebbe senso il lavoro e i costi in più richiesti dallo sforzo che bisognerebbe fare, per es. per fare export modificati compatibili con le procedure in uso da parte dei grandi portali internazionali e/o lo sforzo di mediazione per le richieste ai partners esterni per procedure che tengano conto delle differenze specifiche italiane.
Bello vedere che si giudica stimolante il dialogo. Lo è: ma perché non avviene lo stesso nelle sedi più specifiche e istituzionali? Perché siamo in un mondo così ingessato che invece potrebbe ritornare a essere stimolante se solo lo si volesse?
Pierfranco
Il giorno 05 giugno 2013 23:48, Simona Turbanti sturbanti@gmail.com ha scritto:
Visto che si e' sviluppato uno scambio stimolante, aggiungo solo una postilla.
Nonostante Ivan si riferisse probabilmente piu' al formato, ossia al contenitore, che al contenuto del record bibliografico, teniamo conto che neanche a livello di contenuto siamo a posto (ne' SBN ne' tutti gli altri cataloghi italiani non facenti parte del mondo SBN). Come gia' sollevato nei giorni scorsi, infatti, le differenti scelte delle intestazioni - autori, soprattutto, ma anche titoli e accessi semantici - si ripercuotono su progetti internazionali come il VIAF (e non solo per la mancanza delle qualificazioni cronologiche).
Circa la scelta di alcune istituzioni italiane di rimanere fuori dal circuito SBN credo abbia influito non poco una gestione gerarchizzata e poco fluida dei processi catalografici (parlo ovviamente a titolo personale, ma ho toccato con mano la differenza tra il "modus operandi" all'interno di un ambiente come SBN e fuori). La possibilita' del colloquio con SBN da parte delle istituzioni che non ne fanno parte e' senz'altro un passo avanti, ma a mio parere non basta... Detto questo, sono una sostenitrice del progetto SBN inteso come catalogo unico e, anzi, troverei auspicabile un unico grande catalogo nazionale (ma senza le elefantiache procedure di cui sopra e al passo coi tempi sotto il profilo informatico in senso lato).
Infine, da neofita di questa lista trovo molto interessante il "carteggio" di questi ultimi giorni, tra messaggi piu' prettamente tecnici e sintesi di pezzi importanti di storia bibliotecaria, di cui personalmente ho vissuto solo le fasi relativamente recenti ;-) simona Il giorno 05/giu/2013 19:04, "Pierfranco Minsenti" < pierfranco.minsenti@gmail.com> ha scritto:
Io credo che la domanda di Ivan alluda non agli "standard" che regolano il
contenuto di una registrazione bibliografica in Italia nel mondo SBN, ma agli standard che regolano la struttura del formato bibliografico: la struttura del record, del suo contenuto.
Il "contenuto" di una registrazione in SBN non fa problema perché come ricorda Simona sia il mondo SBN sia le istituzioni italiane che non lavorano in SBN, fanno come fanno il resto delle biblioteche nel mondo: cioè usano lo standard che prescrive quale è il contenuto (=quali dati bisogna trascrivere per descrivere precisamente una edizione): questo standard sono le ISBD (International Standard Bibliographic Description: http://it.wikipedia.org/wiki/International_Standard_Bibliographic_Descriptio...
Quello che fa problema nel caso del mondo SBN riguarda il "formato bibliografico": cioè la struttura logica della registrazione, vale a dire come i diversi elementi (dati) che la compongono sono strutturati in un insieme, quando la notizia è creata con un computer e registrata in un archivio elettronico.
Il formato della registrazione bibliografica SBN è un formato proprietario: usato solo in Italia.
Questo siginifca molte cose tra cui:
- se una ditta di software internazionale vuole vendere software a
biblioteche italiane che sono in SBN, deve dotare il prodotto di funzioni aggiuntive per poter gestire il formato SBN e per poter colloquiare con la base dati nazionale (l'Indice SBN) da cui catturare records e a cui inviarli. Non tutte le ditte internazionali ritengono conveniente fare questo lavoro. Per es. la ditta Innovative Interfaces che in Italia fornisce Bocconi, Cattolica, Istituto Europeo di Fiesole ecc. ed è una ditta leader nel mondo con il suo software Millennium
- per poter migrare a un nuovo software non nativo SBN (un software
internazionale, per es.) una biblioteca italiana deve scaricare i records dal vecchio gestionale chiedendo alla ditta una conversione dal formato SBN al formato UNIMARC che è internazionale e potrà così essere importato nel nuovo software. Ma il punto è che la conversione dal formato SBN al formato UNIMARC è per forza di cose imperfetta perché si basa su procedure automatiche di riconoscimento della punteggiatura convenzionale inserita dal catalogatore nella registrazione bibliografica SBN che devono essere convertiti in una struttura record diversa dove i marcatori dei singoli elementi del record non sono segni di punteggiatura ma tag numerici e sottocampi alfabetici. Basta un errore nella punteggiatura e la conversione di quel record da SBN a UNIMARC riesce male.
- il formato bibliografico SBN è meno granulare di UNIMARC (e di MARC21)
perché per es. non ha dei tag specifici per i vari tipi di soggetto e i vari tipi di nota. Per cui se una biblioteca usa nel suo gestionale UNIMARC ma il suo software possiede anche le funzioni aggiuntive che permettono alla biblioteca di lavorare in SBN, invierà all'indice SBN un record più preciso (granulare) che verrà automaticamente convertito nel formato SBN e perderà le distinzioni a livello delle note e dei soggetti.
Proprio per questi motivi (e altri) ci sono tutt'ora un numero non indifferente di istituzioni italiane che preferiscono non essere in SBN, non usare quel formato: per es. l'Università di Pisa dove lavora Simona non lavora in SBN e usa il formato UNIMARC per catalogare.
Per cui se Ivan vuole fare la domanda che si è proposto è forse bene che specifichi meglio che cosa intende.
Un buon punto di partenza per capire la distinzione tra standard che regolano il contenuto di un record bibliografico e standard che regolano il formato del record si trova in un articolo inglese del 2007 che contiene una griglia che fa capire le differenze tra i vari standard (di contenuto; di struttura logica del record; di codifica e di scambio). È un articolo molto chiaro su queste questioni e lo consiglio. È uscito su un periodico online gratuito.
Mary W. Elings and Günter Waibel (2007). Metadata for All: Descriptive Standards and Metadata Sharing across Libraries, Archives and Museums, in First Monday, volume 12, number 3, URL: http://firstmonday.org/issues/issue12_3/elings/index.html
Lo schema è questo: la riga degli standard che rientrano nei Data Content rappresenta quelle che sono dette volgarmente le "regole catalografiche" e che per gli americani nel 2007 erano il loro codice nazionale AACR2 (oggi sono le RDA). In Italia il codice nazionale sono le REICAT che dal 2009 hanno sostituito le vecchie RICA del 1979. Le REICAT riprendono lo standard internazionale ISBD + aggiungono specifiche regole italiane.
Invece la riga dei Data structure fa riferimento agli standard che regolano la struttura logica della registrazione bibliografica. È a questo livello, quindi non al livello del Data content, che si situa il problema del formato proprietario di SBN, usato solo in Italia.
Nella prima riga vediamo la bottiglia e il barattolo: in quei contenitori di forma diversa, anche il contenuto assume una forma diversa.
Analogamente: il formato bibliografico SBN è un "contenitore" che dà una particolare struttura al record ed è questa struttura, non il suo contenuto, che è proprietaria perché usata solo in Italia. La traduzione da questa struttura proprietaria di SBN a una struttura internazionale come i formati MARC non potrà mai essere perfetta.
Per cui la domanda potrebbe essere: visto che quando è stato concepito SBN a fine anni '70 e poi lentamente realizzato negli anni '80, il formato UNIMARC era appena nato (prima edizione 1977), è comprensibile che allora potesse essere poco chiara la diffusione che avrebbe avuto, comunque di gran lunga inferiore all'altro standard: MARC21. Oggi, ovviamente col senno di poi, le cose si vedono meglio. Ma proprio per questo: perché quando nel 1996 è stato deciso di "aprire" il formato SBN a software internazionali e si è lentamente arrivati al cosiddetto SBN 2 (andato in porto intorno al 2005) non si è deciso di modificare il formato SBN adeguandolo ai formati internazionali?
Questa mancata decisione non è mai stata giustificata né spiegata. Se alla fine degli anni '70 le idee sugli standard a livello di formato potevano diverse dalle nostre, non si può dire la stessa cosa della fine degli anni '90 quando era chiarissimo il peso che avevano le scelte dei grandi enti internazionali e che cosa sarebbe stato opportuno fare per far evolvere il formato SBN
Per una introduzione a SBN vedi le slides di un corso del 2010: http://www.slideshare.net/mauriziomess/introduzione-a-sbn
La tabella dall'articolo: Mary W. Elings and Günter Waibel (2007). Metadata for All: Descriptive Standards and Metadata Sharing across Libraries, Archives and Museums, in First Monday, volume 12, number 3, URL: http://firstmonday.org/issues/issue12_3/elings/index.html [image: Immagine in linea 1] Pierfranco Minsenti
Il giorno 05 giugno 2013 15:21, Simona Turbanti sturbanti@gmail.com ha scritto:
Caro Ivan, tento di rispondere al primo quesito, molto attinente al tipo di intervento richiestomi per la giornata romana.
Non e' proprio esatto che in Italia non si sia adottato formati catalografici internazionali standard; ci si e', infatti, sin da subito uniformati all'International Standard Bibliographic Description, standard internazionale, ormai quarantennale ma costantemente aggiornato, valido per la parte relativa alla descrizione. Sono rimaste, invece, compito delle singole agenzie nazionali le regole sui punti di accesso, sia a livello di autori (nonostante molte nazioni anche di area non anglofona abbiano, in passato, optato per le AACR e AACR2) sia nella catalogazione semantica (eccezion fatta, per la classificazione decimale Dewey, adottata largamente in tutto il mondo); il motivo e' facilmente intuibile. Se e' stato relativamente semplice - ma rivoluzionario, lo sottolineo - stabilire che nel descrivere una risorsa bibliografica si inserisce sempre, come primo elemento, il titolo, quindi i dati dell'edizione se presenti, poi la pubblicazione, ecc. in una successione determinata, e che, all'interno dell'area del titolo la barra obliqua precede sempre e solo la prima formulazione di responsabilita', ecc. ecc., la stessa standardizzazione sarebbe stata assai piu' complessa nella sfera degli accessi, fortemente influenzati da fattori culturali, linguistici e di consuetudini locali.
Parallelamente, si e' cercato di creare formati di scambio - che non sono ne' codici catalografici ne' standard come le ISBD - validi a livello internazionale, tentativo riuscito parzialmente dato che, anche in questo caso, hanno prevalso per qualche decennio i "nazionalismi" (alludo al formato MARC, da cui si sono sviluppati MARC nazionali diversi) finche', ultimamente, ha finito per prevalere il MARC21 adottato in America e in vari altri paesi, a scapito di altri MARC locali non piu' manutenuti, ad es. UNIMARC.
Detto questo e senza volerla fare troppo lunga, adesso siamo dinanzi a un'era "nuova". L'ottica diversa in cui sono nate e si stanno evolvendo le nuove RDA - che definire codice catalografico e' probabilmente riduttivo - aperte a un contesto allargato rispetto a quello delle biblioteche, composto da informazioni - dati e metadati - condivisibili e utilizzabili al di fuori dei recinti bilbiotecari e strutturati mediante linguaggi di marcatura. Peraltro, in tutto questo, il ruolo dei formati come il MARC sembra destinato a perdere importanza e, gia' da molti anni, si parla di "morte" del MARC.
In tutto questo si collocano le nostre regole nazionali di catalogazione, le REICAT, che hanno in comune con RDA molti principi (mutuati da FRBR) e si basano sullo standard ISBD (a differenza di RDA, almeno stando a quanto si afferma, poi in pratica si vedra'), ma il cui terreno e' molto piu' legato a cataloghi tradizionali (i colleghi americani dicono di non voler neanche piu' parlare di cataloghi ma di strumenti "altri").
Insomma, la questione non e' banale e poco condensabile in una mail, benche' lunghetta (e mi auguro di non essere stata troppo caotica); sono convinta sia importante, non dico discuterla, ma almeno accennarla durante l'incontro romano...
A presto, simona
Il giorno 05 giugno 2013 14:29, Ivan Rachieli ivanrachieli@gmail.comha scritto:
Ciao a tutti,
l'AIB mi ha invitato a partecipare al convengo del 20 – penso per via dell'articolo su Tropico del Libro – e, come ha chiesto anche a voi, di dire qualcosa in 5 minuti.
Visto che non sono un bibliotecario e non lavoro in biblioteca ho pensato di fare due domande precise che riassumono il mio punto di vista di osservatore (relativamente) esterno e che possono essere un punto di partenza interessante per un'argomentazione rivolta a un pubblico che ha seguito la storia ma non è necessariamente composto di addetti ai lavori:
1.Quali obiettivi hanno guidato la decisione di non adottare da subito formati di catalogazione internazionali standard. 2. Per quale ragione non esiste ancora una politica chiara riguardo l'esposizione dei dati pubblici, e il loro utilizzo.
Di sicuro sono questioni di superficie, ma non sono domande retoriche: sono davvero interessato alla risposte, anche se potrebbero non esserci o essere non particolarmente sensate.
Ivan Rachieli se vuoi sapere più cose su di me, guarda qui: http://iscarlets.tumblr.com/about
Il giorno 04 giugno 2013 09:41, Pierfranco Minsenti < pierfranco.minsenti@gmail.com> ha scritto:
Questa esigenza di migliorare la comunicazione usando la rete secondo
me è stata espressa molto bene da Laura Testoni nel suo post del 22 maggio: http://refkit.wordpress.com/2013/05/22/salvatesbn/#more-2040quando ha scritto che di fronte alla mobilitazione che c'è stata in rete su SBN l'ICCU mostrava di non essere in grado di valorizzarla e forse neppure ne era a conoscenza. Riporto quello che ha scritto perché secondo me è uno dei noccioli della questione:
E la domanda sorge spontanea: *cosa fa l’ICCU, Sbn, per intercettare, capitalizzare, valorizzare questo consenso massiccio*, non sollecitato, non previsto, diciamo pure “piovuto dal cielo” grazie alla presa in carico “dal basso” di un *influencer* su Twitter? *Ecco io credo che l’ICCU nemmeno sappia di questa mobilitazione* virale. E se lo sa, non ritiene utile comprenderla, decifrarla, metterla a valore. E penso che una istituzione come l’ICCU dovrebbe comprendere nel suo staff anche persone in grado di stare dentro i social e dialogare con gli stakeholder (e invece si mandano le veline all’Ansa e poi si mettono cose pasticciate nel sito). Molte realtà bibliotecarie di altissimo livello sono presenti in modo interessante su twitter (@librarycongresshttps://twitter.com/librarycongress , @britishlibrary https://twitter.com/britishlibrary, @actuBNFhttps://twitter.com/ActuBnF) e – ricordiamo – non sono solo biblioteche ma anche agenzie catalografiche e in questo senso analoghe a SBN/Iccu
Il giorno 04 giugno 2013 09:34, Enrico Francese efrancese@gmail.comha scritto:
Io aggiungerei un aspetto relativo alla comunicazione. Non ho idea di
come formularlo né come articolarlo, ma risponderebbe anche in parte all'ultima osservazione di Andrea: "che qualcuno di loro si mettesse a parlare con noi". Insisterei proprio sulla necessità non solo di aprirsi a esperienze diverse (risponderanno sicuramente "lo stiamo già facendo") ma di comunicare e pubblicare adeguatamente queste (e altre) esperienze. La cosa poi si estenderebbe alla presenza sui social network, alla presenza di documentazione strutturata in html sul loro sito, ecc.
Enrico
Il 03 giugno 2013 22:22, Andrea Zanni zanni.andrea84@gmail.com ha scritto: > > 2013/6/3 Pierfranco Minsenti pierfranco.minsenti@gmail.com >> >> Io chiederei questo: >> 1) che si mettano d'accordo con OCL per rifare l'export dei dati ICCU: >> basta che aggiungano le date i nomi; > > > Sono d'accordo. In realtà noi possiamo passare a livello basso parlando > direttamente con Max, ma se loro risolvono a monte il problema, meglio per > tutti. Sarebbe importante, in un certo senso, preparargli un bel resoconto > degli errori che avete trovato (ecco perchè consigliavo l'articolo). > Ora, io non so quanto ci si metterà a muoversi, ma secondo me il tempo per > scrivere l'articolo ce l'avete :-) > >> >> 2) che aprano le porte a una collaborazione designando una persona di >> contatto: o meglio, che accettino un Wikipediano in residence. > > > Anche qui sono d'accordo, ma con un "però". Non è detto che un wikipediano > in residenza con le skill giuste e la voglia di lavorare (pagato?) all'ICCU > lo trovino. OCLC ha trovato un wikipediano in residenza, ma lo paga > piuttosto bene e aveva un'appeal decisamente diverso. > Io mi accontenterei che qualcuno di loro si mettesse seriamente a parlare > con noi: questa lista riunisce competenze ed esperienze uniche, e molti di > noi sono di Wikimedia Italia, per cui c'è una sponda "istituzionale". > > Andrea > > _______________________________________________ > Bibliotecari mailing list > Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it > Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
-- Enrico Francese http://fraenrico.carcosa.it _______________________________________________ Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari
Bibliotecari mailing list Invio messaggi in lista: Bibliotecari@wikimedia.it Configurazione utente: http://mailman.wikimedia.it/listinfo/bibliotecari