Ciao,
Carlo (Bianchini) ha aggiunto delle precisazioni utili sul versante linked data che ci offre un'altra visuale sul discorso dei records di autorità, della completezza e della qualità. Ora torno alla questione più specifica del caso degli authority records di SBN perché mi sembra utile districare almeno 3 diversi termi che si sono intrecciati nel discorso:
1) se i records di SBN che contengono le intestazioni autori e che hanno livello inferiore a AUF (=livello 97) appartengono o no alla categoria dei cosiddetti records di autorità; 2) se sia opportuno aprire online al pubblico la consultazione dei records delle "intestazioni" (=macrogruppo che unisce records formalmente di autorità perché con livello AUF e records di intestazioni ma con livello inferiore); 3) se la produzione di records di autorità sia un significativo problema di SBN oppure no.
Il primo interrogativo è particolarmnete spinoso perché implica una definizione di record di autorità. Il concetto di authority control è evoluto nel tempo e anche l'IFLA ha solo emesso indicazioni minime (rapport MLAR, 1998) sui records di autorità, demandando la loro codifica più stringente ai codici nazionali. Vale a dire: mentre per una descrizione bibliografica possiamo dire tutti in maniera certa se rispetta lo standard ISBD o no, per un record di autorità non esistono parametri stringenti di carattere generale. Ma si può però dire perlomeno: 1) se la forma autorizzata contenuta nell'archivio elettronico rispetta il codice nazionale specifico; 2) se è stato eseguito il controllo delle forme varianti: nel senso di registrazione e designazione come forme di rinvio.
Se le caratteristiche 1 e 2 ci sono, allora mi pare che si possa parlare a tutti gli effetti di record di autorità.
A livello concreto: se partiamo dagli esempi nell'appendice dell'articolo di Guerrini-Buizza del 2005: per es. i due esempi di Cechov e Edith Stein. In SBN al momento non hanno livello AUF eppure rispondono ai principi 1 e 2:
[image: Immagine in linea 1]
[image: Immagine in linea 2]
Naturalmente queste considerazioni non impediscono che la rete SBN si dia un proprio standard e che quindi consideri come "veri" record di autorità solo quelli con livello AUF. Ma se fosse così sarebbe inevitabile chiedere: se sono solo circa 45.000 i records AUF e milioni quelli non AUF, è opportuno adottare uno standard qualitativo che nei fatti appare decisamente poco sostenibile in termini di produttività?
Su questo interrogativo intervengono anche le considerazioni sotto: 2) e 3).
2) è opportuno aprire online la consultazione pubblica dei records di autorità? È una raccomandazione IFLA a partire dal report MLAR del 1998. Quindi nel momento in cui a 15 anni di distanza da quella raccomandazione l'indice SBN mette a disposizione la consultazione pubblica solo di pochissimi (in percentuale) records di autori personali e nessun record di ente, né di titolo controllato, né di soggetti e classi, allora è inadempiente (se l'espressione ha un senso nel caso di quella che è pur sempre solo una raccomandazione). Se non ci piace l'espressione "inadempiente" possiamo comunque dire che è un dato di fatto che per quanto riguarda i dati visibili pubblicamente, l'Indice SBN non è allineato ai grandi cataloghi delle altre nazioni che da tempo hanno rispettato la raccomandazione IFLA e hanno aperto la consultazione di tutti i loro records di autorità.
3) la produttività di records di autorità è un problema per la rete SBN che merita attenzione e intervento? Si potrebbero dare molte risposte alla cosa, oppure dire che è un falso problema, una cosa che si può tranquillamente ignorare perché ci sono problemi più importanti da risolvere, richiamare l'assenza di risorse sufficienti ecc. La cosa importante sarebbe non tanto sperare di trovare su due piedi la soluzione quanto mettersi almeno d'accordo se il problema esiste o no. Un modo per decidere se un problema è importante o no, è quello di non ragionare solo in maniera isolata ma anche di confrontarsi con gli altri e considerare le soluzioni che hanno trovato. La cooperazione nella produzione di records di autorità per farne un'attività più sostenibile non è solo una soluzione di SBN ma anche per es. della ricca Library of Congress, della British Library ecc. Il più grande progetto cooperativo di produzione di authority records è NACO, che appunto riunisce sia LOC, che BL, e tante altre biblioteche nel mondo. Già nel 2002 la rete NACO era così estesa ed efficiente che la ricca Library of Congress era arrivata a dover produrre solo il 36% dei records di autorità del database collettivo (dati segnalati da John Byrum nel suoi intervento al convegno di Firenze sull'authority control del 2003). Questo per dire che tutti hanno il problema delle risorse e che c'è chi lo sta affrontando in maniera molto efficace proprio con una cooperazione gestita, non lasciata alla iniziativa del singolo bibliotecario come sembra essere nella rete SBN. Nel caso di NACO le biblioteche partecipanti sono tenute a fornire un numero minimo di records di autorità all'anno, calcolati in base alla dimensione della biblioteca. Chiedo: è così anche per la rete SBN? Quanto è "gestita", cioè diretta, organizzata da qualcuno la produzione di records di autorità in SBN? Quali impegni in tyermini non vagamente qualitativi ma anche quantitativi deve prendere una biblioteca a cui venga assegnato (per uno o più bibliotecari) il livello AUF? Mi pare che questi siano alcuni problemi rilevanti che fanno la differenza.
Un altro modo per confrontarsi con gli altri in materia di authority control è leggere i report annuali del VIAF. L'ultimo è di agosto 2013 ed è stato illustrato all'IFLA di Singapore. Contiene tabelle comparative su tutte le biblioteche che forniscono dati al VIAF. Tabelle che pur non essendo nate come pagelle, possono inevitabilmente, come nel caso di qualsiasi tabella comparativa, essere lette in maniera valutativa. Nella tabella dei risultati relativi al matching tra records forniti e records già presenti nel VIAF, l'Italia è all'ultimo posto perché ha solo un 13% di matching (dato che comunque può ricavare chiunque scaricando il dataset del VIAF e analizzandolo). Sull'enorme divario numerico nei records forniti rispetto alle altre biblioteche nazionali europee ho anche già scritto. Sono dati che vogliono dire moltissime cose, tanti problemi. Ma una cosa soprattutto: sono indicazioni che vale la pena di non ignorare. Sono problemi italiani, di SBN.
Pierfranco Minsenti
Il giorno 26 agosto 2013 11:09, Pavoletti Giuseppe Carlo < GiuseppeCarlo.Pavoletti@regione.liguria.it> ha scritto:
From: bibliotecari-bounces@wikimedia.it [mailto:bibliotecari-bounces@wikimedia.it] On Behalf Of Carlo Bianchini Sent: Thursday, August 22, 2013 10:04 PM To: Lista di discussione per bibliotecari e wikipediani Subject: Re: [Bibliotecari]Attori californiani di western in SBN sì, ma narratori postmoderni italiani no: ovvero, quando i catalogatori dall'estero consultano le voci di autorità SBN e non trovano quelle su autori italiani
Riguardo al primo punto a me piacerebbe molto poter vedere un'record d'autorita' di livello diverso da AUF, assieme al suo livello.
Ho l'impressione che in questa discussione ci siano problemi di comunicazione perché non tutti usano lo stesso linguaggio.
Normalmente in ambito catalografico per "record di autorità" non si intende "record fatto bene e affidabile", ma "record realizzato con specifiche procedure di controllo in modo da conferirgli un carattere di riferimento per tutti i catalogatori".
Di conseguenza non è che tutti i record che non sono di autorità siano malfatti, incompleti e inutilizzabili, anzi ce ne sono certamente alcuni che sono stati sottoposti a controlli analoghi a quelli dei record di autorità ma che per vari motivi non sono stati contrassegnati formalmente come tali.
Allargare troppo l'area dei record di autorità non ha molto senso: se tutti i record diventano di autorità, tanto vale lasciar perdere il concetto e parlare solo di archivio dei titoli, degli autori ecc.
Dal punto di vista di un'entità esterna che richiede dei record ad un sistema, secondo me la cosa corretta è contrassegnare i record in modo da permettere di scegliere quello che si desidera: se uno vuole solo i record di autorità (nel senso indicato sopra) deve poter avere solo quelli, analogamente chi vuole invece cercare tra tutti gli elementi deve essere in grado di farlo.
Nell'esempio da cui è partita la discussione, è chiaro che l'opac BNF vuole solo i record contrassegnati come d'autorità, e se SBN ne ha pochi non può dargliene molti. Se l'opac BNF avesse voluto cercare in tutto l'archivio autori presumibilmente avrebbe potuto farlo: ne avrebbe trovati molti di più, ma il livello qualitativo e soprattutto la certezza del dato sarebbero stati minori.
Chi vuole utilizzare i dati decide che cosa gli serve, chi li produce deve fornirgli non solo più dati possibile, ma anche i mezzi per scegliere.
Penso che sia tempo che nelle biblioteche, e in generale nel nostro
settore di studio, si pubblichino anche lavori in fieri e non solo lavori
'pubblicabili'.
Mi pare che i cataloghi, ed in particolare SBN, funzionino proprio così. In SBN la maggior parte dei catalogatori inserisce dati basandosi sulla pubblicazione che sta trattando ed eventualmente facendo altri controlli a seconda di quello che giudica possibile ed opportuno, ma trattandosi di un catalogo collettivo ci potrà sempre essere qualcun altro che integra e corregge in base a maggiori informazioni.
Pubblicare solo dati di autorità e mantenere gli altri visibili solo internamento (anche alla luce delle considerazioni molto interessanti che hai fatto sui rapporti tra linked data e lavoro negli AF) sarebbe una politica catalografica folle, ma io non conosco nessuno che faccia in questo modo.
Beppe
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